La neve cadeva fitta. Luca alla finestra riusciva a vedere a malapena oltre il balcone. Il cielo sembrava scuro come se fosse notte inoltrata, ma erano da poco passate le tre del pomeriggio.

«Che dicono su MeteoSvizzera?» Alle sue spalle Andrea stava sbirciando nel portatile di Daniele che lavorava al tavolo.

«C’è neve fino a mille metri su tutto l’arco meridionale della Alpi. Sembra che non smetterà fino a domani.»

«Cazzo.»

«L’avevo detto che era meglio aspettare.»

Andrea agitò la mano come a scacciare le parole di Daniele. «Sì, sì. Avevi ragione. Sei contento?»

Daniele alzò le spalle senza staccare lo sguardo dallo schermo. «Ora fammi chiamare Sabina. Forse faccio in tempo ad avvertirli prima che rimangano bloccati.»

Si allontanò, mentre portava il cellulare all’orecchio.

«Sabi? Sabina? Dove siete?» Chiese, svanendo in cucina.

Luca continuava a fissare sconsolato la neve che si accumulava sul balcone.

Avevano deciso di passare qualche giorno in montagna, in Svizzera, per le vacanze invernali. Erano riusciti a trovare una bella baita a un costo contenuto a San Bernardino, nei Grigioni, poco lontano dalla stazione di partenza della funivia. Luca aveva sperato di poter finalmente provare i suoi nuovi sci.

«Erano arrivati solo fino a Lugano. Hanno deciso di rientrare a Milano.» Spiegò Andrea, tornando in salotto, visibilmente irritato.

Sabina era la ragazza di Andrea. Doveva terminare un rapporto per il lavoro, per cui non era partita con lui quella mattina, preferendo salire con Mara e Alessandro.

«Porca puttana.» Imprecò Andrea, gettandosi sul divano. «Contavo di farmi un bella scopata questa notte.»

«Rilassati. Ci raggiungeranno sicuramente dopodomani o forse addirittura domani.» Disse Daniele senza troppa convinzione.

Luca staccò finalmente gli occhi dalla finestra. «Preparo una tisana calda. La volete anche voi?»

Daniele annuì, chiudendo finalmente il portatile. Poi, vedendo che Andrea non rispondeva, con la mano fece il segno di due. Luca sorrise e si dileguò in cucina.

«Sono più di tre settimane che non scopiamo per colpa di quel benedetto lavoro. Mi sono rotto di spararmi delle seghe da solo. Ho bisogno di sfogarmi. Ho le palle che esplodono.»

Daniele si portò a fianco di Andrea e gli strinse amichevolmente la spalla. «Ti capisco, amico. Anch’io non vedo l’ora di sfondare Luca. E forse posso aiutarti, se hai solo bisogno di sfogarti.»

Andrea lo fissò interrogativo.

«E se ti va bene anche un culo. Io e Luca abbiamo un gioco. Quando io ho voglia di scopare lui deve sottostare alle mie voglie, senza discutere, finché non veniamo. Naturalmente non è mai niente di spinto. Ma forse questa è la volta giusta per provare qualcosa di nuovo.»

Andrea lo guardava ancora in silenzio.

«Allora? Ti va?» Chiese Daniele.

«Chiama il tuo schiavetto che il mio cazzo si sta già rizzando.»

Daniele rise. «Vedo che hai capito subito le regole.» Quindi chiamò Luca.

Luca arrivò dalla cucina con una teiera fumante in una mano e tre tazze in bilico nell’altra.

«Abbiamo pochi tipi di tisana. Salvia, menta, verbena. Avete qualche preferenza?» Chiese, appoggiando tutto sul tavolo.

Alzando lo sguardo, vide Daniele che si era portato una mano tra le gambe allargate e si massaggiava con enfasi la patta.

Luca deglutì, mentre un leggero rossore gli tingeva le guance. «Adesso no.» Disse imbarazzato.

«Rispetta le regole.» Replicò gelido Daniele.

Luca spostò lo sguardo su Andrea che osservava incuriosito.

«Le regole.» Ripeté Daniele.

Luca esalò due rapidi sospiri, mentre il suo sguardo si spostò a disagio per la stanza. Poi, inaspettatamente, fece un cenno d’assenso col capo e lentamente si inginocchiò fra le gambe di Daniele. Le mani gli tremavano, mentre tentava di aprire la patta al suo ragazzo.

«Muoviti. Voglio far vedere ad Andrea come sei bravo a ciucciare il mio pisellone.» Finalmente riuscì a tirar giù la cerniera.

«Porca puttana. Sei proprio messo bene.» Esclamò Andrea, quando il suo cazzo balzò fuori nel pieno della sua virilità.

«Devi sentire come guaisce questo troietto, quando glielo sbatto in culo.» Disse Daniele, al che Luca fece per rialzarsi. «Non ci provare. Fai il tuo dovere.»

Luca avvicinò la testa a quella nerchia lucida. Sentì l’eccitazione iniziare a salire. Non l’aveva mai fatto con qualcun altro a guardarlo.

Socchiuse la bocca e istintivamente si inumidì le labbra rosate. Avvolse la cappella gonfia e vi passò la lingua tutt’intorno. Ritirò la bocca e sporse la lingua, facendo un lunga leccata dalla base fino a prepuzio.

Affondò la testa sul cazzo e incominciò a fare su e giù. Su e giù. Daniele portò le sue mani sulla nuca del ragazzo e lo tirò a sé. Luca ingoiò tutto il cazzo fino alla base. La cappella gli sfregava il fondo della gola.

Andrea scoppiò a ridere. «Ma come fa? Sabina non riesce mai a prenderlo tutto.»

Daniele non gli fece caso, concentrato a premere la testa del suo ragazzo e a guardarlo, mentre il respiro iniziava a mancargli. Finalmente lasciò la presa e Luca sollevò la testa, tossendo e respirando affannosamente. Daniele lo fissava orgoglioso.

«Bravo. Sempre più resistente.» Poi si voltò verso l’amico che aveva ormai il cazzo in mano e si stava segando lentamente. «Ora è tuo.»

A quelle parole Luca sgranò gli occhi. Il respiro gli stava tornando regolare. «Questo è contro le regole.» Esclamò risentito.

Dani sorrise malizioso, scuotendo il capo. «Le regole sono chiare: posso pretendere tutto, purché non ti causi volontariamente male fisico.»

Luca strinse i denti. Guardò Andrea che aveva già tirato fuori il suo cazzo e se lo accarezzava, fissandolo con desiderio. Alla fine Luca cedette.

Si portò umile fra le gambe di Andrea. Aprì la bocca e con la lingua diede un timida leccata alla sua verga come per saggiarne il gusto.

«Però. Anche tu sei ben dotato.» Osservò Dani.

Il cazzo di Andre era grosso come quello di Dani, ma leggermente più corto, ma altrettanto duro. E buono. Luca scese a stuzzicargli le palle sode con la lingua, poi risalì seguendo la linea gonfia fino alla cima, che circondò con le labbra.

Prese subito a pompare con gusto, già scaldato dal precedente bocchino. Succhiava e agitava la lingua desideroso che l’amico del suo ragazzo fosse soddisfatto.

Anche Andrea portò una mano alla testa del ragazzo, ma con più riserve.

«Ingoialo tutto, succhiacazzi. Come a lui.»

Luca spinse quel bastone a fondo nella sua gola, arrivando a strofinare il naso sul suo pelo maschio. Andre esalò un gemito di goduria. Stavolta Luca resistette di meno.

Stava per riprendere a succhiare, ma Dani lo fermò. «Spogliati. Vogliamo il servizio completo.»

Anche se ancora un po’ titubante di essere visto nudo da un amico, Luca non fece resistenza. Si sfilò la calda maglia termica della Silverskin e il resto dei vestiti fino a restare in mutande.

«Forza, anche quelle. Gli hai appena fatto un pompino. Di che ti vergogni?»

Sfilate le mutante, Dani lo fece ruotare. «Mettiti a novanta.»

Luca si piegò, rivelando un fresco fiore di melagrana attorniato da due sode chiappe senza peli.

Andrea lanciò un fischio di apprezzamento. «È davvero quello che si chiama un culo da sfondare. Neanche la mia fidanzatina del liceo aveva delle chiappe così.»

«Dai, schiavetto, fagli vedere quanto sei puttano.» Lo invitò Dani, ormai a torso nudo, sventolando il suo cazzo.

Luca si portò di fronte al suo ragazzo. Riprese nuovamente la sua nerchia in bocca, lasciandoci scivolare sopra la saliva. Poi si voltò.

Mentre Dani teneva strettamente dritto il suo cazzo, fece scendere il suo culo su quella cappella pulsante. Il cazzo era ben lubrificato, ma non così il suo buchino, che faceva resistenza.

«Fa male.» Lamentò il ragazzino.

«Sei eccitato?» Chiese di rimando Dani. Luca annuì. «Allora non è contro le regole. Continua a impalarti.»

Luca si lasciò andare con più forza. Poi la cappella superò la resistenza. Luca liberò un grido di dolore, ma non si fermò.

Finalmente la lancia del suo ragazzo lo trafisse fino alla base e Luca urlò ancora più forte. Rimase un attimo a prender fiato. Infine, iniziò a sollevarsi e a lasciarsi cadere. Ogni volta che scendeva lanciava un gridolino sempre più di piacere.

Dani gli spinse la schiena in basso, facendolo alzare con attenzione, senza che il cazzo uscisse dal suo culo. Quando fu in piedi gli strinse i fianchi e prese a fotterlo con violenza. Luca gemeva a ogni colpo.

Dani fece cenno ad Andre di alzarsi e di mettersi davanti al ragazzo. L’amico non se lo fece ripetere. Ora anche lui completamente nudo si posizionò di fronte a Luca e gli schiaffeggio la faccia con il suo cazzo. Luca tirò fuori la lingua, mugolando come se fosse affamato a morte.

Andre rise. «È proprio un puttano voglioso.»

Spinse senza ritegno il suo cazzo nella gola del ragazzo e, afferrategli la testa fra le sue mani, incominciò a scopargli la bocca, seguendo il ritmo di Dani.

Dani sorrise sghembo. «Sì, approfittane. Gode come un porco a dar piacere. Più lo usi più è contento.» Schiaffeggiò una chiappa.

«Se son tutti così i frocetti, penso che divento gay pure io.»

Il respiro di Dani divenne più pesante, quindi estrasse la sua mazza, facendo lanciare un gemito soffocato a Luca.

Prese una delle tazze vuote sul tavolo e si segò rapido. Liberò un grido di piacere e una serie di fiotti bianchi si riversarono nella tazza.

«È ora di fargli fare una pausa.» Disse all’amico.

Andre fece una smorfia di delusione, ma lasciò andare la presa. Luca tossì rauco e si fece scivolare sul pavimento.

«È meglio che bevi un po’, schiavetto.» Dani era ancora con la tazza sotto il cazzo ormai moscio.

Sembrava concentrato, poi sospirò di piacere, mentre del liquido stavolta giallo chiaro riempiva la tazza. Dovette rapidamente afferrarne un’altra per non rischiare di sporcare il pavimento.

Dani scrollò ancora delicatamente il suo cazzo per non perdere neanche un goccia, poi prese la tazza con sborra e piscio e lo porse al suo ragazzo per terra.

Luca fissò un attimo la tazza, infine, l’afferrò. Guardò Dani, poi Andre che non gli staccava gli occhi di dosso dall’eccitazione.

Assaggiò un sorso. Era ancora calda. Leggermente acre, ma riusciva a percepire il gusto della sborra. Il suo cazzo si agitò. Sollevò la tazza e bevve. Il liquido caldo gli scivolava in gola con sollievo.

Andre rise, battendo le mani. «Che puttano. Che puttano.»

«Pausa finita.» Esclamò Dani. «Seconda tazza per dopo.» Gli pizzicò una guancia arrossata.

Andre spinse Luca sul divano, posizionandolo a quattro zampe. «La giusta posizione per una cagna.»

Gli allargò le chiappe, pregustando il piacere. Fece scivolare il suo cazzo sulla fessura. Luca gemette di desiderio.

Andre ridacchiò. «Che piglianculo. Non riesci a resistere neanche pochi minuti senza un cazzo in culo.» Mise in posizione la sua lama, sfiorando il suo buchino. «Preparati. Ecco che arriva il secondo giro. Ora ti spacco per bene.»

Con un colpo solo affondò il suo cazzo nella sua carne viva. Anche se il buco era già allargato da Dani, Luca non poté trattenere un mugolio di dolore, quando la sua cappella gli premette le viscere.

«Per essere un rottoinculo ce l’hai stretto.»

Andre rimase immobile un istante ad assaporare il calore e le morbidi pareti che gli avvolgevano il membro. Poi lentamente iniziò un movimento avanti-indietro. Spingeva fino in fondo a ogni colpo, godendo agli spasmo di dolore del ragazzo.

«Ti piace il mio cazzo?»

«Sì, sbattimelo dentro. Il mio buco è fatto per il tuo cazzo.»

«Allora prendilo tutto.» Esclamò, afferrando Luca per i capelli. Il ragazzo inarcò la schiena e Andrea prese a cavalcarlo con foga.

«Sì, stallone. Montami.»

I colpi divennero più rapidi, mentre Luca gemeva con maggior intensità. Poi Andre lanciò un grido di goduria, svuotando le sue palle nel culo fremente del ragazzo che venne sul pavimento.

«Cazzo, che sborrata. Era da tanto che non venivo dentro. Sabi non vuole usare la pillola e mi fa sempre usare il goldone.»

Tirò fuori il cazzo e lo pulì, strofinandolo sul culo. Quindi, si accasciò esausto sul divano.

«Grazie davvero, Dani. Tu sì che sei un amico.»

«Quando vuoi.» Disse, Dani, che aveva seguito lo spettacolo seduto al tavolo.

«Puliscimi il cazzo, rottinculo.» Ordinò Andre a Luca che si era rialzato. Il ragazzo lo fissò inespressivo. «Che hai?» Chiese irritato Andre, messo a disagio da quegli occhi sprezzanti.

«Il gioco finisce quando si viene. Sono le regole. Ti avevo avvertito.» Rispose Dani.

«E le regole vanno sempre rispettate.» Concluse Luca.

«Ma l’altra tazza?» Chiese nuovamente.

Luca guardò la tazza piena di piscio sul tavolo. «Bevila tu.»