“Ehi, vacci piano. Finirai per strapparmi la lingua con questi baci famelici.”

Le mie labbra si staccarono dalla bocca di Massimo e arrossii imbarazzato.

“Vediamo, se hai fame anche di altro.”

Massimo portò la sua mano dietro al mio collo e mi spinse verso il basso. Feci un po’ di resistenza, ma al tocco della sua salda presa e il suo sguardo quasi severo mi indussero a desistere.

Mi trovai inginocchiato fra le sue gambe. Il pacco sembrava gonfiarsi a vista d’occhio di fronte al mio naso. Che cosa dovevo fare? Dovevo aprirgli io la cerniera?

Massimo mi tolse dall’impaccio, abbassandosi con enfasi la zip. Si afferrò l’elastico dei boxer e tirò verso il basso. Quasi trasalii, quando il cazzo balzò fuori in piena erezione.

Nello spogliatoio della palestra scolastica mi era già caduto lo sguardo sui piselli dei miei compagni, ma non avevo mai visto, almeno dal vivo, il cazzo in tiro di un altro ragazzo.

Ero in fibrillazione per l’emozione. Quante volte avevo fantasticato sulla mia prima volta? Certo, non pensavo sarebbe stato un pompino, ma ero trepidante, pieno di aspettative sulle sensazioni che avrei sperimentato.

Se farsi una sega era così piacevole, il sesso vero avrebbe dovuto essere meraviglioso.

Massimo allungò nuovamente la sua mano verso di me. Le sue dita si immersero nei miei capelli. Aveva un tocco così delicato e sicuro allo stesso tempo. Poi la mano mi abbracciò la nuca e mi invitò ad avvicinarmi al palo che si agitava di fronte a me.

La grossa vena che scorreva dalle palle fino alla cima sembra gonfiarsi ancora di più. L’asta sobbalzava leggermente come se avesse vita propria.

Avvicinai la mano tremante. Le mie dita avvolsero attorno all’asta. Era calda. Era dura. Era strano stringere quella lunga protuberanza che sparava fuori aggressiva, minacciosa, dal centro del suo corpo. In quel momento sembrava che quella cosa fosse ancora di più. Sembra fosse il centro dell’universo.

“Ehi, cucciolo. Rilassati.”

Non riuscivo a smettere di tremare.

Massimo mi accarezzò la guancia e mi invitò con lo sguardo verso il suo cazzo. Era contrastante quella sua gentilezza accoppiata al suo impulso di fare sesso.

Ma io non riuscivo a smettere di tremare. Chi sa cosa starà pensando di me? Nel tentativo di mettere fine al mio tremore, mi avventai sul suo cazzo.

Aprii le labbra. Ingoiai la cappella. E in un attimo la sua asta aveva colmato la mia bocca. Era fatta.

“Ah, uao. Sì, succhiamelo.”

E presi a succhiare.

Quante seghe mi ero sparato, guardando un video di un pompino? L’espressione di quel ragazzo tra le gambe villose di uno sconosciuto era così pregna di piacere. Doveva essere un’esperienza fantastica.

“Ah, è fantastico. Succhia. Muovi quella lingua.”

Massimo sembrava effettivamente entusiasta. Io, invece, non riuscivo a capire. Certo, la sua pelle liscia era piacevole sulla mia lingua. Ma un’arancia, dolce e acida, ti offriva sensazioni più diversificate e complesse.

Muovevo la testa su e giù. La sua asta scivolosa della mai saliva scorreva di fronte ai miei occhi. Appariva e usciva dalle mie labbra. Lo stavo facendo nel modo giusto?

“Oh, cazzo. Sei un pompinaro nato.”

Sì, sembrava lo stessi facendo nel modo giusto. Ero un pompinaro. Alle scuole medie Alessio aveva ragione ha chiamarmi “succhiacazzi”? Fare sesso è come un po’ come essere bullizzati? Invece di ricevere uno spintone, ricevi i colpi della cappella di un altro che ti sfrega il palato.

Su e giù. Su e giù. Su e giù.

“Ohu! Ah-ahah-sììì.”

Il cazzo di Massimo si agitò. La cappella si gonfiò ancora di più. Sembrava riempirmi completamente la bocca. L’asta scattò. Una volta. Due volte. Ancora. Dovetti resistere alla tentazione di ritirarmi. Schizzi di liquido caldo e denso mi colpirono il palato. La sua sborra mi colò sulla lingua.

Aveva un gusto sconosciuto. Aveva la consistenza dell’albume. Cosa ci dovevo fare? Ingoiai. Ingoiai. La sborra mi scivolò ancora calda in gola.

Massimo spalancò gli occhi come se avesse avuto un secondo orgasmo.

“È stato davvero fantastico.” Disse, mentre si alzava. “Ti è piaciuto?” Mi chiese, accarezzandomi nuovamente la guancia.

Era tutto qui? Avrei voluto chiedere, ma mi limitai a sorridere imbarazzato, annuendo veemente.

Massimo andò in bagno a darsi una sciacquata. Mentre io rimasi lì. Abbassai lo sguardo. Avevo ancora il cazzo in tiro. Me lo afferrai e mi sparai una pugnetta come avevo sempre fatto. Da solo nella mia stanza.

Mentre mi ripulivo della mia sborra che mi aveva macchiato la pancia, non potei fare a meno di essere pervaso da un senso di vergogna. Ero un pompinaro. L’aveva detto anche Massimo. Certo, non lo sapeva nessuno a parte lui, ma sentivo che era cambiato qualcosa.

La storia con Massimo non divenne una “storia”. Lui avrebbe voluto, ma io ero sinceramente traumatizzato da quel primo bocchino. Continuai a smanettarmi, fantasticando su di lui, ma tra di noi non successe più nulla.

Dopo molto tempo incontrai Edoardo.

“Davvero non l’hai mai fatto?”

Scossi il capo senza osare voltarmi verso di lui. Ero a quattro zampe sul letto. Di fronte a me il computer sulla scrivania mi fissava silenzioso. Abbassai lo sguardo. Persino quello schermo spento mi metteva a disagio. Ero nudo e mi vergognavo.

Ma ero anche intimorito. Avevo un uomo vigoroso e maturo alle mie spalle. E gli mostravo il mio culo senza difese.

Forse anche per quello, in quel momento, c’era lui dietro di me e non viceversa.

Edoardo non aveva mai paura di mostrarsi nudo. Persino quando aveva un’erezione, faceva sbucare la sua virilità alla massima potenza fuori dai pantaloncini.

Le prime volte che siamo stati insieme a letto, semplice sesso orale, io non osavo neppure accendere la luce e, quando mi alzavo, mi trascinavo dietro tutta la coperta per nascondere la mia nudità.

Edoardo anche adesso esibiva la sua virilità con assoluta sicurezza. Mi girai verso di lui per sbirciare. Appena incontrai il suo sguardo sorridente, mi rivoltai immediatamente verso il computer.

Forse quella sua audacia, gli conferiva il diritto di essere lì, dietro di me, mentre io abbassavo gli occhi e nascondevo la testa.

Edoardo aprì la confezione di un preservativo e se lo infilò attorno alla sua virilità.

Mi afferrò le chiappe con le mani e le allargò. Infilò il suo cazzo nella fessura del mio culo e lo fece scorrere, mimando il movimento di una scopata.

Il pompino era stato una delusione, ma sapevo che il sesso anale sarebbe davvero stato fantastico.

No, tranquilli, stavolta avevo davvero la certezza. Non mi ero fatto false aspettative. È vero che nei racconti erotici sembrano tutti godere in modo meraviglioso, ma non posso negare che in questo caso avevo anche provato.

Ero in bagno. Immerso nell’acqua calda della vasca. Ero ancora solo un ragazzino, ma mi segavo già da qualche anno. Sentivo di avere l’istinto di prenderlo nel… non osavo neppure pensare a quella parola. Mi vergognavo troppo. Non avevo neppure mai avvicinato il mio dito al mio buchino. Eppure quel giorno, nella vasca, volli provare.

Nell’acqua il mio indice sfiorò il mio buchino. Era così piccolo. Al tocco del mio stesso dito, fremetti. Provai a spingere, ma senza successo. Presi dell’olio di mandorla. Unsi il dito e riprovai. Ancora nulla. Dovetti armeggiare a lungo, finché finalmente il mio indice riuscì a entrare.

Ero dentro. Dentro dove nulla dovrebbe mai entrare. Presi a muoverlo come sapevo si muove un pene. Dentro e fuori. Dentro e fuori. Dentro e fuori. Era bellissimo. Era diverso da una sega. Era un piacere meno intenso di quello che provi, quando sborri, ma continuato.

Agitai il mio ditino nel buchetto per quasi un’ora, finché non mi segai rapido e venni in un istante.

“Sto per entrare.” Mi avvertì Edoardo, risvegliandomi dai miei ricordi d’adolescente.

Quello che stava per entrare non era un dito. Era molto più grosso. Molto più lungo. Era la materia vera. E se un dito mia aveva dato quel piacere, con Edoardo sarebbe stato fantastico.

“Ah-ahi. Ahu.”

“Non sono ancora entrato. Fa male?”

“Un po’.” Un po’ tanto.

“Vado più piano.”

La sua cappella spingeva contro il mio buchino. Spingeva.

“Devi rilassarti. Stavi andando bene prima.”

Edoardo spinse nuovamente.

“Ahaahahh.”

“La cappella è dentro. Resisti ancora un po’.”

Un colpo di bacino ed Edoardo affondò il suo cazzo completamente dentro di me.

Inarcai la schiena per il dolore, gemendo. Era davvero molto diverso da un dito. Era grosso e lungo. E per questo faceva male.

Edoardo ritirò il cazzo quasi fino ad estrarlo dal mio buchino. Quindi, lo spinse nuovamente dentro.

“Fa un po’ male.” Fa tanto male.

“Adesso mi muovo e vedrai che ti abitui.”

Il cazzo si ritirò nuovamente. E ancora una volta affondò nella mia carne. Poi di nuovo. Sempre più veloce. Ogni colpo mi spintonava in avanti. Ma mi stavo effettivamente abituando. Iniziai a percepire quel piacere che avevo provato la prima volta con il mio dito. Un piacere debole, ma costante.

E poi arrivava un affondo particolarmente profondo. Edoardo piantava il suo cazzo fino all’elsa nel mio culo. La cappella premeva contro lo stomaco. E faceva male. Inarcavo la schiena e lui me l’accarezzava.

“Mi tolgo il goldone.”

“Perché?” Chiesi quasi spaventato.

“Tranquillo, lo sai che siamo sani.”

“Sì, ma non è meglio, comunque…”

“Vedrai che è più piacevole.”

Annuii, mentre lui estraeva completamente il suo cazzo, gettando sul comodino un preservativo umido.

“Ah, uao. È fantastico.” Esclamò come aveva esclamato Massimo al mio primo pompino. “È così caldo. Soffice. Eppure stretto.”

Sembrava tutta una nuova esperienza per lui. A me sembrava esattamente la stessa cosa.

Riprese a muovere il bacino e i colpi mi fecero nuovamente sobbalzare. Si afferrò ai miei fianchi. Era una presa stretta. Salda. I suoi affondi divennero più rapidi.

“Ah, sì. Vengo, cazzo.” Gemette, mentre diede ultimi caotici colpi.

Era finito?

“Ti è piaciuto?” Mi chiese, estraendo definitivamente il mio suo cazzo da dentro di me.

Aveva il respiro ancora ansante. Non mi sorprendeva. Quelle botte mi aveva sfondato e dovevano aver richiesto un notevole sforzo muscolare da parte sua.

“S-sì.”

Mi aveva sicuramente fatto provare più sensazioni del pompino. Però, anche in questo caso sembrava mancare qualcosa. Avevo ancora il cazzo in tiro.

Edoardo si ripulì la sua virilità con della carta igienica e poi andò in bagno darsi una lavata.

Mi afferrai il cazzo e mi segai velocemente. Poche smanettate ed esplosi in un orgasmo. Alzai lo sguardo. Mi ero fatto una pugnetta nella mia stanza come avevo sempre fatto.

Allungai la mano titubante indietro, verso il mio culetto. Il buchino era caldo, quasi bollette. Non sembrava il mio buchino. Era umido. Più liscio. Ed era leggermente aperto come se respirasse.

Realizzai in quel momento che si era tolto il preservativo. Mi era venuto dentro. Avevo la sua sborra che si agitava nel culo. Avevo accolto il seme di un altro uomo in me.

Ebbi un moto di vergogna. Una vergogna che mi avrebbe perseguitato per molto tempo. Anche dopo aver espulso quel liquido bianco. Il mio buchino rimase indolenzito per giorni. Un indolenzimento che mi impedì di dimenticare.

In ogni caso, la storia con Edoardo divenne una “storia”, una storia vera. E quella fu solo la prima scopata. Il dolore si attenuò, ma non andò mai via.

E ogni volta un senso di vergogna si aggrappava a me dopo che mi ero segato. Nel complesso mi piaceva, ma sentivo che mancava qualcosa.

Poi presto mi resi conto conto che i nostri ruoli influenzavano anche la cadenza delle scopate. Un cadenza che non poteva essere data da me. Non solo Edoardo guidava il ritmo durante la scopata, ma anche il ritmo di quando farlo.

“Dai, cosa ti costa?”

“Ti ho detto che non ho voglia. Vorrei finire il film.”

“Ma non puoi lasciarmi questa cosa fra le gambe. Guarda quanto è grossa.”

Edoardo si afferrò l’asta e l’agitò di fronte a me con la stessa sicurezza di sempre.

Ogni volta mi trovavo, però, a sorprendermi della sua audacia con cui ostentava la sua virilità. Io tentavo più che altro di nasconderla.

Quando Edoardo si intrufolava nei miei pantaloni e le sue dite toccavano la mia asta eretta, non potevo fare a meno di avere un moto di vergogna.

Forse, perché il suo cazzo in tiro era davvero un segno di virilità, mentre nel mio caso era un segno di debolezza.

Edoardo usava effetivamente quell’erezione, la usava dentro di me. La mia erezione, invece, era una incontrollata dichiarazione che Edoardo poteva piantare la sua virilità nel mio culo.

Edoardo mostrava il suo cazzo duro come un segnale: “ho voglia”, e come un richiamo: “soddisfami”.

Avevo sempre sentimenti contrastanti a quella vista. Da una parte mi sentivo a disagio, perché la sua audacia a esibire la sua virilità sminuiva la mia.

Dall’altra quel suo essere così ardito era effettivamente un richiamo che risvegliava la mia reazione a soddisfarlo. Quasi dovessi premiarlo per il suo coraggio.

Ma quella volta, però, non volevo proprio rispondere al suo richiamo.

“Quando termina il film, possiamo fare tutto quello che vuoi.”

“Puoi fare due cose alla volta. Dai, sdraiati.”

Vorrei direte che avrei dovuto insistere, che non dovevo cedere, ma sembrava un buon compromesso. E, in fin dei conti, ero anche curioso di fare questo esperimento.

Così mi sdraiai sulla pancia. Edoardo mi sfilò i pantaloni, lasciandomi il culo nudo all’aria. Lo lasciai fare, mentre continuavo a seguire il film.

Ma quando piantò il suo cazzo nel culo, fu difficile mantenere ancora l’attenzione sullo schermo. Il dolore mi fece inarcare leggermente la schiena. Poi Edoardo prese a stantuffare rapidamente.

Cercai di afferrare le battute, ma era quasi impossibile.

Come molti anch’io avevo spesso fantasticato di subire uno stupro. Questo non era chiaramente uno stupro, ma non stavo provando piacere. Non faceva male, ma era fastidioso.

Mi sentivo usato. Ero usato.

Edoardo sorrideva felice. Ma io non capivo come potesse provare piacere.

Gemette. Chiuse gli occhi, mentre il suo corpo si tese tutto. Il suo volto si contorse nell’estasi. Il suo cazzo pulsava dentro di me. Con gli ultimi affondi schizzò il suo orgasmo in profondità.

Sfilò il suo cazzo esausto e io mi sentii vuoto.

La verità è che non c’è scelta. Quando io ho voglia, ma Edoardo non ce l’ha in tiro, posso supplicarlo all’infinito, ma il suo cazzo non diverrà duro.

Diversamente, se è lui ad avere voglia e non ce l’ho in tiro, possiamo, in ogni caso, fare sesso.

Ma lo imparai solo in seguito.

“No, fermo. Sdraiati sulla schiena.” Mi disse Edoardo, mentre stavo per mettermi nuovamente a quattro zampe.

Mi sdraiai sul letto e Edoardo si portò sopra di me. Era molto più grosso di me. Atletico, ma, comunque, imponente in confronto a me.

Si abbassò, quasi accovacciandosi come se dovesse cagare. Afferrò l’asta del mio cazzo e la puntò verso l’alto.

“C-che cosa stai facendo?” Quasi balbettai.

Edoardo si abbassò ancora di più. La mia cappella sfiorò il suo buchino. Aprii e chiusi meccanicamente la bocca. Non mi ero mai reso veramente conto che avesse anche lui un buchino. Non avevo mai pensato al suo culo, se non come il bacino muscoloso che da il ritmo alle botte.

Si abbassò ancora. La mia cappella entrò. E lentamente il resto dell’asta la seguì. Edoardo non gemette. Rimase in silenzio. Io dovetti chiudere gli occhi imbarazzato.

Era bellissimo dentro. Era stretto. Caldo. E morbido. Poi Edoardo iniziò a muoversi. Su e giù. Sentivo quel saldo abbraccio scorrere lungo la mia asta.

Fui preso dalla frenesia. Iniziai a sollevare e abbassare il bacino. Più veloce. Più veloce. Il piacere cresceva in me senza che mi fossi toccato con le mani. Era un piacere più incontrollato di quello che provavo, quando mi segavo.

Gemetti, mentre esplodevo nell’orgasmo. Era questo che mi mancava.

Percepii i muscoli rilassarsi dopo lo sforzo. Forse anche quell’intenso impegno muscolare contribuiva a potenziare le sensazioni. Un po’ come quando in bicicletta si arriva in cima a una ripida salita. Il panorama sembra sempre più spettacolare dopo una sfacchinata. Saranno le endorfine o forse qualcosa altro.

Non so perché Edoardo quella volta mi fece fare l’attivo. Non ne parlammo per anni. Forse lo fece per premura. Forse voleva che, almeno una volta della mia vita, sperimentassi tutto.

Penso fosse una gentilezza, ma il risultato fu di farmi aprire gli occhi su quello che avevamo fatto fino a quel momento.

Noi maschi ci approcciamo al sesso con molti preconcetti. Da ragazzini abbiamo iniziato presto a spararci le seghe. Nelle nostre fantasie eravamo noi al centro della nostra attenzione.

Certo, c’era sempre l’altro ragazzo, o anche di più uno, ma la sua presenza era completamente dipendente da noi. La mano scorreva rapida, ogni tanto veloce, lungo l’asta dura del nostro gagliardo cazzo.

Cercavamo il piacere, il nostro piacere. La mano accelerava, il nostro cazzo fremeva fra le mani, e finalmente raggiungevamo l’orgasmo, mentre fiotti di calda e fertile sborra schizzavano da tutte le parti.

Quando, però, finiamo per la prima volta fra le mani di un altro maschio in carne e ossa, ci rendiamo conto che la realtà è molto diversa.

Quel giorno ho realizzato qual era il mio ruolo. Ho accettato che lo prendevo nel… nel culo.

Dopo che ero venuto, Edoardo si era sollevato. Il mio cazzo ormai esausto si era afflosciato contro la mia pancia. Lui era andato in bagno a pulirsi.

Il rapporto raggiunge l’apice, quando l’attivo esplode nell’orgasmo.

Non ha importanza se il passivo viene prima o dopo. Il culmine della scopata è veramente toccato, quando l’attivo gode.

Una volta, segandomi, mentre mi stantuffava, sborrai prima di Edoardo. La scopata, però, non terminò. Il cazzo di Edoardo continuò imperterrito a penetrarmi il culo. L’apice del rapporto non era ancora stato raggiunto.

Edoardo gemette. Il suo volto si contrasse in smorfie di piacere. Gli ultimi affondi svuotavano completamente le sue palle dentro di me.

E poi sorrideva.

Ogni passivo conosce quel sorriso. È il sorriso di soddisfazione del proprio stallone che dichiara che la trombata è veramente terminata. È il sorriso più bello che un passivo può ricevere, perché è una conferma che è riuscito ad appagare il suo attivo.

Non puoi comprendere pienamente quel sorriso senza aver capito che cosa comporta essere un passivo. Per poter godere a pieno di quel sorriso bisogna che un maschio vada contro tutto quello che la società gli ha insegnato.

Bisogna rimettersi di buon grado al volere di un altro, al piacere di un altro maschio. Ma è necessario farlo in maniera proattiva, non passiva.

“Ah, sì! Scopami.” Quasi urlo, mentre il cazzo di Edoardo mi rompe il culo.

A ogni affondo, lancio un gemito. Ogni volta che lo ritira, ansimo come se sto subendo la più tragica delle perdita.

Non mi sego più, mentre mi scopa. È stato un processo lento.

All’inizio, qualche volta, quando mi toccavo, Edoardo mi tirava via la mano. Cercavo di resistere e di non segarmi, ma soccombevo spesso. Come tutti i ragazzi mi ero sempre segato per raggiungere il piacere. È un’abitudine difficile da cancellare.

Poi Edoardo prese a schiacciarmi sotto il suo peso. La sua mano premeva contro la mia schiena. Prima le mie braccia cedevano e mi trovavo con il culo all’aria. Quindi, Edoardo si allungava sopra di me e mi trovavo completamente pressato contro il materasso.

Il cazzo era irraggiungibile sotto la mia pancia. Le mie dita cercavano di afferrare spasmose qualunque cosa fosse a tiro: il cuscino, le lenzuola, la testata del tetto.

Edoardo si sollevava sulle braccia e riprendeva scoparmi. Non so se fosse solo la posizione o perché non mi potevo più toccare, ma mi sembrava di sentirlo con più intensità dentro di me.

Non è per raggiungere l’orgasmo smanettonandosi che si scopa. La differenza fra fare sesso da solo o con un altro per Edoardo è molto più chiara. È chiara, quando raggiunge l’orgasmo sborrandomi in culo. È chiara, quando raggiunge l’orgasmo sborrandomi in bocca. È chiara, quando raggiunge l’orgasmo sborrandomi in faccia.

Se dovessi distinguere tra fra sesso da solo e con Edoardo, dalla maniera in cui sborro, non ci sarebbe nessuna differenza. Finisco sempre con segarmi e schizzarmi sulla pancia o in un gabinetto.

È chiaro che la differenza dovevo cercarla da un’altra parte.

Mentre Edoardo mi afferrava le chiappe, schiacciandomi il culo con la forza delle sue braccia, mi resi conto che in quel momento c’era solo lui e il suo cazzo piantato dentro di me. Ero completamente concentrato su di lui. Il mio corpo soccombeva alla sua forza.

Tanto io ero concentrato su di lui, sulla sua asta che mi fondeva il culo, tanto lui era concentrato su quello che stava facendo, quello che stava provando.

E mi ricordai come avevo goduto nel culo di Edoardo. Ero stato pervaso da un senso di appagamento. La scopata aveva raggiunto l’apice con il mio orgasmo.

Adesso era Edoardo a scoparmi. Il rapporto raggiunge l’apice, quando lui esplode nell’orgasmo.

“Sembri diverso oggi.” Mi sussurrò all’orecchio, Edoardo.

Non era cambiato nulla dalle altre scopate, ma sentivo l’eccitazione aumentare. Edoardo era infoiato. Stringevo il buchino, percependo la solidità della sua asta.

Le sue palle sbattevano contro il mio culo, mentre i colpi diveniva più intensi. Il suo cazzo sembrava ancora più grosso e lungo di prima. Mi sembrava di percepire tutto.

Edoardo si sollevò più alto sulle braccia. Chiuse gli occhi, elevò la testa. I muscoli del collo erano tesi. Tesi erano anche gli addominali.

Il respiro divenne più inteso, più profondo, più vero.

Le mie dita si strinsero al cuscino, mentre l’asta vibrava dentro di me. Schizzi di sborra calda mi riempirono il culo. Edoardo gemette di piacere, mentre il suo volto si contrasse in estasi.

Ma quella volta anch’io stavo godendo. Era un piacere diverso. È un piacere remissivo, senza contrizioni o resistenze. Io godevo del suo orgasmo. Era come se il suo piacere si riflettesse in me. Il mio corpo si tendeva tutto. Il mio buchetto si contraeva per assaporare ogni suo ultimo movimento dentro di me.

Edoardo si accasciò, sudato, contro la mia schiena. Aveva il respiro affannato. Mi sorrideva beato. L’eccitazione svanì rapidamente. Quando il climax raggiunge la sua vetta, la discesa è vertiginosa. L’appagamento era completo.

In un certo senso il suo orgasmo era la giusta ricompensa per le sue fatiche. Il piacere era la gratifica per il suo impegno muscolare come il premio dopo una corsa.

“Non vieni?” Mi chiese Edoardo, mentre mi mettevo seduto e gli stampavo un bacio.

Mi sembrava di essere già venuto. Ero venuto. Eppure avevo il cazzo duro.

Ma sapevo che Edoardo aveva bisogno di vedermi venire. Aveva bisogno della conferma che mi fosse piaciuto essere scopato da lui. E come per la maggior parte dei maschi questa conferma è l’eiaculazione.

Mi afferrai l’asta e mi segai. Facevo quasi fatica.

Poi ripensai a Edoardo che mi scopava. Edoardo che raggiungeva l’orgasmo. E mentre nella mia fantasia lui sborrava un’altra volta nel mio culo, il mio cazzo iniziava a zampillare schizzi caldi sulla mia pancia.

Ma il mio pensiero era ancora a Edoardo. Quel piacere, quell’orgasmo era una versione ridotta, fredda, di quello che lui provava ogni volta dentro di me.

Ora non sembrava più che mancasse qualcosa. È come se in quanto maschio puoi godere solo in quanto attivo. E quando l’attivo gode dentro di te, puoi raggiungere lo stesso orgasmo, perché puoi essere lui che gode.

Adesso so che, se voglio godere, devo essere sempre pronto. Non so quando lui avrà voglia, ma devo essere sempre pronto a ricevere il suo cazzo, quando succede.

“Sono stanchissimo.” Lamento accasciato nel letto, mentre Edoardo cerca di baciarmi.

“Non hai voglia?” Mi sussurra nell’orecchio, sfregando il suo gonfiore contro la mia gamba.

“Non è che non ho voglia. È solo che mi sento proprio spossato.”

Avete in mente quella sensazione? È come se ti hanno rubato tutte le energie. Non hai forza neppure per pensare. I muscoli sono tutti indolenziti.

Edoardo mi bacia ancora.

Ha proprio voglia. Allungo le mani e mi abbassò i pantaloni. Edoardo mi bacia il collo, poi si solleva. Il suo cazzo in piena erezione balza fuori appena si sfila i pantaloni.

La cappella punta al mio culo. Mi sto addormentando. Entra. Sobbalzo. Il suo cazzo affonda dentro di me. Lentamente penetra fino all’elsa. Non riesco neppure a gemere.

Edoardo inizia a muovere il bacino. Ansimo sommesso, mentre il suo cazzo entra ed esce. Edoardo si sdraia su di me. Il suo corpo mi copre completamente. Sento il suo piacevole calore del suo petto contro la mia schiena.

“Faccio veloce.” Mi mormora all’orecchio.

Edoardo geme. Sento il suo torso contrarsi. Il suo cazzo vibra nella mia carne. Il suo respiro affannoso contro il mio orecchio. Sì, sì, godi dentro me. Gemo anch’io. Un piacere mi pervade, mentre Edoardo riversa il suo orgasmo nel mio culo.

E poi sorride. Io con lui.

Accompagno Edoardo in bagno. Mentre lui si da una pulita, prendo il termometro.

“37,8 gradi. Ho la febbre.” Avrei dovuto riconoscere i sintomi. Ma è stata una scopata fantastica.

Anche il pompino è cambiato. Mi sembra di impazzire di estasi, mentre Edoardo sfrega il suo cazzo duro contro la mia guancia. La mia lingua esce dalla bocca, tentando di raggiungere la sua asta.

Mi infila il cazzo tra le labbra. Spinge in gola.

Una mano mi afferra sotto il mento, mentre l’altra è salda contro la mia nuca. Mi inclina la testa e prende a scoparmi la bocca.

La cappella colpisce il palato. Le palle sbattono contro il mio mento. Mi affondo il cazzo in profondità. L’asta mi colma la gola. I peli del suo pube mi solleticano il naso.

Il suo cazzo mi soffoca. Le mie mani si allungano sul suo petto. Le dita si aggrappano ai pettorali.

E mi chiedo: chi è questo Dio? È così che mi appare in quel momento, mentre sollevo gli occhi vedo i suoi pettorali e oltre il suo sguardo insorabile. Perché solo un Dio può controllare l’aria che respiro.

Vorrei addorarlo, ma il suo cazzo mi toglie persino la parola. Se, quando ti toglie l’aria, è il corpo che soccombe al suo volere divino, quando ti toglie la parola, è il tuo animo a venir piegato. Quando perdi la libertà di parola, diritto basilare di una democrazia, scopri di non essere più in cittadino.

Finalmente si ritira, ma riprende subito a scoparmi la bocca.

“Ci sono quasi.”

Mi scopa come mi tromba nel culo. Nonostante non provi il medesimo costante piacere, percepisco le stesse sensazioni.

“Resisti ancora un attimo.”

La vena che scorre dalla base del cazzo fino a sfiorare la cappella è gonfia, piena di sborra. Il glande sembra enorme nella mia bocca. Sento i suoi addominali tendersi. Ansima. Geme.

Ah, sì, quei gemiti mi fanno fremere di piacere. Vieni. Godi. Fammi godere con te.

Estrae il suo cazzo. Il primo schizzo mi sorprende, centrando l’occhio. È caldo. Poi un altro spruzzo mi colpisce il naso. Poi ancora un altro. La sua sborra densa inizia a colarmi sulla guancia.

Ancora una volta sul suo volto si disegna il sorriso di appagamento.