«Ciao, scusami, sei Alessandro, vero?»
Mi voltai subito verso quella voce dal leggero accento inglese. Un affascinante ragazzo dai surreali occhi verdi mi fissava interrogativo.
«Er…sì-sì.» Balbettai.
«Ciao, io mi chiamo Adrian.» Si presentò, porgendomi la mano. «Scusami, se ti ho fatto aspettare, ma mi hanno avvertito solo poco fa che mi era stato assegnato il compito d‘accoglierti.»
Scossi il capo, stringendogli la mano. «Nessun problema. Tranquillo.»
Adrian sorrise. «Allora vieni. Ti accompagno al tuo dormitorio. Così puoi lasciare tutti i tuoi bagagli.»
Iniziai a raccogliere a fatica le mie tre borse con cui ero venuto.
Adrian rise. «Forse è meglio che ti dia una mano.» Prese una delle borse a tracolla e si in camminò verso il parco, facendomi cenno di seguirlo.
«Allora, tu di dove sei?» S‘informò.
«Capodistria.» Poi aggiunsi: «In Slovenia.»
«Io sono di Boston, ma mia madre è dei Grigioni. Il cantone qui a fianco, quello di San Moritz, per indenterci. Come mai arrivi solo ora, quasi a metà semestre?»
«I miei genitori si sono dovuti trasferire a Milano e hanno deciso di approfittare dell‘occasione per mandarmi a Lugano seguire questa scuola bilingue.»
«Hanno fatto un‘ottima scelta. Sono certo che ti troverai bene qui. Con noi.» Poi si fermò di colpo. «Siamo già arrivati. È questo.»
Alzai lo sguardo e mi sorpresi nel vedere che il mio dormitorio era una stupenda villa.
«Bella, vero? I dormitori sono quattro ville sparse per il parco del campus. Naturalmente sono dormitori esclusivamente maschili, come la scuola.» Spiegò Adrian. «Dai, entriamo.»
Superato il maestoso portone e una piccola anticamera, entrammo in un vasto salone da cui partiva una scala che portava al piano superiore. C‘erano tavoli e poltrone sui cui stavano due ragazzi.
«Hi, guys. Lui è un nuovo studente. Si è appena trasferito. So, please, be gentle with him.» Disse con un tono quasi di rimprovero. I due ragazzi sorrisero e fecero un cenno di saluto. «Vieni. Saliamo.»
Adrian sfilò un foglio dalla tasca e diede una veloce occhiata. «La tua stanza dovrebbe essere questa. È una doppia.» Bussò alla porta.
«Come in.» Rispose una voce dall‘interno.
Adrian aprì la porta. «Ciao, lazybones. Ti ho portato il tuo nuovo compagno di stanza.» Adrian indicò Alessandro, poi l‘altro ragazzo. «Alessandro questo è Flavio.»
Flavio stava sdraiato sul letto a torso nudo con indosso i soli boxer. Aveva i capelli corvini leggermente mossi e due occhi neri, un fisico tonico e ben delineato. Si alzò agilmente con un balzo e, sorridendo, venne ad abbracciarmi.
«Benarrivato alla Villa della Sole Autunnale. Sembri più piccolo. Di che hanno sei?» Chiese.
«Prima liceo.» Risposi titubante.
«Ah, perfetto. Perfetto.» Esclamò. «Io sono dell‘11th grade. Terza liceo.»
«Bè, allora lo lascio nelle tue mani. Io devo andare. Che sono impegnato.» Disse Adrian, facendo un cenno di saluto a Flavio. «See you around, Ale.» E si dileguò rapidamente.
«Well, well. Lascia qui le cose. Scendiamo subito che ti presento il resto della casa.» Si infilò in fretta una maglietta e un paio di pantaloni e mi spinse fuori dalla stanza.
Scendemmo nuovamente nel salone d‘ingresso, dove ora c‘erano molti più ragazzi.
«Vedo che vi siete già tutti raccolti qui per dare il benvenuto al nuovo arrivato.» Esclamò soddisfatto Flavio.
«Gente, questo è Alessandro. Frequenterà la prima liceo.» Gli studenti salutarono tutti in coro, poi Flavio iniziò presentarli uno a uno.
Furio del terzo anno era un atletico ragazzo castano, Costa, anche del terzo anno, aveva i tratti mediterranei. Poi c‘erano Max del secondo anno dallo sguardo arrogante e l‘algido Valerio del quarto anno. Infine due ragazzi del mio stesso anno: il biondiccio Aurelius e il giapponese Rikuo.
«Manca solo Bilal che è dovuto tornare dalla sua famiglia.» Concluse Flavio. «Ora, vieni.» Disse, prendendomi per un braccio. «Ti faccio visitare il campus.» Poi, rivolgendosi agli altri, aggiunse. «Voi, ragazzi, invece, preparate la cerimonia di benvenuto per il nostro nuovo amico.»
«Ma non è necessario. Va bene così.» Esclamai imbarazzato.
«Oh, non ti preoccupare. Il piacere è tutto nostro.» Replicò suadente Flavio, stringendomi le spalle.
Il campus era più grande di quanto immaginassi. Quando finalmente tornammo alla villa erano passate più di due ore di scarpinate fra i vari edifici e ville in cui era sparpagliato l‘istituto sulla collina.
«Sembri un po‘ stanchino. Dai, ormai siamo arrivati. Ci facciamo una doccia e poi andiamo a mangiare.» Disse premuroso Flavio.
Appena entrammo in stanza, Flavio si gettò su letto. «Fai pure prima tu la doccia, Ale.»
Io annuii e presi il mio sciampo e l‘asciugamano dalle mie borse che non avevo ancora disfatto. Entrai in bagno e chiusi la porta, esalando un sospiro di sollievo. Flavio era molto gentile, ma forse un po‘ troppo apprensivo. Mi sistemai in doccia e accesi l‘acqua.
Terminato di lavarmi, mi asciugai e uscii dal bagno con l‘asciugamo legato in vita.
Fui sorpreso e un po‘ infastidito nel scoprire che in stanza erano arrivati anche Furio, Costa e Max. Costa stava posizionando una telecamera su un piedistallo in un angolo, mentre Furio trafficava con una macchina fotografica. Max era sdraiato sul mio letto, sfogliando quello che riconobbi come il mio quaderno da disegno.
«Ehi, scusami.» Dissi, cercando di star calmo. «Quel quaderno è mio.»
Max sorrise provocante. «Disegni bene.»
«Max rimetti a posto il suo quaderno. Non è gentile. Tanto più che stiamo per dargli il nostro benvenuto.»
Max fece una smorfia, appoggiò sulla borsa il quaderno e si sedette sul ciglio del letto.
«Grazie.» Sibilai.
«Vedo che sei già pronto, Ale.» Osservò Flavio, con il suo solito tono di soddisfazione, come se ogni cosa accadesse solo per lui.
«Pronto? Per cosa?» Chiesi, leggermente astioso.
Flavio sorrise. «Per la cerimonia. Levati l‘asciugamano.»
«Cosa? No.»
Lo sguardo di Flavio divenne immediatamente severo. «Toglitelo. Ho te lo strappo via io.»
Tentai di prendere la borsa coi vestiti, ma Max la trascinò sotto di sé. «L‘asciugamano. Pivello.» Sussurrò.
Lo fulminai cogli occhi e mi voltai verso la porta. Furio mi si parò davanti. «Fa come dicono. È meglio per te.» Disse con tono gentile, ma perentorio. Guardai ancora un volta Flavio e lentamente mi sfilai il panno d‘attorno alle gambe.
Max fischiò, mentre Flavio sorrise, annuendo col capo. Io divenni tutto rosso. «Dammi la macchina fotografica.» Disse Flavio a Furio. «Vatti a sedere.» Il ragazzo prese posto accanto a Max sul letto.
«Ora tocca a te, Ale.» M‘invitò Flavio. Io lo guardai interdetto. «Fai loro una sega.»
Io aprii e richiusi la bocca sconvolto. «Tu sei matto.»
Flavio scosse la testa deluso. «Sei un po‘ tardo, novellino. O forse non ti è ben in chiaro la situazione. Tu ora vivi qui. E se non vuoi che il tuo soggiorno divenga un inferno dovrai fare ciò che ti diciamo.»
Deglutii. «Io…io…» Flavio era totalmente diverso da come me lo ero immaginato. La sua voce era sprezzante e i suoi occhi non esprimevano nulla, se non indifferenza.
«Muoviti.» Ordinò, sempre più impaziente. Roteai la testa, alla ricerca di una via di fuga. «MUOVITI.» Gridò, Flavio.
Lentamente mi avvicinai ai due ragazzi. Max rideva sotto i baffi. «Forza. Ti sta aspettando.» Disse, tastandosi con la mano in mezzo alle gambe. Mi inginocchiai fra loro due. «Spicciati.» Lamentò ancora Flavio, mentre incominciò a filmare con la macchina. Aprii la patta di Furio. Poi quella di Max, che tirò subito fuori il suo cazzo già un po‘ erezione. Misi la mia mano attorno a quel bastone e iniziai a muoverla su e giù. Su e giù. Mi faceva impressione quella carne viva che nel mio palmo cresceva, ma non ero disgustato. Volevo solo che tutto finisse il prima possibile. Furio estrasse anche lui il suo arnese e prese la mia altra mano e la portò sul suo cazzo. Li masturbai in simultanea, mentre gli altri due continuavano a filmare.
Dopo un po‘ le braccia cominciarono a dolermi.
«Ehi, non rallentare il ritmo.» Si lagnò, Max.
«Forse il nostro amico è un po‘ stanco.» Disse Flavio, con tono nuovamente amichevole. Io mi fermai. «Forse puoi cambiare ora. Usa la bocca.»
Mi voltai di scatto a guardarlo, nella speranza che stesse solo scherzando. Max agitò il suo pisello. «Dai, vieni a dargli un bacio.»
«Mai.» Esclamai, alzandomi. Feci per prendere la mia borsa coi vestiti, ma Flavio mi venne contro. Fu un attimo. Un suono secco e caddi a terra. Mi tastai la guancia che pulsava dolorante.
«Ti avevo avvertito.» Disse glaciale Flavio. «Forza, torna al tuo posto.»
Ritornai fra Max e Furio. Avvicinai la testa fra le gambe di Max. Aprii le labbra. Tirai fuori la lingua e diedi una veloce leccata alla sua cappella. Max rise. Mi prese la testa e me la spinse contro il suo uccello. Dovetti ingoiarlo tutto.
Aveva un sapore acre, era duro e liscio. Max iniziò a muovermi la testa. Poco a poco presi il ritmo. Mi stavo eccitando. Mi staccai da Max e mi rivolsi a Furio. Il suo cazzo aveva un sapore più buono ed era più grosso. Passai la lingua tutt‘intorno alla sua cappella. Poi giù fino alla base e di nuovo su fino alla cima. Avvolsi il glande con le labbra e incominciai a pompare. Furio iniziò ad ansimare.
Costa rise, da dietro la telecamera. «Sembra che il ragazzino ci abbia preso gusto a ciucciare.»
Mentre continuavo a succhiare il cazzo di Furio con la mano sinistra cercai l‘uccello di Max e ripresi a segarlo. Poi Max mi strattonò la spalla e io abbandonai il cazzo di Furio, che esalò un sospiro di delusione. Ingoiai subito l‘asta di Max. Lui mi spinse la testa ancora più giù, finché la sua cappella non toccò la gola. «Ah.» Gemette Max, lasciandomi la nuca. Io presi a pompare con foga.
«Piano, piano.» Disse, dopo un po‘ Flavio. «Non vorrai farli venire così presto.»
Io staccai le labbra dal cazzo di Max. «Cavolo, sei bravissimo.» Boccheggiò lui.
Flavio rise. «Allora, Ale. Ti piace?» Chiese.
Sapevo che dovevo rispondere di no. Avrei dovuto rispondere no. Ma quando aprii la bocca: «S-sì.»
I ragazzi scoppiarono a ridere. «Bravo, bravo. Ne vuoi ancora?» Chiese nuovamente Flavio.
«Sì.» Sussurrai.
«Non ho sentito. Puoi ripetere?» Dicendo questo si avvicinò al mio viso con la macchina foto.
«Sì, per favore. Ancora.»
Di nuovo scoppiarono tutti a ridere.
«Ora avrai di più. Molto di più.» Assicurò Flavio. «Sali sul letto. Mettiti a quattro zampe.»
Mi alzai a fatica da terra. Le ginocchia mi facevano male. Poi mi posizionai sul letto come mi aveva ordinato.
«Sai cosa ti aspetta ora, vero?» Mi chiese Flavio. Io annuii. «Allora, ragazzi, chi vuol essere il primo?»
«Io, io, io.» Esclamò Max, come un bambino viziato. Si era già spogliato tutto. Il suo cazzo svettava, durissimo, fra le sue gambe.
Flavio scosse la testa. «Meglio di no. Sei troppo impulsivo. Vai tu, Furio. Il bimbo è alla sua prima volta.»
Furio si levò i pantaloni e la maglietta. Aveva dei prominenti pettorali e gli addominali ben disegnati. Senza dire nulla si inginocchiò dietro di me. Per un attimo, che mi parve un’eternità, non successe nulla. Poi sentii il suo dito tastare il mio buchino. «È proprio un verginello.» Osservò, mentre il suo dito iniziò fare pressione sul mio buchino. «Relax.» Disse, accarezzandomi la schiena.
Inspirai ed espirai profondamente. Poi il suo dito riuscì a entrare. Gemetti di dolore. Rimase un attimo fermo, col dito dentro il mio culo, poi cominciò a rotearlo. Dopodiché lo tirò fuori e spinse ancora stavolta con due dita. Senti ancora dolore, ma iniziai a percepire anche un leggero piacere.
Quando infine Furio levò le dite, esalai un lamento. Furio rise. «Tranquillo. Ora arriva il meglio.» Sputò sul mio buco e poi spuntò ancora. Nuovamente il suo dito si appoggiò al mio ano. Iniziò a spingere. Ma sembrava più grosso. Faticava a entrare.
«Fa male.» Lamentai. Furio grugnì e spinse con maggior forza. Gridai. Era entrato. Avevo il suo cazzo dentro di me. Faceva male, ma era bellissimo.
Furio cominciò a muovere il bacino, lentamente, in un movimento di va e viene. Io ansimavo, mentre il dolore si affievoliva. «Ti piace?» Mi chiese. Io annui col capo. Furio allora aumentò il ritmo, dando botte sempre più profonde. Iniziai a gemere di piacere, portai una mano al mio cazzo e incominciai a masturbarmi.
«Chiudigli la bocca. Se no ci sentiranno.» Intimò Flavio a Max. Il quale non se lo fece ripetere due volte. Saltò sul letto e mi mise il suo cazzo davanti alla bocca, io la spalancai e lui lo ficcò dentro all’istante. Succhiavo a fatica, ma mi piaceva avere i miei due buchi riempiti.
Dopo un po‘ Flavio esclamò: «Basta, non ce la faccio più.» Si svestì in fretta, salì sul letto e fece scostare Max. «Ciuccia.» Mi ordinò. Il suo bastone era molto più grosso di quello di Max e Furio. Era venoso e pulsava. Mi avventai affamato e incominciai a pomparlo con ingordigia. «Ah.» Gemette Flavio. «Avevate ragione. È bravissimo. Succhia. Succhia, novellino.»
Intanto dietro sentii il cazzo di Furio uscire dal mio buco. Emisi un lamento per la sensazione di vuoto. «Calmo. Arrivo io.» Annunciò Max, con un risata. Mi penetrò con un solo colpo secco, avrei urlato, se Flavio non mi avesse ficcato il suo bastone fin in gola. Max scopava con rapidità e aggressività.
A un certo punto Flavio levò il suo cazzo e lasciò spazio a Furio, che sembrava non riuscire più a trattenere la voglia di ficcarmelo in gola. Iniziò subito a scoparmi la bocca. Il suo ritmo divenne sempre più frenetico. Sentii il suo cazzo irrigidirsi e vibrare. Poi fiotti di sborra mi colpirono il palato. Il liquido caldo mi scivolò in gola. Furio estrasse lentamente il suo uccello dalla mia bocca. Io poi glielo pulii con sollecitudine.
«È buona, vero?» Chiese Furio, con un sorriso in estasi. Sentii che anche Max mi stava fottendo con sempre maggior intensità. Diede due forti e profondi colpi, poi gridò di piacere. Percepii il calore della sua sborra nelle viscere. Il mio ano pulsava. Max sfilò con attenzione il suo pene. Io mi voltai di scatto a pulirglielo. Volevo gustare almeno le ultime gocce.
«Hai proprio un bel culo.» Disse Flavio, tastandomi le chiappe. «Preparati, it’s my turn.»
«Sì, ti prego. Ficcamelo dentro. Ti prego.»
Flavio rise, posizionò il suo membro sul buco ed entrò con facilità. Non sentii più nessun dolore, ma un immenso piacere. «Fottimi.» Flavio spinse il suo cazzo a fondo, poi l‘estrasse del tutto, poi ancora fino a che le sue palle non sbattevano sul mio culo. Dopo cominciò a montarmi con foga, stringendomi i fianchi con le mani.
Ansimava rumorosamente. Il mio cazzo stava esplodendo. I suoi versi di piacere divennero più acuti. Il suo cazzo fremette. Mi riempì il culo con un grugnito e si accasciò sulla mia schiena.
Poi rotolò di fianco, mentre io mi voltai a smanettarmi. Costa stava ancora riprendendo. «Aaaaah.» Due, tre schizzi partirono dal mio cazzo e mi sporcano la pancia.
Appena le sensazioni dell‘orgasmo si dissolsero, tornai in me. Furio e Max si stavano vestendo, Costa iniziò a smontare la telecamera. Senza degnarmi di uno sguardo uscirono dalla stanza.
Rimanemmo io e Flavio, ancora sdraiato a faccia in giù sul letto. «Cazzo, che scopata. Hai un culo da favola. Dopo questo non ne vorrò più provare altri.» Esclamò, alzandosi. «Vado a fare la doccia.» Mi arruffò i capelli con un mano. «Welcome, Ale.»
Appena sentii lo scrosciare dell‘acqua della doccia, gli occhi mi si riempirono di lacrime e scoppiai a piangere.
27 febbraio 2021 at 10:38
vorrei esserci stato io al posto loro, cosi mi divertivo un pò
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28 febbraio 2021 at 8:43
Non è mai troppo tardi per riprendere gli studi! 😉
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27 febbraio 2021 at 10:50
vorrei esserci stato io al posto di alessandro, cosi davo una bella lezione a quei 4
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28 febbraio 2021 at 8:42
Ah, sì? E che cosa avresti fatto? 🙂
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16 aprile 2023 at 22:19
Wow!! Bellissimo racconto.
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18 aprile 2023 at 7:42
Ciao! Grazie mille. Molto gentile. Che cosa ti è piaciuto di più?
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8 settembre 2024 at 15:32
che bello pieno di cazzo
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