Sono un lupo mannaro. Ma questa non è una fanfiction erotica di qualche romanzo adolescenziale di vampiri e licantropi. La verità è che io non sono neppure un vero lupo mannaro.

Però, sono effettivamente un adolescente. Ho 16 anni. Posso dire senza falsa modestia che sono quel genere di ragazzo da cui le miei coetanee vorrebbero farsi scopare e le donne più mature sognerebbe di fare una scappatella.

Ma questo non succede, perché frequento un collegio completamente maschile.

Non so esattamente quando è iniziata la tradizione dei lupi mannari. Sicuramente ha a che fare con questo posto.

Il collegio sorge nella Valle del Lupo. La scuola è un vecchio maniero di non so quale barone decaduto. Per chilometri non c’è nulla. Il villaggio più vicino è all’imbocco della valle.

Non mi sorprende che quel nobile sia andato in bancarotta. Forse un tempo si coltivava sui terrazzamenti, ma adesso siamo circondati da foreste a perdita d’occhio.

“Ogni anno la selezione sportiva delle matricole diventa sempre più penosa.” Lamenta Jason.

“Credi che quando siamo arrivati noi era diverso?”

“Guarda Marco e Damian. Sembra che sono al mercato del bestiame a comprare delle vacche.”

Scoppiai a ridere.

“Era la stessa cosa con noi. Solo che quando eravamo matricole non ci accorgevamo di nulla. Era solo una selezione sportiva. Nulla di più. E per loro è lo stesso.”

“Già. Ma tra qualche settimana. Fra qualche mese. Anche loro saranno entrati in un branco. E saranno lupi mannari.”

Il branco. Tutto il corpo studentesco della scuola è diviso in branchi. Tranne le nuove matricole, tutti fanno parte di un branco, o quasi. In ogni scuola c’è sempre qualche lupo solitario.

Il mio branco è quello dei Red Wolf, il lupo rosso, ma non ho nessun idea da dove sia saltato fuori questo nome. Probabilmente il nostro fondatore era un irlandese rossiccio.

I branchi non sono parte dell’ufficiale sistema scolastico, ma esistono con la connivenza della presidenza. I professori sono ben felici di chiudere un’occhio, perché l’organizzazione dei branchi tiene a bada la violenza dei ragazzi.

Potente immaginare cosa significa mettere decine e decine di adolescenti in piena pubertà chiusi nello stesso luogo per mesi. I branchi evitano che ogni conflitto sfoci in una rissa. Naturalmente questo a un costo: la normalizzazione dello stupro fra gli allievi.

“Quello là sembra particolarmente dotato.” Dissi, indicando un ragazzo magro che correva sulla pista di atletica.

“Sì, particolarmente dotato nel fondoschiena. Sembra il culo di una ragazza. Me lo tromberei all’istante.”

“Cazzo dici?” Tirai una sberla in testa a Jason. “Guarda che ti sentono. Lo sai che le matricole sono off-limits.”

“Ma piantala. Nessuno fa caso a noi. E poi i beta sono i primi a sbavare.”

“E voi due. Dai, basta perdere tempo. Andiamo ad allenarci.” Aldo era apparso alle nostre spalle con un pallone da calcio.

Passammo il resto del pomeriggio in campo, mentre terminavano le selezioni.

“Il sole sta per tramontare. È meglio che andiamo a farci la doccia.” Disse a un certo punto Jason.

“Un lupo mannaro che ha paura del buio.” Scherzai.

“Rischiamo di arrivare tardi per cena. Non ho nessuna voglia di subire una strigliata dalla professoressa Andreani.”

“Già, meglio che rientriamo.” Assentì Aldo.

“Vi raggiungo subito. Faccio ancora qualche tiro in porta.” Dissi.

Sono uno dei migliori attaccanti della scuola. La mia posizione nel branco dipendeva anche da quante reti sarei riuscito a segnare durante l’anno.

I lupi in cattività hanno una complessa gerarchia sociale che permette loro di gestire la tensione in quegli spazi angusti.

Il branco rispecchia quella gerarchia nel nostro microcosmo scolastico. Al vertice c’è il maschio alfa. Il “lupo mannaro” che governa il branco e può trombarsi chi vuole.

Ad affiancarlo ci sono i maschi beta. Solitamente sono tre o quattro. Sono gli amici più fidati dell’alfa e si assicurarono le regole del branco siano rispettate da tutti. Ufficialmente l’alfa potrebbe scoparsi anche loro, ma nessun alfa rischierebbe la stabilità del suo branco. Sono una specie di élite di “attivi”.

All’estremo opposto della scala sociale ci sono i maschi omega. Quella degli omega non è una vita facile. Il loro compito è sciogliere la tensione ed evitare il crescendo della violenza nei conflitti. Che cosa vuole dire? Che glielo potete mettere nel culo e farvelo succhiare, quando volete. E loro non possono opporsi.

Lo so. Sembra un collegio di gay. In realtà, come in ogni scuola, siamo per la maggior parte etero, o almeno bisex.

Infatti, nonostante tutto penso che la situazione degli omega sia meglio della mia e della massa dei “lupi” gamma. Almeno gli omega non si fanno aspettative, sanno qual è il loro posto. Certo, la sera il culo gli fa male, ma non vivono con la preoccupazione di perdere la loro posizione.

Noi maschi gamma, che rappresentiamo la maggior parte dei ragazzi di un branco, siamo in continua lotta per conservare la nostra posizione all’interno del branco. Agli estremi la gerarchia è abbastanza stabile, ma al centro è un continuo tumulto. La posta in gioco è alta: la propria dignità, e, sì, anche la salvezza del proprio culo.

Posso dichiarare senza falsa modestia che non c’è nessuno tra i maschi gamma che può competere con me. È più di un anno che non lo prendo in culo. Sono una specie di beta in divenire.

La solitudine del maschio

Alla fine il sole scomparve dietro le montagne. I campi non erano illuminati, così mi rassegnai a tornare agli spogliatoi.

Non c’era già più nessuno. Mi spogliai della divisa sudata e mi fiondai in doccia. Stavo per accendere l’acqua, quando sentii qualcuno lamentarsi. Non ero da solo.

“Ti prego. Lasciami andare.” Stava piagnucolando.

“Prima o poi succederà, se vuoi entrare in un branco.” L’altra voce la conoscevo.

Seguii i rumori fino ai bagni. Lanciai un’occhiata dentro.

Era Marco, uno dei beta del mio branco. Aveva la patta aperta e schiacciava un altro ragazzo contro il muro. Lo aveva bloccato con un braccio piegato dietro la schiena.

Il pantaloni del ragazzo erano mezzi abbassati e svelava un culetto candido. Presto sarebbe stato rosso per le botte. Un po’ mi spiaceva per lui, ma quello era un maschio beta.

Feci per voltarmi e allontanarmi in silenzio, ma mi bloccai. Quel culo mi era familiare. Guardai meglio. Era il ragazzino magro di prima, quello che Jason avrebbe voluto trombarsi.

Che Marco fosse un pezzo di merda era risaputo, ma neppure un maschio alfa può metterlo in culo a una matricola senza il suo consenso.

“Ehi, Marco, piantala. Lascialo in pace.” Esclamai, spalancando la porta del bagno.

Marco si voltò spaventato, ma appena mi riconobbe sembrò calmarsi.

“Ah, sei solo tu, Franco. Che cazzo vuoi? Trovatene un altro.”

“È meglio che te ne trovi anche tu un altro. Quella è una matricola. E lo sai anche tu.”

“Sono un lupo beta. Posso scoparmi chi mi pare.”

“Ma non una matricola. Sei così smidollato che non riesci neppure a resistere fino alla sua iniziazione?”

“E chi mi dice che finirà nel nostro branco e sarò il suo beta? Un culo così lo voglio prendere vergine. E ora vattene, se non vuoi finire male.”

Non mi mossi. Rimasi a fissarlo, piantato in mezzo al bagno.

“Mi stai sfidando, gamma?”

“Lascialo andare.”

Marco si chiuse la patta e mi venne incontro minaccioso.

“Scappa.” Esclamai e mi avventai contro Marco.

Il ragazzino rimase un attimo incerto, mentre Marco cercava di liberarsi dalla mia presa. Alla fine prese coraggio. Si tirò su i pantaloni e fuggi via.

Marco mi strattonò e buttò a terra.

“Oh, non dovevi metterti in mezzo.”

Si piantò sopra di me e mi fece ruotare sulla schiena. Mi divincolai dalla sua prese e feci per spintonarlo via.

“Che cazzo hai fatto? Lo sai che sono un tuo beta?”

Lo fissai pieno d’ira, ma smisi di opporre resistenza. Aveva ragione.

Marco mi schiacciò nuovamente sul pavimento. Con un colpo secco mi abbassò pantaloni e boxer.

“Non hai certo il culo da ragazzina come quello là, ma per stasera me lo faccio bastare. Ho le palle che esplodono.”

Scatarrò e lasciò colare un filo di saliva tra le mie chiappe. Si liberò il cazzo ancora in erezione e lo puntò al mio culo.

Fu un attimo. Lo infilò con un colpo secco. Avrei voluto gridare, ma non gli avrei dato questa soddisfazione. E soprattutto non potevo rischiare che qualche gamma mi vedesse. Ne andava della mia reputazione.

“Uao, sei stretto come un verginello. C’era da aspettarselo da uno dei gamma più promettenti. Alla fine sono stato fortunato. Ti sei risparmiato solo per me.”

Si piegò in avanti, premendo entrambe le sue mani sulle mie spalle. Iniziò a muoversi. Rapido. Frenetico. Sembrava un lupo arrappato che rilasciava tutta la tensione della caccia.

Non ha importanza quanto in alto sei nella gerarchia dei gamma, resti sempre una preda. Altro che beta in divenire.

“È umiliante per uno come te trovarsi con un cazzo piantato nel culo, eh? Avresti dovuto pensarci prima di immischiarti. Noi maschi beta otteniamo sempre quello che vogliamo. È legge del più forte.”

Strinsi i pugni e non risposi. Mi mordevo il labbro per trattenere il dolore di ogni affondo.

Ma aveva ragione: quello che faceva più male era l’umiliazione. Era peggio di una rissa, dove devi restare immobile, mentre ti pestano.

Era come gridare in pubblico di non essere un uomo, ma solo un pezzo di carne violata per soddisfare gli istinti dei veri uomini, i maschi beta.

“Ora ti sborro fin nello stomaco. Vedrai che ti ricorderai di questa scopata per il resto dei tuoi giorni. E la prossima volta ci penserai due volte prima di metterti contro un beta.”

Marco accelerò il ritmo. Le sue botte mi sfondavano il culo. Finalmente il suo cazzo si gonfiò ancora di più e vibrò. Fiotti di sborra mi inondarono il culo.

Avevo il respiro spezzato e gli occhi iniettati di sangue. Ero stato marchiato con il suo orgasmo come il più patetico degli omega.

Marco estrasse il suo cazzo e se lo ripulì sulle mie chiappe. Ero sporco. Dentro e fuori.

“Avevo proprio bisogno di sfogarmi. Per i prossimi giorni farai fatica a sederti.” Ridacchiò. Si diede un veloce lavata e, dopo aver riposto il suo arnese, svanì.

Rimasi ancora per un lungo istante per terra con il culo all’aria. Un filo di sborra che mi colava fuori. Infine, mi rialzai e mi portai in un gabinetto per espellere il prima possibile i suoi umori maledetti.

Andai al lavandino a darmi una pulita. Mi fissai allo specchio. Quel ragazzo stravolto non ero io. Quel ragazzo umiliato non ero io. Quasi mi accasciai sul lavandino.

“Giornata pesante?”

Sobbalzai e mi voltai di scatto.

“Ti ho spaventato? Scusami.” Eric, il Loup Noir, mi fissava con un sorriso beffardo.

“Un lupo solitario non spaventa di cerco un gamma. Mi hai solo preso alla sprovvista.” Dissi, mentre finii di lavarmi le mani.

“Lupo solitario. Gamma. Come fate a riempirvi la bocca di queste cazzate?”

“Tu non puoi capire. Non hai mai fatto parte di un branco.”

Eric era uno di quelli che chiamiamo lupi solitari. Ha iniziato la scuola con me, ma si è sempre rifiutato di entrare in un branco. All’inizio lo ammiravo. Anch’io avrei voluto essere come lui. Ma del resto penso lo vogliamo tutti. Chi vorrebbe veramente subire quello che ho appena subito, se non qualche gay passivo?

Si dice che i lupi solitari siano gli unici con il culo ancora vergine. Anche se lo stesso lo affermano tutti gli alfa e anche qualche beta, ma ci credono in pochi.

Vero o falso che sia alla fine la pressione del gruppo ha sempre la meglio. Quella del lupo solitario e una vita, appunto, solitaria. E non c’è niente che fa più paura a un ragazzo appena arrivato al liceo della possibilità di essere escluso.

“Da quanto sei qui?” Chiesi.

“Mi stai chiedendo, se ho visto quell’energumeno mettertelo in culo e godere a tue spese?” Nella sua voce c’era sempre un tocco di sarcasmo.

Alzai le spalle. Era solo un lupo solitario. Cosa mi importava? Non faceva parte di nessun branco. Non era una minaccia.

“Non capisco veramente come possiate accettare tutto questo con tanta tranquillità.”

“Come se non sapessimo che tu ti trombi i nostri omega di nascosto.”

“Vengono da me di loro spontanea volontà alla ricerca di un’umanità che nei vostri branchi non esistono.”

“Credi che mi piaccia essere stuprato? Almeno io non sono rimasto chiuso nel bagno, mentre un ragazzino rischiava la stessa cosa.”

“Stavo per intervenire, ma poi sei arrivato tu. Sei diverso dagli altri. Se davvero non ti piace questa realtà, dovresti cambiarla.”

“E lo farò. Aspetta e vedrai. Ma non si può cambiare nulla da fuori.”

“Forse sì. Forse no.” Eric sorrise e uscì dal bagno.

Tornai a guardare il riflesso nello specchio. Avrei davvero cambiato le cose.

Il caldo marchio del lupo mannaro

Alla prima luna piena dopo le selezioni avvengono i primi riti di iniziazione, meglio noti come la Prima Trasformazione. Le matricole che hanno deciso di entrare in un branco devono essere trasformati in lupi mannari.

Ogni branco ha il suo luogo tradizionale, dove avviene il rito di iniziazione. Sono principalmente all’aperto, nella foresta, perché è dalla foresta che proveniamo.

Alla radura del Red Wolf ci siamo tutti: alfa, beta, gamma e omega. Le cinque nuove matricole sono in piedi al centro della radura di fronte al nostro maschio alfa e ai suoi lupi beta.

Sgrano gli occhi, quando noto il ragazzino magro dell’altra volta. Non avrei mai creduto che avrebbe scelto il nostro branco, finendo nelle grinfie di Marco. Il ragazzino mi vede e mi sorride. Stupido ingenuo.

“Che i cuccioli si svestano.” La voce di Mattia, il maschio alfa, risuonò nella radura, portando il silenzio nel branco.

Le matricole si guardarono l’un l’altra a disagio. Nessuno osava spogliarsi.

“Quando il maschio alfa ordina, voi dovete obbedire. Nudi.” Urlò Marco.

“Nudi. Nudi. Nudi.” Iniziò a gridare in coro il branco che attorniava le matricole sempre più spaventate.

Alla fine i ragazzini presero a spogliarsi, lentamente, mentre il coro continuava a incitarli.

“Anche le mutande.” Urlò qualcuno, quando i ragazzi erano ormai restati solo in boxer e non osavano andare oltre.

Infine, cedettero e furono davanti completamente nudi di fronte a quella folla di maschi scalpitanti e urlanti. Si nascondevano il pisello con le mani, ma tutti fissavano i loro culi.

Mattia, l’alfa, avrebbe scelto per primo. Si avvicinò ai ragazzi e prese un ragazzino biondiccio, ma muscoloso.

“Mettiti a pecorina.” Ordinò.

Il biondiccio spalancò gli occhi e aprì e chiuse la bocca meccanicamente.

“Per terra.” Urlò ancora Marco, colpendo il ragazzo dietro alle ginocchia, facendolo crollare al suolo.

Mattia si aprì la patta ed estrasse un cazzo già in completa erezione. Non scopa da una settimana per caricarsi per l’iniziazione.

“Che cosa? Per favore, no. No.” Il biondiccio sembrava piagnucolare. “Non sono gay.”

Una risata corale percorse la radura.

“Neanch’io. Io sono il maschio alfa.” Mattia stringeva il suo cazzo nella mano puntato verso il culo del ragazzo indifeso. “E ora faccio di te un lupo mannaro.”

Mattia spinse. Il suo cazzo si forzò l’entrata in quel buchino vergine. Il biondiccio gridò di dolore. Gli aveva davvero rotto il culo.

Conosciamo tutti la leggenda. È il morso di un lupo mannaro che trasforma un uomo in un licantropo.

Nel nostro collegio la storia è stato un po’ rivista. È il cazzo duro di un lupo mannaro che ti sfonda il culo a trasformarti. Anche se l’unica cosa in cui un cazzo può trasformarti è semplicemente in un rottinculo.

Mattia afferrò il biondiccio per i fianchi, forse per evitare che scappasse via, e muoveva il bacino con foga. Gli affondi erano potenti. A ogni botta il biondiccio faceva una smorfia e gemeva di dolore.

Mattia calcava di proposito i colpi per fargli male. Voleva sottolineare la sua forza. E soprattutto far vedere a noi gamma che cosa sarebbe successo, se non avessimo rispettato la gerarchia.

È una trombata rapida. Mattia gemette, gettando indietro la testa. Fiotti di sborra calda stavano marchiando il biondiccio. Dopo aver accolto il seme di un lupo, era ufficialmente un lupo mannaro. Anche se il biondiccio non sembrava così felice. Mi sembrava di intravedere una lacrima nei suoi occhi.

Potevo capirlo. Da quel momento chiunque avrebbe potuto stuprarlo liberamente. E la carne giovane è spesso la preferita.

Quando l’alfa ha finalmente goduto, è il turno dei beta fare la loro scelta. Damian e Alex litigavano per un moretto, finché Mattia lo assegna a Alex.

Si forma un importante legame fra il beta e la sua matricola. Farsi rompere il culo in pubblico è un marchio indelebile.

Accogliere il frutto dell’orgasmo di un maschio, significa accettare di essergli inferiore e a lui sottomesso. Il beta sarà inizialmente il suo mentore a scuola, mentre il giovane lupo dovrà soddisfare ogni suo piacere.

E Marco questo lo sapeva bene. Mi lanciò un’occhiata colma di soddisfazione e puntò subito al ragazzino magro.

Marco afferrò il ragazzo per il braccio e lo strattonò a terra. Strinsi i pugni. Non mi riguardava. Il ragazzino se l’era cercata, venendo qui.

Ma sapevo perché era venuto qui. Il ragazzino alzò gli occhi verso di me. Aveva lo stesso sguardo spaventato di quella sera.

Le parole di Eric mi tornarono alla mente martellanti: “se davvero non ti piace questa realtà, dovresti cambiarla”.

Sapevo che mi sarei pentito di quello che stavo per fare, ma era la cosa giusta.

“Fermi.” Urlai.

Nella radura scese il silenzio. Mattia, i beta, tutto il branco si voltò a fissarmi. Marco, però, non si fermò. Schiacciò il ragazzino sotto il suo peso, mentre estraeva il suo cazzo in erezione dai pantaloni.

“Lascialo andare.” Gridai ancora.

“Franco, torna al tuo posto. Non lo ripeterò un’altra volta.” Mattia riusciva a stento a trattenere l’ira.

Avevo infranto un tabù. Ero intervenuto nella Prima trasformazione. E stavo minacciando la sua autorità.

“Marco non deve poter toccare quel ragazzo.”

“Non hai nessun diritto di decidere queste cose. Se non vuoi finire male, vattene.” Replicò Damian.

“Io no. Ma l’alfa sì.” Mi voltai a fissare Mattia. “Qualche settimana fa Marco ha tentato di avere quel ragazzo, una matricola, con la forza.”

“Sta mentendo. È solo un gamma frustrato che vuole avere il ragazzo tutto per sé.” Sbottò Marco.

“Chiedetelo al ragazzo.” Dissi.

Mattia e gli altri maschi beta fissarono il ragazzino.

“È vero quello che dice Franco?”

Il ragazzino fissò Mattia negli occhi, poi guardò me, poi Marco. Sembra quasi stesse tremando.

“Allora?”

“S-sì…”

“Sono solo cazzate. Questo pivellino è in combutta con il gamma. Non potete credere a questa matricola e un arrampicatore sociale.” Poi si rivolse a me. “Sappiamo che aspiri solo al posto di beta.”

Mattia sembrava insicuro su cosa fare. Non potevo biasimarlo. Era una situazione difficile. I beta avevano il dovere di far rispettare le regole del branco. Ma erano anche i suoi amici più stretti.

“Quello che dice Franco è vero. Ero presente anch’io.” Un ragazzo vestito tutto di nero apparve tra gli alberi e si diresse al centro della radura.

“Vattene, Eric. Questo non è posto per un lupo solitario. Possono partecipare solo membri del branco del Red Wolf.” Disse Alex, in tono conciliativo.

“La foresta non è vostra. Posso camminare dove mi pare e piace.”

“Anche tu hai visto quello che è successo?” Chiese Mattia.

“Ho visto tutto. Marco avrebbe sicuramente stuprare quel ragazzo, se non fosse intervenuto Franco.”

“Sta mentendo. Non poteva esserci nessun altro nei bagni. Me ne sarei accorto.” Marco sembrava sinceramente disperato.

“Bagni? Nessuno a mai parlato di bagni.” Eric sorrise.

Marco era furioso. “Brutto rottinculo. Uno sfigato come te non dovrebbe essere qui.”

“Basta, Marco. È finita.” Urlò Mattia. “Sarai sospeso per un mese.”

Eric scoppiò a ridere. “Alla fine non cambia proprio mai nulla.”

Aveva ragione. Marco non poteva passarsela liscia.

“Richiedo una sfida.” Esclamai. “Con Marco.”

“Franco, torna al tuo posto. Ho preso la mia decisione.”

“Richiedo una sfida.” Ripetei.

“Sfida. Sfida. Sfida.” Jason e Aldo iniziarono a urlare e subito dopo i miei amici furono seguiti dal resto del branco.

Mattia si guardava intorno incerto. Stava perdendo il controllo del branco.

“Va bene. Preparate il cerchio.”

Con un legno Alex disegnò un cerchio sul prato. La sfida è uno scontro di lotta libera che viene richiesto, quando si vuole mettere in dubbio la posizione di un maschio all’interno del branco. In verità è richiesta raramente e per dirla tutta non ho mai assistito a una sfida. Ma ormai mi ero spinto troppo il là per tirarmi indietro. Dovevo vincere altrimenti avrei finito a fare l’omega con il culo che colava sborra ogni sera.

Io e Marco ci posizionammo uno di fronte all’altro ai margine del cerchio.

“Le regole sono semplici.” Spiegò Mattia. “Il primo che riesce a buttare fuori l’avversario dal cerchio vince. È vietato il contatto a impatto come pugni o calci.”

Mattia fischiò con le dita. L’incontro era iniziato. Io e Marco iniziammo a camminare in tondo senza osare staccare gli occhi l’uno dall’altro.

Dopo il primo urto i nostri corpi cozzarono, cercando di spingere l’altro fuori dal cerchio. Finimmo a terra a rotolarci nell’erba.

Marco era più grosso di me, anche se quella massa non era tutta muscoli. Avevo già sperimentato la sua forza e non era finita bene. Marco riuscì a schiacciarmi al suolo, sottomettendomi con il suo peso. Tra le mie chiappe sentivo nuovamente il suo cazzo in tiro.

“Lo senti, vero? Quello è il cazzo di un vero maschio. Appena avremmo finito qui, te lo pianterò di nuovo dentro. Ma non sarò gentile come l’altra volta. Ti sfonderò il culo fino a fartelo sanguinare.”

Marco strofinò con veemenza il suo cazzo tra le mie chiappe. Sembrava una spada affilata pronta a trafiggermi.

“Piuttosto che prendere un’altra volta il tuo misero pistolino, lascio il branco.”

Alla fine la vita del lupo solitario non doveva essere così male. Ma non finirà così. Marco sarà anche più grosso, ma io sono più veloce e agile.

Mi svincolai dalla sua presa e scivolai lontano da lui. Marco mi caricò come un toro infuriato. Fu un attimo. Approfittai della sua corsa e gli diedi un’altra spinta. Marco rotolò a terra.

“Combatti da uomo, sfigato.” Marco si alzò, sputando erba, e si preparò a mettermi nuovamente sotto.

“Franco vince la sfida.” Urlò Roman, uno dei maschi beta.

“Cosa? Cazzo stai dicendo?”

Eric fece un cenno a Marco di guardare ai suoi piedi. Era rotolato fuori dal cerchio. Aveva perso.

“Abbiamo un nuovo maschio beta.” Dichiarò Mattia per niente contento.

Il branco esultò. Penso che Marco non era molto amato.

L’usanza vuole che il vincitore di una sfida lo metta in culo al perdente. L’idea di rompere il culo a Marco mi allettava. Volevo fargli provare lo stesso dolore che aveva fatto subire a me. Certo, sfondarlo, qui, davanti a tutti, sarebbe stata una piacevole ulteriore umiliazione.

Ma c’era un rito di iniziazione da portare a termine. E con Marco ormai degradato a gamma era mia responsabilità terminare la Prima trasformazione.

Mi avvicinai al ragazzino magro, che si chiama Gregory. Era tutto sorridente. C’era sincera ammirazione nei suoi occhi.

“G-razie.”

“Se vuoi davvero ringraziarmi, mettiti a pecorina e mostrami il tuo culo. È arrivato il tuo momento di entrare nel branco.”

Gregory fu particolarmente sollecito a posizionarsi a quattro zampe. Mi sa che qui abbiamo un nuovo omega.

“Non stai per ricevere solo la tua iniziazione.” Gli sussurrai nell’orecchio. “Stai per dare la tua ricompensa a un maschio beta che ti ha aiutato. Quindi, fammi godere.”

Mi sputai sul cazzo e lo puntai al suo buchino. Quella non era semplicemente la sua di prima volta. Era anche la mia. La prima volta che sfondavo il culo di un verginello. Stavo per mettere a battesimo un omega che dopo il mio cazzo avrebbe fatto godere tanti ragazzi arrapati. Ma solo io avrei goduto del suo fiore ancora in tatto.

Spinsi. Era stretto. Spinsi con più forza. Non avevo mai provato un culo più stretto. Non volevo fargli male, ma non avevo scelta.

Gli schiacciai la schiena con una mano, perché esponesse ancora di più il suo culo, mentre con l’altra strinsi l’asta del mio cazzo. Appoggiai la cappella al buchino vergine e affondai il mio cazzo con violenza.

La cappella entrò con una botta e il resto della mia mazza la seguì quasi risucchiata nella carne fragile e pulsante.

“Aaaaaaaaaah.” Gregory lanciò un urlo straziante che echeggiò nella radura.

Il branco intorno a me urlò di soddisfazione.

Non era solo la mia prima volta con un verginello. Era anche la prima volta che scopavo in pubblico. La mia iniziazione era stata naturalmente un’inculata in pubblico, ma stavolta ero il maschio attivo.

Non so se avete già fatto sesso all’aperto, ma vi assicuro che poche altre volte mi sono sentito così esaltato.

Ero circondato da una folla di maschi infervorati che urlava e gridava.

“Rompigli il culo.”

“Fagli vedere chi è il maschio qui.”

“Spaccagli quelle chiappe da ragazzina. Vogliamo sentirlo gridare ancora.”

Stavo mostrando a tutti, ad altri maschi, che ero io il vero uomo. E non c’è niente che ti fa sentire più virile di umiliare un altro maschio, mettendoglielo in culo di fronte a una folla di ragazzi.

Gregory gemeva ancora di dolore a ogni mio colpo, ma non opponeva nessuno resistenza, rispetto al biondiccio. Era proprio un omega nato. Pronto a sopportare il dolore pur di far felice un maschio beta. Per fortuna che si è trovato me come mentore. Almeno per un po’ ci sarò solo io ad aprirgli il culo.

Presi a sbatterlo con più foga. Il mio cazzo sembrava rompergli la carne. Dovetti afferrarlo per i fianchi per evitare di farlo volare via.

“Più forte.”

“Più veloce.”

“Fallo piangere quel puttanello.”

I miei compagni gridava come se fossero loro stessi a scopare in quel momento. Ero diventato il ragazzo che tutti volevano essere.

Afferrai Gregory per i capelli, obbligandolo a inarcare la schiena. Lo cavalcai come una puledra selvatica.

Ormai stava gemendo spudoratamente. Cazzo, sto ragazzo era un passivo fino al midollo. Non ne trovi tanti di frocetti che durante l’immatricolazione hanno il coraggio di sputtanarsi così.

“Preparati. Ora arriva il seme di un vero maschio che il tuo cazzetto può solo sognarsi.”

Accelerai il ritmo. Ansimavo. I muscoli addominali si tesero. Le mie dita affondarono nei suoi fianchi.

“Ah, oh, ah.” Gemetti, mentre il mio cazzo vibrò nel suo culo. Fiotti di sborra gli sporcarono le viscere. Stavo marchiando il mio territorio con il frutto del mio piacere. Ora per tutti quel ragazzino sarebbe stato solo il “culorotto di Franco”.

Ero esausto. Ansimavo ancora. Barcollai indietro. Un filo di sborra colò fuori dal culo di Gregory e gli macchiò la coscia.

Il branco esultò tanto quanto alla mia vittoria su Marco.

Le braccia di Gregory cedettero e cadde con il petto a terra. Gli tremavano le gambe. Non osava alzarsi. Aveva il cazzo in tiro che gocciolava sborra.

Era venuto. Stavo per scoppiare a ridere di euforia. Non avevo mai visto nessuno che avesse osato toccarsi, mentre lo sbatteva davanti a tutti. Mai mostrare di godere all’iniziazione, mentre ti rompono il culo. Questo ragazzo aveva finito di vivere.

Ci credo che non osava muoversi. Passata l’eccitazione gli rimaneva solo la vergogna per l’umiliazione e il dolore al culo. Il dolore gli passerà, ma la vergogna lo seguirà per molto tempo.

Cose di cui io non mi sarei più preoccupato. Ero un maschio beta. Ero parte dell’élite degli attivi. Nessuno violerà mai più il mio culo. Ora è il turno degli altri sottomettersi al mio piacere.

La trasformazione era completata. Cinque nuovi lupi mannari erano nati. Ma il rito non era ancora terminato.

“Mettetevi in cerchio verso l’esterno. Inginocchio.” Ordinò Mattia ai nuovi lupi.

I ragazzi si posizionarono al centro della radura. Era tutti stremati.

Il branco esultò un’altra volta e tutti accorsero attorno ai nuovi lupi. Era l’ultima fase dell’iniziazione.

I ragazzi tirarono fuori i loro piselli, alcuni barzotti, alcuni addirittura quasi in tiro. Dopo un attimo di tensione dai loro cazzi zampillarono fuori getti gialli. Gli schizzi di piscio andarono a colpire i novelli sulla faccia, sui capelli, sul torso.

I novellini cercano di proteggersi con le mani, cercavano di voltare la faccia. Ma la pioggia dorata li colpiva ovunque.

Il branco stava marcando il territorio. I giovani lupi doveva puzzare dei loro umori. I ragazzi degli altri branchi dovevano sapere che ora loro erano parte del Red Wolf.

Furono tutte pisciate molto lunghe. I gamma bevono sempre un sacco prima del rito d’iniziazione. Più per la soddisfazione di fare di altri ragazzi dei cessi umani, piuttosto per rispetto della tradizione.

Alla fine anche l’ultimo ebbe svuotato completamente la sua vescica sulla faccia di quei poveracci. So per esperienza che è difficile evitare che qualche goccia di finisca in gola. Ma è una cosa che nessuno rivela mai.

L’iniziazione si era conclusa, ma non il rito. Il branco era in preda all’eccitazione dopo lo spettacolo a cui avevano assistito. Ora era il loro turno di sfogare i bollori.

Gli omega sapevano cosa fare. La maggior parte si inginocchiò spontaneamente, altri fecero un po’ di resistenza. Non tutti sono così abituati a succhiar cazzi da accettare di farlo davanti a tutti. Ma alla fine tutti devono cedere e inchinarsi di fronte ai cazzi dei maschi gamma. È la legge del branco.

Non tutti, però, si accontentano di un pompino. Così gli omega si mettono a pecorina e svelano il culo. I miei compagni gli piantano in culo i loro bastoni nella piena potenza senza tanti convenevoli. Alla fine loro sono abituati a farsi sfondare.

In un attimo hanno tutti i buchi occupati. Gli omega non sono tanti e i ragazzi arrapati sono molti e durante il rito i gamma non possono provare a strupare i loro compagni. La radura diviene un coro di gemiti e lamenti. È un’orgia di lupi.

I gemiti diventano più intensi e i volti dei gamma si contorcono in smorfie di piacere e soddisfazione, mentre l’aria si impegna dell’odoro della sborra e del sudore di adolescenti.

Alla fine nella radura rimangono gli omega che raccolgono i pezzi, i pezzi del loro orgoglio, e i loro vestiti sparpagliati non si sa dove.

Mentre mi allontano per andare a farmi finalmente un doccia. Mi imbatto in un culo slabbrato da cui colano fuori fiotti di sborra. Quando si volta, mi sorprende il volto affranto e ricoperto di liquido bianco e denso di Marco.

“È brutto tornare in fondo alla scala sociale, eh?”

“Figlio di puttana…” Marco alza il pugno e mi si avvicina minaccioso. O almeno ci prova ad esserlo. È difficile sentirsi intimoriti da un ragazzo che cola sborra da ogni orifizio.

“Sono un maschio beta adesso. Stai buono, se non vuoi che ti do anch’io una ripassata. Sono ancora in piena forma per un’altra sborrata.”

In realtà ero esausto. Era stata una lunga giornata. Un’epica giornata. Marco digrignò denti e alla fine abbassò il pugno.

Era davvero iniziata una nuova era.

O almeno così credevo. Non passarono molti giorni prima che mi resi conto che la realtà non era così.

La caduta del maschio

“Ehi, dove si tiene la riunione?” Chiesi ad Alex, quando lo vide uscire da una stanza, insieme a Damian.

“L’abbiamo appena terminata.” Rispose candido, indicando la sala, da cui uscirono anche Mattia e Roman.

“Ti abbiamo aspettato. Che fine avevi fatto?” Mattia sembrava particolarmente irritato.

“Mi dispiace. Non sapevo…”

“Sei un nuovo beta. Hai dei doveri nei confronti del tuo branco. Vorrei vederti più consapevole delle tue responsabilità.” Mattia si voltò e si allontanò seguito da Alex e Roman.

“Dovresti leggerla la chat del gruppo. A Mattia non piacciono i ritardatari.” Damian sorrise melenso.

“Ma nessuno mi ha avvertito.”

“Ah, che sciocco. Scusami. È colpa mia. Mi sono scordato di aggiungerti al gruppo.” Damian finse una risata. “Sarà per la prossima volta.” Mi salutò e si allontanò lungo il corridoio.

“Davvero? Ha detto seriamente così?” Jason scuoteva il capo senza capacitarsi.

Penso sia superfluo dirvi che la prossima volta faticava ad arrivare. Una volta la riunione è anticipata senza preavviso, un’altra volta l’hanno organizzata durante il mio allenamento.

“Hanno paura di te. Perché sei un gamma.” Jason era sconvolto.

“Non è un gamma. È un beta.” Rimarcò Aldo.

“Lo so, ma è ancora uno di noi. E loro lo sanno. Per questo hanno paura.”

“O forse sono semplicemente degli stronzi.” Concluse Aldo.

“Stronzi o cagasotto, adesso devo andare. C’è un’altra riunione. Forse è la volta buona.”

Raggiunsi la sala studio dell’ala nord camminando in fretta. L’ala nord era opposta a quella dove avevo la mia stanza. Ovviamente non c’era nessuno, ma ero arrivato con largo anticipo, molto largo anticipo, per non rischiare.

Aspettai. Quando fu l’ora dell’appuntamento e non arrivò nessuno, scrissi nel gruppo. Silenzio. Aspettai. E aspettai ancora.

Alla fine arrivò la risposta.

Ciao, Franco. Scusa, ho appena letto. Era la sala studio dell’ala sud. L’avevamo apposta scelta, perché riuscissi ad arrivare in tempo.

“Che branco di etero repressi.” Esclamai.

“Non arrivano più?”

Sobbalzai. Eric aveva questa particolare capacità di prendermi alla sprovvista.

“Chi?” Chiesi, fingendo di non capire.

“Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Non ti accetteranno mai.”

“Devono accettarmi. Sono anch’io un maschio beta.”

“I beta e l’alfa sono tutti amici. Hai umiliato uno di loro. Non ti perdoneranno tanto facilmente.”

“Le cose cambieranno. Io cambierò le cose.”

“Il sistema è marcio. E lo sanno tutti. Credi veramente a quello spettacolo teatrale che inscena ogni giorno Mattia?”

“In che senso?”

“Il maschio alfa. Il ragazzo dominante del branco che lo mette in culo a tutti e al culo illibato.” Pronunciò l’ultima parola con sarcasmo.

“Che cosa sai?”

“Ti ho incuriosito? Il sistema è marcio. Questa gerarchia della virilità è una farsa. Il tuo tanto ammirato “maschio alfa”, il giovane virile, ha un amichetto tra le file dei gamma del Sanctus Lupus. Un amichetto che glielo pianta nel culo.”

“Cazzate. Non ci credo. Chi lo dice?”

“Te l’ho detto. Nel mio letto passano omega di ogni branco. Alcuni parlano più degli altri.”

Sembrava mi si fosse aperto un mondo sconosciuto. Mattia è in realtà il più infimo degli omega?

“Non puoi cambiare questo sistema. Dobbiamo smantellarlo.”

“No, io credo che le cose vadano cambiate dall’interno. E te lo dimostrerò.”

Le settimane passarono e la mia situazione non era cambiata. Eric aveva ragione. Non mi avrebbero mai accettato. Da parte mia avevo smesso di tentare di instaurare una qualche relazione. E loro sembravano soddisfatti di vedere che mi ero arreso.

Finita la lezione di chimica raggiunsi la mensa, dove mi aspettavano Jason e Aldo. La grande sala dal pranzo era in subbuglio.

“Che succede?” Chiesi a Hector, un gamma del mio branco, che correva da un tavolo all’altro.

“Non hai visto? Qualcuno ha rilasciato un video di Mattia. È pazzesco.”

Appena Eric mi vide fra i tavoli, mi venne incontro. Sembrava furioso.

“Che cazzo hai fatto? Pensavo fossi una persona migliore. Sei stato veramente squallido.”

“Non so assolutamente di cosa tu stia parlando.”

Sollevò il suo telefono e mi piantò in faccia il video. C’era un ragazzo – era del Sanctus Lupus -che scompava. Niente di particolarmente insolito. Era sollevato sulle braccia. Il suo cazzo entrava e usciva dal culo sotto di lui. Poi si vide il volto dell’altro ragazzo, quello inculato.

Mattia aveva sollevato la testa, mostrando un viso contorno in un gemito tra il piacere e il dolore.

Il ragazzo del Sanctus Lupus stava per raggiungere l’orgasmo, ma Eric ritirò il telefono, impedendomi di vedere il culmine dell’umiliazione.

“Come hai potuto?”

“Che cosa centro io? Non ho postato io questo video e tanto meno l’ho girato.”

“Mi ero fidato di te. Credevo davvero volessi cambiare le cose. Ma sei esattamente come loro, se non peggio, perché ti nascondi dietro una facciata di falsa moralità.” Eric scosse il capo e si allontanò. Non l’avevo mai visto così arrabbiato. In realtà, non l’avevo mai visto arrabbiato.

Ma non avevo mentito. Non avevo girato io quel video e neppure lo avevo diffuso.

Raggiunsi Jason e Aldo che erano seduti in un tavolo appartato, lontano dal clamore che percorreva la sala.

“Sta andando tutto a meraviglia.” Esclamò Jason.

Sorrisi soddisfatto. Sì, ammetto, però, che non ero completamente estraneo alla vicenda. Eric aveva visto giusto. Almeno in parte. Mi spiace averlo deluso, ma questo era l’unico modo.

“I gamma e gli omega sono in rivolta. E anche gli altri branchi sono sconvolti: dal Sanctus Lupus al Loup Garou, dal Nachtwolf al Lupo Scorticato.” Raccontò Aldo.

“I maschi alfa hanno organizzato una riunione d’emergenza.”

“Perfetto. Non dobbiamo perdere il momento. È la nostra occasione per rivoluzionare il nostro branco. Dobbiamo convocare un’assemblea alla nostra radura.” Dissi.

“Non ce n’è bisogno. I beta hanno capito l’antifona. Roman ha già organizzato l’incontro per stasera.” Spiegò Jason.

“Alla faccia dei grandi amici.” Non potei fare a meno di ridere.

“Hanno capito che se vogliono mantenere il posto devono distanziarsi da Mattia. Ormai è finito. Nessuno, neppure i suoi migliori amici, vogliono rischiare di essere scambiati per dei pigliainculo.”

Alla radura del Red Wolf c’eravamo tutti. Tutti, tranne naturalmente Mattia. Omega e gamma scalpitava. Grida e fischi volavano da ogni parte.

Damian cercava di portare il silenzio all’assemblea. Ma nessuno sembrava disposto ad ascoltarlo. Alex era al suo fianco nel tentativo di sedare le urla, mentre Roman restava in disparte.

Ma ora c’era un altro maschio beta. E quel maschio ero. Erano riusciti a isolarmi, a escludermi fino adesso, ma, qui, ora non potevano più zittirmi.

Feci qualche passo verso il centro della radura, superando Alex e Damian. Sentivo i loro sguardi fulminarmi. Bastò che alzassi le mani che in un attimo calò il silenzio.

Certo, contribuirono anche le grida “silenzio” di Jason e Aldo.

“Abbiamo perso la nostra guida.” Iniziai con voce potete.

“Mattia è ancora il nostro capo.” Si intromise Alex.

“La riunione dei maschi alfa non è ancora terminata.” Aggiunse Damian.

Ma le loro parole si persero nel coro di “buuuuuh” che si elevarono dal resto del branco.

“Dobbiamo eleggere un nuovo maschio alfa per il Red Wolf. Un vero alfa e non un omega represso. Abbiamo bisogno un capo per il futuro del nostro branco. Abbiamo bisogno qualcuno che possa guardare gli altri maschi alfa alla pari.”

Attorno a me risuonarono risate e urla di assenso.

“Allora quel maschio sono io.” Gridò alle mie spalle Alex, portandosi al mio fianco. Damian aveva gli occhi spalancati dalla sorpresa.

“Se c’è qualcuno che può aspirare a guidare questo branco. Quello sono io.” Esclamò Damian, dando una leggera spintonata ad Alex con la spalla. “Sono un maschio beta da molto più tempo di te.”

“Che cazzo vuoi?” Alex spintono a suo volta Damian. I due stavano per iniziare a pestarsi, quando intervenne Roman.

“Allora dobbiamo dichiarare una sfida.” Esclamò Roman, prendendo finalmente la parola. “Chi altro vuole rischiare la sua posizione?”

“Franco. Franco. Franco.” Jason e Aldo iniziarono a urlare il mio nome, e lentamente altre voci si aggiunsero al loro coro.

Prendere parte a una sfida non era senza rischi. Marco l’aveva sperimentato. Perdere a una sfida significa per molti crollare nella gerarchia. Ma quando è il tuo branco a chiamarti allora non puoi non accettare.

Alzai umilmente le braccia e mi portai vicino a Roman.

“Anch’io voglio mettermi alla prova.” Tra le file dei gamma uscì fuori Stefan.

“Qualcun altro?” Chiese nuovamente Roman, ma il branco rimase in silenzio.

Quindi, disegnò due cerchi nella terra in mezzo alla radura. Poi estrasse a sorte due coppie.

“Stefan e Damian.” Esclamò, indicando il cerchio alla sua destra.

“Alex e Franco.” Disse ancora, indicando l’altro cerchio.

Di fronte a me, dalla parte opposta del limite del cerchio, Alex sorrideva soddisfatto.

“Ti ho visto lottare. So come combatti. Non avresti dovuto accettare la sfida.”

Sapevo che le sue non erano semplici sbruffonate. Alex era davvero forte. Faceva parte della squadra di nuoto. Anche Marco non avrebbe avuto timore a fronteggiarlo.

Girammo un attimo in tondo senza perderci di vista. L’esplosione di grida attirò la mia attenzione. Stefan e Damian aveva iniziato a lottare.

Alex approfittò della mia distrazione per assalirmi. Riuscii a reggere il peso del suo corpo che mi travolgeva e restare nel cerchio. Era davvero forte. Sentivo i suoi muscoli pulsare.

Dopo un estremo sforzo lo respinsi. Restammo per quello mi parse un tempo lunghissimo a scontrarsi al centro dell’arena. Alex mi fece inciampare e finì con la schiena sull’erba. Feci per sollevarmi, ma mi fu addosso.

Rotolammo nell’erba. Il mio corpo contro il suo. Poi mi fu nuovamente sopra, bloccandomi con le sue braccia e il peso del suo corpo.

“Mi sa che devi abituarti a essere sotto.” Poi si abbassò verso di me. Il suo volto era vicinissimo. Sembrava quasi stesse per baciarmi. “Ho già il cazzo in tiro – sussurrò. – Presto ti spaccherò quel culetto arrogante. Vedrai che finirai per supplicarmi di smettere.”

Ma aveva sbagliato a esporsi così. Con un movimento del bacino e delle gambe riuscii a sollevarmi. Poi lo spinsi in alto con tutta la mia forza. Alex volò sopra di me e schiattò con la schiena fuori dal cerchio.

Il branco, i miei gamma, esultarono.

“Franco vince.” Esclamò Roman.

Alex non riusciva a nascondere la rabbia mista alla paura. Ormai sapete anche voi qual è il premio del vincitore.

Mi alzai in piedi ed estrassi il mio cazzo. Era moscio.

“Mi fai così schifo che a me il cazzo neppure diventa duro. Mi sa che ti lascio come bottino di guerra al branco.”

In realtà, lo avrei sfondato volentieri. Dovevano essere anni che non gli rompevano il culo. La sua figa doveva essere davvero stretta. Ma questa non è ancora la vittoria definitiva.

“Ma non credere che ti risparmierò un’ultima umiliazione.” Aggiunsi, portandomi vicino a lui. Aveva il mio cazzo di fronte agli occhi. Mi fissava con odio. Presto mi avrebbe odiato ancora di più.

Chiusi un attimo gli occhi, cercando di rilassarmi. Gli afferrai la testa sulla nuca per bloccarlo.

“Ecco che arriva.”

Un getto di liquido giallo lo centrò in piena faccia. Lui aprì involontariamente la bocca e io gli infilai dentro il mio pisello. Alex cercò di liberarsi, ma lo strinsi con entrambe le mani. Il mio piscio gli riempiva la bocca, ma non voleva deglutire.

Avrei rischiato di sporcarmi. Gli tappai il naso e alla fine Alex ingoiò. Il mio liquido dorato gli colò finalmente in gola. Stava bevendo il piscio di fronte a tutto il branco e non poteva fare nulla per impedirmelo.

Diedi alcuni colpi con il bacino contro la sua testa per assicurarmi che uscissero le ultime gocce. Estrassi il cazzo e lo scrollai ancora contro la sua faccia.

Quando finalmente riportai la mia attenzione sull’altro ring, mi resi conto che anche l’altra sfida era finita. Stefan era piegato a pecorina, mentre alle sue spalle Damian, gli rompeva il culo.

Mi dispiace un po’ per questo ragazzo, ma avrebbe dovuto avere più fiducia in me.

Damian estrasse il suo cazzo e fece voltare Stefan. Si diede alcune manate al suo bastone e, gemendo come un lupo, schizzò una serie di densi zampilli bianchi sulla faccia di Stefan. La sborra gli finì tra i capelli e sugli occhi colandogli sulle guance come lacrime calde.

Lo spettacolo sembrò piacere al resto del branco, perché i miei compagni esultarono, quando Damian alzò le braccia in segno di vittoria.

Ma la sfida non era ancora finita. E vera vittoria non era ancora sua. Entrammo nuovamente nel ring e finalmente potevo fronteggiare anche Damian.

“Non sarai mai un maschio alfa. – disse Damian. – Non riesci neppure a prenderti il tuo piacere.”

Come la maggior parte dei maschi beta anche Damian era membro di una squadra sportiva del collegio. Giocava a pallacanestro ed era anche uno dei migliori cestisti. Meno muscoloso di Alex era, però, particolarmente veloce e agile.

Dopo il primo impatto eravamo già bloccati. Lui spingeva e io spingevo. Tentai di farlo cadere, ma ottenni solo che Damian riuscì a scivolarmi alle spalle. Mi sollevò di peso. Era più alto di me e i miei piedi persero il contatto con il suolo.

Era finita per me? Sarei tornato in fondo alla catena alimentare a nutrirmi di sborra densa e piscio caldo? No, non ero più quel ragazzo. Adesso ero praticamente un uomo. Ero un maschio beta.

Presi a dondolare con forza e Damian perse l’equilibrio. Finimmo entrambi a terra. Lottavamo con così tanta ferocia che non sapevo dove fosse il sopra e dove fosse il sotto.

Alla fine riuscimmo a tornare in piedi, ma Damian sembra iniziare a provare qualche segno di stanchezza.

Non potei fare a meno di sorridere.

“Che cazzo sorridi, sfigato?”

“Sai, in realtà, non mi sono trombato Alex, perché volevo risparmiarmi per te.” Dissi.

Damian mi fissò interrogativo.

“Scopare è una lotta e io ho risparmiato le forze.” Mi lanciai contro Damian.

Cozzammo l’uno contro l’altro. Urlai e mi gettai ancora con i più forza contro di lui. Damian fu sbalzato fuori dal cerchio e cadde al suolo.

I miei compagni esultarono attorno a me. Avevo vinto. Avevo vinto. Ma non era ancora finita.

Mi slacciai la cintura e abbassai la cerniera con enfasi. Damian mi fissò quasi spaventato. Si sollevò a carponi e tentò di scappare via come la più misera delle prede.

Nessuno sfugge la lupo alfa. Lo schiacciai a terra con il piede. Mi sedetti sulle sue gambe a stretto contatto con il suo culo. In un attimo gli abbassai i pantaloni, tanto basta per svelare le sue chiappe. Era un culo peloso, non certo il mio genere, ma avrei scommesso qualunque cosa che era stretto.

Mi sputai sul cazzo. Me lo smanettai rapido e puntai tra le sue chiappe. Spinsi con violenza. Volevo fargli male. Volevo farlo soffrire per tutte le umiliazioni.

E Damian gridò. Gridò così forte da riuscire a sovrastare le urla entusiaste del mio branco. Lo trombai con foga, veloce. Ero ancora pieno di energia. L’adrenalina fluiva da per tutto.

Con le braccia lo premevo a terra, mentre lo fottevo come avrei scopato un bambolotto gonfiabile. Mi stavo praticamente segando con il suo culo.
Sentii l’orgasmo crescermi dentro. Accelerai il ritmo. Quando raggiunsi l’apice, estrassi il mio cazzo e lasciai che getti di sborra gli schizzassero tutta la schiena. Volevo vedere il mio seme marchiarlo per sempre.

Finalmente mi rialzai. Sollevai le braccia, gustando le grida esaltate del mio branco, mentre Damian rimase a terra senza il coraggio di risollevare la testa.

Potete immaginare cosa successe dopo. Il branco esplose in un’orgia. Ma era diversa da tutte le altre, perché segnava l’inizio di una nuova era.

Così godeva il maschio alfa

“Franco? Franco, è ora di alzarsi.”

Dove cavolo ero? Sbattei meccanicamente le palpebre, mentre cercavo di mettere a fuoco il luogo.

“Devi prepararti per le lezioni.” Un ragazzo magro con dei riccioli scuri continuava parlarmi. Chi diavolo era? E perché era nudo? Mi rotolai tra le coperte. Ero nudo anch’io. Che cosa era successo?

Finalmente mi tornò tutto alla mente. Quella era mia camera, la camera dell’alfa. Gregory era il mio omega personale.

Mi sedette sul bordo del letto e allargai le mie gambe, mentre con la mano agitai il cazzo. Gregory capì subito e fu sollecito a mettersi inginocchio fra le mie cosce. Aprì la bocca e ingoiò interamente il mio cazzo a riposo.

Chiusi gli occhi, rilassandomi un attimo. Poi il piscio iniziò a sgorgare, inondando la bocca di Gregory. Deglutiva più veloce che poteva. Sapeva che non avrebbe dovuto far cadere la minima goccia.

Da quando ero diventato maschio alfa non andavo più al cesso per pisciare. C’era sempre un omega disposto ad aprire le labbra e trasformarsi in pisciatoio umano.

Mentre Gregory succhiava le mie ultime gocce, il mio cazzo iniziò a gonfiarsi al tocco delicato di quella lingua. Lui se ne accorse subito e continuo a tenere la mia nerchia in bocca, ciucciando con maggior solerzia. In un attimo avevo il cazzo in completa erezione e Gregory che mi faceva un pompino.

La porta della stanza si aprì di scatto. Gregory sobbalzò e fece per allontanarsi dal mio cazzo, ma io fui più rapido e gli afferrai la testa fra le mani.

“Continua a succhiare. È solo Aldo.”

“Sarò anche “solo Aldo”, ma se anche smettessi di fartelo succhiare non mi offenderei. Tanto più che tra poco iniziano le lezioni.”

“E dai, è da un sacco di tempo che non scopo.”

“Ah, sì, davvero? E la sborra che cola dal culo dell’omega di chi è?”

Alzai le spalle. “Che cosa sei venuto a fare qui?”

“Sono venuto per le stesse cose di ieri e dell’altro ieri e del giorno prima. Le riparazioni della sala ufficiale del branco, la disputa tra Étienne e Alfred, il nuovo accordo con il Sanctus Lupus, l’organizzazione della serata di marzo, e…”

“Sì, sì, ma non vedi che sono occupato?” Dissi, indicandomi tra la gambe.

“Come l’eri l’ultima volta. Come lo sei ogni volta. Sono settimane che passi il tempo a fartelo succhiare, metterlo in culo, pisciare in bocca. Hai delle responsabilità.”
“Lo so. Mi sono sempre fatto in quattro per il branco. Adesso anch’io merito di godere della mia posizione.”

“C’è inquietudine tra i gamma e gli omega sono stanchi. Non sottovalutare questo malumore.”

“Il mio branco mi rispetta. Non c’è nulla di cui preoccupa-ah-ah-si-siii.”

Schiacciai la nuca di Gregory contro il mio cazzo, mentre fiotti di sborra gli schizzavano in gola. Lui diligentemente ingoio tutto come aveva ingoiato il mio piscio. Credo che ormai non bevesse più acqua, ma si dissetasse solo con i miei umori.

“Sei cambiato. Una volta non eri così.” Aldo si voltò e uscì dalla stanza.

“Ecco, bravo. Vattene, – esclamai irritato. – Sì, sono cambiato: adesso sono l’alfa e la gente deve fare quello che dico io. E levati tu. È pulito ormai.” Aggiunsi, spintonato via Gregory che stava ancora leccando il mio cazzo per assicurarsi che non perdesse più gocce del mio seme.

“E poi chi saranno mai questi lupi inquieti e stanchi? Scommetto che i nomi son sempre gli stessi: Marco, Alex, Damian,…” Mormorai a denti stretti.

“E anche David, Zeno e Jason, – aggiunse Gregory, mentre si stava vestendo.- Aldo non ha tutti i torti. Non dovresti sminuire questo malumore.”

“Non ho chiesto il tuo consiglio. Preferisco quando apri la bocca solo per farti ficcare il mio cazzo in gola.”

Gregory non replicò e si limitò a passarmi la mia uniforme. Mi vestii rapidamente per andare a lezione e lasciai Gregory a mettere in ordine la mia stanza.

Jason. Era tutti solo invidiosi di me, di quello che ero diventato. Anche Jason. Ero l’alfa, il maschio alfa. Mi potevo scopare chiunque. E nessuno mi diceva di no.

Mentre rimuginavo, vidi arrivare dalla parte opposta del corridoio Eric. I nostri sguardi si incrociarono, ma non ci salutammo, neppure un minimo cenno. Non ci parlavamo da quella volta in mensa.

Glielo avrei piantato volentieri in culo. Con un cazzo infilato tra le chiappe anche la sua espressione supponente e arrogante si sarebbe contorta in una smorfia di dolore. Chi diavolo si credeva di essere? Lui era solo un lupo solitario. Non era nessuno.

Ma potevo scopare chiunque, ma non chi volevo.

Terminate le lezioni del mattino, andai in mensa per far pranzo. Quando entrai nel grande salone, scorsi subito Jason seduto a un tavolo con Zeno, David e un altro ragazzo di spalle.

Appena passai loro di fianco smisero di colpo di parlare e mi salutarono. Ipocriti. Mi limitai a sorridere e proseguii oltre.

Che cosa stavano complottando? Perché hanno smesso di chiacchierare, quando sono arrivato io?

Quella sera mi sono trombato Mirko, un omega docile e servizievole, fino a farlo lacrimare. Ero nervoso. Avevo bisogno di sfogarmi e gli omega servono per questo.

I giorni seguenti di quanti segni mi avrebbero dovuto illuminare. Come era possibile che non mi ero reso conto che di quello che stava succedendo? Stavo perdendo il controllo della situazione. Dovevo riportare l’ordine nel branco.

La settimana successiva organizzai un raduno a sorpresa nei boschi nella nostra radura. Aldo era felicemente sorpreso, ma gli altri erano confusi e dubbiosi, glielo leggevo negli occhi.

“Grazie di essere venuti con così poco preavviso qui, oggi.” Esclamai, sollevando le braccia al branco radunato ai margini della radura. “Il momento è grave. Il nostro branco è minacciato.”

Un mormorio percorse la radura. Aldo e gli altri beta mi fissarono sorpresi. Lasciai passare qualche istante, in maniera che le mie parole risvegliassero il timore dei miei fratelli.

“È un minaccia particolarmente insidioso, perché il nemico non esterno. L’invidia e l’astio sono cresciute fra le nostre file. Il pericolo serpeggia nel nostro branco e ci corrode dall’interno.”

Esclamazioni di sorpresa e disapprovazione si alzarono fra i lupi.

“Queste persone sono avide e ambiziose e vogliono distruggere il nostro branco. Ma io non lascerò che i nostri sforzi e l’impegno di quelli che ci hanno preceduti sia rovinato da questi sfigati.”

Urla di approvazione fecero rimbombare la radura.

“Alex, Damian, Marco.” Chiamai. “Siete espulsi dal branco per tradimento.”

“Che cosa?” Damian era furioso. “Anche dopo le tue umiliazioni siamo stati sempre fedeli. Noi siamo Red Wolf.”

“Risparmiatemi le vostra lacrimi e piagnistei. Siete dei traditori e questo non è più vostro branco.”

Marco mi mandò a cagare con il braccio, mentre Alex sputò nella mia direzione prima di voltarsi e svanire tra gli alberi. Damian rimase ancora a lungo a fissarmi con gli occhi carichi d’odio. Infine, anche lui cedette. Avevo ragione a sospettare di loro.

“So che, come me, non siete sorpresi dal loro tradimento. Era i beta del falso alfa. Ma quello che mi ha ferito di più è stato scoprire che quelli che credevo miei fedeli compagni gamma e soprattutto amici hanno tramato contro il nostro branco.”

Nella radura scese il silenzio. Mi voltai verso Jason che era alle mie spalle insieme ad Aldo e Roman. Vidi il terrore nei suoi occhi colpevoli.

“David, Zeno e Jason siete espulsi dal branco per tradimento.”

Stavolta il lupi non esultarono, ma mormorarono e si scambiarono occhiate incerte.

“Franco, stai esagerando. Zeno, David? Ma soprattutto come puoi dubitare di Jason?” Aldo mi afferrò per la spalla e mi bisbigliò all’orecchio.

“Credi che non mi sia accorto che congiuravano alle mie spalle? Non sono uno sciocco. Sono il maschio alfa.” Risposi, quasi urlando.

“Sì, sei il maschio alfa, ma forse sei davvero uno sciocco. È tuo amico. Sono tutti tuoi amici. Fedeli. Non ti tradirebbero mai.”

Intravidi il volto di Jason sconvolto alle sue spalle. Era senza parole. Non si aspettava che lo scoprissi.

“Come osi difenderli?” Ribattei. “Sei in combutta con loro, vero? Sei sempre stato invidioso di me. Certo, sei più intelligente di me, ma non sarai mai un vero maschio. Sei un beta solo perché io te l’ho permesso. Se non c’ero io tu, Jason, saresti solo degli omega con sborra che cola da ogni buco.”

“Ma sei impazzito?”

“Forse dovrei espellere anche te, misero intrigante.”

“Risparmia il fiato. Me ne vado da solo.”

Aldo si allontanò, seguito a ruota da Jason che mi lanciò uno sguardo quasi affranto. Poi anche David e Zeno si aggiunsero a loro. E poi altri lupi, gamma, omega.

“Mattia forse lo prendeva anche nel culo, ma era dieci volte un migliore maschio alfa di te.” Mi disse Roman, prima di andarsene anche lui.

La radura si stava svuotando.

“Dove state andando?” Gridai. “Tornate qui. Dove state andando?” La mia voce divenne sempre più flebile.

“Greg. Gregory.” Chiamai, andandogli incontro.

Lui scosse il capo e si voltò, scomparendo nella foresta come tutti gli altri.

Non era rimasto più nessuno. Ero solo. Solo come il giorno che ero arrivato in questa scuola. Sentii le lacrime formarsi agli angoli degli occhi. Non potevo piangere. Ero il maschio alfa.

Ricacciai indietro le lacrime. Ma ero un alfa senza più un branco. Il ricordo della solitudine dei primi tempi strinse lo stomaco. Nessuno mi parlava. La memoria dell’angoscia mi afferrò la gola.

Mi accasciai sull’erba. Appoggiai la testa sulle ginocchia, coprendola con le braccia. Iniziai singhiozzare come quel giorno del primo anno nell’oscurità della mia stanza. Mi ero promesso che avrei fatto parte di un branco. E che, se mai fossi diventato un maschio alfa, non avessi mai escluso nessuno, che avrei protetto i più deboli.

Sentii dei passi sull’erba. Qualcuno si era fermato di fronte a me. Non l’avevo sentito arrivare.

Non potevano vedermi in questo stato. Mi asciugai velocemente gli occhi con le maniche e alzai lo sguardo.

“Sei carino, quando piangi.”

“Sei venuto qui per goderti la mia umiliazione, Eric?”

Eric non rispose e si sedette sull’erba di fianco a me.

“Non so se ti ricordi. Il primo anno. Quando siamo arrivati qui.”

Mi voltai verso di lui. Eric stava fissando le montagne e oltre il cielo che sbucavano dalle cime degli alberi.

“Mi sembrava di essere sempre fuori posto, di sembrare troppo strano.”

“Certo che me lo ricordo. Non solo sembravi, eri sempre fuori posto. E così strano.” Non potei trattenere una risata.

“Sì, probabile, ma tu mi trattavi come se fossi come tutti gli altri.”

“Siamo tutti diversi. Non c’è nessuno uguale a un altro. Se siamo tutti diversi, che senso ha discriminare? Puoi creare solo insiemi, gruppi, società parziali che durano finché cambiano. E si cambia sempre.”

“Mi ricordo che dicesti parole simili una volta durante la lezione di italiano. Stavo leggendo su una panchina sotto la finestra della tua aula. Sono state quelle parole che mi hanno convito che avrei potuto essere un lupo solitario.”
“Avevi dubbi?”

“Come tutti. Stavo pensando di entrare nel Nachtwolf, ma le tue parole mi ha fatto realizzare che i branchi erano sbagliati, che questo sistema era sbagliato.”

“Peccato che non avessi subito realizzato anch’io la stessa cosa dalle mie parole.” Dissi, sospirando.

Eric ridacchiò.

“Che c’è?” Chiesi.

“Niente, anch’io credo di non aver realizzato qualcosa fino adesso.”

“Che cosa?”

Eric si sporse verso di me e mi baciò. Ebbi l’istinto di spingerlo via. I lupi non si baciano. Ma la sua lingua si fece largo fra le mie labbra e la mia si attorcigliò alla sua.

Eric mi spinse indietro sul prato. Era a cavalcioni su di me. Continuavamo a baciarci. Le mie mani scorrevano lungo il suo collo, tastavano le sue guance, si immergevano nei suoi capelli. Non mi ero mai reso conto che provassi per lui un sentimento così intenso.

Eric fece scivolare una mano sotto la mia maglietta. Le sue dita fredde correvano sulla mia pancia, su fino a solleticarmi i capezzoli.

Allontanai una mano dai suoi capelli e scorrere lungo il suo fianco, giù, fino a lambire la sua cintura. Infine, osai andare oltre. Le mie dita saggiarono il gonfiore fra le sue gambe.

“Sembra piuttosto grosso.” Commentai, staccandomi dal suo bacio.

“Non solo sembra, lo è.” Rise.

Lo spinsi di lato e invertii i ruoli, portandomi sopra di lui.

“Non montare troppo la testa. Non sei l’unico qui che è ben piazzato.” Dissi, strusciando il mio pacco contro la sua pancia.

Eric allungò la mano e tastò il mio cazzo sotto i pantaloni.

“Uhm, sì, forse.” Scoppiammo a ridere.

Ma non mi sarei accontentato di un palpata al pacco. Feci per farlo girare, ma nello stesso momento lui tentò di portarsi alle mie spalle.

“Temo che abbiamo un piccolo problema.” Ridacchiò Eric.

“Già, siamo entrambi attivi.”

“Allora, chi si sacrifica per primo?”

“Dai, scopami, idiota.” Mi posizionai a pecorina e abbassai la testa.

“Sei sicuro?”

“Sì, me lo merito.” Ma non mi sarei preparato per lui. Non sono un omega.

Eric si portò alle mie spalle. Afferrò i miei pantaloni e li abbassò lentamente. Poi prese i boxer e mi svelò il culo.

Fui percorso da un fremito. Non avevo freddo. Ero stato nudo altre volte, ma non mi ero mai sentito così vulnerabile come ora con il culo all’aria di fronte a Eric. Mi vergognavo quasi di farmi vedere da lui in quel modo, così indifeso e fragile.

Eric mi accarezzò le chiappe. Me le strinse e le allargò leggermente. “Come sono lisce e morbide. Non sono le chiappe che mi sarei aspettato da un maschio alfa.”

“Stai zitto. Poi vediamo come sono le tue.” Per fortuna che non poteva vedermi in volto, altrimenti avrebbe sicuramente notato che stavo arrossendo. Mi sentivo un po’ come un verginello alla sua prima volta.

Spuntò sul mio buchino e fece scorrere la sua lunga e dura tra le mie chiappe. Il tocco del suo cazzo sul mio buchino mi diede un brivido. Cosa mi stava succedendo?

Lasciò scivolare una mano nuovamente sotto mia maglietta, lungo la schiena. Si protesse in avanti, arrivando a stringermi il collo. Avevo il respiro strozzato.

“Non ce la faccio più.” Mi sussurrò nell’orecchio, prima di mordermelo.

Neanch’io, avrei voluto risponderli, ma non potevo. Questo non ero io. Eppure volevo essere un tutt’uno con lui. Volevo sentirlo dentro.

Eric si raddrizzò e fece colare della saliva sul suo cazzo. Sentivo lo scorrere umido lungo l’asta e inizia a temere quello che stava per succedere.

Non avevo dimenticato il dolore di Marco che mi penetrava. Stavo per lasciare che accadesse di nuovo. Sarei stato umiliato. Volevo gridargli di fermarsi, ma qualcosa dentro me volevo che lui fosse felice.

“Arriva.” Disse, semplicemente.

Strinsi dei fasci d’erba fra le dita, serrai la mascella e mi preparai al dolore.

Sentii la cappella sfiorarmi il buchino e poi premere per forzarsi l’ingresso. Il mio corpo faceva resistenza, ma Eric non sembrava intenzionato a desistere. Spinse con maggior decisione, ma sorprendente premura.

Sobbalzai, quando la cappella fu finalmente dentro. Eric si fermò un istante, massaggiandomi le chiappe. Non so se per farmi abituare o per assaporare il momento.

Quindi, riprese a spingere lentamente.

“Sono completamente dentro.” Disse, come se non me ne fossi accorto. Sembrava un palo enorme. La cappella mi pressava l’intestino.

“È così caldo, soffice e scivoloso.” Mormorò ancora.

Forse a un omega piace essere paragonati a un bignè cremoso, ma io avrei voluto infilare la testa sotto terra.

“Iniziò a muovermi.” E il suo cazzo si ritirò, lasciando un rapido vuoto nella mia carne. Poi lo spinse nuovamente dentro. Fino in fondo, contro il mio intestino. Dentro e fuori. Dentro e fuori. A ogni colpo sbalzavo in avanti.

Non era come con Marco. Il suo cazzo affondava con sicurezza, ma non era violento. Mi stringeva ai fianchi, non era brusco.

Era piacevole. Mi morsi il labbro per evitare che mi scapasse un gemito.

Eric cambiava il ritmo. Ogni tanto era veloce, ogni tanto lento. Qualche volta mi piantava il cazzo fino all’elsa, altre volte mi faceva sentire il grosso grande con il buchino.

“Ah, sì.” Mi scappò alla fine. Non osai voltarmi, ma sapevo che Eric stava sorridendo di soddisfazione.

Più mi scopava, più il piacere aumentava. Ormai gemevo senza ritegno.

Infine, Eric prese ad ansimare. Conoscevo quei sospiri. Erano gli stessi che avevo io prima di venire. Ma io non stavo venendo, eppure sentivo l’eccitazione raggiungere l’apice come il suo orgasmo stesse divenendo il mio orgasmo.

Le sue dita affondarono nei mie fianchi. Le sue botte divennero più rapide e incontrollate. Sentii il suo cazzo gonfiarsi ancora di più dentro la mia carne.

Eric gemette. Il suo cazzo vibrava nel mio culo e fiotti di sborra calda mi schizzavano la carne. E io raggiungevo l’estasi.

Eric si riversò contro la mia schiena, baciandomi la guancia alla ricerca delle bocca. Le nostre lingue si unirono nuovamente.

“È stato fantastico. Non ho mai goduto così tanto.” Mi sussurrò.

“Anch’io. È stato bellissimo. Nonostante non abbia sborrato, quando sei venuto ho come avuto un orgasmo.”

Eric rise. “Qualcuno si è riscoperto omega, eh?”

“Piantala.” Esclamai, spingendolo via e liberandomi dalla sua presa. Il suo cazzo sfilò dal mio culo, facendomi sussultare. Un fiotto di sborra colò fuori, scivolando lungo la coscia e andando a macchiare l’erba.

Dovetti arrossire dalla vergogna, ma sentii l’impulso di segarmi. Mi smanettai un paio di volte e schizzai così lontano come mai prima.

Ci sdraiammo nell’erba, l’uno di fianco all’altro. Ci guardammo e sorridemmo senza dire nulla.

Sono passati un po’ di mesi. Mi sono scusato con i ragazzi del Redwolf. Ho fatto pace con Aldo e Jason e adesso siamo tornati nuovamente amici come prima.

Aldo è stato nominato maschio alfa del Redwolf, una carica meritata, mentre io non faccio più parte del branco e di nessun altro.

Eric non è più un lupo solitario. Siamo ufficialmente una coppia. Ci chiamano la “Delta Pair”. Anche se stiamo pensando di mettere su un branco. Un branco diverso da tutti gli altri, dove non ci sono alfa, beta, gamma od omega, ma solo lupi.

Se siete interessati a farne parte, lasciate un commento qui sotto, anzi ululate.