Il panorama fuori dal finestrino scorreva monotono. Il Sole era basso e scompariva dietro i palazzi.
Luca fissava stancamente il suo riflesso nel vetro. La sua guancia appoggiata alla mano.
Era stata una lunga giornata. Si era alzato molto preso la mattina per andare a lavorare e al pomeriggio era andato a studiare in università. Chiuse gli occhi, quando un ultimo raggio di Sole riapparve tra le case e lo abbagliò.
Il bus rallentò la sua corsa e si arrestò alla fermata. Luca sentì qualcuno che prendeva posto di fianco a lui.
Il passeggero si mise comodo, allargando le sue gambe. Luca tossicchiò, infastidito da quell’invasione di spazio, ma non alzò lo sguardo.
Il passeggero scrollò le braccia per assestarsi sul sedile. Luca raddrizzò la schiena e squadrò il suo nuovo vicino di viaggio.
Era un nuovo ben piazzato, alto e grande, ma non grasso. I capelli crespi erano tagliati corti e rasati ai lati. Il suo aspetto minaccioso era attenuato dalla suo abbigliamento formale: una giacca grigia e una cravatta blu su una camicia bianca.
Luca fissò la gamba dell’uomo e gli lanciò un’occhiata irritata. Lui ricambiò con uno sguardo inespressivo.
Luca tentò di riportare la sua attenzione al finestrino, ma la gamba dell’uomo che premeva calda contro la sua lo agitava.
Provò a spingere di risposta e guardò nuovamente l’uomo che stavolta accennò a una strizzatina minacciosa degli occhi. Luca sospirò e strinse un po’ di più le sue gambe. Tanto non mancava molto alla sua fermata.
Era la prossima. Luca si alzò dal suo posto e fissò l’uomo che non sembrava molto intenzionato a farlo passare. Lui si limite a sollevare gli occhi.
«Mi scusi.» Luca aveva voluta dare alla sua voce fermezza, ma invece gli uscì quasi uno stridulo.
Finalmente l’uomo si alzò, ma non si spostò. Luca dovette schiacciarsi contro di lui. Qualcosa di duro e grosso premette contro le sue gambe.
Luca deglutì, sollevò gli occhi e incrociò lo sguardo dell’uomo che lo fissava. Abbassò subito la testa. Imbarazzato. Sentì il calore arrossargli le guance. Si sfilò rapido da quel involontario sfregamento.
Si aggrappò al palo freddo vicino alla porta. Si rese conto che il suo cuore batteva forte.
Una mano sfiorò la sua attaccato al palo. Si voltò di scatto. L’uomo era dietro di lui. Più vicino di quanto potesse sopportare.
Il bus si fermò e la porta automatica si aprì. Luca scese veloce e si incamminò verso casa.
Si accorse di star trattenendo il respiro. Respirò profondamente.
L’uomo lo stava seguendo? Voleva voltarsi a controllare, ma non osava. Infine, non riuscì più a trattenersi.
Era lì. Qualche decina di metri dietro di lui. E lo guardava. Luca si accorse di essersi fermato. Si voltò e accelerò il passo fino al parco.
Si arrestò un attimo di fronte all’ingresso. Deglutì e proseguì. Sentiva il cuore agitarsi nel petto. Raggiunse un vicolo cieco di alberi. Si girò.
L’uomo era dietro di lui. Vicino. Molto vicino. L’uomo si avvicinò ancora di più fino a sovrastarlo con la sua altezza.
Luca alzò lo sguardo. L’uomo lo guardava impassibile come aveva fatto fin dalla prima occhiata.
Luca sentì le sue ginocchia cedergli e si lasciò cadere al suolo.
La sua testa arrivava giusta giusta al livello del suo pacco. I pantaloni di tessuto non riuscivano a nascondere la sua grossa protuberanza che spingeva per uscire.
Luca alzò gli occhi verso l’uomo. Aprì la bocca, ma non sapeva cosa dirgli. Quell’uomo lo intimoriva. Così maschio. Non diceva nulla, ma sapevi cosa voleva.
E Luca voleva venerarlo. Voleva farlo godere. Perché era per quello che Luca era al mondo. Per dare piacere a lui. Solo a lui.
L’uomo abbassò la sua patta con un gesto lento e liberò dai boxer la sua mazza.
Era alta come lui.
Luca avvicinò la mano.
Era dura come lui.
Le sue sue labbra socchiuse sfiorarono la cappella, assaporando il pre-sperma.
Era grossa come lui.
Estrasse la lingua e diede un assaggiò più approfondito. La sua lingua umida scese dal prepuzio, giù, verso le palle.
Non lo sorprendeva che un uomo così dovesse allargare tanto le gambe sul bus. Gli leccò le palle sode e ruvide. Poi risalì nuovamente.
La sua lingua seguiva il gonfiare fino alla cima. Le labbra avvolsero la grossa cappella. La lingua ruotò attorno al glande. Poi Luca si spinse a fondo.
Il cazzo penetrò nella sua bocca. Nella sua gola. I peli dell’inguine gli irritarono il naso.
La cappella gli soffocò il respiro. Ma Luca rimase immobile. Perché il piacere di quell’uomo veniva prima dell’aria.
Infine, si staccò. Espirò rauco. Ma si rigettò immediatamente sul quel bastone.
Succhiava come se ne andasse della sua vita. Portò la sua mano alle sue palle e gliele massaggiò con dovizia. L’uomo gemette, ma strinse i capelli di Luca e lo sollevò dal suo cazzo.
Luca guardò colpevole l’uomo.
«Non va bene?» Chiese.
L’uomo non rispose. Lo fece alzare tirandolo per i capelli, poi lo spinse a voltarsi. Luca appoggiò le mani all’albero di fronte.
Con uno strattone l’uomo li abbassò i pantaloni e le mutande. Luca ebbe un fremito, mentre il suo culo restava all’aria.
Le mani grosse dell’uomo gli massaggiarono le chiappe. Gliele allargò leggermente, anche se non era necessario. Con il ragazzo piegato, il suo culetto si apriva timidamente e mostrava il buchino, pronto per il suo cazzo.
L’uomo si sputò sulla mano. Luca sussultò al tocco delle sue dita nella sua parte più intima. Un dito fu spinto dentro. Un gemito si spezzò in gola a Luca.
L’uomo non si perse troppo nel preparare il suo buco. Estrasse il dito e si sputò nuovamente sulla mano.
La sua cappella solleticò il buchino di Luca. Il ragazzo ansimò desideroso.
L’uomo non si fece attendere. Con una sola sicura spinta affondò il suo cazzo fino alla base. Luca trattenne un grido. L’uomo non aspettò neppure che Luca riprendesse il fiato e prese a muovere il suo bacino con ritmo.
Lentamente il dolore fece spazio al piacere e Luca prese a gemere sommesso. Si portò una mano al suo cazzo, ma fu spinta via subito dall’uomo che gli fece cenno col mento di tenerle davanti.
«Godi col culo.» Intimò. Aveva una voce salda che non era abituata al dubbio.
L’uomo stringeva con forza i fianchi di Luca, aiutandosi nei colpi sempre più rapidi. Iniziò anche lui ad ansimare leggermente.
Poi con tre lunghi colpi liberò con un rantolo il suo piacere dentro Luca. Si fermò attimo a prendere fiato. Poi tirò fuori il suo cazzo barzotto. Lo pulì sulle chiappe di Luca. Si chiuse la patta.
«Prendo il bus sempre a quest’ora.» Disse e si voltò, lasciando Luca ancora appoggiando all’albero. Il culo sollevato e un filo di sborra che gli colava dal buco.
Quando si fu assicurato che l’uomo era scomparso alla vista, Luca si voltò. Portò la mano al culo.
Sentì la sborra ormai fredda sporcargli le chiappe e il filo che colava dal suo buchetto. Il cazzo gli faceva male talmente era duro.
Si sedette sui talloni e prese masturbarsi rapido, pensando al frutto dell’orgasmo di quell’uomo che gli si muoveva nel retto. Fu un attimo e schizzò su l’erba. Si accasciò sul prato e lasciò che il piacere gli scivolasse via.
Leggi la seconda puntata: “Mi sono scopato il ragazzo del bus”.
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