Quattro e cinque. Quattro e sei.

Alessio continuava a fissare con ossessione l’orologio del suo telefono. Il tempo sembrano non passare mai.

«… al centro dei petali troviamo le antere che circondano il carpello. Nel fiore il carpello svolge la funzione riproduttiva. In alcuni casi, ma non in questo, il carpello si allunga nello stilo che lo unisce allo stigma…» La professoressa proseguiva imperterrita la sua lezione.

Quattro e nove.

In genere ad Alessio piacevano le lezioni di biologia, ma oggi l’unico pensiero che occupava la sua mente era che la scuola finisse il prima possibile.

Meno cinque. Meno quattro. Meno tre. Meno due…

«Driiiiidriiiiin.»

Alessio esalò un sospiro di sollievo, mentre la campanella del liceo risuonava per i corridoi e le aule.

«Ragazzi, per settimana prossima terminate il capitolo sulle piante.» Disse la professoressa.

Alessio chiuse con un colpo secco il libro di biologia, raccolse i suoi appunti e l’astuccio. Con agilità si fece largo fra gli studenti e le studentesse che abbandonavano la scuola. Le lezioni erano finalmente finite.

«Sei già qua?» Gli chiese suo fratello senza staccare gli occhi dallo schermo del computer, quando lo sentì entrare in camera.

Alessio gettò lo zaino di fianco al suo letto. «Devo andare via subito.» Si levò la maglietta e ne mise una nuova. «Bene, vado. Ci vediamo dopo.»

Suo fratello annuì.

«Anzi, no, aspetta. Fatti in là.» Alessio si fece spazio sulla sedia di suo fratello, che si lamentò. «Fammi veloce controllare una cosa.»

Gli stava venendo un terribile dubbio. Vuoi vedere che ho sbagliato data? Forse non è oggi. Digitò rapidamente.

«Ancora quel sito di racconti e fumetti gay?» Lo sbeffeggiò suo fratello, dopo aver letto.

Alessio lo spintonò, facendolo cadere dalla sedia. Nome. Codice. Aprì i messaggi.

«Cinque e mezza. Venerdì.» Lesse. «Ok, è tutto giusto. Ri-ciao.» Salutò nuovamente, dopo essersi sconnesso.

Alessio raggiunse il giovane salice sulla riva del Lago Maggiore. Si guardò intorno.

Non c’è ancora nessuno.

Diede un’occhiata all’ora. Era puntuale. Il posto era corretto. Non c’era dubbio. Si accasciò fra le nodose radici dell’albero e volse lo sguardo verso il lago.

La leggera brezza faceva dondolare i lunghi e flessuosi rami del salice che accarezzavano l’acqua. L’aria era pregna di un forte odore di foglie e prato. Un ragazzino lo stava fissando poco lontano.

È lui. Lo riconobbe Alessio, alzandosi di scatto. Gli fece un cenno di saluto con la mano. I due ragazzi si andarono incontro.

«Ale?» Chiese timidamente il ragazzo, quando furono uno di fronte all’altro.
Alessio sorrise amichevole. «Fra?»

«Ciao. Scusa il ritardo, ma non ero sicuro che fossi tu.»

Entrambi si squadrarono con attenzione, insicuri su come salutarsi. Erano passati quasi tre mesi da quando si erano conosciuti in Rete. Si erano scritti, avevano chattato, ma questo era il loro primo incontro. Alessio avrebbe voluto vedersi prima, ma c’era voluto molto tempo per convincere Francesco.

«Sono più brutto che in foto?» Chiese Alessio, fingendo un tono offeso.

Il viso di Francesco si tinse di un leggero velo rosso. «No, no, anzi sei molto più bello.» Si affrettò a correggersi Francesco.

Alessio rise. «Anche tu sei molto carino.»

Francesco divenne ancora più rosso.

«Sai. Questo posto è anche uno dei miei preferiti.» Disse Ale.

Fra sorrise gentile. «Vengo spesso qui. A disegnare.»

«Prima o poi dovrai farmi vedere uno dei tuoi famosi disegni.»

«No, no. Non sono nulla di speciale. Non ne vale la pena.» Esclamò imbarazzato il ragazzo.

Ale sorrise. «Facciamo una camminata?» Chiese, facendo un cenno col capo verso il sentiero che si snodava lungo la riva.

Francesco annuì e si allontanarono chiacchierando. O meglio, Francesco parlava, mentre Alessio ascoltava, non potendo fare a meno di ammirare il suo amico.

Il Sole che filtrava tra gli alberi brillava sulla sua pelle chiara. I suoi occhi vivaci mutavano il colore dal verde all’oro, mentre i suoi crespi capelli castani si muovevano con il vento.

«Non è strano?» Domandò a un certo punto Francesco.

«Uh? Che cosa? Perdonami ero un attimo soprappensiero.» Si scusò Ale, mentre riportava l’attenzione dal profilo di Francesco alla sua voce.

«Che non ci siamo mai incontrati prima. Neanche qui.»

Alessio alzò le spalle. «Non so. Forse ci siamo incontrati, ma non ci siamo visti.»

«Ehi, guarda chi c’è.» Tre ragazzi seduti su un muretto indicarono Fra’ e Ale.

Alessio rallentò il passo. «Li conosci?» Chiese.

«Non ti fermare. Andiamo.» Sussurrò Francesco, abbassando lo sguardo e accelerando il passo.

«Ehi, frocetto!» Gridò, il ragazzo al centro, scendendo dal muro. «È il tuo fidanzatino quello?»

Alessio si bloccò e lentamente si volse verso i tre ragazzi, sorridendo. «Com’è che l’hai chiamato, scusa?»

«E a te che cazzo frega come l’ho chiamato? Frocio, no? È quello che è.»

Alessio fece uno rapido scatto, arrivando quasi di fianco al ragazzo. Il suo braccio sembrò muoversi appena. Poi il ragazzo si gettò a terra, piegandosi in due. I suoi amici rimasero a bocca aperta.

«Qualcun altro vuole salutare il mio amico?» Domandò, lanciando uno sguardo di sfida ai due ragazzi, che scossero la testa in segno di diniego.

Poi Alessio si piegò sul ragazzo che gemeva di dolore in mezzo all’erba.

«Se scopro che lo hai insultata un’altra volta, ti vengo a cercare.» Ringhiò.

«Non avresti dovuto farlo.» Disse Francesco preoccupato, dopo che Ale l’aveva raggiunto. «La prossima volta me la faranno pagare.»

«Non lo faranno e se lo faranno ci sarò io.» Ribatte tracotante Ale. «Andiamocene da qui.»

«Casa mia è qua vicino… se vuoi possiamo andare un attimo lì.»

Alessio non rispose e continuò a camminare.

Un miagolio accolse Francesco e Alessio, quando entrarono in casa. Fra sorrise e accarezzò il bel gattone nero che gli si stava strusciando sulle gambe.

«Ciao, Zorba. Sono tornato.»

Dopo essersi tolti le scarpe, Francesco portò Alessio a visitare la casa.

«…e questa è la mia stanza.» Esclamò, spalancando l’ultima porta.

Alessio entrò guardingo nella camera. Era più piccola della sua stanza, ma Francesco era figlio unico.

«Ti trattano sempre così?» Chiese a un certo punto, mentre scrutava i titoli della sua libreria.

«Chi?»

«I tuoi compagni.»

Francesco si diresse verso la scrivania e finse di fare un po’ di ordine fra i vari oggetti che vi erano accumulati.

«Ogni tanto. Ma fa niente. Io ci sono abituat…»

Non fece in tempo a terminare la frase che Alessio lo avvolse con le sue braccia, stringendolo forte contro il suo petto.

«Non abituarti mai. Non abituarti mai alla cattiveria.» Sussurrò, senza sciogliere il suo abbraccio.

Un brivido percorse tutto il corpo di Francesco. Poi lentamente con titubanza portò la sua mano a toccare il braccio di Alessio. Era caldo. Alessio allentò la sua presa, permettendo all’amico di voltarsi. Francesco era di nuovo rosso in volto e teneva gli occhi bassi.

«Ehi, guardami.» Disse Alessio e con una mano sollevò delicatamente il mento del ragazzo.

I loro occhi si incrociarono. Alessio osservò le labbra dell’amico. Erano piccole, ma ben disegnate. Inclinò leggermente il capo avvicinando la sua bocca a quella rosata e soffice apertura.

Francesco deglutì e chiuse gli occhi, socchiudendo le labbra. Le loro lingue si toccarono e attorcigliarono in un amoroso balletto.

Poi, però, Francesco si ritrasse. «Scusami, io… io non l’ho mai fatto.» Disse, voltando lo sguardo imbarazzato.

Alessio rise. «Ci stiamo solo baciando.» Poiché notò che Francesco sembrò deluso da quelle parole, aggiunse a fatica: «Anche per me sarà la prima volta…»

Rivelò, avvicinandosi nuovamente al ragazzo. Ancora una volta le loro bocche si riunirono. Alessio percepì il suo cazzo risvegliarsi e premere contro i pantaloncini.

Barcollando per la stanza senza staccare le loro labbra un istante i due ragazzi si gettarono sul letto. Rotolarono fra le lenzuola, scalcandosi l’un l’altro. Infine, si fermarono uno di fronte all’altro su un fianco, i loro occhi si rispecchiavano in quelli dell’altro.

«Sei meraviglioso.» Sussurrò Alessio, accarezzando il viso del suo amico.

Francesco arrossì. Poi Alessio si sedette sul letto e si levò la maglietta.

«Tu! Sei meraviglioso.» Esclamò Francesco, mentre con lo sguardo seguiva i lineamenti dei suoi addominali, risalendo verso il suo petto leggermente peloso.
Alessio rise. «Spogliati anche tu.»

«Ma io… io non sono bello come te.» Disse, portandosi seduto anche lui.

Alessio non diede ascolto alle sue parole e gli estrasse la maglietta contro tutte le sue resistenze.

Rimasto a torso nudo, Francesco cercò di proteggersi con le braccia dallo sguardo di Alessio, mentre il ragazzo gliele riapriva. Con tocco leggero portò le sue mani ad accarezzare, quasi sfiorare, il corpo di Francesco. La sua pelle era chiara e così soffice e liscia. Pareva quella di un bambino.

Francesco iniziò a tremare al contatto di quelle delicate carezze. Era così emozionante essere toccati da mani che non erano le proprie.

Alessio stampò un bacio sulla fronte dell’amico.

«Ehi, non tremare.»

Poi lo baciò nuovamente sulle labbra, scendendo lentamente verso il suo collo con una serie di baci. Raggiunse i suoi capezzoli e li solleticò con la lingua, per poi mordicchiarli gentilmente.

Ormai erano lì, entrambi a petto nudo, ma con ancora i pantaloni addosso. Né Francesco né Alessio sembravano sicuri su come proseguire. I loro cazzi erano gonfi e agognavano di uscire dalle loro prigioni di stoffa.

Alla fine Alessio prese coraggio e si tolse i pantaloncini, restando in boxer. Francesco rimase un attimo immobile a fissare quell’asta che il tessuto a righe non riusciva a nascondere. Stavolta fu Alessio ad arrossire.

«Toccate a te.» Disse, cercando una posizione per rendere meno evidente la sua erezione.

Francesco annuì e si levò lentamente i pantaloni, mostrando delle mutande rosse. Francesco guardò il suo gonfiore fra le gambe, cercando di confrontarlo con quello di Alessio. Il suo sembrava più piccolo.

Alessio inspirò profondamente e si avvicinò nuovamente all’amico. Francesco cercò di ritrarsi, cadendo all’indietro sul materasso. Ale gli fu sopra.

Rimasero un attimo a fissarsi. Poi le loro labbra si unirono nuovamente. Mentre le loro lingue si incrociavano, Alessio infilò le mani nelle mutande di Fra’.

Il ragazzo ebbe un sussulto, quando la mano si strinse intorno alla sua asta. Alessio cominciò a muovere la mano su e giù. Aveva pensato gli avrebbe fatto maggiore effetto toccare il cazzo di un altro.

Francesco prese subito ad ansimare e impacciato fece scendere anche lui una mano fra le gambe dell’amico. Sì, il cazzo di Alessio era innegabilmente più grosso.

Superò l’elastico e avvolse quel bastone caldo. Seguendo il ritmo di Ale iniziò a masturbarlo. Il ragazzo gli morse istintivamente il labbro. Ma le loro bocche non si divisero. Troppo intimoriti dall’ignoto che si sarebbe aperto fra loro.

L’eccitazione era ormai incontrollabile e i timori che ancora trattenevano i ragazzi iniziarono a cedere uno dopo l’altro. Alessio sollevò la mano e fece scorrere le dita fra i capelli di Francesco. Era un gesto tenero che fece arrossire Francesco, ma Alessio sapeva che se volevano fare il passo successivo non era di tenerezza che avevano bisogno.

Alessio premette la testa di Francesco verso il basso. Dopo un attimo di resistenza, dovuto più alla sorpresa che altro, Francesco si lasciò guidare dall’amico. Quando il volto di Francesco fu a qualche centimetro dalla punta del suo cazzo, Alessio fu preso dall’esitazione staccò la mano.

Il respiro caldo di Francesco gli accarezzava il cazzo.

“Ti prego prendilo in bocca.” Balbettò Alessio senza osare guardare Francesco negli occhi.

Francesco non disse nulla, ma un attimo dopo un morbido e umido abbraccio aveva avvolto il suo cazzo. Alessio abbassò gli occhi su Francesco. Il suo cazzo era scomparso nella bocca dell’amico. Trattenne il fiato.

Francesco iniziò a muovere la testa. Era un movimento impacciato, ma per Alessio era la cosa più eccitante del mondo. La lingua di Francesco gli solleticava il glande, mentre il suo cazzo entrava e usciva dalla sue labbra bagnate.

Non passò molto tempo che Alessio sentì l’orgasmo avvicinarsi. È troppo presto. Non posso venire così in fretta. Alessio chiuse gli occhi e strinse i pugni, cercando di pensare ad altro. Doveva dimostrargli che non era un ragazzino che resisteva pochi minuti. Non ce la faccio più. Allontanò la testa di Francesco dal suo cazzo ed esalò un sospiro di sollievo.

Francesco lo fissava incerto. “Ti ho fatto male?” Chiese, mentre le guance gli diventavano rosse come la cappella di Alessio.

“No, no, scusami.” Alessio scosse frenetico la testa. “È solo che… che… vorrei che lo facessimo.”

“Lo stiamo facendo.”

“Sì, ma… hai capito. Posso mettertelo dentro?”

Francesco aprì e chiuse meccanicamente la bocca. “Non so… non so se sono pronto.”

“Se devo farlo la prima volta, lo voglio fare con te. Tu no?”

Francesco lo fissò ancora un attimo in esitazione. Poi annuì, abbassando lo sguardo. Alessio annuì a sua volta di risposta e si avvicinò all’amico. I loro volti erano a pochi centimetri l’uno dall’altro.

Alessio appoggiò una mano al petto di Francesco e con premura lo spinse indietro. Francesco seguì il suo movimento e si sdraiò sulla schiena. Alessio deglutì e sfilò completamente le mutande dell’amico. Francesco si coprì gli occhi con un braccio, chiudendo le gambe.

Alessio gliele allargò e deglutì senza fiato ad ammirare il corpo del suo amico, lì aperto e indifeso di fronte a lui. Si sentì di colpo un uomo, uomo adulto. Il suo cazzo, duro e gonfio, svettava di fronte a lui come una lancia che puntava alla sua vittima.

Dopo un lungo istante in cui non successe nulla, Francesco lentamente tolse il braccio per vedere. Alessio gli sorrise e gli sollevò le gambe sulle sue spalle. Si strinse l’asta con una mano e l’avvicinò piano al buchino di Francesco che rosa e intatto si era svelato davanti ai suoi occhi.

“Lo metto dentro?” Chiese, ma era una domanda retorica.

Francesco chiuse gli occhi e le sue dita afferrarono strette la stoffa della coperta. Fece un balzo, quando la cappella di Alessio gli sfiorò il buchetto.

Alessio si fermò un attimo. Ispirò profondamente. Poi spinse. Nonostante la saliva aveva reso umido il suo cazzo, il buchino faceva molta resistenza.

“Non riesco.” Si arrese alla fine dopo varie tentativi. Francesco lo fissò incerto. “Provo con un dito.”

Si mise l’indice in bocca e poi cercò di infilarlo nel culetto dell’amico. Il dito entrò e Francesco gemette. Forse di dolore, forse di piacere. Era caldo, morbido. Il dito si muoveva agile. Francesco si agitava. Alessio sentì un brivido di gelosia a vedere l’amico provare piacere. Sfilò il dito e riprese in mano il suo cazzo, puntando di nuovo al buchino.

Spinse. Ma ancora non riusciva a entrare. Stavolta, però, non era intenzionato a darsi per vinto. Avrebbe perso la verginità oggi. Spinse più forte. Francesco lanciò un gemito. Stavolta era indiscutibilmente di dolore. Ma Alessio era risoluto a prendersi il suo piacere.

Spinse ancora. La cappella entro. Francesco trattenne un lamento. Alessio inspirò e si forzò la via. Il suo cazzo penetrò nella carne dell’amico in profondità, fino all’elsa. Francesco lanciò un grido. E Alessio si fermò.

“Ti fa male?” Chiese, sinceramente preoccupato.

Francesco si morse il labbro. E scosse la testa. Gli faceva male, ma non voleva rovinare il momento. Alessio si sentì in colpa. Lui non si era fatto problemi a farsi largo senza scrupoli nella sua parte più intima e fragile. Fece per sfilare il suo cazzo, ma Francesco lo afferrò per un braccio.

“Sì, fa male, ma non mi importa. Voglio essere tutt’uno con te. Ora. Sapere che sei dentro di me, mi rende felice.”

Alessio fissò l’amico per un lungo istante, poi annuì e spinse nuovamente il suo cazzo in profondità. Francesco gemette, ma Alessio deglutì e prese a muovere il bacino. L’asta del suo cazzo appariva e scompariva ritmicamente dentro il suo culo. Era surreale ed eccitante.

Alessio era percorso da un’ebrezza che non aveva mai provato prima. Non era solo il piacere del suo cazzo che scivolava in quel luogo caldo e morbido. Era un senso di potere. Il potere di controllo su di un’altra persona. Era questo essere adulti?

I gemiti di Francesco di vennero più sommessi. Il dolore stava lasciando spazio a un nuovo piacere. Un piacere incontrollato, completamente dipendente da quell’altra persona. Si sentiva alla sua mercé.

Quel potere di controllo, di dominio gli fece anche nascere dentro una nuova sensazione di responsabilità. Quel ragazzo che si lasciava aprire le gambe, che si presentava inerme e fiducioso, che lasciava che lui lo penetrasse, gli aprisse le carni, perché lui, Alessio, potesse godere, doveva essere protetto. Doveva difenderlo dai mali.

Alessio si sporse in avanti. Mentre il suo cazzo affondava fino alle palle nel suo buchetto, Alessio baciò Francesco. E in quel bacio. In quel bacio raggiunsero l’apice del piacere e furono uniti.

Alessio gemette, dando gli ultimi scoordinati colpi. Il suo cazzo vibrò dentro Francesco e rilasciò una serie di frenetici schizzi di sborra calda. Francesco lanciò indietro la testa, mentre il suo cazzo scattò e fiotti di liquido bianco gli imbrattarono la pancia.

“Scusami. Ti sono venuto dentro” Disse Alessio, ansimando. “Non ce l’ho fatta a resistere.”

Non c’era molta convinzione nelle sue parole. Non aveva voluto resistere. Aveva voluto sborrargli dentro. Segnare con il suo seme il suo amico. Un gesto egoistico per ricordare a Francesco e a sé stesso che quel culo era solo per il suo piacere e di nessun altro.

Alessio si gettò di schiena di fianco a Francesco. Rimasero così, in silenzio. Poi Alessio si voltò verso l’amico e si sorrisero.

“Ora sei solo mio.” Si scambiarono un bacio.

Infine, Alessio si alzò e passò un rotolo di carta igienica a Francesco perché si potessero pulire.

“Cavolo, siamo durante un sacco.” Disse orgogliosamente Alessio, riferendosi più a sé stesso che a Francesco.

Francesco prese il suo telefono e diede un’occhiata all’ora. Poi scoppiò a ridere.

“Ehi, che c’è? Perché ridi?”

“Sei durato solo pochi minuti.”

“Cosa? Non è vero. Fammi vedere.” Esclamò, avventandosi sul telefono di Francesco che glielo sventolava di fronte agli occhi. Alessio lo afferrò e controllò l’ora. Cinque minuti.

“Cinque minuti.” Commentò Francesco.

“Ma sembra un’eternità.” Lamentò Alessio.

“Sì, anche a me è sembrato un’eternità.” Francesco si sollevò e baciò sulla guancia Alessio che finse di fare l’offeso. Poi ridacchiarono e si baciarono nuovamente.


Grazie per aver letto questo racconto erotico. Scrivi un commento qua sotto. Raccontami la tua prima volta. O anche l’ultima. ^_^