Molleggiai le ginocchia e strofinai la pianta del piede sulla sabbia ruvida che copriva il pavimento del cortile del gimnasio. Philo mi fissava senza neppure osare sbattere le palpebre. Piccole gocce di sudore gli segnavano le tempie. Avevo le mani posizionate davanti a me e iniziai a muovermi in circolo. Philo fece lo stesso, attento a non lasciarmi nessuna possibilità di prenderlo di sorpresa.
Ma tutta la sua prudenza non l’avrebbe salvato. Mi avventai risoluto contro di lui. Philo resse lo scontro e riuscì a tenersi in equilibrio. I nostri corpi nudi iniziarono a lottare. Non fu una lunga lotta. Con paio di agili movimenti delle gambe riuscii a torcere Philo e gettarlo di peso per terra.
Lo schiacciai con il mio ginocchio sulla sua schiena. Lui picchiò il pugno sulla sabbia. Si era arreso. Mi sollevai e gli offrii la mia mano per aiutarlo ad alzare.
Sentii un piccolo applauso e dei fischi. Dal portico i miei amici esultavano per la mia vittoria. Mi guardai in giro e finalmente incontrai lo sguardo di Zeno che mi fissava a braccia conserte. Il nostro gimnasarca annuì inespressivo e io non potei che sorride di orgoglio. Il gimnasarca era stato un eroe di guerra. Aveva consegnato al nostro villaggio le sue più grandi vittorie in battaglia. Dopo una grave ferita che gli segnava ancora la gamba era diventato il capopalestra del nostro gimnasio. Nonostante quella cicatrice era ancora il guerriero più forte del villaggio.
“Grande, Niko.” Iason mi strinse la spalla, quando mi unii a lui e a Lisandro sotto il portico.
“Sei davvero imbattibile. Sarai sicuramente un guerriero.” Aggiunse Lisandro. Io annuii senza falsa modestia. C’era un tocco di ansia nella voce di Lisandro. Lui non era così sicuro che sarebbe riuscito ad atterrare il suo avversario durante il Giudizio della Lotta.
Il mio villaggio non è una colonia popolosa e importante come Taranto o Crotone, ma abbiamo anche noi le nostre orgogliose tradizioni. Tra pochi giorni si terrà il Giudizio della Lotta. È il rito di iniziazione che tutti i ragazzi come me aspettano. A 16 anni noi maschi dobbiamo partecipare a un incontro di lotta fra di noi che segnerà per sempre il nostro posto all’interno della colonia.
Il Giudizio della Lotta dipende anche molto dalla fortuna. Dalla fortuna di finire con un avversario più debole di te. Lisandro poteva solo sperare di non dover fronteggiare qualcuno di più forte, se voleva avere una possibilità di essere fra i guerrieri. Io non correvo questo rischio. Non c’era nessuno che mi potesse sconfiggere.
Il portico fu percorso da un improvviso boato di entusiasmo. Mi voltai di scatto. In mezzo al cortile Cleon aveva messo a tappeto Andreas quasi con la stessa velocità con cui io avevo sconfitto Philo.
“Sembra che forse ci sarà competizione anche per te, Niko.” Mi inzigò Iason, assestandomi un pugno amichevole sulla spalla.
Non risposi alla sua provocazione, ma mi limitai a fissare gelido Cleon che ricambiò lo sguardo, ma lui sorrise e accennò un saluto.
Mi voltai, scrollando le spalle. Non avevo nessun motivo di temerlo. Ero, comunque, il più forte. “Andiamo a lavarci.” Dissi, invitando i miei due amici a seguirmi.
“Ci voleva proprio un bagno.” Disse Iason, sistemandosi la tunica, mentre uscivamo dal grande salone delle vasche.
“Ehi, lo sentite anche voi?” Lisandro ci fece cenno con la mano di fermarci.
“Non sento nulla.” Iason alzò le spalle con disinteresse.
“Sì, viene da lì.” Dissi, indicando gli appartamenti del gimnasarca. Quando iniziammo ad avvicinarci, i suoni divennero più chiari. Erano dei gemiti. Mi portai un dito alle labbra, invitando i miei amici a far silenzio. La porta dello studio dell’allenatore era socchiusa. Sbirciammo dentro. Trattenemmo tutti e tre il fiato.
Zeno era seduto su una sedia. Nudo. La sua solida virilità svettava fra le sue gambe. Quello era la verga di un guerriero.
La sua asta percorsa da una grossa vena svaniva ritmata tra due rotonde chiappe. Un ragazzo si sollevava e si lasciava cadere. La sua carne avvolgeva la grossa virilità di Zeno. Era uno dei suoi assistenti. Era un rotto.
Il Giudizio della Lotta decide il ruolo che un ragazzo avrebbe avuto nel villaggio. Quello che vinceva sarebbe stato un guerriero, il perdete sarebbe stato un sanitario, o come venivano chiamati più comunemente un rotto, un aperto.
Le origini di questa cerimonia si perdono nella notte dei tempi. Anche i nostri sacerdoti non sanno, quando fu stabilita. È un rito in onore di Marte, dio della guerra, ed è un passaggio fondamentale per noi giovani. Segna la fine della nostra giovinezza e l’inizio alla vita adulta.
I ragazzi che vincono sono riconosciuti come i guerrieri della tribù. A loro vanno tutti gli onori, ma anche la responsabilità e il dovere di governare il villaggio e di difenderlo in caso di guerra. I sanitari sono coloro che si occupano di curare i guerrieri e di assicurarsi del loro piacere.
“Dai, ragazzi, andiamo.” Lamentò Lisandro, tirando per una spalla Iason.
Ero ipnotizzato. Zeno è sempre stato il mio idolo. Tutti i rotti era pronti a soddisfarlo, quando lui volesse. E io sarei diventato come lui.
“Niko, dai, basta.” Lisandro insistette.
Zeno aveva afferrato i fianchi del ragazzo rotto con le sue grosse mani e gli fece accelerare il ritmo. Il ragazzo gemeva ogni volta che si lasciava trafiggere dalla sua lancia. Alla fine distolsi lo sguardo. Avrei voluto rimanere per vedere quando Zeno si sarebbe preso il suo piacere. Ci allontanammo alla chetichella, mentre alle nostre spalle i gemiti divennero più intensi.
“Ti imbarazza guardare che fanno sesso, eh?” Iason spintonò Lisandro.
“Potevano vederci.”
“Secondo me ti crea disagio, perché hai paura che finirai anche tu con un palo su per il culo.”
Lisandro strinse i pugni, lanciando un’occhiata piena d’odio a Iason
“Lascialo in piace, Iason. Vedrete che tra qualche giorno saremmo tutti e tre dei veri uomini.”
Finalmente arrivò il giorno della cerimonia. L’arena era una grande incavatura naturale nella roccia. Gli alti spalti scolpiti nella pietra erano affollati di uomini. Le loro grida e risate echeggiavano fino alla caverna, dove noi ragazzi ci stavamo preparando. Ci eravamo spogliati e cosparsi di olio e ora eravamo in attesa di venir chiamati. Alcuni di noi erano seduti per terra, altri erano troppo tesi e camminavano avanti e indietro.
Infine, nell’arena scese il silenzio. Sta per iniziare. Trattenni il fiato.
“Lykos.” Urlò la voce stentorea di uomo. “Myron.” Gridò nuovamente.
Myron e Lykos si guardarono e annuirono. Camminarono lungo la grotta e svanirono nella luce al termine della galleria, entrando nell’arena.
Le grida della folla accompagnarono tutto l’incontro, ma quando fu terminato esplosero. Non era durato molto. Anche se non potevamo vedere nulla, sapevamo chi aveva vinto. Myron era un ragazzo gracile dai folti boccoli castani. Non aveva nessuna possibilità contro Lykos, che sembrava già un uomo fatto.
“Lisandro. Xenon.”
Lisandro inspirò profondamente. L’ansia gli si leggeva in volto. Xenon non era uno dei ragazzi più forti, ma restava un avversario temibile per lui.
“Forza. Ce la puoi fare.” Lo incoraggiai, stringendogli la spalle.
“Dai, ti poteva andare peggio.” Iason gli diede un pacca sulla schiena. Lisandro lo fulminò con lo sguardo. Iason sorrise e gli fece l’occhiolino.
“Secondo te ce la farà davvero?” Chiese Iason, quando Lisandro e Xenon furono svaniti nell’arena.
Sospirai. “Sì, sicuramente. È il nostro Lisandro.” Dissi, ma non ne ero convinto.
Molte amicizie si rompevano dopo questo giorno. Speravo davvero che noi tre saremmo potuti restare ancora amici. Lo scontro di Lisandro fu più lungo, quasi estenuante. Ma alla fine terminò anche lui. Io e Iason non parlammo più, mentre una coppia dopo l’altra i nostri compagni entravano nell’arena. Iason ebbe la fortuna di finire con Tycho. Avrebbe vinto senza problemi.
Ormai eravamo sempre meno. Feci scorrere lo sguardo su chi era rimasto. Non c’erano molti rischi per me. Mentre li studiavo uno a uno, i miei occhi si incrociò con quelli di Cleon. Ci fissammo per un lungo istante. Poi Cleon sorrise. Io distolsi lo sguardo irritato. La sua sicurezza e la sua calma mi infastidivano. Sapevo che era sbagliato. Dovevo restare concentrato e non farmi influenzare.
“Niko.” Il mio nome fu finalmente chiamato nell’arena. Mi alzai in piedi stringendo i pugni. Chi sarebbe stato il mio avversario? “Cleon.”
Io e Cleon ci scambiammo uno sguardo di intesa. “Che vinca il migliore.” Disse Cleon.
“Il migliore.” Ripetei e fianco a fianco ci incamminammo verso l’arena.
Dopo essere stati a lungo in quella grotta uscire alla luce fu quasi accecante. Dalla folla si elevò un coro a salutarci. Le braccia si agitavano. Sentivo che urlavano il mio nome. E quello di Cleon.
Ci portammo di fronte al vecchio uomo dalla lunga barba bianca che stava eretto al centro dell’arena.
“Conoscete le regole. Salutate il vostro avversario e portatevi nelle vostre posizioni.” Il vecchio allargò le braccia, indicando ai suoi lati.
Io e Cleon ci allontanammo e ci portammo uno di fronte all’altro. Piegai le ginocchia e sollevai le braccia in posizione di combattimento. Il vecchio si portò ai margini dell’arena.
In questa lotta l’unica arma è quello che si ha tra le gambe. La nostra virilità è la nostra spada, la nostra lancia. E il nemico non è vinto, finché la lancia non è piantata in profondità nella sua carne e il marchio del vincente non è stato riversato dentro di lui.
“Che lo scontro abbia inizio.” Urlò il vecchio e la folla urlò con lui.
Mi lanciai verso Cleon e lui mi corse incontro. I nostri corpi cozzarono, mentre le nostre braccia si avventavano le une contro le altre. La presa di Cleon era tanto salda quanto la mia. Spingevo contro di lui, ma restavamo immobili. Sentivo la sabbia sotto i miei piedi scivolare lentamente.
Eravamo in una situazione di stallo e il pubblico si stava agitando. Riuscii con un movimento agile a liberarli e feci rovesciare a terra Cleon. Mi gettai si su di lui con tutto il mio peso.
Mi sarebbe bastato infilarglielo dentro. Il buco del culo è quanto di più sacro in un uomo e, quando viene violato non c’è più nessuna possibilità di tornare indietro. La vittoria viene solo, quando si rilascia il seme, ma tutti quelli che finiscono per prenderlo in culo, cedono. Non ha importanza lottare oltre. Il tuo è stato rotto di fronte a centinaia di uomini.
Cleon rotolò di lato e riuscì a schivare il mio colpo. Fummo di nuovo tutti e due in piedi a studiarci. Cleon si stava rivelando un avversario più temibile di quanto avessi sperato. Ma non avrebbe avuto la meglio. Lanciai un grido e mi buttai contro di lui. I nostri pugni volavano rapidi. Cleon afferrò il mio sinistro e io il suo. Spingemmo, cercando di liberarci della presa dell’altro con l’unico risultato di rotolare nella sabbia. Eravamo schiacciati uno contro l’altro.
“Che cosa…!?” Sentii qualcosa gonfiarsi e premere contro la mia gamba.
“Lo senti? E la spada che segnerà la tua fine.” Mi provocò Cleon.
Tentai di liberarmi, ma finii schiacciato sulla pancia. Cleon mi afferrò le braccia e me le strinse dietro la schiena. Trattenni un grido, mentre il dolore mi obbligava a inarcare la schiena. Si sedette a cavalcioni sopra di me.
Riuscii a girare le testa. La sua virilità era completamente eretta e spuntava minacciasa da sopra le mie chiappe. Cleon, tenendomi strette le braccia con una mano, spinse la mia testa contro la sabbia. Fece scorrere la sua asta fra le mie chiappe. Sentivo la sua vena stuzzicarmi il buchino.
“Sei pronto?”
“No, non farlo.” Mi agitai tentando di sfuggire alla sua presa, ma Cleon tirò con maggior forza le braccia. La sua cappella mi sfiorò il buchino. Spinse. L’olio aveva reso il suo cazzo scivoloso e, nonostante la resistenza del mio buco inviolato, la cappella riuscì ad aprirsi un varco.
Trattenni un lamento, mentre la mia carne veniva aperta in due dalla sua asta. Cleon continuò a spingere imperterrito. La sua virilità dovette scontrarsi con un altro ostacolo, perché si diede uno slancio. Il colpo mi troncò il respiro. Mi sembrava che mi avesse trafitto con una spada. Le mie mani strinsero forte la sabbia per terra.
Ma non era finita. Non ha importanza quello che dicono. Non è finita, finché non avrà riversato il suo seme. Mi agitai, tentando di divincolarmi. La mia resistenza sembrò prenderlo alla sprovvista, ma il suo cazzo restava ben piantato nella mia carne.
“Cosa ti agiti? Ormai ti hanno visto tutti.”
“Non è… ancora… finita.” Gridai e con un ultimo sforzo riuscii liberarmi dalla sua presa e rotolando il suo cazzo si sfilò dal mio buchino. Mi appoggiai a quattro zampe e riprendere fiato. Cleon rimase in ginocchio sulla sabbia. Non riuscivo a capire se sorrideva o era furioso, ma non si mosse. Mi fissa con tranquillità. I suoi giovani muscoli lucidi per l’olio guizzavano alla luce del Sole.
Dalla folla si sollevarono i “BUUU”. Non capivo. Erano contro di me? Cleon approfittò della mia distrazione. Si sollevò e si gettò contro di me. Lottammo nuovamente nella sabbia. Finii nuovamente schiacciato dal suo peso. Stavolta non attese per infilarmi il suo cazzo. Come un giavellotto che piombava dal cielo me lo piantò nel culo. Non potrei trattenere un grido di dolore. I palchi furono percorsi da una risata.
Cleon mi afferrò le braccia con una mano e me le girò nuovamente sulla schiena, mentre con l’altra mano mi strinse i capelli e mi obbligò a inarcarmi indietro. Iniziò a muovere il bacino. Il suo cazzo si muoveva nel mio buchino. Ogni colpo mi causava una fitta di dolore come se fossi trafitto da una freccia. E un’altra. E un’altra ancora.
“Avresti fatto meglio a non resistere.” Mi sussurrò all’orecchio Cleon. “La senti la folla come esulta e mi incita?”
Degluii. In verità attorno a me sembra sceso il silenzio. Come se fossi morto. Le mani di Cleon mollarono le loro prese e i caddi sulla sabbia senza più fare nessuna resistenza.
Non durò a lungo. Eravamo ragazzi. Ancora pochi affondi e Cleon lanciò un gemito di liberazione e vittoria. Sentii il suo liquido caldo riempirmi. Estrasse il suo cazzo e si accasciò indietro sui gomiti. La folla urlava. Era veramente il campione della colonia.
Un rivolo denso del suo seme mi colò fuori dalle chiappe come sangue. Mi sollevai a testa bassa e, mentre Cleon agitava in alto le braccia verso gli spalti, mi allontanai verso l’uscita sotto la tribuna.
Quando i miei occhi si furono abituati alla debole luce della sala, vidi Lisandro. Trattenni il fiato. Era a quattro zampe in un angolo e il vecchio arbitro della barba bianca dietro di lui. E lo stava scopando.
Sapevo che non dovevo essere sorpreso. Anche se avevo cercato di convincermi che avrebbe potuto farcela, nel profondo sapevo che Lisandro era destinato a quello. Ma ora che condividevo il suo fato, non potevo sentire una stretta al cuore. Era quello mi aspettava. E forse lui era più pronto di me.
Mi allontanai in fretta senza guardare dove stavo andando e mi finii per andare a sbattere contro qualcuno. Alzai gli occhi.
“Iason.” Esclamai quasi con sollievo.
Di tutta risposta Iason mi diede uno spintone. “Allora cosa si prova a non essere più il figo della palestra?” Mi chiese con disprezzo, sollevando il mento in un gesto di disdegno.
“Volevi essere il più grande dei guerrieri e ora l’unica spada che avrai, la riceverai nel culo.” Disse Lykos alle sue spalle. C’era anche Philo. Philo che avevo sempre battuto nel cortile del gimnasio ora era un guerriero. Mentre io ero un rotto.
Ero senza parole. Quello mi faceva più male era il disprezzo di Iason. Il mio amico. Il mio migliore amico.
“Ora fai il tuo dovere, rotto.” Esclamò Iason, agitando con la mano il suo cazzo nuovamente in tiro.
Scossi la testa, facendo alcuni passi indietro, ma Philo si era spostato alle mie spalle mi spinse in avanti, schiacciandomi verso il basso.
Le mie ginocchia cedettero e finii per terra di fronte a Iason.
“Forza, non puoi tirarti indietro. Apri la bocca e succhia.” Mi spinse la sua minchia verso la bocca. Mi rifiutai.
“Fai ancora il pretenzioso? Guarda che ora sei solo un rotto e devi fare quello che diciamo noi guerrieri.” Mi tirò un calcio in pancia.
Aprii la bocca in un gemito e lui mi ficcò la sua asta fra le labbra. Mi afferrò la testa con le mani e iniziò a scoparmi la gola.
“Ecco a cosa serve la tua bocca. Così non dovrò più sentire le tue sbruffonate.”
Philo e Lykos ridacchiarono. Avevano iniziato a masturbarsi. Si aspettavano sicuramente lo stesso servizio dopo.
Non riuscivo veramente a capire da dove arrivava tutto questo odio per me da parte di Iason. Avevo sempre pensato fossimo amici. Veri amici. Ero mi stava fottendo la bocca con astio, quasi a volermi dislocare la mascella. Infine, iniziò ad ansimare.
“Ecco, ingoia il seme di un guerriero come io ingoiavo le tue vanterie.”
Fiotti caldi e densi in inondarono la bocca. Spinse il suo cazzo in fondo e i suoi liquidi mi colarono in gola. Per fortuna era durato poco. Finalmente estrasse il suo cazzo.
“Ora tocca a me.” Esclamò Philo, prendendo il posto di Iason.
Mi pianto il suo cazzo di fronte al volto. Avevo il respiro ancora affannato. Ma non avevo scelta. Feci per aprire le labbra, ma Philo fu spintonato via.
“Che cazzo ti prende?!” Gridò Philo.
Alzai gli occhi. Qualcuno si era messo di schiena di fronte a me, schermandomi dagli altri ragazzi.
“Cleon?” Balbettai.
“Non ti immischiare, Cleon. Tu hai già avuto la tua parte con lui.” Disse Iason, facendo cenno a Cleon di allontanarsi.
“E voi avete avuto la vostra oggi. Chi oserà toccarlo ancora, se la vedrà con me.”
Iason si avvicinò a Cleon. I due ragazzi si fissarono per qualche istante in silenzio. Alla fine Iason distolse lo sguardo e si voltò. Non prima di aver sputato ai piedi di Cleon.
“Andiamo ragazzi.” Disse Iason e con un movimento della mano, indicò ai suoi compagni di seguirlo.
“Ma Iason…” Iniziò a lamentarsi Philo, che non era riuscito ad avere la sua parte.
“Ho detto andiamo.”
Philo lanciò un ultimo sguardo di sfida a Cleon e poi a me, prima di allontanarsi.
Iason aveva trovato dei nuovi amici. Ora era lui il capo. Forse era questo che risentiva nei miei confronti: che ero stato un po’ il capo del nostro gruppetto. Cleon rimase immobile a fissare i tre che si allontanavano, quando furono finalmente lontani si voltò verso di me.
Mi sorrise. Quel sorriso amichevole e gentile che mi faceva sempre. Almeno questo non era cambiato. Mi allungò la mano. Non mi ero reso conto di essere ancora per terra. Accettai il suo braccio e mi tirò su.
“Non devi più preoccuparti per loro.”
Il suo tono paterno mi irritò. “Non avevo bisogno del tuo aiuto.” Replicai stizzito e mi voltai per andarmene. Mi fermai subito. Abbassai la testa. “Grazie.” Sussurrai.
Lui a sorpresa mi abbracciò di spalle.
“Ora sei mio. Solo mio.” Disse.
Ebbi come una rivelazione. Tutti quei sorrisi, questi gesti, per Cleon ero sempre stato di più di un avversario per tutto questo tempo.
Sentii che un sentimento finalmente emergeva dal profondo, dove l’avevo seppellito. Mi voltai. Lui mi fissava. C’era paura e insicurezza nel suo sguardo.
Forse aveva sempre avuto paura di perdermi. Sorrisi. E lo baciai. Stavolta fu lui quello sorpreso, ma ricambiò il bacio.
Sentii che qualcosa si gonfiava fra le sue gambe.
“Sembra che qualcuno non ne abbia avuto ancora abbastanza.” Lo canzonai, indicando il suo cazzo quasi eretto che schiacciava contro di me.
“Bè, non sono l’unico.” Replicò, mentre con il suo cazzo colpiva il mio che si stava lentamente indurendo. Scoppiammo a ridere. Poi distogliemmo lo sguardo imbarazzati.
“Andiamo?” Chiese Cleon, porgendomi la mano.
Io lo guardai un attimo. Poi sorrisi e gliela strinsi e ci allontanammo mano nella mano.
21 marzo 2021 at 11:36
bellissimo racconto davvero molto ecitante
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22 marzo 2021 at 18:16
Ciao, Alex! Grazie! Sono contento che ti abbia eccitato! 😉
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