Aprii la porta d’ingresso con cautela ed entrai.
Dalla cucina uscì Dario con in mano due birre. Indossava una maglietta e un paio di boxer blu e rossi. Mi squadrò con rimostranza.
«Ti sembra l’ora di arrivare?» Mi chiese con un tono di rimprovero.
«Il professore mi ha tenuto in dipartimento fino a tardi per completare una ricerca.»
Scosse la testa. «Quell’idiota. Solo tu potevi accettare di fare il suo assistente.»
«Il politecnico mi paga bene.» Mi giustificai.
Alzò le spalle. «Ora, muoviti.»
«Ma non ho ancora cenato.»
Si voltò senza rispondermi. Sapeva che non ce n’era bisogno.
«È arrivata la bocca.» Lo sentii annunciare in salotto.
In realtà, avevo accettato quella posizione di assistente per stare il più lontano possibile da qui. Ma alla fine dovevo sempre tornarci.
Lasciai lo zaino in camera mia e andai in salotto. Dario e Joussef erano stravaccati sul divano entrambi con una birra in mano.
Joussef indossava una canottiera nera e anche lui un paio di boxer. Stavano guardando una partita di calcio alla tele.
«Ho la vescica che mi scoppia. Spicciati.» Lamentò Joussef.
Annuii e mi avvicinai, inginocchiandomi fra le sue gambe scure e villose. Alzai lo sguardo.
Joussef mi dominava con il suo corpo tonico di studente di scienze motorie. Fece un cenno con il capo e io sollevai l’elastico dei boxer.
Estrassi con attenzione il suo cazzo a riposo. Inspirai profondamente e aprii la bocca.
Joussef socchiuse gli occhi in un attimo di tensione, poi un getto caldo e acre mi inondò la gola e lui si rilassò in un sospiro di liberazione.
Deglutivo più rapidamente che potevo. Per fortuna ero assetato. Finalmente anche gli ultimi spruzzi mi colpirono la gola.
Joussef estrasse il suo cazzo e allungai la lingua per fargli scuotere le ultime gocce. Sospirò di nuovo.
«Non ce la facevo più.» Disse, più a Dario che a me, e riprese a bere la sua birra.
Mi spostai fra le cosce di Dario che fissava con attenzione la partita. Il suo cazzo balzò fuori in tutta la sua virilità.
Dario mi diede un’occhiata di sfuggita e riportò la sua attenzione sullo schermo. Tirai fuori la lingua e dalla base del suo cazzo leccai fino alla sua cappella lucida.
Poi scesi e ripassai di nuovo. Avvolsi la cappella, stuzzicando il prepuzio. Dario emise un leggero gemito.
«Ma no, etero di merda. Prendi quella figa di palla.» Esclamò Dario, alzando le braccia con rabbia verso lo schermo.
Affondai la testa sul suo cazzo, finché i suoi peli pubici non mi solleticarono il naso. Dario sospirò di piacere. Iniziai a pompare con ritmo, ruotando la lingua attorno quella nerchia venosa.
Poi Dario appoggiò un mano alla mia nuca e mi fece accelerare. Presi a ciucciare più rapidamente. Poi portò anche l’altra mano e mi spinse giù il capo, mentre iniziò dei colpi verso l’alto col bacino.
La sua cappella pulsante mi batteva il fondo della gola. Mugugnò di piacere, mentre la sua sborra calda mi riempiva la bocca.
«Cazzo. Nooooo. Brutti figli di puttano.» Gridò Joussef, sollevandosi dallo schienale.
«Che c’è? Che c’è?» Chiese ansioso Dario con la voce ancora spezzata dall’orgasmo.
«Un altro fallo. Un altro.» Lagnò l’amico, scuotendo il capo.
«Spegni. Basta.» Disse Dario, poi finalmente mi guardò. «Pulisci bene, succhiacazzi.»
Leccai con delicatezza il suo cazzo che ritornava alle sue normali dimensioni.
«Spogliati.» Mi ordinò, Joussef. Appoggiai i vestiti sul tavolino e rimasi nudo di fronte a loro. «Mettiti a gattoni e fammi vedere quel tuo buco slabbrato.»
Mi posizionai a quattro zampe sul tappetino del salotto e sollevai il culo, allargando le chiappe con le mani.
«Cazzo, quel buco mi fa sempre venir voglia di riempirlo. Avrei dovuto aspettare prima di venire.» Lamentò Dario, accarezzandosi il membro irrimediabilmente moscio.
«E, invece, sarò io a trombarmelo. Sta a guardare come glielo rompo per bene.» Esclamò, Joussef, agitando il suo cazzo verso Dario. «Prima, però, è meglio preparare quel buco.»
Prese la sua birra e si scolò in un sorso quel che restava.
«Tieni.» Mi disse, porgendomi la bottiglia.
Gattonai verso di lui e afferrai la birra. E rimasi in attesa.
«Forza, scopati.»
«Ma-a…ma…» Balbettai imbarazzato, spostando lo sguardo su Dario.
Il ragazzo alzò le spalle. Chinai il capo e mi sdraiai sulla schiena, sollevando le gambe, in modo che vedessero il mio buchino.
«Succhia la bottiglia.» Suggerì Dario divertito.
Portai la birra alla bocca e incominciai un bocchino al collo della bottiglia. I ragazzi risero.
«Basta che sia duro e lungo e pompa ogni cosa.»
«Dai, ora basta, mettitela dentro che ho le palle che scoppiano.» Tagliò corto Joussef.
Posizionai la bottiglia lubrificata sul mio buco e spinsi. Era troppo stretto.
Feci per sputarmi sulla mano, ma Joussef mi fermò: dovevo continuare a spingere.
Premetti con più forza e, quando, infine, il collo entrò, non potei trattenere un spasmo di dolore. La bottiglia era fredda, ma presi a muoverla dentro e fuori, iniziando a darmi piacere.
«Guarda che puttano. Sta godendo.» Esclamò Dario, ridacchiando.
«Infatti, basta così, piglianculo. Lo sai che puoi godere solo quando ci dai piacere.» Disse, Joussef, alzandosi dal divano e sfilandosi i boxer.
Il cazzo scuro di nordafricano si levava orgoglioso fra le sue gambe.
«Io…io voglio che godi con il mio culo.» Supplicai, estraendo la bottiglia dal mio buco bagnato.
«Tu vuoi? Tu non puoi niente. E ora rimettiti in posizione che ti sfondo.»
Tornai a quattro zampe, alzando il culo.
Joussef si posizionò dietro di me. Lo sentii sputare. Poi la sua verga mi strofinò in mezzo alle chiappe.
Mi accarezzò il buco ormai eccitato. Lo volevo dentro di me.
«Ti prego.» Ansimai, voltandomi a guardarlo.
Joussef sorrideva arrapato, ma conscio del suo potere.
«Cosa?» Chiese, leccandosi le labbra.
«Ti prego. Mettimelo dentro.»
Rise e con un rapido colpo piantò il suo cazzo nelle mie viscere. Emisi una serie di lamenti di dolore, ma mi piaceva e Joussef non si fermò.
«Adoro vedere il mio cazzo affondare come un coltello nella tua carne. Sentirti dilaniare dal dolore e dal piacere.«
Estrasse nuovamente tutto la sua minchia e mi impalò ancora con violenza. Ripeté il movimento per un altro paio di volte, poi si stufò e prese a trombarmi rapido.
«Dovresti lasciare il tuo posto di assistente.« Suggerì Dario. «Dovresti impegnarti giorno e notte a darci piacere. Alla fine è quello che sei, no? Un succhiacazzi piglianculo. Se non ti fai usare da noi, non servi a niente,«
Joussef rise, dando un colpo profondo come per assicurarsi che avessi capito il concetto.
La sua energia sembrava senza limiti. Si sdraiò sulla mia schiena e iniziò ad abbaiare come un cane in calore.
«Ti piace essere montato, cane?»
Infine, i suoi latrati divennero più intesi, finché non sfociarono in ululati di godimento.
Il suo cazzo vibrò nelle mie viscere e fiotti di sborra mi inondarono il buco. Joussef si staccò da me, gettandosi indietro.
«Stringi quel buco. Voglio che conservi il mio seme.»
Dario batté le mani con finto sussiego. «Non male, ma usi quel tuo cazzetto come uno scopino.»
Joussef sorrise in una smorfia, ancora stravaccando sul pavimento. «A parlato quello che è venuta dopo un bocchino.»
«Dammi ancora qualche tempo e ti faccio vedere come si fotte un culo.»
«E nell’attesa che facciamo?»
«Ehi, rottinculo, mettiti al centro del tappeto.»
Feci come mi ordinò Dario e mi portai di fronte a loro ad aspettare la loro nuova perversione.
«Apri la bocca.» Disse nuovamente. «Aprila di più. Solleva un po’ il mento.»
Dario si sporse in avanti, poi sembrò inspirare profondamente, quindi, scatarrò. Il suo sputo caldo mi colpì all’occhio sinistro.
«Cazzo, mancato.» Poi si volse verso Joussef. «Ogni sputo in bocca un punto. Vince chi ne ha fatti di più prima che ingoia, quando avrà la bocca piena.»
Feci per pulirmi la faccia, ma Dario mi fermò. Gli piaceva vedere la sua scatarrata sulla mia faccia, gli sembrava che mi avesse sborrato sugli occhi.
A turno iniziarono scatarrami addosso. Gran parte dei loro sputi centravano il bersaglio e lentamente la mia bocca si riempiva della loro saliva, sempre più densa.
All’improvviso la porta d’ingresso sbatté violentemente e le risate dei ragazzi si fermarono di colpo.
Era Jacopo che impreca e bestemmia. Jacopo è più grande di noi e già lavora.
Normalmente lui non mi scopa, poiché ha la ragazza. Si chiama Albiera. Stasera doveva passare la notte con lei, ma a quanto pare non è andato come programmato.
«Cazzo, voglio solo una tipa che goda a darmi piacere. Non sto chiedendo il mondo, no?« Chiese furioso, entrando in salotto.
Mi lanciò un’occhiata di disprezzo. Io ero ancora con la bocca spalancata, piena del loro spunto. Joussef mi fece un cenno con la mano di chiuderla e io ingoiai. Ebbi un conato di vomito, mentre quel liquido denso mi colava in gola come sborra vecchia.
Dario sospirò. «Che cosa è successo stavolta?« Chiese, ormai arreso a doversi sorbire le lamentele dell’amico.
«Sono arrivato puntuale. L’ho portata al ristorante vegetariano come aveva chiesto lei. La serata sembrava andare bene. Il cibo era buono. Il Lambrusco anche.»
Jacopo si slacciò la cintura e si aprì la patta.
«Siamo rimasti al tavola a chiacchierare ancora un po’. Poi alla fine ho pagato io e ce ne siamo andati.»
Mentre continuava a raccontare ha tirato fuori il suo cazzone già in tiro, o forse ancora in tiro, e mi ha spintonato a terra, facendomi sollevare il culo.
«L’ho accompagnata a casa. E mi aspettavo che mi facesse salire.»
Si diede due smanettate al cazzo e lo puntò al mio buchino.
«Ho iniziato a strofinarmi il pacco per farle capire che me la sarei trombata. Lei reagiva male. Quindi, ho parlato chiaro: “Prima ti ho fatto piacere io, ora tocca a te darmi piacere”. E sapete che cosa ha detto quella, eh? Lo sapete?»
Dario e Joussef scossero la testa sincroni.
Jacopo affondò con violenza il suo grosso cazzo nel mio culo impreparato. Fortunatamente avevo ancora la sborra di Joussef che si agitava dentro, perché diversamente avrei lanciato un urlo ancora più forte.
«Quella lurida puritana mi ha detto che doveva andare a letto, perché domani deve alzarsi presto per il lavoro.»
Senza ascoltare le mie suppliche di fermarsi, Jacopo continuò a parlare, sfondandomi il culo. Mi strinse forte ai fianchi, così che a ogni colpo potesse spingerlo fin dentro l’intestino.
«Ho gridato a quella frigida che dovrebbe stare a casa e farsi scopare quando glielo dico io. E lei? Lei mi ha sbattuto la porta in faccia.»
Jacopo mi schiacciò col suo peso sul pavimento. La sua nerchia mi trapanava il culo, mentre con un mano mi premeva la testa sul tappeto.
«Le donne dovrebbero essere come questo rottoinculo: sempre pronte a farsi sbattere solo per farci godere.»
Finalmente si alzò. Speravo fosse finita, invece, mi strinse i capelli e tra le mie grida di dolore mi sollevò davanti al suo cazzo.
Non potei che aprire le bocca e lui me lo spinse fino in gola. Un gusto di sborra misto ai miei umori mi pervase il palato.
Tentai un pompino, ma Jacopo mi strinse la testa fra le mani e prese a fottermi la gola.
Non respiravo. Cercai di divincolarmi, ma come unico risultato Jacopo mi strinse più forte. Inizia a lacrimare.
Poi un gemito prolungato. Schizzi di liquido caldo e denso mi scivolarono in gola. Mi liberò la bocca e ripresi a respirare, tossendo e sputando sborra.
«Cazzo, avevo proprio bisogno di svuotarmi le palle.» Jacopo non mi degnò di nessuna attenzione. Si voltò e andò a farsi una doccia.
Joussef e Dario mi fissavano indecisi su cosa fare. Infine, Dario tentò di aiutarmi ad alzare, ma lo scacciai con un gesto brusco.
Mi portai in piedi a fatica e ancora confuso andai in camera mia. Riempii le valigie delle poche cose che avevo e la sera stessa abbandonai l’appartamento.
Dopo un mese e l’intervento della polizia sono riuscito a farmi recidere il contratto d’affitto e a riprendermi la caparra.
Jacopo è stato lasciato dalla ragazza e ha perso il lavoro. Dario è stato arrestato per atti osceni in pubblico, mentre Joussef è dovuto tornare a casa, perché gli hanno revocato la borsa di studio. Il resto è un’altra storia.
2 luglio 2024 at 14:09
Bellissimo racconto, mi è piaciuto tantissimo!
Se posso permettermi solo un piccolo appunto il loro modo di imprecare suona un po’ irreale forse. Capisco bene che alcune frasi volte ai generi originari possano essere molto brutte e fastidiose, però forse avrebbero dato meglio l’idea del tipo di personalità dei coinquilini (per me è chiaro che non rispecchierebbero il pensiero dell’autore). Alla luce del riscatto finale sarebbero state comunque compensate secondo me.
in ogni caso bravissimo anche per gli altri racconti che sto leggendo e apprezzando molto!
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10 agosto 2024 at 9:45
Ciao, grazie per il commento. Apprezzo molto il tuo consiglio.
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