Marco salì lentamente sul bus. Adocchiò senza farsi notare il ragazzo. Seduto nello stesso posto dell’altra sera. In fondo.
Fece scorrere il suo abbonamento annuale sul controllore elettronico e si diresse verso di lui. Il ragazzo stavolta era seduto rigido. Appena gli occhi di Marco incontrano i suoi, il ragazzo abbassò lo sguardo imbarazzato.
Marco sorrise. “E ha ragione a essere imbarazzato. Che maschio è uno che lo prende in culo? Non è un maschio: è un rottinculo”.
Le labbra di Marco si incresparono in un sorriso sprezzante, mentre si diresse verso il fondo del bus.
“Ma anche quelli come lui servono a qualcosa”.
Prese posto di fianco al ragazzo.
“Servono a svuotare le palle di chi le palle ce le ha veramente.”
Allargò le gambe, invadendo il sedile del suo vicino, e mettendo in mostra il suo diritto a dominare. Un diritto che gli discendeva dal suo essere maschio.
Lo sguardo del ragazzo si agitava dal finestrino a Marco e nuovamente al finestrino. Ma Marco sedeva rilassato con lo sguardo fisso di fronte a lui senza mostrare di aver riconosciuto il ragazzo.
Frustrato questo si fece più intraprendente. Appoggiò una mano sulla gamba dell’uomo. Marco finalmente lo guardò, ma non disse nulla e tornò a fissare nuovamente di fronte a sé. Il gonfiore che si andava ingrandendo fra le sue gambe, però, mostrava la sua approvazione.
Il ragazzo spinse oltre la sua mano. Erano gli unici in fondo al bus. Nessuno avrebbe notato. Le sue dita sfiorarono la patta di Marco. C’era un’eccitante trepidazione negli occhi del ragazzo. Iniziò strofinare la sua mano tra le sue gambe.
Marco sentì il suo cazzo premere per uscire. Gli scostò la mano e con un gesto lento si aprì la patta e liberò il suo cazzone.
Il ragazzo ebbe un attimo di esitazione, poi, però, riportò la sua mano fra le sue gambe e avvolse il palmo intorno al cazzo.
Il suo polso si muoveva timido su e giù. Su e giù. I suoi occhi fissavano adoranti la grossa cappella lucida da pre-sperma e le grandi vene che risaliva l’asta.
Marco sollevò il braccio, portò la sua mano alla nuca del ragazzo e lo spinse verso il basso. Il ragazzo fece resistenza.
«Siamo su un bus.» Lamentò, guardando gli altri passeggere nei posti davanti. «Ci vedranno.»
«Sì, vedranno un succhiacazzi con il cazzo di uomo in bocca. Niente di sconvolgente. Forza, non sei qui per questo?»
Aumentò la pressione sulla sua testa e il ragazzo cedette. Marco gli fece aprire la bocca e gli spinse subito il cazzo in gola.
Il ragazzo lasciò che affondasse fino in fondo. La folta peluria di Marco gli stuzzicava il naso. La sua grossa cappella sfregava la faringe del ragazzo, quasi penetrando nell’esofago.
Marco sorrideva soddisfatto. Lo eccitava vedere il ragazzo soffocare per il suo cazzo. Il suo piacere veniva persino prima dell’aria.
Alla fine lasciò andare la presa. Il ragazzo si sfilò la mazza dalla gola e respirò affannato.
Marco si portò un dito alle labbra, facendoli cenno di far piano. Il ragazzo annuì docile e, quando il suo respiro si stabilizzò, riportò la sua bocca sul cazzo.
Le sue labbra morbide e umide avvolsero la cappella e la lingua accarezzo il prepuzio. Poi iniziò un movimento su e giù, prima lento, poi più rapido. Marco gli prese la mano e la posizionò sotto le sue palle.
«Massaggiale.» Sussurrò. Inclinò la testa all’indietro e allungò il braccio sull’altro sedile.
«Bravo. Sei proprio un pompinaro esperto. Si vede che non aspetti altro che far godere il tuo maschio.»
Il ragazzo annuì con il cazzo in bocca. Marco si morse il labbra per trattenere un sospiro e chiuse gli occhi, lasciandosi andare al piacere del pompino.
A un certo punto fece tirar su il ragazzo e si chiuse la patta. Il ragazzo lo fissò confuso.
«Dobbiamo scendere.» Disse Marco, alzandosi.
Il ragazzo si affrettò a seguirlo.
Quando furono scesi, Marco prese a camminare spedito. Stavolta il ragazzo gli stava dietro un po’ a disagio. Entrarono nel parco, dove trovarono un zona appartata.
Marco si voltò e fissò il ragazzo. “Vediamo se capisce”. E il ragazzo capì.
Si avvicinò e si inginocchiò. Marco lo guardava compiaciuto dall’alto della sua stazza, mentre quel ragazzetto gli apriva sollecito la patta.
In un attimo aveva il suo cazzone era nuovamente libero. Il ragazzo spalanco la sua boccuccia e avvolse la cappella.
«Preparalo bene che ha perso un po’ di vigore.» Intimò Marco.
Il ragazzo annuii soffocato dalla sua nerchia e iniziò a succhiare volenteroso.
In un attimo il suo cazzo era già tornato in piena forma. Del resto il ragazzo era davvero esperto. Gli avevano insegnato bene. Di certo non era un talento naturale. I talenti naturali non esistono. Esistono solo buoni padroni.
Marco afferrò il ragazzo per i capelli e lo tirò indietro, finché il cazzo non si fu completamente sfilato.
Ammirò lo sguardo corrotto dalla lussuria del ragazzo. Il suo cazzone gli aveva fatto perdere ogni riserbo. Sembrava in preda solo agli istinti. Agli istinti di soddisfare Marco.
Gli afferrò la testa fra le mani e puntò la sua bocca verso la sua asta. Il ragazzo aveva la bocca aperta pronta ad accogliere quella nerchia. In realtà non l’aveva mai chiusa e supplicava di essere riempita.
Marco gli penetrò con violenza la bocca e affondo il suo cazzo in profondità. Voleva sentire la sua cappella raschiargli la gola.
Prese a scoparli la bocca, mentre gli occhi del ragazzo si riempirono di lacrime. Era lacrime di gioia, perché il ragazzo aveva preso a massaggiargli premuroso le grosse palle.
Marco avrebbe tanto voluto schizzargli in bocca e lasciare che la sua sborra gli colasse in gola, ma non aveva intenzione di accontentarsi.
Lasciò andare la presa. Il ragazzo ne approfittò per riprendere fiato, ma Marco non aveva nessuno bisogno di riposare, quindi, si spostò di lato e con un gesto del capo indicò il tronco al ragazzo.
Lui annuii come faceva sempre e si alzò. Doveva avere le ginocchia un po’ indolenzite, per si mosse lentamente. Troppo lentamente. Marco lo spintonò verso l’albero e con uno strattone gli abbassò i pantaloni.
Il ragazzo non aveva le mutande. Marco stava per scoppiare a ridere. Il ragazzino si era preparato. Probabilmente è dall’altra sera che fantastica di farsi rompere ancora il culo. Non l’avrebbe fatto attendere oltre.
Marco si sputò sul cazzo già umido per il pompino e puntò la sua cappella gonfia tra le sue due chiappe lisce.
Il ragazzo si aggrappò alla corteccia del tronco pronto a ricevere il cazzone, ma Marco gli afferrò i capelli e gli fece inarcare la schiena e voltare il viso verso di lui. Voleva vedere la sua faccia, quando il suo cazzo si forzava dentro il suo culo.
Spinse.
Il volto del ragazzo si contorse in una smorfia tormentata e un grido sofferto gli si strozzò in gola.
Sarebbe bastata quell’espressione a far venire Marco. Era l’espressione di chi soffre volontariamente per il piacere di qualcun altro. Ma non era la prima troietta che Marco si scopava e non venne. Rimase un attimo immobile. Il cazzo affondato fino allo stomaco.
Il ragazzo aveva chiuso gli occhi e si mordeva il labbro. Le sue dita sembravano scavare nella corteccia.
Marco accennò un sorriso bieco: doveva avergli fatto molto male. Ma non aveva nessun’intenzione di fermarsi. Un uomo, se non vuole farsi rompere il culo, basta che fa il maschio.
Marco lasciò andare la presa e il ragazzo abbassò la testa, quasi volesse nascondere le lacrime.
Marco gli afferrò stretto i fianchi e prese a muovere il bacino con sicurezza. Il suo cazzo spariva e riappariva ritmicamente.
C’è qualcosa di più eccitante di vedere il proprio cazzo piantarsi nella carne di un altro maschio?
Marco palpò le due chiappe tonde e sode del ragazzo, che sta iniziando a gemere. Il dolore sembrava lentamente tramutando in piacere. Marco non poté evitare una smorfia di disprezzo. Ma non poteva biasimarlo: con il cazzo ci sapeva fare. Gli afferrò nuovamente i capelli per la nuca e lo cavalcò con slancio.
Alcuni movimenti tra i cespugli attirarono la sua attenzione, facendogli rallentare il ritmo.
“Guarda, guarda. Sembra che il nostro spettacolo ha attirato alcuni spettatori”.
Un uomo sbucò silenzioso da dietro un albero e poco dopo ne apparve un altro.
Marco gonfiò il petto, mentre affondò il suo cazzo con violenza nel culo del ragazzo, che ansimava scombussolato dai quei colpi che squarciavano la carne.
Il piccolino non si era accorto degli spettatori, a cui nel frattempo si era aggiunto qualcun altro. A Marco piaceva mostra lo stallone che era. Sapeva che ben pochi avrebbero potuto competere con la sua stazza e il suo vigore. E fottere quel ragazzino lo faceva apparire ancora più virile.
Il ragazzo lanciò un gemito più acuto degli altri.
“Sta godendo un po’ troppo.” Marco si irritava, quando quelli che lo prendevano in culo godevano.
Era un’irritazione che gli nasceva nel profondo. Un cazzo in culo non può essere piacevole.
Accelerò il ritmo. Le sua palle frustravano contro il culo del ragazzo. Il suo cazzo si conficcava in profondità, quasi volesse trafiggergli lo stomaco. Sempre più frenetico. Sempre di più.
Marco rilasciò un gemito animalesco, mentre spingeva il cazzo dentro, in fondo. L’asta vibrava incontrollata. Schizzi caldi e densi inondavano il culo del ragazzo.
Marco cercò di nascondere il respiro affannato. Era stata una scopata veloce e cruda. Il ragazzo aveva gli occhi chiusi, la guancia schiacciata contro l’albero. Le sue braccia allungate lungo il tronco.
Gli spettatori continuavano a fissarli in silenzio. Marco sorrise. Fece cenno a uno di avvicinarsi. Era un uomo tozzo e basso.
Marco sfilò il suo cazzo con un’attenzione che non aveva avuto fino a quel momento. Del resto era del suo cazzo che si trattava.
Neppure una goccia fuoriuscì da quel culetto sodo. Marco ebbe un fremito di eccitazione a sapere la sua sborra dentro il ragazzo.
L’uomo tozzo aveva già il cazzo in mostra. Non attese l’invito di Marco e infilò il suo arnese nel culo del ragazzo. Lui gemette, sorpreso che un altro palo duro gli invadesse la carne.
Aprì gli occhi. Marco vi lesse il terrore. Ma il ragazzo non ebbe tempo per reagire. L’uomo tozzo iniziò subito a sbatterlo esaltato, mentre un uomo alto e magro tirò a sé il ragazzo e lo schiacciò contro il suo cazzo altrettanto magro. Il ragazzo ancora in preda all’eccitazione accolse quella nerchia automaticamente.
L’uomo magro non gli lasciò succhiare. Gli afferrò la testa fra le mani e prese a scopargli la gola senza il minimo riguardo. Il ragazzo non poteva più tirarsi indietro. Altri uomini si erano accalcati attorno a loro e si masturbavano bramosi.
Il ragazzo prese a massaggiare le palle del magro che apprezzò con un sospiro.
«Vengo, vengo.» Gridò ed estrasse il suo cazzo.
Fiotti di liquido pallido brillarono nella notte, schizzando la faccia del ragazzo.
Marco si voltò, incamminandosi via. Chiedendosi se quel ragazzo avrebbe superato la notte.
Leggi la prima puntata: “Voleva venerarlo, voleva farlo godere”.
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