Quella mattina mi sono svegliato presto in preda all’eccitazione. Quel giorno sarei partito per il campo, dove sarei divenuto un uomo.
Mia madre era in cucina. Stava preparando la colazione. Quando l’ho salutata, si è rapidamente asciugata gli occhi con una mano e si è voltata, cercando di sostenere un sorriso.
Abbiamo mangiato in silenzio. Entrambi pensavamo alla stessa cosa, ma in maniera diversa. Terminato il pasto mi sono preparato in fretta. Nel mio sacco ho messo il minimo indispensabile. Poi sono rimasto in attesa, seduto di fronte alla soglia di casa.
Finalmente sono arrivati. Due guerrieri della tribù si sono presentati alla porta. Mia madre è scoppiata a piangere. Avrei voluto abbracciarla e rincuorarla, ma di fronte ai due uomini ho preferito fingere distacco e salutarla con freddezza. Dovevo dimostrare che ero pronto per diventare un uomo.
I due guerrieri mi hanno condotto dagli altri ragazzi. Eravamo in sette quell’anno a prendere parte al rito di iniziazione. C’erano anche i miei più grandi amici: l’esuberante Aris e il grassottello Minos.
“Aineias hai sbagliato gruppo. L’iniziazione delle ragazze è dall’altra parte.” E naturalmente c’era anche Filippos.
Il ragazzo che aveva appena parlato ridacchiò, seguito a ruota dai suoi due compagni. Finsi di non sentirlo e presi a parlare coi miei amici.
Non potevo negare, però, che la presenza di Filippos mi irritava. Anzi, irritava tutti noi. Con quei boccoli dorati e quelle labbra carnose era indubbiamente il ragazzo più bello della comitiva. E un temibile concorrente.
In realtà, l’iniziazione non era una gara, ma gran parte dell’attenzione dei guerrieri della nostra tribù sarebbe stata rivolta a lui. Sospirai, mentre il mio sguardo finiva irrimediabilmente su Iason.
Iason era il guerriero più forte del villaggio. Aveva due larghe e muscolose spalle e il suo poderoso petto risaltava sotto la tunica. Erano anni che aspettavo questo momento. Non avrei permesso a Filippos di rovinarmi l’iniziazione.
Ci siamo incamminati fuori dal villaggio, verso la foresta. Il rito sarebbe durato cinque giorni, durante il quale noi ragazzi saremmo stati isolati dalle donne insieme ai guerrieri più forti e coraggiosi della tribù che ci avrebbero introdotti alla vita adulta.
Arrivammo in una radura circondata da alti pini marittimi. Un inteso odore di sale mi raggiunse con una brezza leggera. Il Mar Ionio doveva essere poco distante. Alcuni uomini erano già sul posto, intenti a preparare il campo.
“Finalmente siete arrivati. Ci avete messo un sacco. Forza, muovetevi. Venite a darci una mano,” esclamò Ektoras, sorridendo, appena ci videro.
Ektoras era lo stratega della tribù e il più intelligente del villaggio. Gran parte della giornata la passammo impegnati nei preparativi. E a studiare i guerrieri che ci avrebbero assistiti. Erano poco più del doppio di noi ragazzi. Avevano fra i venti e i trent’anni, forse un po’ di più.
Quando il Sole iniziò ad abbassarsi, ci radunammo attorno al grande fuoco che era stato preparato al centro della radura. Alcuni guerrieri posizionarono sopra le fiamme i due cervi maschi che erano stati cacciati oggi. Eravamo tutti felici, perché era un buon presagio.
Gli uomini gridavano e scherzavano, fingevano di picchiarsi e si abbracciavano. Noi ragazzi, invece, stavamo un po’ in disparte a fissarli pieni di ammirazione.
Mangiammo a sazietà e poi i guerrieri iniziarono a cantare. L’iniziazione stava ufficialmente incominciando.
Alcuni presero a battere le mani, mentre due impugnarono un flauto e una lira. Eravamo emozionati. I guerrieri ci fecero cenno di avvicinarsi. Sapevamo cosa fare. Ci eravamo preparati a lungo.
I canti e la musica cessarono. Lentamente uno dopo l’altro ci sfilammo la tunica, restando nudi. Sentivo gli occhi dei guerrieri scrutarmi intensamente. Feci per coprirmi tra le gambe, ma ritirai subito le mani, quando gli uomini iniziarono a gridare in protesta.
Prendemmo le nostre posizioni rituali in cerchio attorno al fuoco. Restammo così, immobili, per un lungo istante. Percepivo l’eccitazione crescere. Infine, la musica e i canti ripresero e cominciammo a ballare. I nostri giovani corpi nudi si agitavano, proiettando lunghe ombre che vibrano inquietanti.
A un certo punto Iason si è alzato dal suo sasso, dove stata seduto. Tutto si fermò. Nessuno era sorpreso che fosse lui a fare la prima scelta.
E, anche se nel profondo avevo sperato diversamente fino all’ultimo, afferrò con entrambi le mani Filippos e con forza lo sollevò. Con lui in braccia si allontanò fra i pini.
Noi altri riprendemmo a danzare e lentamente un guerriero dopo l’altro scomparimmo nella foresta. Io fui il quarto. Immagino un giusto posizionamento per un ragazzo mediamente bello come me.
Leandros era un maschio villoso e muscoloso, ma, anche se nessuno metteva in dubbio il suo valore, non era fra i più svegli della tribù. Mi condusse fuori dalla radura e si sedette con un tonfo sotto un grosso albero.
Sentii delle risate poco lontano. Intravidi Minos nell’oscurità con un guerriero. Tirai un sospiro di sollievo. Ero stato un po’ preoccupato per lui, ma sembrava felice.
Leandros attirò la mia attenzione con qualcosa che penso fosse un grugnito. Mi inginocchiai tra le sue cosce pelose. La sua tunica copriva a malapena un’asta che balzava fra le sue gambe.
Sollevai la stoffa e non potei trattenere un gemito di sorpresa. La sua virilità non era molto lunga, ma era larga e venosa e partiva da due grosse palle che avrebbero potuto competere con quelle di un torello.
Non mi potei trattenere dal fare un confronto con il mio molto più piccolo. Leandros, invece, sorrise orgoglioso e pose la sua mano destra sulla mia testa, premendo leggermente.
Il fratello maggiore di Aris ci aveva dato qualche dritta per questo momento. Il dovere di noi ragazzi era di far godere i nostri guerrieri con la lingua e la bocca. Attraverso i loro cazzi in tiro sarebbe fluito in noi la loro virilità e forza, il loro spirito guerriero. E anch’io in futuro avrei avuto una minchia poderosa come quella di Leandros.
Sollevai un mano sotto le sue palle. Le soppesai un attimo in ammirazione della loro grandezza. Poi iniziai a massaggiarle, ruotandole delicatamente come mi aveva insegnato il fratello di Aris.
Poi avvicinai il volto in venerazione alla sua cappella. Era gonfia e lucida, al punto che mi sembrava riflettesse la luce della Luna. Estrassi la lingua e presi a leccargli il cazzo dalla base su fino alla cima. E poi ripetei nuovamente.
Quindi, allargai le mie labbra e avvolsi il suo glande. Mulinai la lingua attorno alla cappella. Infine, incominciai a muovere su e giù la testa, assicurandomi di schermare i denti. Strinsi l’asta con l’altra mano libera. Il suo cazzo era umido dalla mia saliva che colava copiosa.
Il mio cazzetto di ragazzino si era gonfiato e si agitava fra le mie gambe. Staccai la mano che avevo sotto le sue palle e iniziai a segarmi. Leandros se ne accorse. Si sollevò leggermente verso di me e premendo contro la mia fronte mi fece levare dalla sua verga.
“Non te l’hanno spiegato?” chiese semplicemente.
Io arrossii. Sapevo a cosa si riferiva. Annui.
“Tu non ti devi toccare. Devi solo farmi godere.”
Annuii nuovamente e riportai mani e bocca al lavoro. Mi impegnai maggiormente a dargli piacere. Temevo di deluderlo e di rovinare l’iniziazione.
Succhiavo e ruotavo la bocca con ritmo, mentre la mia mano gli accarezzava le palle. Leandros prese ad ansimare sommessamente con la testa reclinata all’indietro contro il tronco dell’albero.
La vena centrale della sua virilità si era ingrossata ancor più, il suo cazzo vibrò e una serie di schizzi mi riempirono la bocca. Era il seme del maschio. Non sapevo che cosa aspettarmi, ma sapevo che era quello.
Era caldo. E denso. Mi piaceva il suo gusto. Lo conservai sulla lingua e, quando lui alzò la testa, aprii per fargli vedere il suo liquido di uomo. Lui mi sorrise inebetito. Sembrava soddisfatto. Ingoiai. Sentii la forza di Leandros pervadermi. E il mio cazzetto schizzò getti di sborra.
Per diventare uomo, però, avrei dovuto ingoiare molto più seme virile. Più guerrieri godevano con la mia bocca, più forte sarei divenuto.
Il mattino dopo noi ragazzi ci svegliammo per primi. Era nostro compito per tutta la durata del rito di servire e accudire i nostri guerrieri.
Eravamo carichi. Avevamo avuto il nostro prima assaggio di virilità. Ci raccontammo a vicenda le nostre esperienze e decantammo la mascolinità dei nostri maschi. Anch’io parlai bene di Leandros, ma sapevo che oggi avrei fatto godere altri guerrieri. Volevo più semi diversi possibili. Avrei dovuto avvicinarmi a uno di loro e massaggiargli le palle. Se gradiva, mi avrebbe permesso di succhiarglielo.
Però, risultò essere tutto molto più semplice. Alcuni guerrieri si alzarono prima degli altri. Andarono a prendere posto sui sassi intorno al fuoco ormai spento. Ridendo e scherzando, aspettarono che noi li portassimo la colazione.
Ma, quando fummo da loro con pane, olive e formaggio, non degnarono della minima attenzione il cibo, ma sollevarono la base della loro tunica, mostrando cazzi già in erezione o forse ancora in erezione dalla sera prima. Erano gli uomini che ieri notte erano rimasti esclusi dal rituale iniziale. Noi non ci tirammo indietro.
Ci inginocchiammo e loro ci spinsero la testa sulle loro minchie. Noi iniziammo a pompare gli uni di fianco agli altri, massaggiando le loro palle per assicurarci che godessero.
Fu tutto molto più rapido della notte passata e le nostre bocche furono inondate dal caldo seme di questi guerrieri arrapati. Ingoiammo e pulimmo con attenzione i loro cazzi.
Soddisfatti gli uomini raccolsero la loro colazione e mangiarono, ridacchiando e giudicando le nostre capacità. Successivamente si svegliò la seconda ondata di maschi e per tutta la giornata e quelle seguenti fummo impegnati fra fare pompini, cucinare e lavare i nostri guerrieri.
Il seme del maschio più forte
Infine, giunse il quarto giorno. Mi sentivo pieno di energia. Avevo leccato cazzi e ingoiato seme di maschio per tutta la settimana. Credo che sul petto mi stanno già crescendo un po’ di peli.
Mediamente avevo succhiato sei, sette cazzi al giorno. I nostri guerrieri si riprendevano in fretta e potevano voler usare la nostra bocca anche più di tre volte al giorno. Non ero, però, ancora riuscito a ricevere la sborra dall’oggetto da me più desiderato. Ma ero risoluto a completare la mia iniziazione con il più forte guerriero della tribù.
Finalmente, vidi Iason allontanarsi da solo nella foresta e mi misi subito sulle sue tracce. Abbandonai la radura e mi incamminai fra i pini. Mi prese presto lo sconforto, quando mi accorsi di averlo già perso di vista.
“Stai cercando qualcuno?” La voce profonda di Iason mi fece sobbalzare.
Mi voltai di scatto. Iason mi fissava con un sorriso malizioso.
“Mi hanno detto che sei bravo a succhiare,” aggiunse subito.
Arrossii, abbassando lo sguardo.
“Non fare il timido. Lo so che sei qui per me.” La sua sicurezza mi eccitava. “I cazzi che hai servito fino adesso sono canne vuote. Lo vuoi il vero seme di maschio?” mi chiese, stringendosi la sua virilità sotto la stoffa.
Annuii. Mi invitò ad avvicinarmi con un cenno della mano. Non mi feci pregare.
Mi portai di fronte a lui. “Sono anni che aspetto di poterti dar piacere,” sussurrai imbarazzato.
Iason rise, gonfiandosi di orgoglio. “Una lunga attesa. Ora è la tua occasione di farmi godere. Mostrami di essere all’altezza dei tuoi amichetti,” disse, schiacciandomi a terra.
Crollai in ginocchio. La mia bocca già socchiusa. Con uno scatto del mento mi indicò di iniziare. Gli alzai la tunica, scoprendo la sua lancia. “È proprio come me lo immaginavo. Il cazzo più grosso di tutti,” esclamai, sollevando lo sguardo in adorazione.
Sorrise leggermente. Mise la sua mano sulla mia nuca e spinse con violenza il suo cazzo nella mia bocca.
“Usa quella tua lingua da leccapiedi per qualcosa di utile. Fai attenzione ai denti.”
Iniziai a muovere la testa avanti e indietro, ruotando la lingua. Iason si spazientì in fretta. Mi afferrò la testa fra le sue mani e prese a penetrarmi con forza.
“La settimana dell’iniziazione è il periodo dell’anno che preferisco. Eccitati ragazzini che smaniano di ingoiare la mia sborra. Dovrebbe essere così tutto l’anno.” La sua cappella gonfia strofinava con vigore la mia gola. Iniziai a lacrimare.
Spinse il suo cazzo a fondo. Sentivo la sua cappella strusciare fin nella laringe. I suoi peli mi stuzzicavano il naso. Rimase immobile.
“Adoro guardarvi, mentre perdete il respiro solo per darmi piacere.”
L’aria incominciava a mancarmi. Cercai di divincolarmi dalla sua presa, ma Iason era il più forte della tribù. Non avevo alcuna possibilità. Infine, sciolse la sua stretta. Mi staccai dal suo cazzo, ansimando rauco. Un filo di bava mi tenne legato ancora un attimo alla sua cappella prima di spezzarsi.
Tentai di allontanarmi, ma Iason mi afferrò per un braccio.
“Mi fai male,” gridai, o almeno pensai di gridare, ma le parole mi uscirono come un soffio.
“Sei qui per farmi godere,” ringhiò. Mi premette al suolo. Il mio culo nudo sollevato all’aria.
“Che bel culetto vergine. Guarda come le tue chiappe si allargano giusto giusto per farmi vedere il tuo buchino rosato.” Lo sentii sputare nella mia fessura. Quindi, iniziò a strofinare la sua virilità sul mio buchino.
“Ti prego,” lo supplicai. Lui di risposta mi schiaccio la faccia nella terra.
“Ora te lo spacco per bene. Te lo apro in due e mi svuoto dentro di te. Dovresti essere felice di ottenere la tua completa iniziazione, facendo godere il più coraggioso guerriero della tribù. Avrai il seme del maschio più forte, anzi dell’unico maschio del villaggio.”
La sua cappella incominciò a premere contro il mio buco. Chiusi gli occhi e strinsi i denti, ma non avvenne nulla.
Girai la testa e vidi Iason rivoltato supino per terra che si massaggiava la mascella. Di fianco a me stava in piedi Ektoras. Aveva le gambe e le braccia in posizione di combattimento e fissava diffidente Iason.
“Che cazzo ti salta in mente? Qui, adesso, non sei lo stratega di nessuno,” urlò il guerriero ferito.
“Ma sono lo stesso abbastanza intelligente da sapere che ti posso battere.”
Iason digrigno i denti e serrò i pugni. Ma rimase a terra. “Vuoi quel moccioso piagnucolone? Tienitelo. Ci sono altri ragazzini che non vedono l’ora di prenderlo in culo da me,” esclamò, rialzandosi.
Sputò ai piedi di Ektoras e si allontanò, bestemmiando. Lo stratega rimase in posizione di combattimento, finché il suo avversario non scomparve alla vista. Poi si voltò verso di me e mi porse una mano.
“Ehi, tutto bene? Sei ferito?” mi chiese. Il suo sorriso splendeva nella sua corta barba marrone. Gli strinsi la mano e mi tirò su.
“Ti sto osservando da molto tempo. Sei un ragazzo intelligente. Dovresti sapere che non devi farti affascinare da qualche grosso muscolo,” disse, mostrandomi il braccio e tendendo il suo robusto bicipite. Risi. Mi arruffò i capelli.
“Sono contento che stai bene.”
Feci per aprire la bocca e ringraziarlo, ma lui mi stampò un bacio. Era il mio primo bacio. Rimasi un attimo rigido, insicuro su come comportarmi. Nessun altro guerriero mi aveva baciato.
Poi lui mi accarezzo il volto e le mie labbra accolsero la sua lingua che si attorcigliò alla mia. Non so per quanto tempo le nostre bocche restarono unite, ma a me parve tutto il tempo del mondo. Infine, lui si staccò e mi sorrise. Il suo sorriso era bello e caldo e lui era bello.
Mi prese per mano e mi condusse per la foresta, finché non intravedemmo il mare. Ci accomodammo per terra. Ci baciammo nuovamente.
Le sue mani mi accarezzarono il volto e lentamente scesero giù per il collo, seguendo la linea dell’addome, fino a lambire l’inguine. Ma non andarono oltre, rispettose del rito.
Io feci lo stesso e mi fermai alla sua cintura. Ma poi andai oltre. La tunica era pessima a nascondere un erezione. La mia mano si chiuse attorno alla sua virilità. Era meno grossa di quella di Iason, ma era altrettanto dura.
Ektoras si levò la tunica, svelando quello che già si intravedeva. Era atletico e tonico, i suoi muscoli disegnati come se fossero scolpiti da Fidia, ma coperti da una rada peluria maschile.
Mi sporsi verso il basso e le mie labbra sfiorarono il suo glande lucido. Alzai lo sguardo, incrociando i suoi occhi che mi fissavano in attesa.
A un assenso del suo capo affondai la mia bocca umida sul suo cazzo. Mi spinsi più a fondo che potei. Volevo mostrargli la mia riconoscenza. Ektoras trattenne un gemito.
Quindi, risollevai la testa, la mia lingua percorse le vene della sua mascolinità. E di nuovo mi affondai e presi a succhiare con ritmi la sua lancia di guerriero.
Con la mano destra iniziai a massaggiargli le palle. Due bocce sode piene del suo seme virile. Ektoras, però, mi sollevò il mento, obbligandomi a staccare dal suo membro.
“Scusami,” dissi, temendo di non avergli dato abbastanza piacere.
Lui sorrise divertito. “Perché ti scusi?”
“Non ti sto servendo bene?”
Ektoras rise. “No, no, tutt’altro. Ho dovuto fermarti, perché dobbiamo completare l’iniziazione.”
Si portò in ginocchio, facendomi sdraiare sulla schiena. Sapevo che ora dovevo dargli il mio culo. Ebbi un attimo di imbarazzo e arrossii.
“Sei bellissimo,” mi sussurrò, allargandomi le gambe.
Le sue mani forti mi passarono sulle cosce fino a sfiorarmi la fessura. Si sputò sulla mano e lentamente si avvicino al mio buchino. Con gesti esperti mi massaggio i bordi, poi sentii un dito umido fare pressione. Emisi un gemito. Lui mosse il dito in circolo, mentre l’altra mano mi accarezzava la pancia.
“Secondo,” disse e sentii una nuova pressione al mio buchino. Stavolta mi trattenni dal gemere.
Al terzo dito sembrò essere soddisfatto. Tolse le dite e strinse il suo cazzo che, se possibile, sembrava ancora più grosso di prima. Lo agitò e ci sputò sopra, frizionandoselo bene.
Mi sollevò le gambe in modo da rendere più visibile il buco.
“È stupendo. Sembra un fiore di melograno,” disse, ammirandolo.
Quindi, puntò la sua lancia contro il mio culo e premette. Inarcai la schiena e mi morsi il labbra. Non potei trattenere i gemiti. Sapevo che lui non si sarebbe fermato. Dovevo offrirgli il mio culo vergine.
Il leggero dolore era coperto dal fremiti di piacere che mi pervasero il corpo. Era dentro di me. Mi sentivo completamente aperto.
“È così grosso,” mugugnai.
Ektoras rimase un istante in attesa, poi il suo bacino prese a muoversi. Il suo cazzo avanzava e si ritirava. Ogni colpo gemevo. Il suo ritmo, prima lento, divenne più rapido.
Era così diverso da farlo godere con la bocca. Un piacere fisico mi percorreva. Mi sentivo in colpa. Il mio dovere era soddisfarlo per ottenere il suo liquido guerriero. Ma ora non avevo nessun controllo sul mio corpo.
Mi strinsi a lui con le gambe, mentre i suoi colpi divennero ancora più rapidi. Infine, il suo cazzo vibrò e il suo volto si deformò di piacere. Il suo seme di maschio era dentro di me.
Un fremito partì dalle mie parti bassi e si diffuse per il corpo. Dal mio cazzetto sgorgò il liquido ora di un uomo.
Ci baciammo ancora una volta e con delicatezza Ektoras estrasse il suo membro. Un senso di vuoto e vulnerabilità mi strinse il petto. Mi sembrava che mi avesse strappato un organo vitale.
Il mio guerriero vincitore era esausto. Si sdraiò di fianco a me e mi avvolse con le sue solide braccia. Ci addormentammo e ci svegliammo in tardo pomeriggio.
Mi tastai il buchetto, ma non notai nulla di diverso. Il mio cazzo, un cazzo di uomo, ebbe un sussulto, quando pensai al suo seme di maschio ancora dentro di me.
Avrei voluto tenere il suo liquido per sempre con me. Avrei voluto stare per sempre con lui. Mi sedetti, stringendo le gambe al petto. Un senso di abbandono mi crebbe nel cuore e mi strozzò la gola.
“Ehi, che cosa succede?” mi chieso Ektoras, portandosi al mio fianco e stringendomi col suo braccio.
Distolsi gli occhi, lasciando lo sguardo vagare verso il mare. “Vorrei sempre averti con me,” sussurrai.
“Ma io sarò sempre con te,” disse, stuzzicandomi con un dito l’inizio della fessura del mio culo.
Io annuii. Il suo seme di guerriero sempre con me.
“Ma non è quello che intendo. Io voglio stare con te. Sempre,” esclamai. Sentii i lucciconi riempirmi gli occhi.
Lui sorrise e fece cenno di aver capito. Mi abbracciò stretto. “Anch’io. Non ha importanza se le nostre leggi vogliono tenerci separati. Ora tu sei mio e io sono tuo. E non ci lasceremo mai,” disse.
Mi sollevò il mento e mi baciò. Più intensamente delle altre volte. Era un bacio per l’eternità.
Grazie per aver letto fino alla fine. Scrivete qui sotto le vostre critiche e i vostri suggerimenti. ^_^
21 marzo 2021 at 12:04
bellissimo e una storia davvero ben strutturata, l’unica cosa e che i nomi sono quasi impronunciabili ma per il resto e davvero bello
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22 marzo 2021 at 18:17
Ahah, sì, gli lasciato un suono greco. Forse era meglio latinizzarli! 😉
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18 agosto 2022 at 18:50
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