“Ale, che diavolo stai facendo?”
“Perché? Non ti piace il mio cazzo?”
Alessandro stava guidando e si era aperto la patta dei pantaloni, lasciando che il suo cazzo già completamente in erezione balzasse fuori.
“Non sei forse gay tu?” Mi chiese.
“E quindi questo ti darebbe il diritto di tirar fuori il tuo cazzo in auto?”
“Non mi aspettavo che uno che se l’è già fatto mettere dentro fosse tanto bacchettone.”
“Perché voi date sempre per scontato che noi gay siamo tutti passivi?”
“Passivi?”
“Sì, quelli che… che lo ricevono.”
Alessandro trattenne una risata.
“No, non tutti. Se adesso mi vieni a dire che tu fai l’uomo, scoppiò a ridere e finiamo fuori strada.”
Aprii e chiuse meccanicamente la bocca senza sapere cosa replicare. Mi voltai a fissare il panorama fuori dal finestrino nel tentativo di nascondere il mio imbarazzo.
Alessandro mi afferrò la mano e se la posò sul suo cazzo.
“Che ti prende? Stai guidando.” Ritrassi quasi irritato la mano appena percepii il calore del suo cazzo contro le mie dita.
“È per quello che ho bisogno di te. Ho le mani impegnate. È stata una giornata impegnativa. Ho guidato tutto il tempo io. “
Adesso ero io che stavo per scoppiare a ridere. Lui guidava e in cambio io dovevo fargli una sega? Però, non posso negare che il suo atteggiamento mi eccitava in qualche modo.
“Dai, che sarà mai? Non è certo il primo cazzo che prendi in mano.” Alessandro sorrise beffardo.
“Non siamo tutti dei puttani.”
Alessandro rise.
“È per questo? Hai paura di sembrare un puttano? È solo un favore a un amico. Un amico che ci tengo a precisare è anche il tuo capo.”
Agitò il suo cazzo in tiro. Era poderoso, ma proporzionato. Non mi sorprendeva che lo esibisse con tanta audacia. Chi sa se era davvero duro come appariva? Avevo sentito solo il suo calore.
Deglutii. Allungai la mano. Le mie dita esitanti sfiorarono la sua pelle. Percepii nuovamente il suo calore. Il suo cazzo sembrava pulsare. La mia mano avvolse l’asta. Era dura. Era davvero dura.
“Vedi? Non era così difficile. Ti fai sempre pregare così tanto?”
Scossi la testa, ma presi a far scorrere la mano lunga quella nerchia marmorea. Le mie dita gli solleticavano il prepuzio, mentre la cappella, una grossa fragola, appariva e scompariva.
Alessandro ansimò leggermente senza distogliere l’attenzione dalla strada. Dovevo ammettere che era un bell’uomo con la barba scura ben curata e le braccia solide.
Era molto sicuro di sé in quel momento con le mani strette al volante e lo sguardo concentrato in lontananza.
Istintivamente mi piegai. Mi abbassai sotto il volante e socchiusi le labbra. Spinsi la testa e la cappella si aprì un varco nella mia bocca.
Alessandro sussultò e l’auto sterzò leggermente.
“Ok, questa non me l’aspettavo proprio. Era propria tutta scena prima, eh?!”
Era davvero stata tutta scena? Non so cosa mi sia preso.
Forse vi è già successo. Mi sono sentito sopraffatto dalla sua prestanza. Il suo atteggiamento quasi prepotente mi ha spezzato, ha piegato la mia volontà.
Era un po’ come se mi avesse già inculato, almeno figurativamente, un’umiliazione psicologica. E adesso sembrava naturale, per non dire giusto, accettare la mia posizione.
La mia lingua ruotò attorno alla sua cappella alla scoperta di quelle forme. In bocca sembrava enorme. La sua pelle liscia era piacevole al tocco. Ogni cazzo è come un nuovo universo da esplorare.
Osò spingermi più a fondo. L’asta svanisce lentamente fra le mie labbra. La cappella sfrega contro il palato e penetra nella mia gola.
Ad Alessandro mancò il respiro, quando le mie la labbra arrivarono a baciargli il pube e il mento gli sfiorò le palle.
“Come cazzo sei riuscito a ingoiarlo tutto? Sei così pulito e candido. Non avrei mai creduto fossi una tale gola profonda. Ti hanno allenato bene.”
Feci per ritirarmi, ma Alessandro premette una mano contro la mia nuca e mi spinse nuovamente in basso.
“Non così in fretta, gola profonda.”
Iniziò a muovere il bacino verso l’alto. La sua mazza mi trapanava la gola. Erano affondi corti, ma potenti. Mi mancava il respiro.
Allungai una mano sul suo petto. Mi aggrappai al collo della camicia, mentre l’altra mano spingeva contro la sua coscia.
“Ti senti un po’ Dio a controllare l’aria che respira un’altra persona.” La voce di Alessandro era spezzata dall’eccitazione.
Finalmente lasciò la presa. Mi sollevai di scatto, inspirando profondamente. Aria. Tossii in maniera incontrollata. Stavo tremando dall’eccitamento.
Non attesi neppure che il respiro mi tornasse regolare e mi avventai nuovamente sul suo cazzo.
“Non mi aspettavo di vederti così sollecito dopo questo trattamento. Ti piace così tanto succhiar cazzi?”
Avrei voluto annuire, ma avevo la testa già affondata sul suo cazzo. La sua asta entrava e usciva con rapidità dalla mia bocca.
“È meglio che accosto. Rischio davvero di finire fuori strada tra poco.”
Appena ebbe fermato l’auto, si mise comodo e si rilassò, perché prese a gemere sommesso. Ogni tanto agitava il bacino, dandomi una serie di botte in gola.
Sembrava che volesse scopare. Estrassi la sua nerchia dalla bocca. Alessandro mi fissò tra l’infastidito e l’interrogativo.
“Vuoi mettermelo in culo?” Osai chiedere.
Alessandro ridacchiò.
“Cazzo, ma non hai la benché minima dignità. Altro che fare la donna, sei peggio di una donna.”
Aprì la portiera e uscì dall’auto. Si guardò intorno circospetto, mentre usciii a mia volta. Avevamo posteggiato in mezzo a un boschetto vicino alla strada.
Mi piegai sul cofano dell’auto. Mi abbassai pantaloni e poi le mutande, svelando il mio culetto indifeso.
“Sei sempre così docile? Ne ho conosciute di puttane, ma ben poche mi mostravano il loro culo con tanta facilità. E che culo.”
Le sue mani mi afferrarono le chiappe bramose. Le dita sembravano affondare nella carne.
“Sembra quasi delle tette: lisce, soffici e sode.”
Mi sputai sulle dita e allungai il braccio verso il mio culo.
“Che fai?”
“Mi umetto il buchino, così puoi… entrare meglio.”
“Oh, merda, tra poco mi esplode il cazzo. Sembra che aspettavi solo questo.”
Si strinse l’elsa del cazzo con la mano e si avvicinò a me. La sua nerchia sfiorò le mie chiappe.
Alessandro mi premette più in basso la schiena, invitandomi a spingere ancora più in fuori il culo. Le sue dita si aggrapparono nuovamente a una chiappe, allargandola leggermente.
“È la prima volta che lo metto in culo a un uomo. Mi sento come un soldato alla sua prima battaglia. Ma con la certezza di vincere.”
La sua cappella toccò il mio buchino. Mi sembrò un lunghissimo istante, ma in realtà Alessandro spinse subito. Non sono mai stato in battaglia, ma penso che ricevere una fucilata avrebbe fatto altrettanto male. Alessandro mi trafisse come se fossi davvero stato un soldato avversario.
Non potei fare a meno di lanciare un grido strozzando di dolore.
“Scusami, non ho resistito.”
“Tranquillo, fa sempre un po’ male.”
“Seriamente? Allora perché minchia lo fai?”
“È bello sapere che un uomo sta godendo.”
“Cavolo, non avrei mai pensato di arrivare a dirlo, ma mi fai schifo.”
Mi affondò il cazzo con violenza. Lanciai un gemito di dolore, inarcando la schiena. Mi sembrava che mi avesse perforato lo stomaco.
“Non hai la benché minima dignità. Vuoi soffrire per farmi godere? E allora soffri, ricchione, perché sto godendo come un Dio.”
Mi strinse i fianchi e i suoi colpi divennero rapidi e aggressivi. Ero completamente schiacciato sul cofano dell’auto. Le mie mani si aggrappavano al metallo, cercando un sostegno, un appiglio, qualunque cosa.
“Non sei più così felice di farmi godere, vero?”
Mi diede una botta più potente delle altre. Il dolore mi fece piegare nuovamente la schiena. Alessandro ne approfittò per afferrarmi i capelli.
“Aaaaahi,” gridai, mentre mi tirò la testa verso di sé.
Alessandro si piegò su di me. Voleva baciarmi? Avevo ancora la bocca semi-aperta per il dolore.
“Sai come si dice, no?! Non si sputa nel piatto in cui si mangia.”
Scatarrò e sputò. Vidii la sua saliva bianca schizzar fuori. Mi centrò la gola. Era densa e calda. Chiusi la bocca e non potei far altro che ingoiare.
“Bravo, ti meriti solo il mio sputo.”
E sputò nuovamente. Stavolta mi colpì un occhio. E poi ancora il naso. Il suo catarro mi colò sulla guancia.
Mi schiacciò contro il cofano e si sollevò. Riprese a trombarmi con vigore.
“Scommetto che i tuoi amichetti ti trattano con maggior premura, quando ti offri a loro senza ritegno. Ma tu non meriti il trattamento che concedo a una donna. Se vuoi essere umiliato, non ti risparmierò.”
Gli affondi era quasi frenetici. Mi afferrò nuovamente i capelli e mi cavalcò come una giumenta da monta.
“Sei una vergogna per il genere maschile, ma che dico, umano. Come puoi lasciare che un uomo usi il tuo corpo per godere in questo modo? Almeno una prostituta si fa pagare.”
“Io… io… non… non…” Le botte di Alessandro erano così potenti che non riuscivo a mettere in ordine un pensiero.
“Sembra che il mio cazzone ti ha tolto la parola. È forse per questo che te lo fai mettere in culo? Per poter percepire un vero cazzo? Un cazzo che fa quello che deve fare… penetrare.”
Pronunciò quell’ultima parola, spingendo la sua asta fino all’elsa. Inarcai la schiena percorso da una fitta di dolore.
“Immagino che questo è l’unico modo che hai per sperimentare in prima persona quello che significa essere un maschio. Peccato che poi, quando te lo fai infilare su per il culo, non sei più un maschio, ma un pigliainculo. Ma per uno come te suppongo ne valga la pena.”
A ogni affondo il mio corpo veniva sbalzato in avanti. Le sue palle sbattevano contro il mio culo come se fossero di piombo.
“Che cosa si prova a non avere nessun controllo sul proprio corpo? Guardati, sei qui, fermo e immobile, piegato a novanta gradi. Lasci che la mia nerchia ti scivoli dentro e fuori dalla carne, aspettando buono-buono che io vengo. Sei praticamente un buco con attorno un corpo.”
Mi sentivo effettivamente un po’ come un bambolotto inerme che veniva sballottato qua e là.
“Per favore, rallenta,” lamentai, quando Alessandro affondò le sue dita nei miei fianchi e prese a fottermi con maggiore foga.
“Sembra che tu non sia più così felice di farmi godere.”
“Forse perché sei uno stronzo?” Osai ribattere.
“Ahah, beh, in un certo senso c’è un fondo di verità. Il mio cazzo ti schiaccia lo stomaco come il più grosso e duro degli stronzi.”
Spinse la sua asta in profondità, bucandomi il colon e facendomi sentire una fitta fin in gola.
“Speravi forse di guadagnarti la mia riconoscenza, offrendomi il tuo culo? Quando ti pieghi di fronte a un altro uomo, non puoi aspettarti che ti tratti come suo pari. Se tu per primo non rispetti te stesso, non puoi aspettarti che lo facciano gli altri.”
“Sei tu che per primo hai messo il tuo cazzo.”
“È colpa del pescatore se il pesce abbocca all’esca? Dovresti reputarti fortunato che poi ti lascio nuovamente libero in acqua. Anche se sono sicuro che farà felice soprattutto gli altri pescatori.”
“Ti prego, non ce la faccio più… Sono al limite…” mormorai.
Le mie gambe stavano cedendo sotto i suoi colpi. Il mio buchino sembra stesse per sciogliersi.
“Tranquillo, anch’io sono al limite, ma penso che siano due limiti diversi. Io non ce la faccio più a trattenere l’orgasmo, mentre tu stai solo per collassare.”
Quindi, invece di rallentare, Alessandro accelerò il ritmo delle sue botte. Mi voltai a guardarlo quasi supplichevole.
“Su, non fare quella faccia affranta. Lo so, detto in quel modo sembra un’ingiustizia. Ma alla fine sono io quello che sta facendo tutto lo sforzo muscolare. Mi merito una ricompensa.”
“Guarda che siamo in due qui,” riuscii a mormorare.
“Eheh, sì, rilassati, anche tu condividerai la mia… ricompensa.”
Alessandro chiuse gli occhi e inclinò la testa all’indietro. Riconoscevo i segnali: stava per raggiungere l’apice del piacere.
La sua mente si focalizzata sulle sue sensazioni, sul piacere che provava allo strusciare contro le pareti del mio culo. Io ero ancora lì, ma allo stesso tempo non ero più lì. Ero solo un culo che lo stava per far godere.
“Volevi sentire godere un uomo, rottinculo? Allora preparati perché sto inondarti il culooooh! Ah, sìsì, vengoooh.”
Alessandro gemette rumorosamente. Il suo cazzo sembrò gonfiarsi ulteriormente e riempire ogni mio spazio.
La sua mazza vibrò, mentre riversava il denso e caldo liquido maschile in profondità nel mio ventre.
Infine, Alessandro si accasciò contro la mia schiena.
“L’hai sentito il mio orgasmo?” Mi sussurrò vicino all’orecchio, il suo respiro spezzato dalla fatica e dalla goduria. “Questo è l’unico orgasmo di uomo che potrai mai percepire. Scommetto che non si avvicina minimamente a quello che provi quando ti smanetti il tuo birillo.”
“Sei venuto, Alessandro. Ora lasciamo andare.”
Alessandro si sollevò, premendo le sue braccia contro la mia schiena. Sfilò il suo cazzo che stava finalmente sgonfiando.
“Eheh, ho trasformato il tuo buco del culo in una vocina. Altro che ingegneria genetica, basta un cazzo per creare un nuovo organo sessuale a mia misura e piacere. Chi sa cosa penserà tua madre che non sei più come ti ha fatto.”
Tirai su di fretta i pantaloni per nascondere alle sue prese in giro le mie chiappe.
“Andiamocene. Siamo in ritardo,” dissi, salendo in auto.
Alessandro si sedette di fronte al volante e prese dei fazzoletti per darsi una pulita all’uccello ricoperto ancora un po’ di sborra.
“Stringi le chiappe. Non vorrei che la mia sborra colasse fuori e macchiasse il sedile. Per fortuna che non sei una donna. Te ne ho schizzata talmente tanta che rischiavi di tornare in ufficio con tre gemelli.”
“Non temi che lo vada a raccontare in giro?”
Alessandro fece un sorrisetto sarcastico.
“Che cosa? Che te lo sei fatto sbattere in culo? È più probabile che sia io ad andare a raccontare ai nostri colleghi che sei un rottinculo. Si farebbero quattro risate e ammirerebbero la mia virilità per averlo messo davvero in culo a qualcuno. E scommetto che dopo torneresti a casa con il culo sanguinante.”
Arrossi e abbassai la testa.
“E poi francamente chi ti crederebbe, se lo raccontassi?” Mi chiese Alessandro, lanciandomi uno sguardo di sfida.
“Alessandro è rosso. Fermati,” esclamai, riportando la mia attenzione sulla careggiata di fronte a noi.
Feci in tempo a vedere un’auto blu apparire alla nostra sinistra. Ci fu uno schianto. Poi il buio.
“È stato davvero fortunato.”
“Già, è veramente un miracolo.”
La testa mi pulsava. Sentivo male da per tutto.
“Guarda, si sta muovendo.”
“D-dove sono?” Chiesi, aprendo a fatica gli occhi.
“Stia giù, per favore. È su un’ambulanza. A breve raggiungeremo l’ospedale,” mi spiegò un giovane infermiere, appoggiandomi una mano sulla spalla.
“Ma che cosa è successo?”
“Ha avuto un incidente, ma va tutto bene,” disse l’altro infermiere.
“Dov’è Alessandro?” Chiesi, notando che c’eravamo solo noi tre nell’ambulanza.
“Alessandro era l’altro che era con lei in auto?”
Annuii.
“Sono davvero desolato di doverle dare io questa notizia, ma non c’è l’ha fatta. È deceduto sul colpo. Mi dispiace.”
Fissai l’infermiere per un lunghissimo istante, cercando di dare un senso alle sue parole.
“Eravate… amici?”
“Sì, cioè no, era il mio capo. Eravamo in viaggio per lavoro.”
L’infermiere mi lanciò un sorriso che non fui in grado di interpretare e andò a sedersi vicino al suo collega.
Appoggiai nuovamente la testa sulla barella e chiusi gli occhi. Alessandro era morto. Non riuscivo ancora a concepirlo.
I miei pensieri tornarono agli ultimi momenti che avevamo vissuto insieme.
Quando portai irrimediabilmente la mia attenzione al mio buchino, mi accorsi che il mio sedere era umido e appiccicoso.
Nell’incidente dovevo aver perso il controllo e tutto il suo seme mi era fuoriuscita. Nonostante la situazione non potei fare a meno di sperare che non se ne fosse accorto nessuno.
“Hai visto quanta sborra gli è colata fuori sui pantaloni?” sentii bisbigliare uno dei due infermieri, facendo svanire le mie speranze.
“Quest’ambulanza puzza di sesso da far schifo adesso,” mormorò piano l’altro.
“Se non altro quel tipo è schiattato felice dopo una trombata.”
“Era un capo davvero fortunato ad avere un collaboratore pronto a dargli il culo in un viaggio di lavoro.”
“Dici che se glielo chiediamo, ce lo succhia anche a noi?”
22 Maggio 2021 at 16:00
adoro quando mi arriva la notifica che ai creato un nuovo racconto perché so già che sarà bellissimo come tutti gli altri
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23 Maggio 2021 at 11:56
Spero attendi sempre un posto adatto per leggerli 😉
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23 Maggio 2021 at 23:35
Bel racconto
Peccato il finale macabro, avrei preferito un prosieguo di scolare. Almeno è morto contento!
Ciao a tutti
soleinvisibile21@gmail.com
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24 Maggio 2021 at 6:48
Ahah, sì, scusami. È un finale un po’ fuori dagli schemi.
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23 Maggio 2021 at 23:36
Bel racconto
Peccato il finale macabro, avrei preferito un prosieguo di scolare. Almeno è morto contento!
Ciao a tutti
soleinvisibile21@gmail.com
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24 Maggio 2021 at 16:36
Errata corrige
Nn: Prosieguo di scolare
Ma avevo scritto: Prosieguo di SCOPATE
il mio telefonino mi corregge molte parole e nn me ne accorgo
Baci
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27 Maggio 2021 at 2:34
a) I tuoi racconti hanno tutti la stessa “filosofia schematica”;
b) Se ho bisogno di arrivare all’orgasmo in seguito ad una masturbazione ho la tua raccolta di racconti erotici salvata nei Preferiti;
Ne deduco che mantenere una linearitá e un’erotisno esposti in modo di “abitudine” sia una ricetta vincente, almeno per me;
a1) riferito ad A, il finale é un “cigno nero” particolarmente apprezzato, ma che mi solleva molte analisi vista la natura “intrinsecamente” personale dei tuoi racconti (non in senso empirico, ma psicologico);
Complimenti e continua cosí;
Un tuo ammiratore randomico delle 2:32 am di un Giovedí di Maggio;
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27 Maggio 2021 at 6:09
Adesso sono curioso. Quali sono i risultati delle tue analisi psicologiche per quanto riguarda a.1?
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