Quando ero ragazzo volevo sempre vedere felici i miei amici. Facevo di tutto per renderli allegri. Quindi, adesso vedere Danny disperarsi di fronte a me, mi faceva sentire una fitta al cuore.
“Eravamo una coppia perfetta.” Lamentava Danny, stringendosi la testa fra le mani. “Non riesco proprio a capire perché Alessandra mi abbia lasciato.”
Perché era una stronza. Ma questo non potevo dirlo.
“Davvero, non capisco proprio come abbia potuto lasciarti lei.” Quando sarebbe dovuto essere lui a lasciarla.
L’altro giorno è tornato a casa e l’ha trovata che si faceva sbattere da un suo collega di lavoro.
Ora penserete che il mio amico si sia infuriato che l’abbia buttata fuori casa con il suo amante. No, Danny ha chiesto “perché?”.
Ci mancava che si scusava, cercando di capire in cosa aveva sbagliato. Lui. Alla fine è stata la sua ragazza ha infuriarsi e cacciarlo dall’appartamento. Dall’appartamento di Danny.
“Andava tutto così bene.” Mugugnò Danny.
Sì, quando dormivate.
“Credo che dovresti iniziare a pensare ad altro. Altrimenti non uscirai mai da questo stato.”
“Ma come faccio? Qualunque cosa qui mi ricorda lei.” Danny sollevò le braccia indicando tutta la stanza.
Per fortuna la sua ragazza gli aveva ridato il suo appartamento. Si è trasferita a casa di quel tipo.
“Bene. Allora iniziamo a spostare un po’ di roba in cantina. Liberiamo lo spazio per liberare la mente.”
Dopo avermi affibbiato una lunga lista di giustificazioni per non farlo, Danny si è infine deciso ad acconsentire.
Ha portato su qualche scatola dalla cantina e abbiamo incominciato a metter via un po’ di roba.
“Questo?” Chiesi indicando una terribile statuetta in porcellana. Credo fosse un bambino. O forse un maialino.
“No, no, quello è della zia di Alessandra. Ci tiene tanto.”
“Seriamente?” Presi la statuetta e la misi nella scatola, che si andava lentamente riempiendo. Iniziavo a temere che in quell’appartamento non ci fosse nulla di Danny.
Mentre facevo passare i libri nella libreria in camera da letto, scivolò fuori una vecchia foto. La raccolsi. Erano un gruppo di quattro amici.
“Te la ricordi questa volta?”
Danny si avvicinò. “Cavolo, mi chiedevo proprio che fine avesse fatto. Avremmo avuto 18 o 19 anni.”
“N’è passato di tempo. La nostra prima vacanza insieme.”
“Già. Quella sera mi chiesi se potevi farmi un pompino.” Danny scoppiò a ridere.
“Che cosa imbarazzante.” Posai la foto sulla mensola, nascondendo l’immagine. “Però, mi ricordo che qualche giorno dopo mi raccontasti che avevi sognato che ti facevo davvero quel pompino.”
“Già.”
Danny sembrò di colpo nuovamente triste.
“Che ti prende?”
“Sai, penso che Alessandra mi abbia lasciato perché non eravamo fatti l’uno per l’altro.”
“Sì, forse è meglio così.” Alla buon’ora.
“No, non hai capito. Non andava bene a letto. Non riuscivo a soddisfarla. Non andava mai bene niente.”
Non sapevo cosa dire. Non sapevo francamente nulla dei problemi sessuali delle coppie etero. Era un mondo per me sconosciuto.
“Credi che si sia mai proposta di farmi un pompino lei? Ho sempre dovuto supplicarla.”
Mi stava paragonando ad Alessandra?
“Non sono molto pratico di ragazze.” Ridacchiai.
“Già. Come funziona fra maschi? Chi decide chi fa cosa?”
“Non è che si decide. È così. C’è quello che lo da e quello che lo prende.” Ma che diavolo stavo dicendo?
“Quindi, tu sei quello che lo prende?”
“È così palese?”
“Sei tu che ti eri proposto di farmi un pompino. Se non sei cambiato…” Danny distolse lo sguardo, chiaramente imbarazzato per quello che stava dicendo.
Annuii altrettanto a disagio.
“Perché lo fai? Cioè, perché me lo avevi chiesto?”
Alzai le spalle. “Perché mi piace rendere felice gli altri. Volevo farti piacere.”
Scese il silenzio fra di noi.
“Sai che non scopavamo da mesi?” Disse infine Danny.
Tu non scopavi da mesi. Scommetto che quella troia si faceva sbattere ogni giorno.
“Se hai bisogno di sfogarti…”
“Non lo mai fatto con un gay.”
“Neanch’io con un etero.”
“Come devo…”
Sembrava già in preda all’ansia da prestazione. Quella ragazza l’aveva rovinato. E ora toccava me fargli tornare un po’ di autostima.
“Rilassati. Non sono Alessandra. Sono qua per farti felice. Adesso te lo preparo.”
“Prepari?”
“Il tuo cazzo.”
Mi inginocchiai. Danny fece qualche passo indietro sorpreso. Mi avvicinai. Gli slacciai la cintura e abbassai la zip. Il suo cazzo era già barzotto.
Aprii la bocca senza troppi convenevoli e lo ingoiai tutto. Danny si irrigidì trattenendo il fiato.
Il suo cazzo si gonfiò rapidamente alle carezze della mia lingua. Quando fu completamente in erezione, finalmente Danny si rilassò.
Presi a massaggiargli le palle con un mano, mentre facevo scorrere l’asta del suo cazzo nella mia bocca. La mia lingua ruotava attorno alla sua cappella gonfia.
Danny ansimava piano. Traballò un attimo sulle gambe.
“Vuoi sederti?”
Lui annuì e fece qualche passo indietro, crollando seduto sul bordo del letto. Mi trascinai fra le sue gambe e affondai nuovamente la testa sul suo cazzo.
Danny gemette, facendo cadere la testa indietro. Feci scorrere una mano lungo il suo petto, arrivando ad accarezzargli un capezzolo.
Con l’altra mano gli afferrai l’asta e mi aiutai nei movimenti del capo. Facevo ruotare la testa per far provare sensazioni diverse alla sua cappella.
Quindi, mi spinsi verso il basso, lasciai che quel bastone penetrasse in gola. Giù fino alla base del cazzo. Respirai i suoi peli pubici, mentre la sua cappella mi soffocava.
“Oh, cazzo. Il pompino più bello della mia vita.” Balbettò Danny, fissando il suo cazzo ormai svanito completamente nella mia bocca.
Ricambiavo lo sguardo quasi supplichevole, mentre l’aria iniziava a mancarmi. Era bello vederlo nuovamente felice. Alla fine dovetti ritirarmi. Il suo cazzo si sfilò dalla mia gola. Tossii, mentre respiravo affannosamente.
“Penso sia pronto a sufficienza.” Dissi. “Come ti piace farlo?”
Lui mi fissò interdetto.
“La posizione che preferisci?”
“Non lo so. Qual è meglio?”
“Devi dirmelo tu. Quali sono le tue fantasie?”
Divenne rosso e distolse lo sguardo. “Vorrei stare sdraiato.”
Mi avvicinai e lo spinsi verso il basso per farli capire che andava bene.
Forse dopo tutte le volte che si era dovuto agitare nella fica di Alessandra, ora voleva che fosse qualcun altro a fare il lavoro.
Lui si tirò indietro e si sdraio ancora un po’ a disagio, ma la sua cappella sembrava pronta a esplodere.
Mi sputai sulla mano e mi umettai il buchino. Mi voltai e salii sul letto dandogli il culo. Era pur sempre un etero. Non credo avrebbe apprezzato la vista del cazzo di un altro ragazzo.
“Uao, che culo liscio. Non hai neppure un pelo.”
“Non ha tutti i gay piace il culo peloso.”
“Ti depili?” Chiese sorpreso.
“Voglio che siano felici quelli che mi scopano.”
Danny arrosi e distolse lo sguardo.
Afferrai l’asta del suo cazzo e la puntai in avanti verso di me, mentre indietreggiavo con il culo.
La sua cappella mi sfiorava il buchino umido. Spinsi verso il basso. Gemetti di dolore. La sua cappella si aprì un varco nella mia carne. L’asta scivolò dentro fino all’elsa.
Mi ero impalato sul cazzo di Danny.
Mi piegai in avanti e iniziai a muovere il bacino avanti e indietro. Il suo cazzo entrava ed usciva dal mio culo.
Sollevai le mie palle con la mano per evitare che toccassero le sue e continuai a muovermi. Non riuscivo a trattenere piccoli mugugni di dolore.
“Ti fa male?”
“È troppo grosso.”
“Nessuna mi ha mai detto che il mio cazzo è troppo grosso. È piccolo.”
“Ti assicuro che quando ce l’hai piantato nel culo sembra enorme.”
In realtà, era davvero piccolo, ma quanto hai un palo duro ficcato nella carne sembravano tutti grossi.
E poi sono convinto che quando fai godere un uomo, quel cazzo è l’unico cazzo del mondo ed è il più grosso che esista. A Danny serviva anche una botta di autostima.
“Vuoi smettere?”
“Non ti piace?” Chiesi.
“È fantastico. È così caldo e morbido.”
“Allora mi basta che tu sia felice.” Dissi, stringendo i pugni e digrignando i denti. Non era certo la mia prima volta, anche se era una posizione particolarmente faticosa.
Presi a muovere il bacino più rapidamente. Il suo cazzo mi aveva ormai aperto in due e mi stavo abituando.
“Vuoi che lo stringo?”
“Come…?”
Strinsi il mio buchino. Danny lanciò un gemito.
“Sì, è persino meglio.”
Era impegnativo stringere i muscoli dello sfintere e scoparsi, ma volevo offrirgli le massime sensazioni.
A un certo punto sentii le sue mani che mi afferravano le chiappe. Le sue dita mi massaggiavano il culo, per assaporarne la consistenza.
“Vuoi che vado più veloce?”
“Sì, se puoi.”
Accelerai il ritmo. “Così va bene?”
“Un po’ di più. Stringi ancora il culo come prima. Ah, perfetto. Sì, vai.”
Sembrava aver capito. Mi stavo impalando rapido, più che potevo.
Ogni volta che mi lasciavo andare la sua asta sembrava forarmi l’intestino. Ogni affondo era un fitta allo stomaco e iniziavo a essere esausto.
Ma volevo farlo godere. Allungai la mano e presi a massaggiargli le palle.
“Oh, cazzo il servizio completo.” Sussurrò Danny.
Prese ad ansimare con più intensità. Chiuse gli occhi e il volto si contrasse in una smorfia.
“Sto per venire. Togliti.”
Ma io continuai a impalarmi. Sentivo la vena del suo cazzo ingrossarsi. La cappella era sempre più gonfia.
“Non ce la faccio più. Vengo. Scusa.”
Il suo corpo si tese come una corda di un arco. La sua asta vibrò nel mio culo. Schizzi di sborra si riversarono dentro di me.
Mi sembrava di percepire il suo liquido denso e caldo riempirmi l’intestino. Danny lanciò dei suoni strozzati, poi si accasciò sul cuscino, ansimando.
Anch’io ero senza fiato. Mi sollevai lentamente. Strinsi il culo per evitare che la sborra uscisse e mi sfilai la sua nerchia. Il cazzo si adagiò, ormai quasi tornato alle sue misure normali, sulla coscia.
“Grazie.” Disse.
“Grazie?”
“Grazie per avermi sborrato in culo.”
Danny scoppiò a ridere. “Sono io che devo ringraziarti. È stato fantastico.”
“È un privilegio per me prenderlo in culo.”
“Non capisco.”
“Succhiarti il cazzo è un dovere, perché non ho piacere fisico quando lo faccio. Prenderlo in culo è un privilegio, perché provo anch’io piacere. Ricevere la tua sborra è la prova che hai goduto.”
Presi un fazzoletto e gli pulii il cazzo.
“Che cosa fai?”
“Controllo che non sia sporco. È pur sempre stato in un culo.”
“Sì, ma perché lo fai tu?”
“Perché è il mio culo. Mi pulisco sempre prima di farmi scopare, ma non è piacevole se lascio un regalino.”
Danny scosse il capo con un sorriso ebete e lasciò nuovamente cadere la testa indietro. “Sei tutto l’opposto di Alessandra. Ti preoccupi solo del mio piacere.”
“Il piacere di un passivo viene dal dare piacere all’attivo.”
“Quasi quasi divento gay.”
Dopo quel giorno non ci sentimmo più. Lui non mi scriveva. E io non gli scrivevo.
Non mi sorprendeva che si sentiva in imbarazzo. Del resto anch’io mi sentivo un po’ a disagio. Anche se temo Danny, in realtà, sia rimasto sconvolto da me.
Certo tutti sanno che ci sono gay che lo prendono in culo. Ma deve essere sempre sconvolgente, quando scopri che il tuo amico, non solo lo prende in culo, ma è così sottomesso. Sopratutto se sei tu a metterglielo in culo.
In ogni caso, sarebbe stato impossibile evitarci per sempre. Avevamo troppi amici in comune. E una sera, a una festa, me lo sono ritrovato davanti.
“Come va?” Chiesi, mentre bevevamo un bicchiere di Merlot sul balcone.
“Bene. Tu?”
“Bene.”
Silenzio. Sembrava che non sapevamo più cosa dirci. Eravamo diventati due estranei?
“Senti mi dispiace se ti ho scombussolato l’ultima volta.”
Danny fece una risata sorda. “Non centri nulla. Sono io che devo scusarmi. Mi dispiace davvero per come ti ho trattato.”
“Come?”
“Ho abusato di te. Non sono questo tipo di persona.” Danny guardava nel vuoto della notte. Mi era sfuggito qualcosa?
“Come avresti abusato di me?”
Danny si voltò verso la sala illuminata a controllare che la gente dentro non ascoltasse, ma stavano tutti ridendo e ballando.
“Ti ho scopato. E il mondo in cui l’ho fatto. Senza pensare ai tuoi sentimenti. Ti ho umiliato. Ho umiliato il mio migliore amico.”
Ero io ora a essere sconvolto. Ero così convito che mi disprezzasse e invece ho sottovalutato la sua sensibilità.
Sì, sapevo che era una persona più sensibile della media, ma ora mi rendevo conto di quanto veramente lo fosse. Credevo di avergli fatto un piacere, invece lo avevo messo ancora più in crisi.
“Vieni entriamo.” Dissi, stringendogli la spalle.
“Ma ho davvero bisogno di parlare.”
Senza voltarmi entrai e mi diressi verso una delle stanze sul retro. Era un appartamento enorme al decimo piano di uno di quei nuovi palazzi in centro. Danny mi seguì dentro la stanza. Chiusi la porta alle sue spalle.
“Ti è piaciuto l’altra volta?”
“Troppo. Ma era sbagliato. Ti ho usato, come se fossi stato una puttana.”
“Te l’avevo proposto io.”
“Sì, ma mi sono preoccupato solo del mio piacere.”
“Era questo il punto. Volevo farti rilassare. Per una volta una scopata senza la presenza oppressiva del giudizio e richieste di Alessandra.”
“L’hai fatto solo per pietà?”
“No. L’ho fatto perché volevo farti felice.”
Mi inginocchiai di fronte a lui e gli aprii la patta. Danny si tirò indietro.
“No. Non voglio abusare di te.”
“È abuso solo se io non voglio. Quello che succede quando si fa sesso, è una parentesi, in cui lasciarsi andare.”
Danny mi fissava intensamente, ma non riuscivo a interpretare quello sguardo. Mi avvicinai ancora verso di lui. Dalla patta aperta si intravedeva già il gonfiore del suo pacco. Nonostante tutto, quella scopata era stata liberatoria per lui. E sembrava che avesse ancora desideri repressi.
Allungai la mano e gli massaggiai il pacco. Il cazzo era già gonfio. Danny non disse più nulla. Slacciai la sua cintura e abbassai i suoi boxer. L’asta in erezione scattò in alto. La cappella era già lucida per il presperma.
Quell’ipocrita voleva sbattermi da quando mi aveva visto arrivare. Capisco perché ha tanto paura di quello che ha fatto. Sotto quella sensibilità si nascondono i suoi istinti soffocati. Teme quello che potrebbe diventare. Ma quello che succede in camera da letto, resta in camera da letto.
Tirai fuori a lingua e gli leccai il glande. Aveva un gusto quasi salato.
“Aspetta. Devo andare a pisciare.”
“Ma hai il cazzo già in tiro.”
“Ho bevuto un sacco. Mi sta esplodendo la vescica.”
“Allora piscia.” Dissi e aprii la bocca più che potei sotto il suo cazzo.
“Cosa? No.”
Rimasi immobile e fissarlo dal basso verso l’alto. La mia bocca aperta. Danny si morse il labbro.
Era qualcosa che non aveva mai fatto. Lo vedevo. Ma voleva provare. Chiuse gli occhi. Lentamente il suo cazzo tornò barzotto.
“Arriva.”
Avvicinò il suo cazzo alla mia bocca. Accolsi la cappella poco prima che un fiotto di liquido caldo mi inondò la bocca.
Il suo piscio scivolava in gola. Lui aveva la bocca mezza aperta e mi fissava senza perdere un istante della sua pisciata. Quando ebbe finito, lo estrassi io dalla bocca e lo scossi per far cadere le ultime gocce.
Era ormai in preda all’eccitazione. Il suo cazzo tornò quasi istantaneamente in erezione. Lo ingoia nuovamente tutto.
Lentamente il gusto di piscio svanì, soppiantato da quello del suo cazzo, della sua pelle.
Succhiavo con impegno. Ogni tanto mi sfilavo il cazzo e lo leccavo. Facevo scivolare la mia lingua dalla base alla cima e poi ancora giù verso la base.
Quando alzai lo sguardo, incrociai i suoi occhi che mi fissavano come in attesa. Sapevo cosa bramava.
Mi spinsi verso di lui e ingoiai il suo cazzo. Lo ingoiai fino alla base. La sua asta mi penetrò in profondità nella gola. Danny sorrise. Stavolta mi ritirai subito, ma subito me lo ripiantai in gola. Mi stavo scopando in gola da solo.
Ebbi un paio di conati di vomito e rallentai. Feci ruotare la lingua attorno al glande e con la mano presi a massaggiargli le palle sode.
Danny chiuse gli occhi e barcollò indietro fino a raggiungere il letto. Lo segui camminando sulle ginocchia senza staccare la bocca dal suo cazzo. Danny si sdraio e io salii suo letto, posizionandomi tra le sue gambe.
Ripresi a succhiarlo, ma Danny staccò il suo cazzo dalla mia bocca e lo mise eretto.
“L’hai preparato abbastanza.”
Ebbi un accenno di sorriso. Sembrava che la cura stava funzionando. Danny stava ritrovano un po’ di autostima. Dopo tanti anni a mettere da parte il proprio piacere ora iniziava a prenderselo.
Non dissi nulla e mi voltai spingendo in fuori le chiappe. Non andavo matto per quella posizione.
Già sono quello che se lo fa mettere in culo, ma in questa posizione sono addirittura io che me lo pianto dentro.
E faccio tutto la fatica di scoparmi. Almeno nelle altre posizioni quello che gode fa un parte dello sforzo.
Mi resi conto che Danny un po’ aveva ragione. In un certo senso mi stava usando.
Danny teneva la sua asta dritta verso l’alto. Dovette sollevarmi proprio sopra il suo bacino. Era un po’ più scomodo, ma se è così che lo voleva. Lentamente mi abbassai. Mi afferrai le chiappe con le mani e le allargai.
Danny allungò la mano e mi accarezzò il buchino, facendomi sobbalzare. Poi portò la mano alla base della schiena e mi invitò a scendere.
“Mi sembra di trafiggerti con una lancia.”
La sua cappella toccò il buchetto. Inspirai profondamente e spinsi verso il basso.
Dopo un attimo di resistenza riuscii a forzare l’entrata. Gemetti. Non importa quanti cazzi prendi in culo. Ogni volta è sempre un dolore.
Persi l’equilibro e mi impalai completamente. Il colpo mi fece vedere le stelle. La fitta fu così forte che mi tolse il fiato.
“Sembra incredibile che il mio cazzo riesca a entrare completamente nel tuo culo.”
Nonostante il dolore presi a muovermi su e giù. La sua asta scivolavo dentro la mia carne. Mi sentivo aprire in due.
“Stringi un po’ il culo e vai più veloce.”
Mi piegai in avanti, sostenendomi con le braccia, per regolarizzare il ritmo. Il mio buchino si avvolse più stretto attorno al suo cazzo, mentre mi solleva e lasciavo andare più veloce.
“Sì, ecco. Continua così.”
Forse davvero mi stava usando. Ma andava bene. Se lo meritava. Anche se probabilmente non sarebbe toccato a me soddisfarlo in questo modo.
Danny si alzò sui gomiti e mi spinse in avanti senza permettere che il suo cazzo si sfilasse dal mio culo. Mi posizionò a pecorina. Le sue mani mi strinsero i fianchi, tirandomi a sé. Poi il suo bacino si mosse.
Il suo cazzo quasi uscì del tutto e del tutto me lo ripiantò dentro. Sobbalzai, inarcando la schiena. Ancora ritirò quasi completamente il cazzo e ancora una volta me ficcò fino alle viscere.
Mi spinse la testa verso il basso. Il mio culo sollevato, sporgeva verso l’alto come quello di un puttano. Aiutandosi con i miei fianchi prese a sbattermi con vigore. Un vigore che non avevo mai visto. E penso neppure Alessandra aveva mai visto.
“Brutta troia. È così che avrei dovuto trattarti.”
Spalancai gli occhi sconvolto. Cosa?
“È questo il tuo posto. Piegata davanti a me. Il tuo culo spaccato.”
Non stava parlando con me. Non stava parlando di me. I suoi affondi era rapidi e aggressivi. Penso che se non mi avesse stretto per i fianchi sarei volato giù dal letto.
Mi morsi il labbro per trattenere i lamenti. Ogni affondo mi faceva venire uno spasmo di dolore allo stomaco. Mi sembrava come se gli organi stessero andando sottosopra. Le mie dita affondarono nella coperta e la strinsero. Volevo resistere.
Per fortuna non durò ancora molto. Gemette, mentre diede le ultime veloci botte.
“Ti riempio il culo, troia.”
Sentii il suo cazzo scattare dentro di me. Fiotti di sborra mi colmarono il culo. Con gli ultimi colpi si assicurò di svuotare anche l’ultima goccia delle sue palle.
Danny ansimava. Sfilò il suo cazzo e si gettò indietro sulla schiena. Un filo di sborra calda fuoriuscì dal mio culo slabbrato e mi scivolò lungo la coscia.
Rimasi ancora per qualche istante così immobile, il cullo sollevato in aria, la coperta stretta tra le mie dita.
“Uao, ne avevo proprio bisogno.” Disse infine Danny, quando il suo respiro era tornato regolare.
Mi sollevai e mi sedetti sull’orlo del letto.
“Non mi pulisci?” Chiese.
Che pezzo di stronzo. Ma me l’ero cercata. Presi dei fazzoletti e gli pulii il cazzo.
“Allora sei contento di avere la mia sborra in culo?”
“Mi hai letteralmente sfondato. Avrò il culo indolenzito per giorni.”
“Così ti ricorderai di me fino alla prossima volta.”
Prossima volta? Diciamo che io ho chiuso con le trombamicizie con gli etero. Devo sbrigarmi a trovargli una nuova Alessandra che lo rimetta in riga.
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