“… e quando è sceso per andare a controllare, abbiamo chiuso la porta e con la jeep siamo volati via. Avresti dovuto vedere la sua faccia, mentre in mezzo al nulla ci correva dietro.” Tullio scoppiò a ridere dall’altra parte dello schermo.
“Siete proprio terribili. Pensavo che dei militari in missione fossero più seri,” dissi, fingendomi sconvolto.
Il mio compagno era un soldato sanitario. Ormai da mesi era impegnato in Libia in una missione dell’esercito per offrire assistenza e supporto umanitario.
“Eheh, qualche volta bisogna scherzare per stemperare l’atmosfera,” replicò Tullio sorridendo. Era così affascinante nella sua divisa mimetica. “Ma sto parlando tutto il tempo io. Raccontami un po’ come va lì a casa.”
“Non c’è nulla da raccontare. Non sono mica al fronte io. Qui tutto prosegue come al solito.”
“Anche quella testa calda di Flavio tira dritto?”
“Non lo vedo quasi mai, ma penso di si.”
Flavio era il fratello minore del mio compagno. Erano molto diversi, ma Tullio si è sempre preso cura di lui come un genitore.
“Lo sai com’è fatto. Non si può lasciarlo da solo un attimo, altrimenti fa sempre un casino. Confido in te di aiutarlo sempre e in qualunque modo.”
“Sei sempre troppo apprensivo con lui.”
“Guarda, che se scopro che, quando ne ha bisogno, non l’aiuti, fra noi due è finita,” concluse con un tono troppo serio per essere preso come un’esagerazione.
“È sempre piacevole sapere di essere solo al secondo posto tra le tue priorità,” replicai, cercando di non sembrare offeso.
“Dai, non prendertela. Flavio è come un figlio per me.”
“Ehi, Tullio, muoviti. C’è un’emergenza. Niente di grave, ma abbiamo bisogno di te,” sentii qualcuno parlare fuori dallo schermo.
“Devo andare, cucciolo. Ti amo.”
“Ti am…” Non feci in tempo a finire la frase che aveva già chiuso lo schermo del portatile.
Sperai sinceramente che non fosse davvero nulla di grave. Quando il proprio compagno è un soldato al fronte, si vive sempre nell’angoscia.
Il campanello della porta suonò all’improvviso, risvegliandomi dal mio rimuginare.
“Flavio? Che ci fai qui?” esclamai, quando aprendo la porta mi ritrovai sulla soglia proprio il fratello di Tullio.
“Ciao, Nevio. Devo parlare con Tullio. Dov’è?”
Flavio e Tullio avevano quasi dieci anni di differenza. Aveva da poco compiuto vent’anni, ma sembrava già un uomo fatto e finito.
“È ancora in missione,” replicai. “Non ti ricordi? Torna solo fra due mesi.”
“Ancora due mesi? Ma ero convinto che fosse già arrivato settimana scorsa. Avevo bisogno di parlargli.” Flavio si stravaccò sul mio divano senza neppure chiedermi il permesso.
“Posso aiutarti io?” osai chiedere, remore di quanto mi aveva appena detto Tullio.
“No, non credo proprio. Però, puoi portarmi una birra.”
“Mi spiace non ne ho. Sei sicuro che non ne vuoi parlare?”
“Non credo che tu abbia l’esperienza per questo genere di cose… chi fa la donna fra voi due?”
Era quel genere di domanda che manda in bestia un sacco di persone, uomini, donne, intersessuali e altri ancora. Era una domanda che nascondeva dietro l’ignoranza una visione sessista: quello che si stava valutando era la virilità come sinonimo di superiorità.
“Ti assicuro che sia io sia tuo fratello siamo uomini.”
“Sì, ma chi è che lo prende su per il culo?”
Una domanda così diretta, invece, non me l’aveva mai fatta nessuno. Sembrava avere una particolare urgenza di saperlo come se dalla risposta dipendesse la stabilità del suo universo.
Non potei fare a meno di arrossire violentemente, aprendo e chiudendo meccanicamente la bocca. Non volevo rispondere. Non c’è niente di male a essere passivo, però…
“Ah, vedi, lo sapevo che non poteva essere Tullio a prenderlo in culo.”
Il mio silenzio sembrava essere stato più rivelatore di ogni parola. Flavio parve particolarmente sollevato. Aveva salvato l’immagine virile del suo fratello maggiore e, probabilmente, il rispetto che nutriva nei suoi confronti.
“Quando ero un ragazzino volevo essere come lui. All’università le ragazze gli si buttavano praticamente tra le gambe. Mentre io non ha importanza cosa faccio, non riesco ad avere la più cozza delle baldracche.”
Io e Tullio siamo insieme da ormai quasi cinque anni e sono sicuro che in tutto quel tempo Flavio non abbia mai avuto una ragazza, figuriamoci una relazione.
“E poi, quando scopo, vengo troppo in fretta. Non l’ho mai detto a nessuno. Un vero uomo non può sborrare come un ragazzino.”
Ero più che certo che, se Flavio non aveva la ragazza, il problema non andava ricercato in una possibile eiaculazione precoce.
“Beh, almeno per quanto riguarda quello con la pratica si impara a durare più a lungo,” mi limitai a dire. Quelle confessioni così intime mi stavano mettendo a disagio.
“Potresti aiutarmi tu a fare pratica,” propose all’improvviso dopo una lunga riflessione.
“Come scusa?”
“Ma sì, farlo con un maschio deve essere più semplice. Meno rotture di balle. Io e Tullio abbiamo sempre condiviso tutto. Sono davvero in una situazione difficile. Non è facile sentirsi un maschio normale, stando in silenzio ad ascoltare i propri amici che raccontano delle loro scopate.”
Lo fissavo senza veramente riuscire a capire cosa volesse dire.
“Se non vuoi farlo per me, fallo almeno per mio fratello.”
“No! Mi dispiace, ma non posso,” esclamai, anche se in realtà non mi dispiaceva affatto rifiutare. Per chi mi aveva preso?
“Marò, sei peggio di una virginella. Vabbeh, ci vediamo quando torna mio fratello,” concluse Flavio, alzandosi dal divano e dirigendosi verso la porta.
E se adesso lo lascio andare così e poi gli succede qualcosa? Scommetto che poi si lamenterà con Tullio e lui poi…
“Aspetta. Se pensi ti possa aiutare, possiamo… provare.”
Mi avvicinai al tavolo da pranzo e mi abbassai i pantaloni. Era una scena un po’ surreale. Tra me e Flavio non c’era nessuna sintonia. Era davvero come se stessimo per allenarci.
Mi calai le mutande quanto bastava per svelare il culo. Forse a Flavio non avrebbe fatto piacere vedere le mie palle penzoli. Appoggiai le mani al bordo del tavolo e mi piegai a novanta gradi.
Era veramente imbarazzante. Stavo dando il culo al fratello del mio compagno.
“È persino più semplice di quanto pensassi metterti a novanta. Però, io non riesco così sul momento…” disse Flavio, puntato gli occhi in mezzo alle sue gambe.
“Posso… posso preparartelo io,” mi proposi. Se dovevamo fare questa cosa, era meglio farla subito e in fretta.
“Preparare?”
Mi voltai verso Flavio. Lui mi fissò interdetto. Quando mi inginocchiai tra le sue gambe, sobbalzò dalla sorpresa.
Gli tirai giù la cerniera e tirai fuori il suo cazzo ancora barzotto.
“È così solo perché sei un maschio. Di solito è sempre vigoroso,” sentì di doversi giustificare Flavio.
“È già molto grosso,” mormorai per rassicurarlo e subito vidi che Flavio gonfiò il petto con orgoglio.
Aprii le labbra e accolsi il suo cazzo nella mia bocca. Con una mano presi ad accarezzargli le palle, mentre la lingua gli massaggiavo la cappella.
“Cazzo, questi sì che sono dei preliminari,” mormorò Flavio, chiudendo gli occhi e mordendosi il labbro.
In men che non si dica la sua virilità era già in completa erezione. Era un cazzo grosso e poderoso, anche se non come quello di suo fratello.
Gli umidificai per bene ancora un’ultima volta l’asta con la mia saliva, prima di rialzarmi e appoggiarmi nuovamente al tavolo.
“Così piegato potresti essere davvero scambiato per una ragazza.” Flavio era ormai alle mie spalle. “Che belle chiappe. Soffici e sode. Il tuo culo sembra invitarmi a romperlo in due.”
Quando la punta del cazzo di Flavio mi sfiorò il culo, le mie mani si strinsero ai bordi del tavolo. Entrò più lentamente di quanto temessi. Sembrava osservare la sua asta svanire nella mia carne con particolare fascino.
“Non pensavo che metterlo in culo a un gay potesse essere così piacevole.” Si morse il labbra e mi afferrò con forza ai fianchi.
Iniziò a muovere il bacino. Ritirò il suo cazzo e lo ripiantò dentro rapidamente. Dentro e fuori. Dentro e fuori. Raggiunse velocemente un ritmo saldo.
Faceva un po’ male. Era affondi molto potenti e sicuri. Ma non volevo gemere. Trattenni quasi il respiro.
“Ah, cazzo. Sborro.” Flavio chiuse gli occhi, mentre il suo volto si contorse nell’estasi dell’orgasmo. Mi aveva sborrato in culo senza neppure chiedermelo. Gli ultimi colpi furono particolarmente profondi. Voleva svuotarsi completamente dentro di me.
Era durato neppure tre minuti.
Estrasse il suo cazzo e si appoggiò alla testata del divano. Rimasi per un lungo istante ancora appoggiato al tavolo, il culo all’aria e le gambe divaricate. Non sapevo bene come comportarmi.
“Ce gli hai dei fazzoletti?”
Anuii sollevato di avere una scusa per muovermi. Mi tirai su i pantaloni e le mutande rapidamente. Avevo il cazzo in tiro, ma non volevo farglielo vedere.
“Non sei durato così poco,” dissi, mentre si puliva l’uccello.
“Immagino che quando si ha un palo infilato su per il culo sembra durare tutto un’eternità. Quanto dura mio fratello?”
“Non so. Dipende. Ma è sempre soddisfatto.”
“Non ha una donna che gli soffia sul collo per farla venire. Scommetto che anche tu non vedi l’ora che goda. Mica sborri con il culo tu.”
Non potei fare a meno di arrossire a quel commento. Non aveva tutti i torti. Provavo sempre sentimenti contrastanti, quando lo facevo. Alla fine l’impulso naturale del corpo era di liberare quella parte.
Flavio lanciò i fazzoletti sporchi sul divano e si allacciò i pantaloni.
“Mi ha fatto bene sbatterti. Per togliersi i dubbi sulla propria virilità, è sufficiente metterlo in culo a un altro uomo, o meglio pigliainculo. È una sferzata di autostima. Adesso capisco perché a mio fratello piaceva scoparti. È bello avere qualcuno che non è deluso per la scopata, ma felice di soddisfarti.”
Mi salutò con un cenno e mi lasciò in mezzo al salotto con la sua sborra nel culo.
Occupati di mio fratello… anche con il culo?
Dopo quell’ultima volta Flavio non venne più nel mio appartamento. Ora che anche le cose di Tullio erano state portate via, non c’erano più occasioni per vedersi. Del resto anche quanto stavamo ancora insieme, Flavio lo incontravo raramente.
“Ci vediamo domani.”
“Non prendi la metro oggi?”
“No, ho alcune commissioni da sbrigare in centro.”
“Allora a domani. Buona serata.”
Dopo aver salutato i miei colleghi, iniziai a scendere rapidamente la grande scalinata di fronte all’uscita del mio ufficio. Mi bloccai subito. In fondo, sul marciapiede c’era Flavio.
“È successo qualcosa a Tullio?” Mi informai subito preoccupato.
“No, oggi ho finito prima al lavoro, quindi, ho pensato che poteva esserti utile un passaggio.”
Salimmo in auto e ci infilammo nel traffico. Dopo alcune parole di convenevoli, cadde presto il silenzio fra noi. Era la prima volta che io e Flavio eravamo in auto insieme, da soli. La vicinanza mi metteva a disagio. O più che la vicinanza era il ricordo a crearmi disagio.
Il ricordo del suo corpo contro il mio, delle sue mani strette ai fianchi, del suo odore. No, era il ricordo del suo cazzo insinuato nella mia intimità e soprattutto delle sue parole umilianti a mettermi a disagio.
Flavio prese una strada che non conoscevo.
“Non dovevamo girare a sinistra?”
Flavio non rispose. Continuò a guidare finché non raggiungemmo una zona industriale. Fermò l’auto al centro di un vasto posteggio vuoto.
“Perché siamo qui?”
“Hai detto che vuoi aiutarmi, no?”
“Potevamo andare a casa mia.”
“Se continuano a vedermi che vado e vengo, finiranno per credere che sono gay.”
È in queste occasioni che ci si rende conto come una parola abbia significati diversi per persone diverse.
“Dai, ora voltati,” mi intimò, sporgendosi verso di me e abbassando completamente il sedile anteriore.
Non feci in tempo ad appoggiarmi con le braccia al sedile posteriore, che Flavio mi afferrò i pantaloni e me li tirò giù insieme alle mutande.
Era solo la seconda volta e già si prendeva più libertà.
“Se qualcuno mi avesse detto, ancora solo qualche settimana fa, che avrei atteso con impazienza di metterlo in culo a un ragazzo, lo avrei preso a pugni.”
Stavolta Flavio ebbe il buonsenso di sputarsi sul cazzo. La sua mano scivolò un paio di volte sulla sua asta per lubrificarla.
“Preparati che ti faccio vedere nuovamente le stelle.”
Il suo cazzo si forzò l’entrata nella mia carne e con due colpi fu dentro fino all’elsa. E come mi aveva promesso Flavio il dolore mi fece vedere le stelle.
Lanciai un grido soffocato, mentre le mie mani si strinsero al sedile, quasi cercando un appoggio per il dolore.
In quel preciso momento suonò il mio telefono.
“È Tullio. Avevamo in programma una videochiamata,” mormorai con la voce strozzata dalla sofferenza.
Flavio ritirò la sua virilità, dandomi un attimo di sollievo.
“Rispondi.”
“Ma adesso? Non posso.”
“Non fare aspettare mio fratello.”
Accettai la chiamata e Flavio spinse il suo cazzo nuovamente dentro di me. L’affondo mi fece sussultare e il telefono mi cadde sul sedile.
“Nevio? Ci sei?”
“S-sì-ì, e-eccomi. Scusa, m-mi è caduuutooh il te-telefono,” balbettai sotto le botte ritmate di Flavio, dopo aver afferrato il telefono.
“Penso sia sia danneggiato nella caduta, perché ti sento male. E non c’è il video.”
“S-sì? Io… io ti seeeento be-bene.”
“Come stai?”
“B-bene. T-tu?”
“Solita cosa, ma sei in giro? Sento uno strano rumore.”
“S-sì, sooo-no fuori. Ho-ho finito un po’ più ta-tardi.”
“Allora, dai ci sentiamo dopo. Ah, alla fine sei riuscito a sentire mio fratello? Sta bene?”
“Sì-sì, tutto aaahpposto.”
“Occupati di lui. Ci conto. Bacio,” mi salutò Tullio prima di riattaccare.
“Ah, cazzo. Godo. Arriva la sborra,” gemette Flavio.
La sua asta pulsò dentro di me, mentre fiotti caldi mi riempivano il culo.
Flavio diede gli ultimi profondi colpi per rilasciare anche le gocce finali, prima di accasciarsi sulla mia schiena. Il suo respiro affannoso risuonava contro il mio orecchio.
Infine, si risollevò ed estrasse il suo cazzo già in parte sgonfio.
“Sai che potrei abituarmi a questo?” disse, strofinando il suo arnese contro le mie chiappe per ripulirsi della sua sborra.
“In che senso?” chiesi, più per meccanica cortesia che per sincera curiosità.
“A queste scopate senza impegno. Avevo mal giudicato la cosa. Mio fratello ci ha visto giusto. Gli svantaggi di metterlo in culo a un uomo, sono di gran lunga superati dai vantaggi.”
“Ne sono… lieto.”
“Tirati su i pantaloni. Ho finito. Torniamo in città,” disse, dandomi una pacca sul culo.
Quando mi tirai su i pantaloni, sentii le mutande appiccicarsi contro la sborra ancora umida.
Non potei fare a meno di pensare che gli svantaggi, a cui si riferiva, fossero solo miei, mentre i vantaggi fossero solo suoi.
Anche se, a giudicare dal mio cazzo in tiro, sembrava che una parte di me apprezzasse “questa cosa”.
Un’inculata con gli amici
Gli incontri con Flavio divennero presto più regolari. Ero insieme a Tullio da tanto tempo, ma in quelle poche settimane avevo già visto suo fratello più volte di tutti gli anni prima messi.
Non lo sentivo per giorni, finché non appariva all’improvviso vicino al mio ufficio. Andavamo sempre in quel parcheggio abbandonato.
Quello che avrebbe dovuto essere solo un “allenamento”, se si può definire così una scopata, divenne per Flavio un preteso per sfogare i suoi impulsi inappagati.
Tuttavia, devo ammettere, che la pratica lo stava effettivamente aiutando. Aveva guadagnato molta più resistenza, anche se a questo punto non so se fosse positivo per me.
Una sera, però, quando raggiungemmo il parcheggio, ci trovammo già un paio di auto posteggiate al centro.
“C’è gente,” dissi, quando notai che Flavio non girava l’auto.
“Sono amici. Non ti preoccupare.”
O forse proprio per quello dovevo iniziare a preoccuparmi.
Flavio fermò l’auto di fronte alle altre due. C’erano tre ragazzi. Si vedeva chiaramente che erano suoi amici. Avevamo tutti lo stesso taglio di capelli un po’ militare e vestivano con lo stesso stile un po’ tamarro.
“Ciao, ragazzi,” salutò Flavio, uscendo dall’auto.
“Finalmente, Flavio. È da un po’ che ti aspettiamo. Sei in ritardo.”
“Sono perfettamente puntuale, Ezio. Siete voi che siete arrivati in anticipo. Non riuscivate più a tenerlo nei pantaloni, eh?”
“Vacci piano. Qui non siamo così convinti che il tuo “esperimento” valga davvero la pena.”
“Anch’io sarei scettico, Marcello. Ma ti assicuro che spesso le vie meno battute sono quelle che danno maggiori soddisfazioni.”
“Da quello che ci hai raccontato, però, questa via l’hai battuta un bel po’ di volte,” commentò Ezio, mimando il gesto di una scopata e facendo scoppiare a ridere gli altri due.
“Avete solo bisogno di una dimostrazione.” Flavio venne ad aprirmi la portiera. “Vieni. Oggi hai un po’ più di lavoro.”
“Sei impazzito, Flavio? Io qui non faccio un bel niente. Portami subito a casa,” sibilai, cercando di richiudere la portiera, ma Flavio la teneva saldamente aperta con la sua forza superiore.
“Ci sono problemi, Flavio?”
“No, no, arrivo, Lucio,” rassicurò Flavio, sorridendo. Poi si voltò verso di me e mi fulminò con lo sguardo.
“Adesso alzi quel tuo culo rotto e te lo fai fottere da quel lurido piglianculo che sei.”
“I tuoi insulti non mi spaventano,” replicai, sostenendo il suo sguardo sprezzante.
“Vuoi che mio fratello sappia che ti sei rifiutato di aiutarmi? Vuoi che sappia che mi hai umiliato con i miei amici?”
In quel momento mi chiesi come fosse possibile che Tullio non si fosse mai accorto che pezzo di merda fosse il suo fratellino.
Ma sapevo che qualunque cosa fosse successa, Tullio avrebbe sicuramente preso le parti di Flavio.
Mi alzai e chiusi la portiera alle mie spalle. Seguito da Flavio quasi fosse il mio carceriere, mi portai di fronte ai suoi amici. Erano tutti più giovani di me, anche se non si notava. Mi fissavano tutti e tre tra il divertito e il disprezzo.
Mi voltai verso Flavio, incerto su cosa si aspettasse da me.
“Contro l’auto,” mi ordinò, facendo un cenno con il capo verso il veicoli lì vicino.
Mi girai verso l’auto. Inspirai e mi abbassai i pantaloni, quanto bastava per svelare il mio culo. Quindi, appoggiai le braccia contro la carrozzeria lucida.
“Uao, tutto qui? Lo fai voltare e lui ti mostra il lato B come se ti porgesse un caffè?” esclamò Marcello, spalancando gli occhi.
“Ve l’avevo detto che era tutta un’altra dimensione”, gongolò Flavio.
“Sì, sembra una scena uscita direttamente da un porno,” commentò Lucio.
“Certo, che anche il suo culo non è per niente male. Soprattutto se pensate che è di un ragazzo,” aggiunse Ezio.
Abbassai la testa imbarazzato. Mi sentivo un po’ come una giumenta al mercato del bestiame.
“E non l’avete ancora provato.” Flavio si portò alle mie spalle e si slacciò la cintura.
Mi afferrò le chiappe e le allargò, quasi volesse mostrare a tutti la mia intimità. Quindi, sputò e mi centrò il buchino.
Mi strinse con una mano il fianco, mentre con l’altra si afferrò l’asta e la puntò tra i miei glutei.
“Uhou, questo farà male. Molto male,” esclamò Marcello.
“Non posso guardare,” disse Lucio, voltando la testa.
“Su, fa l’uomo,” ribatté Ezio e afferrò Lucio per la spalla, facendolo ruotare, perché non si perdesse la scena.
Proprio in quell’istante Flavio prese la carica e si forzò nel mio culo.
Non ha importanza, quante volte tu l’abbia già preso. Quando ti piantano un palo con violenza nella carne, fa sempre male.
“Aaargh.” Mi ero promesso di non gridare, ma dovevo sfogare il dolore in qualche modo. Picchiai un pugno sulla carrozzeria, sperando di farmi male alla mano per distrarmi dalla fitta che mi risaliva fino allo stomaco.
Flavio aveva chiaramente usato molta più forza del solito per impressionare i suoi amici. E sembrava che avesse ottenuto il risultato sperato.
“Uff, peggio di un pugno nello stomaco.”
“Ha proprio fatto male.”
Flavio non mi diede il tempo di riprendere fiato. Mi strinse i fianchi e prese a fottermi con frenesia.
“Bisogna dargli atto che, nonostante la sofferenza, è rimasto al suo posto.”
“Ve l’avevo detto che non è come trombarsi una ragazza. Sopporta ogni dolore pur di farci godere.”
“Beh, immagino che dopo che te lo sei fatto mettere in culo la prima volta, non puoi più fare molto altro. Probabilmente è l’unico modo che ha per stare con quelli che un tempo erano i suoi amici. Perché ormai chi vuole passare del tempo con un rottinculo, se non per fotterselo?”
Non so se fosse perché era eccitato che lo stessero guardando, ma Flavio iniziò subito a gemere. Le sue botte accelerarono. Il suo cazzo si gonfiò contro le mie pareti.
Più rumoroso del solito, Flavio esplose nel mio culo.
“Cazzo, ma si lascia sborrare così nel culo?”
“Non credo abbia molta scelta. Se non altro non servono scuse idiote come: non mi sono accorto che stavo venendo.” Marcello recitò quest’ultima frase in falsetto.
“O ancora: scusami, ma non ho resistito,” gli diede corda Lucio.
I ragazzi scoppiarono a ridere, mentre Flavio sfilò il suo cazzo e se lo pulì nella mia maglietta.
“Non male: ha anche l’asciugamano incluso,” commentò Ezio apparso alle mie spalle. “Forza, proviamo questa nuova esperienza.”
L’opera di di Flavio servì solo ad attenuare la violenza con cui Ezio mi trafisse.
“Cazzo, che culo fantastico. Anche dopo la prima scopata è stretto al punto giusto. Certo che per essere le chiappe di un ragazzo sono particolarmente lisce e morbide. Ma dite che nascono per prendere cazzi o lo diventano con la pratica?”
Ezio mi afferrò per i capelli, obbligandomi a incarnare la schiena. Prese a cavalcarmi come se fossi una puledra selvatica da addomesticare.
“Suppongo tutte e due,” rispose Marcello, portandosi al mio fianco.
Mi afferrò per il collo e mi fece ruotare verso di lui.
“Ehi, che ti prende? È il mio turno,” esclamò irritato Ezio, lasciando la prese dei miei capelli.
“Su, non essere egoista. Il frocio a due buchi. È uno spreco lasciarne inutilizzato uno. E poi voglio scoprire se anche come pompinaro è altrettanto sollecito verso i bisogni di un uomo.”
Mi schiacciò la testa verso il basso e mi trovai di fronte al sua nerchia in erezione già fuori dalla patta.
Lanciai uno sguardo verso Flavio che, dopo essersi risistemato, fissava la scena soddisfatto.
Mi inumettai le labbra e aprii la bocca. Avvolsi il glande lucido e gonfio di Marcello. Feci ruotare la lingua, quindi, incominciai a succhiare.
“Sembra impegnativo occuparsi di due cazzi insieme,” osservò candidamente Lucio, avvicinandosi curioso a noi.
“Che cazzo dici? Sto facendo tutto io il lavoro,” replicò piccato Ezio. “A parte sopportare il dolore e l’umiliazione non fa niente.”
“Dolore e umiliazione. Chiamalo niente.”
Era effettivamente complicato succhiare, mentre subivo continue botte che mi facevano sobbalzare.
A un certo punto Marcello appoggiò una mano sulla mia nuca e mi spinse la testa verso il suo cazzo.
Ebbi una serie di conati, mentre l’asta mi penetrava oltre la laringe. Alzai gli occhi verso di lui supplichevole.
“Quando la mia ragazza mi guardava così dovevo sempre cedere, ma con lui è quasi uno stimolo a fare di più.”
E Marcello spinse di più, finché il mio naso non respirò gli umori del suo pube.
“Porca troia! Ma gliel’hai piantato fin nella trachea. Mi sembra quasi di vederlo allargagli il collo,” esclamò Lucio ammirato.
“E dovresti sentire i massaggi che mi fa al cazzo con i suoi spansi di rigetto.”
“Sta diventando paonazzo. Forse devi lasciarlo andare.”
“No, vedrai che resiste ancora un po’.”
Infine, Marcello lasciò la presa. Mi sfilai il suo palo dalla gola in un unico movimento e tornai a respirare a pieni polmoni.
“Forza, fammi sentire cosa hai imparato.” Marcello sorrise malizioso.
Ancora con il respiro affannato ripresi il suo cazzo in bocca. E poi giù, lasciai che la sua asta scivolasse in profondità nella mia gola.
“Vedete? Era come dicevo io. Nascono per prendere cazzi, ma solo con la pratica svelano tutte le loro capacità. E per quella ci vuole un vero maschio ad allenarli.”
“Cazzo, se hai ragione,” mugugnò Ezio. Mentre Marcello aveva giocato con il mio respiro, lui non aveva smesso un istante di sbattermi.
“Soffice e liscio che sia un culo è solo un culo senza un cazzone che si fa largo fra i suoi organi per dare alle sue carni la forma adatta a dare piacere a un vero uomooooh.”
La frase di Ezio finì in un gemito. La sua asta vibrò e nuova sborra mi inondò le viscere.
“Ehi, che fai, Lucio?” Marcello sfilò il suo cazzo dalla mia gola. “Adesso è il mio turno.”
“Ma tu te lo sei già fatto succhiare tutto il tempo.”
“Vabbeh, provalo un attimo prima tu.”
“Uao, è caldissimo. Minchia, Ezio, hai la nerchia incandescente? Sembra che gli dato fuoco al culo,” esclamò Lucio, tastandomi il buco con un dito.
“Se non ti va bene, puoi prendere subito la bocca: è ancora fresca.”
Lucio alzò le spalle e infilò il suo cazzo nel mio culo senza più tanti convenevoli. Stavolta ero più abituato e quasi non sentii dolore.
“Fantastico. Sembra burro fuso.”
Lucio iniziò a fottere in modo frenetico dopo la sua paziente attesa.
Penso che ora della fine avrei potuto riconoscerli dalla forza e il ritmo che mettevano nelle botte. Era un pensiero che un po’ mi piaceva.
Come dicevano loro: non puoi essere amico di chi te lo mette in culo, ma in quel momento percepire così fisicamente la loro forza mi faceva sentire intimamente legato a loro.
“Senti, Lucio. Non ce la faccio più. Facciamo cambio,” disse Marcello.
Lucio mugugnò qualcosa e diede alcuni affondi nervosi, come se si volesse sfogare su di me per dover interrompere la sua attività. Alla fine si sfilò dal culo e mi piantò il cazzo davanti agli occhi.
“Allora? Non fare quella faccia. È pulito. E poi è tutta roba tua,” esclamò irritato, vedendomi esitare.
Quando Marcello mi ficcò il suo palo con più forza di quanto immaginassi, aprii la bocca per gemere e Lucio mi infilò il cazzo in gola.
Aveva un sapore confuso, ma era meglio di quanto temessi. Percepivo gli umori di Ezio e Flavio.
Nel momento in cui Marcello iniziò a stantuffarmi, Lucio mi afferrò la testa fra le mani e prese a fottermi la gola come prima aveva fottuto il mio culo.
Provò varie angolazioni, finché non fu soddisfatto. Quindi, accelerò il ritmo.
Forse persino più di prenderlo in culo, quando ti fottono la bocca ti senti un oggetto sessuale.
“Ah, sì, cazzo. Vengo.” Alle mie spalle Marcello grugnì. Un fremito mi percorse la schiena, mentre rilasciò il suo orgasmo dentro di me.
Anche Lucio gemette. La sua grossa vena lungo l’asta era gonfia e rigida. Quindi, Lucio spinse il suo cazzo in profondità. La mazza mi vibrò sulla lingua.
Quando, infine, lui e Marcello mi lasciarono andare, caddi in ginocchio sull’asfalto.
“Cazzo, ha ingoiato tutta la mia sborra.”
“Gli sei venuto in gola. La sborra gliel’hai schizzata direttamente nello stomaco,” rise Ezio.
“Si incontrerà a metà strada con le vostre spinte nell’intestino,” ridacchiò Lucio.
“Allora?” chiese Flavio.
“Sappiamo cosa vuoi sentirti dire: avevi ragione,” concesse Ezio, mentre Marcello e Lucio venivano a pulirsi la virilità sulla mia maglietta.
“Sembrava davvero di essere sulla scena di un porno,” disse Lucio.
“Già. Nessuna trombamica si piega altrettanto docile ai nostri piaceri,” aggiunse Marcello.
Le voglie dei fratelli sono simili
Quando finalmente i suoi amici se ne andarono, Flavio saltò in auto, dove ero rimasto ad aspettarlo, mentre si salutavano.
“Uff, cazzo. L’auto puzza di sborra da far paura. Togliti la maglietta,” esclamò Flavio, quando prese posto al volante.
Mi spogliai, restando a torso nudo. Flavio afferrò la maglietta e la gettò fuori dal finestrino.
“Ehi, è la mia maglietta!”
“È solo uno straccio pieno di sborra. Anche se temo che quell’odore di maschio in calore viene direttamente da te. Mi sa che non te ne libererai più. Pazienza. Sarà più facile per gli altri capire che sei un culorotto.”
Flavio accese il motore e finalmente anche noi lasciammo quel posto.
“Flavio puoi accostare?”
“Perché? Siamo partiti da pochi minuti.”
“Sì, ma non ce la faccio più.”
“Ti scappa già da pisciare? Non puoi tenerla fino a cas…” Ancora prima di aver terminato la frase, Flavio realizzò di cosa stavo parlando.
“Ti sta esplodendo il culo per la troppa sborra? Le nostre botte te le hanno davvero incasinato per bene le interiora.” Flavio fermò l’auto, forse più che altro perché rideva troppo per riuscire a continuare a guidare.
Saltai giù e andai a nascondermi dietro un albero. Tirai giù i pantaloni e mi accovacciai.
Il crepitare delle foglie sotto i passi di qualcuno, mi fecero sussultare. Mi voltai e vidi Flavio.
“Che ci fai qui? Vattene via.”
“Scherzi? Non voglio perdermi lo spettacolo. Non capita tutti i giorni di vedere un ragazzo cagar fuori litri di sborra.”
“Vattene! Ti prego…”
Il culo gorgogliò. Non fui più in grado di trattenermi oltre. Il frutto del piacere di Flavio e dei suoi amici si agitava nel mio ventre sottosopra. Lo sperma iniziò a colarmi fuori, sotto lo sguardo divertito di Flavio.
“Uao, certo che è un bel mucchio di sborra. Anche se temo che continuerai a cagarne fuori ancora per un po’.”
Infine, Flavio mi portò a casa. Chiusi la porta alle spalle e mi gettai sotto la doccia, cercando di pulirmi più affondo possibile. Anche se quel senso di sporco non sarebbe andato via semplicemente con il sapone.
Quando mi fui asciugato e rivestito, andai nel salotto e rimasi a bocca aperta.
“Tu-tullio,” balbettai. Era davvero lui o stavo sognando? Tullio era in mezzo al salotto vestito di tutto punto da soldato. Lasciò cadere il suo borsone e allargò le braccia.
“Tullio!” Gli corsi incontro e gli gettai le braccia al collo. Ci baciammo, stringendoci forte.
“Ma come è possibile?”
“Mi hanno rilasciato prima. Ho voluto farti una sorpresa.”
Ci baciammo nuovamente. Poi Tullio si staccò dalle mie labbra e mi fece ruotare, afferrandomi le spalle.
“Scusami, Nevio, ma non posso più resistere,” disse e mi schiacciò la schiena contro la testata del divano. Quindi, mi afferrò i pantaloni della tuta che indossavo in casa e mi svelò il culo.
Tullio si slacciò freneticamente la cintura e aprì la patta dei suoi pantaloni da militare. Mi ero quasi dimenticato quanto fosse grosso il suo cazzo.
Tullio mi afferrò per la vita e avvicinò a sé il mio culo. Si strinse il cazzo all’elsa e lo puntò fra le mie chiappe.
La sua cappella sfiorò il mio buchino. Fu solo un istante. Poi Tullio spinse. Il suo cazzo entrò tutto in un colpo. Mi schiacciò la vescica e finì direttamente nel colon. Nonostante tutti i cazzi che avevo accolto quel giorno il dolore fu lo stesso lancinante.
“Aaah,” non potei trattenere un grido sommesso.
“Mi spiace, Nevio. Dopo tutti questi mesi un uomo come me ha dei bisogni che tu non puoi capire.”
Davvero non potevo capire? Forse aveva ragione. Che lui ci fosse o meno, finivo sempre per venire segandomi.
“Lo so. Sfogati,” mugugnai tra un gemito e l’altro.
Le sue botte erano così potenti che dovevo aggrapparmi al divano per non volare oltre la testata. A ogni affondo sentivo tutta la sua forza percorrermi il corpo e farmi vibrare le ossa.
“Resisti ancora un attimo. Ci sono quasi.”
I colpi divennero sempre più fitti. Mi sembrava che tutto l’intestino veniva scombussolato.
“Ah, godooooh, sìììì.”
Un’ondata di calore mi riempì le interiora, mentre l’asta di Tullio pulsava frenetica.
“Oh, cazzo, ti avrò riempito di sborra,” disse, lanciando gli ultimi affondi, mentre il suo cazzo prendeva lentamente le sue misure originarie dentro me.
Tullio barcollò indietro e sfilò il suo cazzo.
“Perdonami, ma avevo davvero bisogno di venire dopo tutti questi mesi,” disse, ritirandomi su i pantaloni della tuta.
In quel momento mi resi conto che quella era la quinta volta che venivo scopato e tuttavia io non ero ancora venuto neppure una volta.
Ma in quel momento non mi importava. Non solo ero felice di averlo finalmente a casa sano e salvo, ma ero ancora sollevato, perché con lui lì non avrei più dovuto occuparmi di suo fratello.
“Senti, Nevio. Ci ho pensato a lungo. Visto che in questi mesi, tu e Flavio sembra siate riusciti a conoscervi meglio, forse potremmo provare qualcosa a tre. A letto hai un talento per farmi sentire bene. Sono convinto che aiuterebbe molto anche lui. In fin dei conti io e mio fratello abbiamo sempre condiviso tutto.”
22 febbraio 2021 at 11:13
Ciao! Buon racconto complimentiii. Ci vuole un bel continuo…
Marino
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27 febbraio 2021 at 9:28
Eheh, vorresti vedere Nevio con i due fratelli? Non so, però, se ama così tanto il suo compagno da poter accettare. 😉
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2 marzo 2021 at 17:59
Stupendo come vorrei essere scolato cosi, può sembrare una violenza me è sesso puro che fa sballare!!!
Vorrei incontrare maschi tosti 3343095677 Lory trav
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