«Vado.» Esclamò Luca, mentre si allacciava le stringhe delle scarpe.
«Dove vai?» Chiese, gridando, sua madre.
«Esco.»
«Con chi?» Gridò nuovamente.
«Amici.» Luca aprì la porta e, mentre la stava richiudendo dietro di sé, sentì sua madre che si lamentava: «Finirà per cacciarsi nei guai. Te l’ho detto.» Luca si fermò sulla soglia per ascoltare la risposta di suo padre: «Lascialo in pace. Starà andando dalla sua ragazza.»
Luca esalò un sospiro, infilò le mani nelle strette tasche dei jeans e si allontanò per il vialetto buio del giardino.

Mentre attraversava il paese incrociò un gruppo di ragazzi che chiacchieravano sotto la luce di un lampione.
«Allora? Ti ha risposto? Quando arriva?» Chiese impaziente un ragazzo con una giacca scura lucida.
«Ha detto che sta arrivando.» Rispose una ragazza dai lunghi capelli biondi.
Luca li fissò, continuando a camminare. “Amici”. Il suo sguardo incontrò quello del ragazzo con la giaccia scura lucida. Il ragazzo sembrò sorridergli, poi distolse lo sguardo e riprese a parlare con la ragazza. Luca abbassò gli occhi e accelerò il passo.

Continuò a camminare. Le case cominciarono a diradarsi. La strada aveva sempre più buche, poi scomparve nella terra. Luca si bloccò. Non c’erano più lampioni a illuminare. Nonostante avesse già fatto tante volte questa strada, l’oscurità gli faceva impressione. Ma il campo non era lontano.
«Luca.» Chiamò qualcuno.
“Andreas”. Luca fu rincuorato dal sentire quella voce. «Andreas.» Gridò a sua volta di risposta, cercando di capire da che direzione provenisse la voce.
«Luca.» Un ragazzo dai capelli crespi si faceva largo fra l’erba alta del prato. Luca gli andò incontro, sorridendo.

Appena furono uno di fronte all’altro si lasciarono andare in un abbraccio.
«Oggi non c’è la Luna.» Sussurrò Andreas. «Ero certo che fosse troppo scuro.»
Luca staccò la sua testa dalla spalla di Andreas e si volse leggermente, imbarazzato. Andreas lo strinse a sé più forte.

Quando alla fine si sciolsero dal loro abbraccio. Andreas avvicinò le sue labbra a quelle dell’amico, che si unirono in un intenso bacio. Le loro bocche rimasero così, unite, in un attimo infinito. Poi Andreas staccò le sue labbra. Un’espressione di tristezza si disegnò sul suo volto.
«Che cosa c’è?» Chiese Luca.
«Domani ce ne andremo anche noi.»
Luca sbatté meccanicamente le palpebre, mentre cercava di assimilare ciò che gli era appena stato detto.
«Non ho voluto dirtelo prima, perché sapevo che ti saresti angosciato per niente.»
Luca si allontanò di scatto dall’amico. «Certo che mi sarei angosciato.» Gridò con la voce strozzata. «Ma non per niente.» Andreas lo fissò in silenzio. «Maledizione. Mi avevi assicurato che voi non sareste partiti. Me lo avevi promesso.» Luca non riuscì a trattenere alcune lacrime. «Cazzo.» Esclamò, asciugandosi gli occhi con i polsi della mani.

Andreas sorrise a quella tenera dimostrazione di rabbia. Si fece avanti e riprese fra le sue braccia Luca, che gli si aggrappò forte al torso muscoloso. «Perché? Perché? Perché?» Ripeté.
«Lo sai perché.» Replicò Andreas. «Non ci vogliono qui. Non ci vogliono più. Lo sai.»
«Ma io ti voglio.»
Andreas sorrise. «Anch’io ti voglio.» Poi baciò nuovamente Luca. «Dai. Andiamo. Non voglio che roviniamo la nostra ultima notte.» Prese Luca per una mano e lo tirò dentro il prato. Luca guardò dalla parte opposto, in lontananza vide le luci del campo dei rom. Una sensazione di solitudine lo pervase. Strinse con più forza la mano di Andreas.

Camminarono per qualche tempo in silenzio. Poi Andreas si fermò. Si guardò intorno per assicurarsi d’esser in una zona sufficientemente isolata.
Luca alzò gli occhi in alto. «Come è bello, stanotte, il cielo.» Disse in un sussurro. «Ci sono così tante stelle.»
Andreas sorrise, scuotendo il capo. «È perché non c’è la Luna.» Avvicinò il viso al collo inclinato all’indietro di Luca. Respirò il suo odore. Poi mordicchiò delicatamente il suo pomo d’Adamo, che ebbe un leggero sussulto. Luca ridacchiò. Gli occhi di Andreas cercarono quelli di Luca. Appena si incrociarono, si chiusero, mentre le loro bocche si univano. Le loro lingue si intrecciavano.

Andreas lentamente iniziò sdraiarsi, trascinando giù con sé Luca. Le loro labbra non si separarono un istante, neppure quando iniziarono a rotolarsi nell’erba alta. Poi Andreas strinse i polsi di Luca e lo bloccò a terra, sotto di sé. Si fermò, così, ad ammirare il suo amico.
«Ehi, che c’è?» Chiese Luca.
«Niente. Sei bello.»
Luca scosse la testa e socchiuse la bocca per attirare un altro bacio. Andreas rispose al richiamo e si abbassò a mordendogli il labbro inferiore. Poi, sempre tenendo ben saldi i polsi, portò la sua lingua all’orecchio. Luca ebbe un fremito di piacere.

Andreas, infine, liberò le mani di Luca e si levò la maglietta. Luca tastò i suoi addominali. Percepì le curvature dei muscoli. Salì fino al duro petto. Raggiunse i capezzoli e li torse con forza. «Auh.» Si lamentò, ridendo, Andreas.
Luca fece scivolare nuovamente giù le mani per accarezzare quel gonfiore che premeva dai jeans. Aprì il bottone e tirò giù la cerniera della patta. Appena allargò l’elastico dei boxer un nodoso bastone trovò la sua libertà. Ogni volta Luca non poteva far a meno di ammirarlo: così grosso, così lungo. Ma subito ne doveva gustare anche la consistenza. Andreas avvicinò il bacino, mentre Luca tirò fuori la lingua. Una leccata al glande e immediatamente le sue labbra avvolsero la cappella. Luca incominciò a muovere ritmicamente la testa, mentre Andreas gli accarezzava i capelli.

A un certo punto Andreas levò la sua mazza dalla gola e si sollevò in piedi. Luca si mise subito sulle ginocchia e si avventò nuovamente sul cazzo dell’amico. Stavolta Andreas gli strinse i capelli e iniziò a scopargli la bocca. Luca godeva nel sentire la cappella picchiare in fondo alla gola. Poi Andreas estrasse ancora fuori il suo cazzo, mentre tirò indietro i capelli di Luca per bloccargli la testa.
«Ti piace?» Chiese malizioso Andreas. Dondolando il suo cazzo davanti agli occhi desiderosi dell’amico. Luca annuì, sbattendo supplicante la mascella. «Lo vuoi?» Chiese ancora con tono perfido Andreas. Lo eccitava vedere il suo ragazzo soffrire per la brama di cazzo. Luca mugugnò un assenso. Appena Andreas lasciò i suoi capelli, affamato inghiottì il bastone e riprese a succhiare con foga.

Andreas iniziò a gemere, ma non era ancora arrivato il momento. Si allontanò di nuovo da Luca, che apparve un attimo disorientato, poi, quando vide Andreas togliersi anche i pantaloni, incominciò a spogliarsi anche lui. Rimasto nudo, in mezzo all’erba, ebbe un brivido. Nonostante fosse fine estate le notti erano già molto fresche.

«Hai freddo?» Chiese, premuroso, Andreas.
Luca annuì, stringendosi le braccia al corpo. «Un po’.»
Andreas si inginocchio di fronte al compagno e lo avvolse con le sue braccia. Luca si raggomitolò contro il torso dell’amico. Gli piaceva il tocco caldo della sua pelle. Luca chiuse gli occhi, lasciandosi cullare da quell’abbraccio. Andreas fece lentamente scorrere la sua mano lungo la schiena di Luca, fino a lambire la fessura delle chiappe. Poi s’insinuò nel varco. L’indice iniziò a stuzzicare il suo ano. Poi Andreas portò le dita alla bocca e le umettò, ridiscese giù, verso il suo oggetto del desiderio. Spinse delicatamente con un dito sul buco dell‘amico. Luca gemette. Allora Andreas spinse con più forza e alla fine il suo dito si aprì un passaggio. Dentro era morbido e caldo. Andreas roteò il dito e fece pressione verso l‘alto. Luca inarcò la schiena e si lasciò adagiare a terra. Andreas si sporse su di lui, senza mai togliere il dito da dentro. Quando poi tolse il dito, si fermò un attimo a osservare lo sguardo di bramosa supplica del suo compagno.

Andreas si sputò sulla mano e armeggio col suo cazzo, mentre con l‘altra mano riprese a penetrare il compagno. Stavolta con due dita. Luca iniziò a gemere con maggior intensità.
«Ti prego. Non ce la faccio più. Ti prego. Mettimelo dentro.»
Andreas rise. Levò le dita da dentro il suo amico. Si smanettò un attimo il cazzo. Poi sollevò le gambe di Luca e lentamente si avvicinò al suo ano.

Nonostante la preparazione quel buchetto faceva ancora della resistenza. Andreas spinse più forte, attento, però, a non fargli del male. Infine riuscì a scivolar dentro, come risucchiato. Un brivido di piacere percorse la sua schiena. Una sensazione di onnipotenza lo pervadeva, come se Luca fosse il Tutto e lui il suo dominatore. Piano, piano, incominciò a muovere il bacino. Lentamente così da poter ammirare il suo cazzo che entrava e usciva da dentro il suo amico. Luca ansimava e gemeva sommessamente a ogni colpo. Andreas provava piacere a osservare l‘espressione d‘estasi che si delineava sul visto del ragazzo.

Andreas cominciò a penetrare con maggior rapidità, mentre Luca aumentava i suoi mugolii di piacere. Poi estrasse il suo arnese e fece voltare Luca in modo che si posizionasse a quattro zampe. Andreas sorrise, gustando con gli occhi quelle chiappe che li si offrivano con tanta generosità. Le tasto con passione, diede un paio di schiaffi, infine riavvicinò il suo cazzo e senza troppe attenzione lo rificcò dentro. Luca tranne un lamento, sopraffatto dal piacere. Andreas riprese subito a montarlo con foga. Voleva sentire Luca gemere di goduria. Adorava essere lui a controllare il suo piacere.

Dopo un po‘ Andreas spinse a terra Luca e, senza mai levare il suo bastone dal culo, si sdraiò sul compagno. Gli baciò il collo, mentre dava lenti, ma profondi colpi col suo bacino. Gli morse l‘orecchio, «Sei mio. Sarai sempre solo mio.» Poi si sollevò quanto bastava per riprendere a chiavarlo con forza e poter ammirare ancora quel suo stupendo culo.

«Non ce la faccio più.» Disse a un certo punto Andreas. Fu un attimo. Luca percepì il suo cazzo vibrare dentro di sé e poi il liquido denso e caldo che schizzava contro le sue pareti. Andreas emise degli intensi grugni di sodisfazione. Poi si ritrasse, levando il suo cazzo e lasciandosi andare all’indietro. Luca si voltò con uno scatto. Gli saltò sulla pancia. E prima che Andreas potesse dir nulla si si masturbò con velocità e il suo piacere esplose sulla faccia del suo amico.

Luca scoppiò a ridere. Andreas lo spinse via con uno strattone. «Cioè, ma dai. Cazzo, ora come faccio?» Esclamò, ancora col fiatone.
«Lo sai che non mi piace se non veniamo contemporaneamente.»
Andreas scosse il capo e scoppiò anche lui a ridere.
«È stata una bella notte. La nostra ultima notte.» Disse con un velo di tristezza Luca.
«No, questa non sarà la nostra ultima notte. Tu sei mio e mio sarai per sempre.»