“EDOOOO!” La voce stentorea del capo reparto tuonò fra gli scaffali.
La vecchietta di fianco a me fece un balzo, lasciando cadere la sua borsa. Le sorrisi gentilmente, mentre gliela porgevo.
“Edo, sono io.”
La nonnina mi fisso con i suoi grandi occhi pieni di comprensione e annuì, ringraziandomi.
“Cosa c’è, Marco?” Chiesi, dopo aver raggiunto il capo reparto.
“Quel bambino! Ha rotto nuovamente uno yorgurt!” Esclamò Marco, il volto contratto dall’ira e le braccia che si agitavano in aria.
Sospirai, scuotendo il capo. Appoggiai una mano sulla spalla del mio capo e tentai di rassicurarlo.
“Me ne occupo io. Non ti preoccupare.” Presi un secchio e uno straccio e raggiunsi il luogo del crimine.
Lavoro in questo supermercato da solo sei mesi, ma sono già divenuto il pilastro portante del reparto latticini e formaggi.
Il figlio della proprietaria del ristorante qua davanti, ogni volta che accompagna la madre a fare la spesa, fa cadere uno yogurt. E immancabilmente si rompe. Questa volta è mirtilli. Il mio gusto preferito.
Mentre vado a riporre i miei strumenti nel ripostiglio, adocchio il solito ragazzo biondiccio con gli occhiali. Sono quasi due settimane che ogni sera viene a comprare qualcosa.
Ieri ha acquistato due chili di pecorino DOP, versione limitata al peperoncino siciliano. Il giorno prima mezzo chilo di Gorgonzola dolce.
Non credo che sia fisicamente possibile mangiare tutto quel formaggio. Infatti, credo preferirebbe mangiare qualcosa altro.
Mi guardo attorno. Il supermercato è quasi vuoto. Gli ultimi clienti della serata si stanno dirigendo verso le casse.
Mi avvicino al ragazzo. È seduto sui talloni. Sta fissando con eccessiva attenzione l’etichetta di un cartone di latte di soia. Ormai non c’è dubbio: gli piacciono le cose bianche.
“Posso aiutarti?” Chiedo, tentando di tenere il tono della voce il più spontaneo possibile.
Il ragazzo arrossisce, alzandosi in piedi di scatto. Tenero. Balbetta qualcosa. Sorrido, cercando di metterlo a suo agio.
“No, grazie. Stavo… stavo decidendo quale latte di soia prendere.”
Sorrido ancora. Sono un po’ stanco. Non ho molta voglia di perdere tempo in formalità. Lo spingo contro lo scaffale. I cartoni di latte traballano.
Sospiro e mi avvicino al suo orecchio “Su, piantiamola qui. Tanto sappiamo entrambi quale latte sei venuto a cercare.” Gli sussurro.
Lui apre e chiude la bocca meccanicamente. “Non so assolutamente di cosa stai parlando.”
Sta tremando. “Sono settimane che ti vedo gironzolare nel mio reparto. Soprattutto sono settimane che ti osservo, mentre mi mangi con gli occhi.”
Il ragazzo si morde il labbro. Beccato. Non sono il commesso più bello del supermercato, ma mi difendo. Ho fascino.
“Vieni come.” Gli intimo, dirigendomi verso il magazzino.
Il ragazzo resta immobile un attimo, ma poi cede e mi segue. Lo sapevo.
I magazzinieri se ne sono già andati tutti. Domani saranno i primi ad arrivare.
Raggiungo un angolo nascosto alla vista dall’entrata e mi volto. Il ragazzo tiene lo sguardo fisso sul pavimento.
È carino. Riservato. E obbediente.
“Sono giorni che finisco tardi. Ho proprio bisogno di svuotarmi le palle.” Esclamo, mentre lentamente con enfasi mi abbasso la cerniera della patta.
Lui muove rapido lo sguardo lungo i corridoi di scaffali ripieni delle scorte.
“Rilassati. Non c’è più nessuno. Ho il cazzo già duro che ti aspetta. Fammi godere.” Finalmente si avvicina.
È ancora titubante, ma si inginocchia tra le mie gambe. Alza lo sguardo verso di me. Sorrido e con un cenno del capo lo invito a farsi avanti.
“Succhia. Fa’ il tuo dovere.”
Abbassa l’elastico dei miei boxer e il mio cazzone balza fuori. Non sarà materiale per porno, ma il mio arnese non ha mai deluso nessuno.
Il ragazzo si passa la lingua sulle labbra. Anche lui non sembra deluso.
Poi la sua lingua parte subito ad accarezzarmi le palle. Lo lascio fare un po’, ma sono impaziente.
Gli prendo la testa fra le mie mani e delicatamente lo sollevo quanto basta per spingerli in bocca il mio bastone.
I suoi denti mi grattano leggermente la cappella, ma il ragazzo si riprende subito. Mi spiace essere stato rude, ma dopo due settimane di attesa sono certo che è disposto a prendere il mio cazzo in qualunque modo.
La sua lingua si muove agile attorno alla mia cappella. Succhia con maestria. Si vede che è abituato a servire il cazzo.
“Bravo, pompinaro. Fammi sentire la tua lingua.”
È proprio il tipo di cui avevo bisogno: non avrà problemi a soddisfare i miei gusti.
Gli stringo nuovamente la testa fra le mani, ma stavolta la mia presa è più forte. Lo tengo ben fermo e inizio a muover il bacino.
Lui non si oppone. Si aggrappa ai miei fianchi e lascia che gli fotto la gola.
Sospiro sommessamente. Adoro chiavarlo in bocca. Mi assicura che sono l’unico a godere.
Do un colpo profondo che gratta contro la sua gola. Il ragazzo sobbalza. Forse lo soffoco. Ma chi se ne frega. E qui per darmi piacere.
Tratterrà il fiato. Do un altro colpo profondo. Stavolta non si fa sorprendere. Spingo il mio cazzo fino a fargli respirare il mio pelo.
Resto così, immobile. Mi eccita potere controllare l’aria che respira. Mi da un senso di onnipotenza.
Il ragazzo si agita. Cerca di staccarsi dalla mia presa. Aspetto ancora un attimo. Poi mollo la sua testa. Si leva, tossendo.
Sorrido sodisfatto. “Hai una bella gola profonda.” Mi complimento, stringendogli il mento.
La sua boccuccia semi-socchiuso mi invita a piantarglielo ancora dentro, ma mi trattengo.
“Non sei venuto qui per farmi godere solo con la tua lingua.”
Il ragazzo annuisce. Non dove dire altro che lui si mette in piedi. Si volta e lentamente, ancora un po’ insicuro, si tira giù i pantaloni. Poi le mutande.
Si appoggia allo scaffale, spingendo in fuori il culo. Sembra proprio abituato a offrire il suo buco.
A due belle chiappe sode e lisce. Gli basta piegarsi a novanta che il suo buchino rosato si svela alla mia vista. Sembra che mi inviti a spaccarlo in due.
Inizio a strofinare la mia minchia sul buchetto. Il ragazzo geme. Prendo un preservativo dal portafogli e me lo infilo rapido. Mi sputo sul cazzo e me lo massaggio un attimo.
Punto il mio arnese. La mia cappella sfiora la sua rosa. Gli afferro i fianchi. In un unico brusco affondo lo penetro fin alle palle.
Il ragazzo lancia un urlo. Tanto non c’è nessuno. “Tranquillo. Tra poco passa.” Cerco di consolarlo, ma prendo immediatamente a sbatterlo.
Dentro è caldo e morbido. Mi lascio scappare un gemito di piacere. I suoi lamenti si stanno affievolendo.
“Stringi un po’ il culo.” Gli ordino.
Lui non se lo fa ripetere. Sento il suo sfintere avvolgersi saldo alla mia mazza. Ansimo di piacere. Ora è proprio perfetto. Sembra che il suo buco sia fatto apposta per la mia minchia.
Estraggo il mio cazzo del tutto e rimango un istante a osservare il vuoto creatosi nel suo culo. Lui sta ansimando.
Lancio un nuovo profondo colpo che lo fa sobbalzare. Ma accetta tutto di buon grado. Mi chiedo cosa lo fa essere così prono a dar piacere. Ma scaccio rapidamente il pensiero. Alla fine a me interessa solo godere.
Accelero il ritmo. Sto per venire. Vorrei svuotarmi dentro di lui. Sembra proprio un porta-sborra perfetto. Levò il mio cazzo dal buco, tolgo il goldone, ma mi accontento di sborrargli sul culo.
Mi smanetto rapido e, gemendo di piacere, gli schizzo sulle chiappe lisce. Mi piace lasciare il mio marchio.
Ho il respiro affannato. Lui ha ancora il cazzo in tiro. Non è ancora venuto. Controllo l’orologio.
“Tra poco chiudiamo.” Lo avverto, mentre ripongo il mio cazzo al suo posto.
“Se vuoi farmi godere anche domani: sempre alla stessa ora.”
Mi volto senza attendere risposta. Devo sistemare le ultime cose prima della chiusura.
5 marzo 2018 at 19:01
mmmhh magari capitasse ame sn trav solo passiva
3343095677 baci a tutti i maskioni attivi
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