“Ohu, che mal di testa. Che cavolo è successo?” Mi agito nel letto, portando una mano alla fronte.

Queste non sono le mie coperte. Apro a fatica gli occhi. Dove diavolo sono? Lentamente metto a fuoco davanti a me. Alberi, un lago, il Sole. Ok, definitivamente questo non è il mio appartamento.

Ah, giusto. Io e gli altri avevamo deciso all’ultimo di fare una gita in montagna questo finesettimana. Cavolo, ma un vuoto totale su ieri sera. E questo dolore lancinante alla testa. Devo aver davvero bevuto troppo. Chi sa che ore sono?

Mi sfilo piano dal mio sacco a pelo. Gli altri stanno ancora dormendo. Mi trascino alla riva e mi gettò un po’ d’acqua in faccia.

Ora sono davvero sveglio. Che panorama fantastico. Le rive frastagliate del lago sono completamente ricoperte di boschi. Oltre si vendono le cime delle montagne.

Un bisogno impellente mi riporta alla dura realtà del dopo-sbornia. Cavolo, non ce la faccio più. Mi immergo nei boschi alla ricerca di un posto appartato. Anche se qui è tutto appartato.

Mi appoggio contro il tronco di un albero e piscio. Che liberazione. Ma non è abbastanza. Mi accovaccio e spingo. Fortuna che ho dei fazzoletti con me.

Quando mi alzo, però, mi accorgo che c’è qualcosa che non va. Che cos’è quella roba bianca?

Fermo. Va tutto bene. Guarda meglio. Sì, non c’è dubbio: è sborra. Come? Quando? E soprattutto chi?

Inspiro profondamente e mi dirigo verso il campo. Mi rendo conto che il buchino mi fa male. Arrossisco dall’imbarazzo.

Mi siedo sopra il mio sacco a pelo e lascio scorrere lo sguardo sui miei amici ancora addormentati. Doveva essere stato uno di loro. Qui al lago non c’era nessun altro.

Ma come era potuto accadere? Loro erano i miei migliori amici. E soprattutto sono tutti e tre etero.

Avevamo deciso di fare questo campeggio proprio perché Matt aveva rotto con la sua ragazza, con cui stava insieme dai tempi del liceo. Non poteva essere stato lui.

Forse Anto? No, era impossibile. Era un vero donnaiolo. Rimaneva solo Rico con i suoi occhiali e i riccioli disordinati. No, no, non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Ma del resto neppure io avrei mai fatto qualcosa così.

Respira. Prendi fiato. Cerca di ricordare. Fai mente locale e inizia da quello che ti ricordi. Mi alzo e mi incammino verso il lago per schiarirmi le idee.

Avevamo deciso di passare un finesettimana solo noi quattro come ai vecchi tempi del liceo. Eravamo tutti diventati single, chi prima chi dopo, e avevamo bisogno di un momento insieme per rinsaldare la nostra amicizia, spendere del tempo soli fra maschi e riprenderci da relazioni estenuanti.

Ci siamo svegliati di buon mattino e abbiamo preso l’auto da Milano per salire fino alle Centovalli. Poi abbiamo proseguito a piedi nel cuore della vallata.

Avevamo tutti bisogno di immergerci in quella natura incontaminata. Dopo quasi quattro ore siamo finalmente arrivati in vista del Lago di Palagnedra. Abbiamo trovato una radura nei pressi della riva e abbiamo sistemato il nostro campo.

Chiacchierando tra una birra e l’altra la notte è scesa veloce. Abbiamo acceso il fuoco e infilato allo spiedo salsicce italiane e Wienerli svizzeri.

“Ma non eri vegetariano?” Avevo chiesto a Rico, quando aveva allungato anche lui sul fuoco quella che sembrava una salsiccia.

“Infatti. È una salsiccia vegetariana.”

“Non so veramente come tu possa magiare quella roba.” Anto aveva scosso il capo come al solito.

“Cavolo, vi ricordate l’ultima volta che siamo venuti qui?” Aveva chiesto Matt. È sempre stato il più nostalgico.

“Certo. Sembra ieri l’ultimo giorno del liceo.” Annuì, sorridendo.

“Tu avevi i capelli lunghi da metallaro. E suonavi la chitarra.” Ricordò Rico.

“E io mi ricordo anche qualcos’altro.” Aggiunse Anto, sorridendo maligno. Si alzò in piedi e si tolse la maglietta. Era già quasi completamente sbronzo.

“Oh, no, cazzo. Non siamo più dei ragazzini.” Esclamai, capendo subito a cosa si riferiva.

“Su, dai, non fare il solito moralista.” Anto si slacciò la cintura dei pantaloni e si abbassò i pantaloni.

“Ma si, che diavolo. Facciamolo. Tanto quello che succede in montagna, resta in montagna.” Matt balzò in piedi e iniziò svestirsi, quasi candendo cercando di sfilarsi i pantaloncini. Era il più sbronzo di tutti. In un attimo, però, era già in boxer di fianco ad Anto.

“Dai, voi due non fate i castigati. Nudi. Nudi. Nudi.” Iniziò a gridare Anto, seguito a ruota da Matt.

Sospirai arrendevole e mi spogliai. Ero anche molto più brillo di quanto volessi far intendere. Alla fine anche Rico, il più timido di tutti, fu in mutande.

“E ora l’ultimo pezzo. Al tre…” disse Matt.

Ci scambiammo uno sguardo tra il complice e l’imbarazzato.

“Uno… due… eeeee…tre.”

Lanciammo indietro boxer e mutande e corremmo verso il lago, gridando come dei forsennati. Ci tuffammo in acqua con un ultimo urlo.

“È ghiacciata.” Esclamai, quando riemersi tremante sulla superficie.

“Mi sa che non abbiamo ancora bevuto abbastanza.” Disse Anto. Stava tremando anche lui.

“Usciamo?” Chiese Rico. Ci scambiammo uno sguardo.

“Sì.” Rispondemmo in coro. Saltellammo rapidamente fuori dall’acqua.

“Cazzo, Luca, hai proprio un culetto sodo da ragazza.” Esclamò Anto alle mie spalle. Alzai la mano e lo mandai a cagare senza neppure voltarmi.

Ci coprimmo con gli asciugamani e ci stringemmo attorno al fuoco.

“Un po’ misero il tuo pistolino, Matt. Non mi sorprende che Serena ti abbia lasciato.” Inzigò Anto.

“Che cazzo vuoi? È il freddo. Neanche quella cosettina che ti ritrovi fra le gambe fa un gran figurone.”

Scoppiammo tutti a ridere, tranne Anto che corrucciò la fronte.

“Ti assicuro che quando questa “cosettina” è al massimo della potenza farebbe sfigurare tutti vostri stuzzicadenti.”

“Sembrate ancora quei due ragazzini che si misuravano il cazzo alle medie durante le nostre serate. Manca solo il righello.” Rico scosse la testa a quella scenetta.

Matt e Anto fissarono Rico come se avesse detto la cosa più geniale della giornata.

“Grande idea, Rico. Vi dimostrerò che sono ancora il mio più dotato qui.” Esclamò Anto.

“Preparati a un’amara sconfitta. Non abbiamo più 14 anni.” Replicò Matt, accettando la sfida.

In un attimo avevano entrambi la mano al loro cazzo e cercavano di risvegliarlo. Io e Rico voltammo la testa. Non so se più imbarazzati per vedere i nostri amici ormai adulti masturbarsi oppure per questa competizione infantile.

“Vi siete già dati per sconfitti?” Chiese Matt, la sua mano ormai era avvolta a un’asta quasi completamente in tiro.

“Lasciali perdere. Lo si vede subito che quei cazzetti da sfigati che si ritrovano non hanno nessuna speranza con i nostri arnesi virili.”

Io e Rico ci scambiammo uno sguardo.

“Oh, al diavolo.” Esclamai e anche noi due iniziammo a segarci.

Il mio cazzo divenne duro quasi all’istante. Era veramente eccitante vedere quei tre manzi muovere ritmicamente le loro mani su quelle aste di carne pulsante.

Non avevo mai pensato a loro come qualcosa di diverso da dei fratelli, però, lì in quel momento non potevo negare che mi stavo arrapando.

“Direi che ci siamo.” Esclamò infine Matt.

Lui e Anto fissarono i rispettivi membri che svettavano fra le loro gambe. Sembravano due cavernicoli che scrutava l’avversario per capire chi era il capo.

“È indubbiamente il mio più grosso.” Concluse Anto.

“Il tuo orgoglio ferito ti rende cieco. È il mio il più grosso.”

Si voltarono verso me e Rico, più per avere una conferma alle loro parole che per controllare i nostri cazzi.

“Penso che su una cosa saremo d’accordo…” disse Anto, guardando complice Matt.

“… quello di Luca è il più piccolo.” Esclamarono all’unisono e ridacchiarono.

Abbassai lo sguardo imbarazzato. Non ero mai stato il più dotato neppure alle medie, però, avevo sperato che crescendo fossi migliorato. Ma anche Rico poteva vantare misure più che discrete.

“Tanto a me non serve.” Non so perché lo dissi. Forse era l’alcol nel sangue, forse mi sentivo offeso. Ma appena ebbi terminato la frase mi pentii amaramente di quelle parole.

Mi fissarono tutti sconvolti, persino Rico.

“Stai parlando della parte più importante di un maschio.” Esclamò Anto.

“Come puoi dire che non ti serve?! Si vive per quello.” Calcò Matt.

“Penso di capire.” Disse riflessivo Rico.

Matt e Anto lo guardarono straniti come prima avevano fissato me.

“Bè, ci sono due tipi di gay.” Disse quasi imbarazzato.

“Oh, quindi, tu sei uno di quelli che…” Matt distolse lo sguardo, quando realizzò che cosa intendeva Rico.

Anto li guardò e poi portò gli occhi su di me interrogativo.

“Che cazzo state dicendo?”

“Sono passivo.” Sbottai, non so se più irritato dalla sua ingenuità di maschio alfa o dell’imbarazzo degli altri due.

“Lo prende in culo, Anto.” Aggiunse Matt, quando vide che Anto non reagiva.

“Ho capito. So cosa vuole dire. E che…” mi guardò di sottecchi “…avevo sempre immaginato fossi…”

Tra noi piombò il silenzio. Quel silenzio che mette tutti a disagio, ma non abbastanza per farci perdere l’erezione.

“Ok, però, ora dobbiamo risolvere questa cosa.” Disse Matt per cercare di cambiare discorso, indicandosi tra le gambe. “Non so se è l’alcol o il bagno nell’acqua gelata, ma è talmente duro adesso che mi fa male.”

“Bè, fatti una sega, no?” Anto chiuse gli occhi e riprese a muovere la mano su e giù sul suo cazzo.

Anche noi altri chiudemmo gli occhi, più per non vedere gli altri, che per immaginare qualcosa. Nella radura ora l’unico suono era il frusciare delle nostre mani.

“Cazzo, non ce la faccio.” Esclamò Matt, buttandosi indietro.

“Hai i polsi di una nonnina.” Anto sbuffò.

“Non sono un segaiolo come voi. Avevo la ragazza fino a poco tempo fa. Non sono abituato. È troppo secco. Non è lo stesso.”

“Fatti fare un pompino da Luca. È un passivo, no? A lui piace.”

Anto non mi guardò neppure, quando lo disse. Era difficile capire se lo dicesse per scherzo o per disprezzo, ma Matt sembrò prenderlo sul serio, perché spostò lo sguardo su di me.

Quando Anto si accorse che Matt ci stava veramente pensando, ci calcò sopra.

“Basterà che chiudi gli occhi e potrai fingere che è ancora quella frigida della tua ex. Probabilmente sarà più piacevole. Dicono che i froci siano più bravi.”

Sentivo un irrefrenabile impulso di prendere a schiaffi Anto.

“Luca, ti va? Sto esplodendo.”

Non mi aspettavo questo invito. Ve l’ho detto: non ho mai immaginato i miei amici come materiale per fantasie, tanto meno per qualcosa di vero. Ci conosciamo dalle elementari. Siamo davvero quasi fratelli.

Eppure ero eccitato. Ero eccitato di vedere Matt nudo, il suo slanciato cazzo in tiro incoronato da quella peluria scura che si stringeva fino a lambire l’ombelico. Ero eccitato da quell’eccitazione generale, dall’alcol, dalla notte.

Mi piegai in avanti. L’asciugamano mi scivolò via. E a quattro zampe mi portai tra le gambe di Matt. Lui mi fissava in preda al desiderio e alla birra. Non mi sfuggì neppure lo sguardo di biasimo che mi lanciò Anto. O almeno lo interpretai in quel modo.

Avvicinai il volto al cazzo di Matt. Allungai la mano e le mie dita si strinsero alla sua asta. Era calda, liscia e dura. Soprattutto dura. Aprii le labbra.

Matt trattenne il fiato. Tutti trattennero il fiato. Non so come, ma lo sentivo. Fu un lunghissimo istante. Avere gli occhi di loro tre puntati su di me, mi imbarazzava ed eccitava allo stesso tempo.

Infine, la mia bocca umida accolse la sua cappella. La mia lingua gli accarezzò il glande e le labbra si chiusero attorno alla sua asta. Matt si morse il labbro per contenere un gemito.

Gli altri due si fecero meno problemi a nascondere il loro sconcerto.

“Cazzo, te l’ha preso davvero in bocca.” Anto sembrava non riuscire a capire come un maschio potesse abbassarsi a fare una roba del genere.

“Sì. Ora, però, succhia.” Matt aveva chiuso gli occhi e si era già perso nelle sue fantasie.

E io iniziai a succhiare. Muovevo la testa su e giù, mentre la lingua scorreva lungo l’asta.

“Ma gli piace davvero. Guardate come pompa.” Anto non riusciva a smettere di fare commenti.

Ma io non potevo nascondere che mi piacesse. Adoravo la sensazione di quel palo così duro eppure così liscio e morbido che si faceva largo nella mia gola.

Volevo sentirlo tutto. Mi spinsi a fondo, lasciando che la sua cappella trovasse la sua strada. Era così duro e volevo sentire come si forzava nella mia gola.

Matt stavolta non poté trattenere il gemito di piacere. Mentre Anto fu finalmente senza parole. Anche se solo per poco.

“Come minchia fa quel cazzo enorme a stargli tutto in gola? Questa si che è una gola profonda.”

Anto posò la mano sulla mia nuca e mi spinse ancora più giù, se mai si avesse potuto.

“Ah, lo ammetti che il mio cazzo è enorme.” A Matt non era sfuggito il commento.

“Stai zitto.” Anto scosse il capo. “Anch’io, però, voglio la mia parte.” Disse e si alzò in piedi e scomparve alle mie spalle.

Tutt’a un tratto sentii delle mani che mi allargavano le chiappe.

“Che cosa…?” Scattai su, lasciando cadere il cazzo di Matt sulla sua pancia.

Lui non gradì e mi afferrò la testa e la spinse nuovamente sul suo cazzo.

“Non ti fermare. Ti prego.” La sua voce era così enfatica. Aprii la bocca e ingoiai di nuovo la sua nerchia.

“Anto, non vorrai…” Rico si alzò, afferrando Anto per una spalle. “Non ti sembra di stare portando la cosa un po’ troppo oltre?”

“Ma hai visto che culo che si ritrova?”

“È di Luca che stai parlando. È nostro amico.”

“Ma guarda come succhia con gusto il cazzo di Matt. L’ha ammesso lui stesso: è un passivo. Quelli come lui lo prendono sempre in culo.”

“Non puoi forzarlo in questo modo.”

Anto si sporse in avanti e mi afferrò i capelli, sollevandomi, finché non mi staccai dal cazzo di Matt.

“Ehi, posso romperti il culo?”

Ormai ero completamente nel vortice dell’eccitazione. “Sì, sono un passivo. È quello che serve il mio culo.”

Anto scoppiò a ridere. Era più di quanto si aspettava.

“Siamo tutti troppo sbronzi in questo momento.” Rico non si dava per vinto.

“Senti, non vedo un culetto così sodo e morbido dai tempi della mia fidanzatina del liceo e di certo non me lo faccio sfuggire per le tue remore da puritano.” Tagliò corto Anto, spingendo via Rico.

Si sputò sul cazzo e lo fece scorrere umido fra le mie chiappe. Quindi, si strinse l’asta nella mano e puntò al mio buchino. La sua cappella toccò la mia rosa. Spinse. Lanciai un gemito soffocato dal cazzo di Matt che si tirò un po’ su e allungò la mano per assicurarsi che non mi staccassi.

Anto mi afferrò per un fianco e spinse ancora. Più forte. La cappella si aprì un varco e il suo cazzo scivolò dentro di me come risucchiato. Io inarcai la schiena, mentre Matt mi schiacciò il suo cazzo in profondità in gola, finché i suoi peli non mi sfiorarono il naso.

“Questo non è sicuramente un culetto vergine, non che ne avessimo bisogno di una prova, ma è stretto al punto giusto.” Anto rimase un istante ad ammirare il suo cazzo completamente svanito nella mia carne.

Io potei tirare un respiro di sollievo, mentre il mio buchino si abituava a quella mazza. Poi Anto mi afferrò nuovamente per i fianchi. La sua stretta era solida.

Il suo cazzo si ritirò, quasi uscì del tutto. Poi con un colpo lo spinse di nuovo dentro. Mi sembrò che mi avesse perforato lo stomaco.

“Cazzo che figata. Sembra di tagliare burro caldo.” Quindi, iniziò un movimento ritmato e potente. Mi sbatteva con forza, come se volesse punirmi.

E a me piaceva. Istintivamente inarcai la schiena e spinsi in fuori il culo.

“Cazzo, guardate che puttana: si piega perché il mio cazzo possa godere di più. Me ne sono trombate di puttanelle, ma nessuna tanto disponibile come questa.” Diede una serie di botte più forti e io mugugnai di piacere.

I suoi colpi accelerarono. La sua presa sui miei fianchi divenne ancora più salda.

“Preparati che arriva una bella sborrata.” Ansimò a un certo punto.

“Fermo. Non puoi venirgli dentro.” Esclamò Rico.

“Piantala di rompere le palle. Hai paura che lo metto incinto?”

Rico arrossi. “No, era solo, perché forse… vorrei provare anch’io. Però, non dopo che tu…”

Anto e Matt scoppiarono a ridere.

“Sentito, Luca.” Anto mi afferrò per i capelli.

Estrasse il suo cazzo e lo spinse nuovamente dentro con violenza per assicurarsi che fossi attento.

“Il nostro santarellino ora è arrapato. Prima era solo tutta scena. Anche lui vuole romperti il culo” Scoppiò ancora in una grossa risata e mi lasciò andare la testa.

“Sai una cosa, Rico? Non me ne fotto un cazzo di quello che vuoi. Se vuoi mettercelo, metticelo, altrimenti vedi tu. Ma io non verrò con un sega. Ora lo schizzo per bene questo porta-sborra.” Anto riprese a sbattermi frenetico.

Mi schiacciò la schiena con entrambe le mani per darsi più spinta. La sua mazza sembrava un trapano.

Chiuse gli occhi e la sua faccia si contorse in una smorfia di estasi. Il suo cazzo si gonfiò e vibrò nel mio culo. Mi trafisse con gli ultimi profondi colpi che sembrarono schizzare fiotti del suo orgasmo fino dentro lo stomaco.

Infine, Anto si accasciò sulla mia schiena tutto sudato. Ansimava pesantemente, ma si riprese in fretta e si staccò da me, sdraiandosi sulla sabbia. Il cazzo ormai esausto abbandonato lungo la sua coscia.

“Non c’è niente di più figo di sborrare dentro il culo.” Mormorò.

Rico fece per avvicinarsi, ma Matt si sfilò di scatto il suo cazzo dalla mia bocca e balzò in piedi. Spintonò via Rico e si portò alle mie spalle.

“Prima ti sei lagnato tanto, ora non credere che ti lascerò passare avanti. Mi basta la sborra di Anto, non voglio anche la tua.”

Matt si inginocchiò dietro di me. Mi afferrò le chiappe e le allargò per ammirare meglio il mio buchino. Sospirò, scuotendo il capo.

“Serena mi avrà dato il suo lato B una, al massimo un paio di volte. Non voleva proprio capire perché mai volessi usare il culo, quando aveva già la figa.” Ridacchiava un po’ isterico.

Avvicinò il suo cazzo ancora umido della mia saliva e lo fece scorrere lungo la fessura fra le chiappe.

“Nel tuo caso, Luca, però non c’è scelta.”

“Una scelta ce l’aveva.” Si intromise Anto. “Poteva usare il suo cazzo ed essere un uomo e, invece, preferisce essere un rottoinculo.”

“Già, forse è per questo che sono più eccitato: mi sento cento volte più uomo a metterlo in culo a un altro maschio.” Matt si afferrò l’asta del cazzo e spinse. Trovò molta meno resistenza. Il cazzo di Anto mi aveva slabbrato per bene.

“Oh, cazzo. È fantastico. Sembra che il suo buco abbiamo la forma perfetta per il mio cazzo.”

La sua nerchia era scivolata dentro in un unico agile movimento. Inarcai la schiena. Era come se la sua cappella mi avesse perforato lo stomaco.

“Veramente ha la forma del mio cazzo. E anche la mia sborra.” Anto scoppiò a ridere.

Matt era troppo eccitato per farsi disgustare. “È meglio di qualunque lubrificante. Sembra più bagnato della figa di qualunque puttana.”

Mi afferrò per i fianchi e la sua asta iniziò a scorrere dentro e fuori il mio culetto. Avevo trattenuto i miei mugolii troppo a lungo e sotto i colpi precisi e profondi di Matt i miei gemiti sommessi si trasformarono presto in lamenti di piacere.

“Senti come grida la cagna, Anto. Non c’è dubbio chi sia il vero uomo fra te e me.” Matt estraeva quasi completamente il cazzo e me lo ficca con violenza nuovamente dentro. Ogni affondo era come penetrasse per la prima volta.

“Sì, rompimi il culo. Il mio buco serve solo per i vostri cazzi.” Presi a blaterale senza più ritegno.

Anto mi fissava furioso. Afferrò Rico per un braccio e lo strascinò di fronte a me.

“Ficcagli in bocca il tuo cazzetto e fai tacere ‘sto frocetto.”

Rico apriva e chiudeva meccanicamente la bocca. Il suo cazzo era già in tiro e svettava quasi a disagio da quel corpo magro. Anto spinse Rico quasi contro la mia faccia, ma lui non osava fare nulla.

Allora allungai il collo e aprii le labbra. La mia bocca morbida avvolse la sua cappella umida del suo pre-sperma. Rico ansimò, mentre il suo corpo si tese tutto. Spinsi la testa a fondo.

Ingoiai centimetri e centimetri della sua carne pulsante. Lasciai che l’asta mi soffocasse fino in gola. Volevo far godere anche lui. Rico si rilassò e si accasciò per terra. E io continuai a succhiare con slancio.

Alle mie spalle Matt era già al culmine. Il suo cazzo già servito dalla mia bocca era pronto a rilasciare il suo seme nel mio ventre.

I colpi di Matt divennero più esaltati. Strinsi i muscoli del buchino. Lui gemette. La sua asta si agitò convulsa. Forse fu solo la mia immaginazione, ma percepii spruzzi di liquido caldo inondarmi la carne.

Matt si lasciò andare indietro. Il suo cazzo ormai sfinito uscì di colpo, facendomi sobbalzare. Strinsi il buchino per assicurarmi che non fuoriuscisse nessuna goccia. Ero il loro porta-sborra: dovevo conservare tutto il loro seme.

Presi a succhiare il cazzo di Rico con maggior entusiasmo, eccitato da aver ricevuto anche la sborra di Matt. Ma Rico mi bloccò, spingendomi via la fronte.

La sua minchia si sfilò dalla mia bocca. Un filo tenue di saliva rimase a tenermi attaccato alla sua cappella gonfia e alla fine anche quello si spezzò.

Rico mi fissò. Lessi commiserazione nei suoi occhi, ma anche desiderio sfrenato.

“Posso mettertelo dentro anch’io?” Balbettò.

“Sono un passivo. Devo soddisfare ogni tuo piacere.”

“Ho capito che è quello che devi fare. Ma non voglio forzarti. Lo vuoi fare davvero?”

“Provo piacere, quando tu puoi godere. Voglio che godi.”

Rico deglutì. “Io… io non l’ho mai fatto… così”

Anto e Matt si scambiarono uno sguardo tra il sorpreso e lo sconvolto.

“Tu non hai mai fatto sesso?” Chiese Anto.

Matt gli tirò uno scappellotto sulla sulla nuca.

“Ma che ti prende?”

“Non l’ha mai messo in culo, scemo.”

Senza fare caso agli altri due appoggiai una mano sul petto caldo di Rico e lo spinsi indietro. Lui si sdraiò sulla schiena, guardandomi incerto.

Mi avvicinai a lui. Il mio culo era quasi sopra il suo cazzo che ormai gonfio quasi da esplodere. Lui fissò a disagio il mio cazzo che gli dondolava di fronte.

“Scusami.” Mormorai e mi voltai, mostrandogli solo il mio culo.

Afferrai la base del suo cazzo e lo puntai in alto. Mi abbassai. Il suo glande mi sfiorò il buchino. Mi abbassai ancora. La cappella fu come risucchiata nella mia carne e poi mi lasciai andare in un gemito. La sua asta mi impalò fino all’elsa.

Rico gemette. “È… è più stretto, è più liscio. E caldo.”

Anto e Matt ridacchiarono. “Sembra un adolescente alla sua prima scopata.”

Mi sollevai e mi lasciai cadere. Poi nuovamente su e di nuovo giù. Su e giù. Su e giù sul cazzo di Rico.

“Pensavo che Luca avesse già raggiunto il fondo, prendendolo in culo, ma credo che impalarsi da solo sia il massimo dell’umiliazione.” Matt non poteva fare a meno di fissare l’asta di Rico che spariva e appariva dentro la mia carne.

“Il massimo dell’umiliazione è farsi umiliarsi e provar piacere. Guarda, il suo cazzo in tiro.” Anto scosse il capo con disgustoso, indicando il mio cazzo in erezione che si agitava al ritmo delle mie impalate.

E avevano ragione. Era umiliante. Ma non potevo trattenermi. Era come un istinto che mi spingeva a farli godere.

Rico osò afferrarmi per i fianchi e mi diede il ritmo. Accelerai il mio movimento sali e scendi.

Lo sentii ansimare sommesso. Mi piegai in avanti, appoggiandomi meglio al suolo. Il mio culo si schiacciò contro il suo inguine. Il suo cazzo affondo in profondità e presi a muovermi con rapidità senza quasi fare uscire l’asta.

Rico gemette. La sua asta si gonfiò nel mio culo. Il suo volto si contorse di goduria.

“Sì, vieni dentro.” Esclamai continuando a muovermi senza ritegno. Rico inarcò la schiena e un’altra sborrata calda mi riempì il culo.

“L’orgasmo migliore della mia vita.” Mormorò Rico. “Se volevi farmi godere, ci sei riuscito. Ora capisco perché sei un passivo. Un culo così sarebbe sprecato se non si potesse rompere.”

Mi sollevai piano, stringendo il mio buchino. Il suo cazzo esausto si sfilò lentamente prima di ricadere sulla sua pancia.

Mi allontanai a gattoni. Avevo le gambe esauste e il buchino dolorante e bollente.

Mi voltai e vidi Rico che era già crollato nel sonno. Anche Anto e Matt erano stranamente silenziosi. Non me ne ero reso conto, ma anche loro si erano addormentati.

Se lo erano fatti succhiare. Mi avevano scopato. Mi avevano sborrato in culo. E ora soddisfatti si riposavano. Se lo meritavano. Era stata una giornata lunga.

Li coprii con i loro sacchi a pelo. Mi appartai e, fantasticando sulla loro sborra che si agitava nel mio culo, mi segai frenetico. La mia cappella schizzò getti bianchi a lungo trattenuti.

Dopo devo essermi addormentato, perché non riesco a ricordare nient’altro.

Fisso la superficie leggermente increspata del Lago di Palagnedra brillare dei riflessi del Sole del mattino. Sento un altro stimolo incontrollabile che mi obbliga ad alzarmi in fretta e a dirigermi nuovamente nel bosco.

Mi accovaccio e con un rumore soffocato mi libero nuovamente. Mi pulisco con una foglia. Quando mi alzo il sollievo svanisce in fretta. Ai miei piedi sorge un altro mucchietto bianco e fluido.

Se avessi avuto bisogno di una prova, ora ce l’avevo. Quella era troppa sborra per essere quella di una sola persona. Distolsi lo sguardo quasi disgustato, più da me stesso che da quello che vedevo.

Mi avevano scopato tutti e tre. Mi sono lasciato sborrare in culo dai miei amici. E quello che ho detto. Quello che loro mi hanno detto.

Camminai per qualche minuto in cerchio, rimuginando. Alla fine a testa bassa mi decisi a tornare al campo.

Il buchino era tutto indolenzito. Del resto era stato trapanato da tre pali per tutta la notte. Presi la testa fra le mani quasi per evitare che mi cadesse dal collo per la vergogna.

Al campo stavano ancora tutti dormendo. Mi accovacciai sul mio sacco a pelo. Lo sguardo perso nel vuoto.

Matt si agitò nel sonno, prima di svegliarsi. Si strofinò la faccia e si sedette. Non si era accorto che ero già sveglio. Si alzò ancora mezzo nudo. Indossava sola una maglietta. Si stiracchiò, dandomi la schiena. Infine si voltò e si immobilizzò di colpo. Guardò prima me, poi il suo cazzo in tiro per il mattino.

Ci fissammo per un lungo istante. Sembrò quasi che Matt stesse seriamente valutando di approfittare di me per dare sollievo alla sua erezione mattutina.

Io distolsi lo sguardo, e mi accorsi che Rico era già sveglio, forse ancora da prima di Matt e stava fissando il cielo che filtrava fra le fronde degli alberi.

Matt si sedette nuovamente e si copri l’erezione. Rimanemmo tutti e tre così in silenzio senza osare incrociare uno lo sguardo dell’altro.

Infine, Anto sbadigliò, stiracchiando le braccia. Sbatté le palpebre, lanciando uno sguardo assonnato tutt’intorno. Un inconfondibile gonfiore risaltava sotto il suo sacco a pelo.

“Cavolo, ho il cazzo in tiro. Ehi, Luca vuoi occupartene tu?” Lo disse con tanta naturalezza e senza nessun imbarazzo che io e gli altri due non potemmo fare a meno di scoppiare a ridere.

Matt gli tirò addosso il suo sacco e anch’io e Rico gli gettammo contro vestiti e coperte varie.

“Ehi, che vi prende? Basta, basta.” Esclamò lui sommerso da mutande, sacchi a pelo e magliette.

Il resto della giornata la passammo cercando di scarpinare fino alla vetta del Ghiridone. Ci eravamo svegliati tardi e alla fine preferimmo desistere. Ma fu una bella camminata. Nessuno accennò più alla sera precedente. Anche se i dolori al culo mi ricordavano con insistenza quello che era successo.

Al tramonto siamo tornati all’auto e dopo aver caricato il baule siamo discesi verso Milano.

“È stato davvero un bel giro.” Esclamò Matt, fissando il Sole che scompariva pigramente dietro le montagne.

“Già dovremmo rifarlo.” Aggiunse Anto.

Io mi limitai ad annuire, mantenendo la mia attenzione alle curve e ai tornanti di quella strada tortuosa.

“Sì, ma quello che succede in montagna…” Iniziò Rico al mio fianco.

“… resta in montagna.” Conclusero gli altri due e scoppiarono a ridere, stringendomi la spalle e scompigliandomi i capelli.