Quest’estate sono andato a fare un periodo di soggiorno linguistico nei Grigioni, in Svizzera, per migliorare il mio tedesco. Nella piccola cittadina di Coira ho trovato una famiglia disposta ad accogliermi.
Quando sono arrivato c’era tutta la famiglia al completo a darmi il benvenuto. Livia, la madre, parlava italiano, poiché i Grigioni erano un cantone trilingue e lei era originaria di Roveredo, dove l’italiano era la lingua principale. Si è subito offerta di aiutarmi nel caso non comprendessi qualcosa, ma mi ha assicurato che mi avrebbe parlato unicamente in tedesco.
Il padre, Thomas, era un uomo robusto con una barba folta che faceva intravedere un simpatico sorriso. In mezzo alle mie gambe qualcosa accennò a un interesse, ma lo scacciai subito.
L’uomo doveva essere una grande amatore, perché aveva ben cinque figli. Tre ragazze, Selina e Jolanda dovevano avere circa la mia età, mentre Lea era ancora piccola, come anche Mathias, uno dei due ragazzi.
Tiago, il ragazzo maggiore era più grande di me e sembrava aver preso tutto da suo padre. Una corta barba biondiccia gli avvolgeva già la mascella e la maglietta lasciava esibire poderosi bicipiti.
Avrei dormito nella stanza dei ragazzi nel piano mansardato, dove avevano sistemato un letto per me. La stanza era grande come il mio salotto e aveva un bagno privato, che appena mi lasciarono sistemare le borse andai a sperimentare.
Con mio fastidio mi accorsi che mancava la chiave. La famiglia sembrava, però, molto educata, quindi, mi rilassai e svuotai la vescica.
Le prime settimane passarono con tranquillità. La mattina e il primo pomeriggio seguivo dei corsi intensivi di tedesco, mentre il resto del tempo lo passavo girovagando per la città o al fiume a fare un bagno coi ragazzi della famiglia o con i miei compagni di classe.
La seconda domenica decisi che era il momento di riprendere le mie abitudini e la mattina presto andai a correre come facevo di solito ai Giardini Margherita di Bologna. Corsi un po’ di chilometri tra i boschi, ammirando il panorama e scambiando lunghe occhiate con i ragazzi atletici che incrociavo.
Tornai a casa sudato, ma soddisfatto. Entrai piano nella mia stanza, cercando di non fare rumore. Mathias era già andato via, forse da un amico, ma il maggiore, come ogni finesettimana, stava ancora dormendo profondamente. Andai in bagno e mi spogliai.
Stavo per entrare in doccia, quando la porta si spalancò con uno scatto. Tiago coperto solo dai boxer mi fissò sorpreso. Quando i suoi occhi incontrarono il mio cazzo a penzoloni socchiuse in fretta la porta.
“Scusami, Luca. Pensavo non ci fosse più nessuno.”
Io risi imbarazzato. “Non fa niente. Avevo fatto piano per non svegliarti.”
Entrai in doccia e aprii l’acqua. Dopo un attimo, però, sentii bussare. Era ancora lui che mi chiamava.
“Luca, scusami davvero, ma non ce la faccio proprio più. Posso entrare a pisciare, per favore?” mi supplicò.
“Certo, certo. Entra pure,” risposi, tentando di mostrarmi a mio agio.
Entrò e sentii che sollevava l’asse del gabinetto. Spensi l’acqua per mettermi lo sciampo. Ci fu un istante di silenzio, poi iniziò lo scrosciare del suo piscio.
Vidi la sua figura eretta dietro il vetro satinato della doccia. Cercai di pensare ad altro, ma il mio cazzo riusciva a pensare solo a lui, quasi nudo, a pochi metri da me. Mi voltai per essere sicuro che lui non notasse la mia erezione.
Finalmente finì. Liberai un sospiro di sollievo. Riaccesi l’acqua.
“Sei andato a correre?” mi chiese, mentre si lavava le mani.
“Sì, ho fatto una corsetta nei boschi qui vicino.”
“Dovremmo andare insieme la prossima volta”
“Mi farebbe piacere.”
Finii di lavarmi e spensi l’acqua. Il bagno era nel silenzio. Doveva essere uscito. Aprii la doccia e presi l’accappatoio. Uscii e mi trovai lui che mi fissava. Sorrisi a disagio, mentre gocce d’acqua mi scivolavano ancora sul volto.
“Ti sei eccitato a sentirmi pisciare?” mi chiese, accennando un sorriso malizioso.
Il mio cuore iniziò a battere forte. Cazzo, se n’è accorto, pensai.
“No, non ho visto la tua erezione,” aggiunse subito come leggendomi nella mente. “Ma ho visto come mi hai guardato fin dal primo giorno. E soprattutto come hai guardato mio padre.” Si voltò senza dire altro e uscì.
Rimasi immobile per non so quanto tempo, poi finalmente mi ripresi e mi asciugai. Non sapevo cosa pensare. Uscii piano dal bagno, sperando che se ne fosse andato. Invece, era seduto a gambe divaricate sul mio letto. Nudo.
“Non credi che mio padre sia un po’ troppo vecchio per te?”
Deglutii e lo guardai senza sapere cosa rispondere. Il suo cazzo si ergeva nel pieno della sua virilità tra due palle sode.
“Dai, vieni a farmi godere,” mi intimò. Mi voltai a guardare la porta, preoccupato. Poi mi pentii del gesto, che era una conferma della mia remissività.
“Tranquillo. L’ho chiusa,” mi rassicurò, anticipando le mie paure. Poi si strinse il cazzo con un mano e lo agitò. “Forza. Ti dimostrerò che sono meglio di mio padre.”
Restai ancora un istante in piedi, fermo. Poi cedetti e mi inginocchiai fra le sue solide gambe, robuste come i suoi bicipiti. Gli accarezzai l’interno peloso delle cosce. Lui sorrise soddisfatto. “Succhia.”
Gli baciai la base del cazzo e gli leccai le palle che divennero sode e turgide. Poi con la lingua risalii il tronco della sua verga, arrivando a solleticare il prepuzio. Poi tornai nuovamente verso la base, verso le palle.
Ma lui era impaziente. Mi strinse la testa con le mani e me la sollevò, puntandola al suo cazzo. Spalancai la bocca e lui mi spinse sulla sua cappella lucida e gonfia. Lasciò la presa, mentre avvolgevo il suo palo di marmo.
Iniziai a pompare. Percepivo le sue vene con la lingua e mi gustavo la sua durezza in gola.
Portò una mano alla nuca e premette. Ingoiai il suo cazzo fino a sentire i suoi peli stuzzicarmi il naso. Vedevo che mi fissava, mentre mi teneva schiacciato.
Infine, mi liberò e tirai un respiro profondo, prima di riprendere succhiare. Mi appoggiò nuovamente le mani sulla testa e me la spinse a fondo. La sua cappella strofinava la mia gola. Poi mi bloccò e prese a scoparmi la bocca con goduria.
“Sai cosa mi piace del bocchino?” mi chiese, accompagnandosi con un colpo più forte. “Che solo io godo.”
Ebbi un conato di vomito. Lui dovette accorgersene e mi liberò dalla sua presa. Ripresi a respirare.
“Facciamo riposare quella tua boccuccia da succhiacazzi. Ora, fammi godere con il tuo culo.” Strinse nuovamente il suo cazzo e lo posizionò in verticale. “Forza, impalati. Fammi vedere quanto sei puttano. Il bocchino è un dovere, ma darmi piacere con il culo è un privilegio.”
Mi alzai e feci per mettermi sopra di lui, ma mi fermò.
“No, no, voltati. Voglio vedere il mio cazzo che affonda nella tua carne.”
Mi girai, dandogli la schiena. Scendevo lentamente sulla sua nerchia che mi puntava. Tiago mi bloccò appena sentii la sua cappella sfiorarmi il buchino.
“Che belle chiappe. Chi sa quanti cazzi hanno già fatto godere. Ma ora te lo rompo per bene.”
Mi fece scendere, più rapido di quanto volessi. Gemetti, mentre mi trafiggeva le interiora. Sentii quel palo duro fin dentro l’intestino. Respiravo affannoso.
Poi mi ordinò di muovermi. Mi sollevai lentamente e mi lasciai cadere. Mi sollevai di nuovo e di nuovo mi trafissi. Girai la testa per vederlo, continuando il mio sali e scendi. La sua barba si allargò in una risata.
“Che faccia da troietto. Ti piace proprio avere il mio cazzo in culo.”
Lasciò che mi impalassi da solo per un altro po’, poi mi fece sollevare. Mi spinse a quattro zampe sul letto.
“Ora te lo faccio veramente sentire.”
Si inginocchiò dietro di me e mi accarezzò le chiappe con la sua mazza. Poi lo strusciò sul mio buchino già umido e allargato.
Il vuoto dentro mi fece gemere di desiderio. Appoggiò le mani ai miei fianchi e vi si aggrappò con forza. La punta del suo cazzo mi stuzzicava il buco.
Poi con un violento colpo mi aprì in due. Nonostante fossi preparato, il colpo mi fece sfuggire un mugugno di dolore. Invece di bloccarsi, Tiago prese a fottermi insensibile.
Consapevole della sua forza nerboruta, assestava colpi decisi per farmi capire che ero in suo potere.
“Grida. Fa sentire a tutti quello di cui sono capace. Grida.” Avrebbe potuto anche non ordinarmelo, perché a ogni affondo lanciavo un gemito incontrollato.
Mi strinse i capelli con un mano, obbligandomi a inarcare la schiena, e mi montò come se volesse domare un cavallo selvaggio. Le sue palle sbatteva contro il mio culo, mentre iniziavo a sentire il suo sudore sulla mia pelle. Presi a menarmi il cazzo, ma Tiago mi levò subito la mano con uno strattone.
“Devi godere solo con il culo.”
I suoi colpi divennero più fitti, poi un grugnito virile accompagnò gli ultimi lenti affondi che svuotarono le sue palle dentro di me.
Tiago sfilò il suo cazzo e lo ripulì dalla sborra sulle mie chiappe.
“Ora puoi venire,” mi concesse, voltandosi.
Mi segai frenetico, percependo la sua densa sborra agitarsi nelle mie viscere. In un attimo mi schizzai sulla pancia e mi abbandonai esausto sul letto.
Dopo un po’ Tiago uscì dal bagno, dove si era fatto una doccia. Si sporse su di me. I suoi occhi vivaci e maliziosi mi fissarono. Poi sorrise e mi baciò, sfregandomi con la sua barba.
“Preparati che stasera ti do un’altra ripassata.” Mi scostò una ciocca di capelli dalla fronte.
A pranzo sembrava tutto normale. Si chiacchierava. Si scherzava. Eppure non potevo fare a meno di percepire qualcosa di diverso.
Non so chi ci fosse in casa in quel momento. Ma loro sapevano. Quelle occhiate. Quei sorrisini. Dopo aver finito di sparecchiare e di aver riempito la lavastoviglie feci per ritirarmi in camera.
Mentre stavo per salire le scale, una pacca sulle spalle mi fermò. Il padre mi sorrise orgoglioso.
“Tutto suo padre, mio figlio, eh?” esclamò. “Per fortuna che almeno lui non rischia di mettere incinta nessuno.” Mi salutò con un altra pacca sulle chiappe. “Bel culo,” disse e se ne andò in sala.
Io mi voltai e cercai di salire le scale con la maggiore naturalezza che potevo. Sentivo come se la sborra di Tiago stesse colando dal mio culo lungo le chiappe e tutti la vedessero.
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