Appena misi fuori la testa dall’uscita della metropolitana, mi si aprì davanti alla sguardo la cintura delle Alpi.

Aveva appena piovuto il giorno prima e il cielo era terso e l’aria pulita. In lontananza sulle cime bianche delle montagne splendevano il Sole.

Oggi un mio compagno del politecnico ha organizzato una serata fra amici. Potrei prendere il tram e arrivare direttamente di fronte a casa sua, ma preferisco farmi l’ultima tratto di strada a piedi.

Mi piace godere degli scorci che Torino riesce sempre a regalare nei punti che meno te lo aspetti.

Forse non è una città internazionale come Milano, ma conservava il grande fascino di essere stata la capitale del Regno di Sardegna e poi la prima capitale d’Italia. La vita artistica e creativa l’hanno resa una delle più importanti città d’Europa.

“Ehi, benarrivato. Hai avuto problemi a trovare il palazzo?” Mi chiede Andrei, quando mi accoglie sulla soglia.

“No, è stato facile. In realtà, conoscevo già la zona.”

“Ciao, Fede.” Da una porta sbuca fuori la testa bionda e sorridente di Marisa.

“Per adesso siete arrivati solo voi due.” Spiega Andrei accompagnandomi in salotto.

L’appartamento sembra quasi un loft, anche in formato ridotto. Certo, rispetto al mio buco fuori centro è un vero appartamento di lusso.

Ma c’era da aspettarselo. I genitori di Andrei sono una ricca coppia di imprenditori sloveni.

Il salotto è in realtà una spaziosa cucina abitabile. Una grande finestra che si apre su un terrazzo illuminava tutta la sala.

“Chi deve ancora arrivare?” Chiedo, mentre mi guardo intorno.

“Derrick, Manuela e Silvia.” Risponde Marisa.

“Silvia resterà anche lei a dormire. Lei viene ancora da più lontano di te.”

Annuisco, ma dentro di me sto urlando. Silvia proprio non la sopporto.

Sinceramente non capisco come faccia Andrei ad esserle amico. Immagino perché lui è sempre troppo gentile con tutti. Andrei è così buono.

“Avete voglia di aiutarmi un attimo coi fornelli? Poi bisognerà anche apparecchiare.”

Maria e io ci mettemmo subito al lavoro, mentre uno dopo l’altro arrivano tutti gli altri.

Manuela era una topa da paura. Aveva un seno così perfetto che poteva essere studiato a fisica. Ma era il culo, era il culo il suo pezzo forte. Quando camminava nei corridoio del politecnico non c’era maschio che non voltava la testa.

Quella sera, però, a tavola abbiamo tutti avuto la conferma di quello che io e tutti i ragazzi del mio corso temevamo da settimane: Manuela e Derrick si erano messi insieme.

Se devo essere sincero, penso di essere più carino io. Ma anche il mio fisico atletico non può nulla contro un irlandese dai capelli rossi. Sarà il fascino dell’esotico.

In realtà, io non ci avevo neppure mai provato. Ho già la ragazza. Purtroppo lei studia a Firenze e non ci vediamo molto spesso.

“Noi dobbiamo salutarvi.” Disse a un certo punto Manuela, alzandosi dal divano, seguita a ruota da Derrick.

“Mi sa che mi ritiro anch’io.” Si aggiunse Marisa.

“Ma cavolo, è ancora prestissimo.” Mi lamentai.

In realtà, non sapevo neppure che ore fossero. Temo che dovevo essermi scolato troppi bicchieri di Prosecco. O forse era Moscato?

La verità è che vedere Manuela andare via insieme a Derrick mi faceva una stretta al cuore. O forse al cazzo. La mia fantasia correva veloce ora e se provavo a immaginare Manuela senza vestiti appariva Derrick al mio posto.

“E ormai, non abbiamo più l’età per tirare l’alba.” Replicò Marisa.

Quando ci fummo salutati io e gli altri due superstiti restammo ancora un attimo a chiacchierare e poi iniziammo a mettere in ordine.

“Se per te va bene, Silvia, ti preparo il divano. Ti offrirei il mio letto, ma ho pensato che forse preferisci dormire da sola. Sul divano non ci si sta in due, mentre il mio lettone possiamo tranquillamente condividerlo io e Fede.”

Andrei è gay. Credo che molti ragazzi della mia età si sentirebbero a disagio a dormire di fianco a un ragazzo omosessuale. Non so che filmini esattamente si facciano, ma Andrei è il mio migliore amico fin dal primo giorno al politecnico.

E sinceramente preferisco di gran lunga sapere che di fianco a me ci sia lui, piuttosto che Silvia. Non fraintendetemi. Non sono gay, ma Silvia e io non andiamo esattamente d’accordo.

Come dicono molti ragazzi: se è cozza puoi sempre metterle un sacchetto di carta in testa, e trombartela. Ma il carattere, bè, quello c’è ben poco da fare. E io ci tengo alle mia palle.

“Posso farmi una doccia, Andre?” Chiese Silvia.

“Sì, sì, hai bisogno un asciugamano?”

“No, no, ho tutto con me.”

“E tu non sbirciare.” Mi mise in guardia Silvia, lanciandomi un’occhiata di fuoco.

Sorrisi amabile. Per chi mi ha preso? Per un ragazzino delle medie che si apposta dietro la porta e spia le compagne dal buco della serratura?

Tirai un sospiro di sollievo, quando finalmente si chiude in bagno.

Dopo Silvia è il mio turno. Devo solo pisciare e lavarmi i denti. Quando esco il salotto è già chiuso.

Entro in camera e trovo Andrei piegato a novanta gradi. Nudo. Sta solo prendendo un paio di boxer dal cassetto.

Non posso fare a meno di bloccarmi a fissarlo. Non ha il culo prosperoso di Manuela, ma cavolo è figo. Così piegato le sue chiappe sode si aprono e svelano un buchino rosato senza un pelo.

Appena si rimette dritto, mi ritiro, nascondendomi fuori dalla porta. Risbuco poco dopo. Si è infilato i boxer e una cannottiera bianca.

“Hai finito?”

“In che senso?”

“In bagno?”

“Ah, sì, sì. Vai pure.”

Mi spoglio e resto in boxer anch’io. Non mi fa bene stare lontano così a lungo dalla mia ragazza. Prendo lo smartphone e la chiamo per darle la buona notte.

“Sara, ehi, come va?”

“Ciao. Assonnata, tu?”

“Se fossi qui, saprei come risvegliarti.”

Sara ride imbarazzata. “Non sei da Andrei?”

“Sì, ma mi manchi. E soprattutto manchi a lui.

“Smettila che ti sentono. Sono davvero stanca. Vado a nanna. Ci sentiamo domani mattina?”

“Va bene.” Dico un po’ deluso. “Notte.”

Avevo il cazzo mezzo in erezione che spingeva contro la stoffa dei boxer. Appena termino la chiamata, entra Andrei.

I suoi occhi vengono subito attratti dalla mia protuberanza. Faccio finta di niente. In fin dei conti, non è così palese che ce l’ho quasi in tiro. E poi gay o no, resta pur sempre un altro maschio.

“Hai messo su massa.” Commenta Andrei, indicando i miei bicipiti.

Sorrido orgoglioso. Era il primo che se ne era accorto. “Iniziavo a temere che tutte quelle ore in palestra non stessero portando nessun frutto.”

“No, no, si vede eccome. Anche gli addominali.”

Gonfio istintivamente il petto. Le donne si lamentano, quando non ci accorgiamo di un loro nuovo taglio o della messa in piega, ma anche noi maschi abbiamo bisogno di qualche riconoscimento dei nostri sforzi.

Finalmente ci corichiamo. Sarà per il troppo spumante, sarà come dice Marisa che ormai non abbiamo più l’età, ma crollo come un sasso.

Quando mi risveglio, ho il cazzo talmente duro che mi fa male. Sbatto meccanicamente le palpebre.

Il braccio di Andrei è rovesciato sopra di me e la sua mano mi sfiora il cazzo in tiro che esce prepotente dai boxer. Lentamente, facendo attenzione a non svegliarlo, gli sposto il braccio.

Quando glielo posiziono vicino al corpo mi rendo conto che i suoi boxer sono scivolati a metà cosce.

Trattengo il respiro. Il suo culetto chiaro e liscio è all’aria e sembra risplendere nella stanza alla luce del mattina. Ma che ore sono?

Controllo il telefono. Sono solo le 5:30. Il cazzo mi pulsa. Deglutisco.

Avvicino piano la mano. Gli sfioro una chiappa. Poi gliela massaggio. È soda e morbida come mi immagino le chiappe di Manuela. Lui continua a dormire.

Il suo culo si apre quasi come quando l’ho visto infilarsi i boxer, lasciando intravedere il suo buchino. Il mio indice scorre lunga la sua fessura, accarezzandogli il buco.

Sara non se lo lasciava mai toccare. “Ho già la figa. Perché vuoi anche quello? E poi lì finisci per godere solo tu.” Mi ripeteva ogni volta. Ormai ho persino smesso di chiederglielo.

Porto l’indice alla bocca e lo inumidisco. Poi lo avvicino nuovamente al suo buchino. Disegno per varie volto un cerchio attorno al buco.

È un tradimento quello che sto facendo? No, non sono gay. Non ho nessuna attrazione per gli uomini. Spingo e il mio dito si forza l’entrata nel suo buchetto.

Andrei mugugna qualcosa e si agita nel sonno. Resto immobile. Il mio indice nel suo culo. Andrei lentamente apre gli occhi. Ho il cazzo duro in mano che esce dai boxer.

Lui lo fissa, incerto su cosa sta succedendo. Il suo sfintere si contrae varie volte.

Andrei è sempre così buono. Gli chiedi qualcosa e lui la fa.

Avvicino il mio cazzo alla sua bocca. Questo cambierà per sempre la nostra amicizia. Forse non saremo neppure più amici. Ma la mia eccitazione è troppo forte.

Lui socchiude le labbra e io ne approfitto per spingergli la mia cappella dentro. Lui l’accoglie di buon grado e poi avvicina la testa per ingoiare anche l’asta.

Anche in quella posizione scomoda inizia a farmi un pompino. Sembra che lo abbia già fatto.

Ma cosa sto dicendo? Sicuramente l’ha già fatto. Chi sa quanti cazzi ha già succhiato. Non mi aveva mai rivelato se fosse attivo o passivo, ma penso che ormai non ci siano più dubbi.

Vederlo adesso con il mo cazzo in bocca, Andrei mi fa tutto un altro effetto. No, non è amore. Penso sia… potere.

Inizio a muovere il mio dito avanti e indietro nel suo culo. È così caldo e stretto. Molto più della figa. Deve essere mio.

Sfilo la mia mazza dalla sua bocca. Lui non si muove. Resta così, sdraiato sulla pancia. Mi porto alle sua spalle.

Il suo culo all’aria con le chiappe leggermente aperte sembra che non aspetti altro che il mio cazzo.

Stringo la mia asta nella mano. È già umida della sua saliva. Mi avvicino. La cappella sfiora il suo buchino. Lui sospira forte. Spingo.

Dopo il primo attimo di resistenza, il mio cazzo viene risucchiato dentro e avvolto dalla calda carne viva. Andrei inarca la schiena.

L’ho messo in culo al mio migliore amico. Eppure in questo momento non riesco a far coincidere questa persona con il culo all’aria con il mio amico.

Il mio bacino inizia a muoversi. Prima lentamente, poi sempre più veloce.

Andrei allunga le braccia e stringe le mani alla testata del tetto come se dovesse trattenere una fitta di dolore. E probabilmente è così. Ha un cazzo piantato su per il culo.

Forse ha ragione Sara e sto godendo solo io. Rallento il ritmo per dargli sollievo, ma mi rendo conto che non mi importa. Voglio solo spaccargli il culo e godere.

Appoggio le mie mani sulla sua schiena e riprendo a trombarlo con slancio. La stanza è immersa nel silenzio. Si sentono solo le mie palle che sbattono ritmicamente contro il suo culo.

Sento l’orgasmo crescermi dentro. Non riesco a trattenere i gemiti. Accelero il ritmo. Il suo sfintere si stringe attorno alla mia asta. Esplodo di piacere.

Schizzi della mia sborra gli inondano l’intestino. Lo sbatto con gli ultimi affondi, svuotandomi per bene. Cazzo, neppure la mia ragazza si fa venire dentro da me senza goldone.

Mi accascio sudato sulla sua schiena. Ho il respiro affannato. Poi mi risollevo e lentamente sfilo il mio cazzo ormai esausto dal suo culetto ormai non più rosato, ma rosso.

Non fuoriesce neppure una goccia della mia sborra. Gliel’ho spinta ben in profondità, noto con un tocco di orgoglio.

Andrei si solleva suoi gomiti e apre un cassetto. Mi passa un rotolo di carta igienica. Mi pulisco con delicatezza il cazzo.

Finalmente mi stravacco sfinito sul letto e affondo la testa nel cuscino. Andrei si da una leggere pulita al culo e poi si tira su i boxer prima di uscire. Raccoglie la mia carta igienica sporca e scompare fuori dalla stanza.

Senza rendermene conto mi addormento di nuovo. Quando mi sveglio, Andrei non è più nel letto. Non so se perché non è tornato o perché si è già alzato. Mi vesto e mi trascino in cucina.

“Buongiorno.” Mi saluta Andrei, mentre porta sul tavola la colazione.

Silvia è già seduta al tavolo e sta spalmando il miele su una fetta di pane integrale.

Vedere Andrei lì in piedi mi mette a disagio. Non riesco a collegare la persona che mi sono scopato stanotte con il mio amico che sorride davanti agli occhi.

Mi domando se ha ancora la mio sborra nel culo. Il solo pensiero basta a risvegliarmi il cazzo fra le gambe.

Prendo posto a tavola. Silvia e Andrei chiacchierano per tutta la colazione. Io non posso fare a meno di stare in silenzio.

Per Andrei sembrava tutto normale. Ma io sapevo che era tutto diverso. Stasera sarei tornato qua e me lo sarei trombato di nuovo.

Andrei è così buono.