“Quel biondino continua a fissarci,” osservai, indicando un ragazzo di forse 25-26 anni in piedi al bancone.

“Lo so. Da un bel po’,” replicò Massimo, portando il bicchiere alle labbra. Solo in quel momento mi accorsi che stava ricambiando lo sguardo con un sorriso.

Avrei dovuto intuirlo che non stava guardando “noi”, bensì il mio compagno. Massimo ha superato da poco la quarantina, ma quei fili argentei che gli macchiano i capelli scuri l’hanno reso persino più affascinante.

“Ma che fai? Gli dai corda?” dissi, dandogli una manata amichevole alla spalla e guardandolo storto.

“Ahah, dai, Curio. Stavo solo scherzando. È da tantissimo che non provo il brivido di un flirt.”

Era da anni che non andavamo a quel bar. Ci eravamo incontrati lì la prima volta oltre dieci anni fa. Allora ero un timido e casto ventenne , mentre Massimo era un trentenne con tante esperienze alle spalle.

Lui era il mio primo ragazzo, ma fino a quel momento Massimo aveva potuto passare di fiore in fiore.

“Ehi, dai, non fare quella faccia,” disse Massimo, piegandosi verso di me e dandomi un bacio sulla guancia. “Lo sai che non hai nulla da temere.”

“Lo so che mi posso fidare.” Sorrisi a quel gesto premuroso. “Mi sono sentito solo un po’ un ipocrita.”

Massimo mi fissò interdetto.

“Ho sempre detto che il tuo piacere viene prima di ogni cosa. Prima del mio,” continuai dopo attimo di esitazione. “Quindi, se tu senti il bisogno di trovare il piacere da un’altra parte, dovrei sostenerti.”

Massimo mi scrutò per un lunghissimo istante. Il suo volto inespressivo mi metteva a disagio.

“Lo sai che non sarebbe una cosa a senso unico, vero?” disse, infine. “Non ti permetterei mai andare con un altro. Mai.”

Quello scatto di gelosia mi sorprese, ma fui anche lusingato.

“Lo so, ma a me basta sentire che tu sei soddisfatto. So quanto hai un debole per i ragazzi biondi. Ormai anche i miei capelli iniziano ad avere fili grigi.”

“Non te ne pentire dopo,” disse lui, alzandosi dalla sedie e facendomi l’occhiolino.

Ammetto che ci rimasi un po’ male, vedendo andare immediatamente a parlare con il biondino. Lo desiderava così tanto?

Un cornuto? Si fa una sega

“Sei molto generoso con il tuo compagno,” mi confidò il biondino, che per la cronaca si chiamava Fabio, quando fummo nel nostro appartamento.

“Anche se privare gli altri di tanto ben di dio sarebbe stato ingiusto da parte tua,” aggiunse, lanciando un’occhiata libidinosa in direzione di Andrea che stava scaldando dell’acqua in cucina.

“La cosa è più importante è che lui goda. Ha sempre avuto un debole per i biondini.”

“Come puoi star sicuro. Hai qualche consiglio?”

“Gli piace avere il controllo, ma è anche premuroso. Non toccarti, quando ti sbatte. Devi fargli capire che ti piace aver il suo cazzo in culo. Quindi, non trattenerti nei gemiti.”

Mi fece uno strano effetto raccontare queste cose a un ragazzo praticamente sconosciuto.

“Ecco, vi ho fatto del tè,” disse Massimo, arrivando con un vassoio con tre tazze.

“Grazie.” Fabio prese una tazza e subito ne provo un sorso. “È caldo.”

“Vogliamo sederci sul divano?” propose Massimo. Non riuscivo a capire, se fosse eccitato.

“In realtà, vorrei prima assaporare qualcosa alto,” disse Fabio. Appoggiò la tazza sul tavolo e si inginocchiò di fronte a Massimo, lanciando uno sguardo malizioso.

Massimo mi sorrise, alzando le sopracciglia, e lasciò che Fabio armeggiasse con la sua cintura e la sua patta.

In un attimo, Massimo aveva il cazzo fuori mezzo in erezione.

Fabio non era certo il ragazzo timido che ero stato io alla sua età. Ma del resto avrei dovuto immaginarlo già dagli sguardi provocante che aveva lanciato nel bar.

“Oh, sì,” sfuggì a Massimo, quando Fabio aprì le labbra e accolse il suo cazzo in bocca.

La sua asta si era gonfiata in un istante e adesso potevo vederla all’apice della sua potenza che appariva e spariva fra le guance di Fabio.

Quindi, si sfilò l’asta dalle labbra e la sua lingua percorso il cazzo del mio compagno giù verso le palle. Fabio prese a leccargli i gioiellini con virtuosismo, dallo scroto fin alla base del cazzo, mentre la sua mano gli strofinava la mazza umida.

Massimo barcollò qualche passo indietro fino ad appoggiarsi al bordo del tavolo alle sue spalle. Chiuse gli occhi e lasciò cadere la testa all’indietro.

Fabio voltò leggermente la testa verso di me, mentre la sua lingua continuava ad accarezzare le palle del mio compagno. Era difficile interpretare quello sguardo con lingua fuori e un cazzo che lo sovrastava, ma mi sembrò che mi stesse sorridendo.

Non potei far altro che distogliere lo sguardo imbarazzato. Tuttavia, non riuscii dal trattenermi da riportare l’attenzione su quella scena.

Il cazzo di Massimo era tornato in bocca a Fabio, che aveva portato una mano ai coglioni per continuare a massaggiarglieli.

Massimo aveva ancora gli occhi chiusi e si godeva quel servizio. Era la prima volta che potevo vedere così bene il suo volto nel mezzo del piacere. Normalmente tutto quello che vedevo era il suo mento.

Sembrava assaporare quel momento in maniera così piena. Forse Fabio era più bravo di me?

Avrei voluto intervenire. Spintonare via Fabio. Allontanarlo dal cazzo di Massimo e gridargli che quello era il mio compito.

Tuttavia, mi feci forza e mi concentrai sul pensiero che Massimo stava provando piacere.

Avevo come l’impressione che a Massimo non interessava chi ci fosse inginocchiato di fronte a lui. Mi sembrava che gli importasse solo di farsi succhiare il cazzo.

Nonostante, il fastidio che mi provocava quella vista, sentivo che tra le mie gambe qualcosa iniziava a reagire.

“Cavolo, sei proprio un talento come pompinaro,” disse Massimo, terminando la frase alzando gli occhi su di me. “Vediamo anche quanto sei bravo a prenderlo in culo. Non ti ho fatto venire qui per farti usare solo la bocca.”

Massimo condusse Fabio in camera nostra e lo spintonò sul letto. Quindi, si sfilò la camicia e si tolse completamente i pantaloni.

“Sembra che qualcuno è in pieno calore,” mormorò Fabio, spogliandosi a sua volta. “È il momento di sfogarsi, stallone.”

Io li seguii e presi posto nella sedia nell’angolo.

Fabio girò e si posizionò a quattro zampe. Massimo si fiondò fra quelle chiappe e prese a solleticarli il buchino con la lingua.

Non potevo biasimarlo per la foga, il suo culo di ventenne sembrava splendere alla soffusa della nostra camera.

“Ah, ti prego. Mettimelo dentro,” mormorò Fabio, spingendo il suo culo indietro.

“Mi fa piacere sentire che vuoi il mio cazzo, ma qui sono io a dettare i ritmi.”

L’avevo avvertito che al mio compagno piaceva essere in controllo.

“Ma visto che sei così impaziente.” Massimo si raddrizzò e si strinse il cazzo alla base. Quindi, lo puntò al culo indifeso di Fabio.

Il ragazzo fremeva dal desiderio.

“Aaaaaah.” Il suo urlo mi fece sussultare. Massimo gli aveva conficcato la sua mazza in un unico ben assestato colpo.

Dal volto sopraffatto di Fabio sembrava davvero che gli avesse aperto in due le carni.

Mi sembrava di essere in un’esperienza extra corporea. Avevo sempre vissuto quella scena in prima persona. Quando hai la testa affondata nel cuscino, le mani strette alle coperte, è sempre una sorpresa, quando un cazzo troppo grosso e troppo duro di pugnala alle spalle.

“È troppo grosso,” mugugnò il ragazzo, inarcando la schiena nella speranza di dare sollievo al suo dolore.

“Sì, dillo ancora,” replicò Massimo, ritirando il bacino e conficcandogli l’asta nuovamente con forza.

“Ah, è troppo grande.”

Massimo affondò le dita nei suoi fianchi e iniziò a stantuffarlo con vigore. Fabio gemeva a ogni affondo.

“Fa male,” mugugnava Fabio e Massimo gonfiava il petto, spingendo il suo cazzo ancora più in profondità.

Per la prima volta vedevo chiaramente il compiacimento che provava a controllare le sensazioni di chi stava tra le sue mani. Sembrava fremere ogni volta che Fabio inarcava la schiena per il dolore.

“Mi piace come stringi il culo, mentre lo tiro fuori,” mormorò Massimo. “Sembra che non vuoi fartelo scappare.”

“E chi vorrebbe farsi scappare un torello come te.” Fabio si morse le labbra, voltando leggermente la testa.

Ero sempre stato io in quella posizione. Lui non poteva vedere quello che succedeva alle sue spalle.

Per una volta riuscivo a vedere il cazzo di Massimo scomparire e riapparire in un culo. Il buchino di Fabio sembrava davvero aggrapparsi alla sua asta. Vedevo la sua pelle fuoriuscire ogni volta.

Ma non era necessario tanto attaccamento. Massimo spingeva il suo cazzo ogni volta dentro il suo culo senza bisogno di incoraggiamenti.

“Adoro il tuo culo,” mormorò a un certo punto, chiudendo un attimo gli occhi e assaporando quelle che doveva essere nuove sensazioni.

Avevo sempre vissuto nell’illusione di essere l’unico a poterlo farlo godere a pieno. Ma adesso mi rendevo conto che il mio era solo un privilegio.

Il mio cazzo era talmente in tiro nei pantaloni che mi faceva male. Non resistevo più. Slacciai pantaloni e mi tirai giù le mutande.

Mi ero segretamente promesso che non l’avrei fatto, che non mi sarei toccato. Invece, le mie dita avvolsero la mia asta e presi a muovere la mano su e giù.

Mi stavo segando, guardando il mio compagno di una vita fottersi un biondino di quasi cinque anni più giovane di me.

“Ah, non ce la faccio più,” mugugnò Fabio, anche se il suo volto sembrava piuttosto incitare a non smettere.

“Hai voluto il cazzo in culo, adesso resisterai fino alla fine.” Massimo accelerò il ritmo.

Se non l’avesse tenuto stretto per i fianchi, Fabio avrebbe potuto volare giù dal letto.

Massimo chiuse gli occhi. Vidi il suo volto contorcersi nell’estasi.

Liberò un ruggito, mentre il suo corpo fremette. Vidi le sue palle sollevarsi e la sua asta scattare, mentre fiotti del suo seme di riversavano nel culo distrutto di Fabio.

Al suono di quei gemiti, come un cane addestrato, fui percorso da un brivido di piacere. Il mio cazzo scattò a sua volta e schizzi di sborra densa e calda mi macchiarono la maglietta.

“Urgh.” Fabio rilascio un lamento, quando Massimo estrasse la sua asta. Riconobbi un senso di sollievo, ma anche di perdita nel suo sguardo.

Massimo si gettò di schiena sul cuscino. Aveva completamente sfogato le sue forze in quella cavalcata, ma sorrideva appagato.

Altrettanto esausto era Fabio, anche se in altro modo. Le sue braccia avevano ceduto e stava riverso sul letto con il culo ancora sollevato.

Provai un po’ invidia. Sì, ero venuto, ma sentivo che quello che avevo provato non si avvicinava minimamente alla loro esperienza.

“Eheh, sembra che ti ho riempito fino all’orlo,” commentò Massimo. “Ti sta colando sborra fuori dal culo.”

Fabio si portò una mano tra le chiappe. “Mi hai sfondato il culo, però, io non sono ancora venuto,” osò lamentarsi.

“Puoi andare a farti una sega a casa tua,” sibilai.

L’eccitazione stava svanendo con l’orgasmo. Tutt’a un tratto la sua presenza mi irritava e basta.

“Un cornuto come te si fa una sega. È il tuo ragazzo quello che mi si è inculato con il tuo consenso,” replicò Fabio. “Non mi sembrava che ti dessi fastidio prima, mentre ci fissavi e ti segavi.”

“Hai sentito il mio compagno? Prendi le tue cose e fila via,” si intromise Massimo, fulminandolo con lo sguardo.

Fabio si vestì frettolosamente e scomparve imprecando.

Io e Massimo rimanemmo in silenzio nella camera. Non riuscivo a fare a meno di sentirmi arrabbiato.

“Come hai potuto?” esclamai.

“Sei tu che mi ci hai spinto.”

“Ti saresti dovuto rifiutare.”

“L’ho fatto solo, perché mi aveva dato molto fastidio che tu me l’abbia proposto,” disse infine. “Mi è sembrato come se non ti importasse più veramente della nostra relazione.”

Le sue parole mi preso alla sprovvista.

“Volevo… penso che volevo punirti. Volevo farti soffrire, dimostrandoti che ti avrebbe fatto male.”

“Pensavo che fosse giusto da parte mia,” dissi con lo voce strozzata. Sentivo le lacrime crescermi in petto. “In fin dei conti, ho sempre ripetuto che provo piacere a dar piacere a un altro uomo. Quindi, se tu avessi provato piacere, avrei dovuto sentirmi sodisfatto. Anche se era un altro.”

“Mentirei, se dicessi che non mi è piaciuto. In fin dei conti, mi hai visto sborrare.”

Sì, l’avevo visto. Tuttavia, quelle parole mi fecero lo stesso male.

“Non guardarmi con quella faccia. Sono attivo. Fa parte della mia natura: vogliamo penetrare. Ma ti assicuro che non era la stessa cosa,” aggiunse Massimo, prendendo la mia testa fra le sue mani.

“Davvero?”

“Continuavo a chiudere gli occhi solo nel tentativo di immaginarti tra le mie gambe.”

“Non ti farò più una proposta del genere. Mai più,” dissi, sorridendo, mentre Massimo mi stringeva forte fra le sue braccia.

“E poi non credo che tu provi piacere solo a dar piacere un altro uomo.”

“Solo forse no, ma se avessi cercato il mio piacere, non avrei finito a prenderlo in culo. Vuoi provare anche tu l’esperienza?”

“Ahah, il mio culo resterà immacolato fino alla mia morta, ma forse c’è un altro modo per verificare la tua teoria.”

Una grassa sorpresa

Non parlammo quasi più di quella serata. E facciamo particolare attenzione a tenerci a debita distanza dal quartiere, dove sorgeva quel bar. Sopratutto per evitare di incrociare ancora una volta il biondino.

“Ehi, ciao, sono tornato. Sei arrivato presto og…” le parole mi scomparvero in bocca.

“Ciao!” esclamò un uomo in mezzo al salotto. “Tu devi essere Curio.”

“Er, sì, sono Curio. E tu sei?”

“Sono Vito,” esclamò lui, porgendomi la mano. “Sei davvero carino. Persino più carino che in foto.”

“G-grazie,” balbettai, sorpreso da quel commento fuori luogo.

“Ah, sei arrivato, Curio. Vedo che hai già conosciuto Vito.” Massimo apparve dal bagno, salutandomi con un cenno della mano.

“Sì, infatti, ho conosciuto Vito. E Vito è…?”

“Vito è la tua sorpresa,” esclamò Massimo. “Volevo ricambiare il tuo… regalo con Fabio.”

“Fabio? Chi è Fabio,” chiesi ancora più interdetto. Poi ebbi l’illuminazione. “Oh, quel Fabio.”

Non potei fare a meno di arrossire, ma lo sguardo confuso di Vito mi fece intuire che Massimo non gli aveva raccontato tutto.

“Scusaci un attimo, Vito,” dissi, prendendo Massimo per un braccio e portandolo in un angolo del cucina. “Che cosa ti salta in mente?”

“L’ho selezionato appositamente per mettere alla prova la tua teoria che provi piacere dal dare piacere.”

“Non posso fare sesso con lui.”

“Oh, ma tu non devi farci sesso. Tu devi solo dargli piacere. O forse non è il tuo tipo?”

Mi voltai a guardare Vito. Era grasso e piuttosto basso. Effettivamente non era il mio tipo, ma i suoi occhi mi fissavano con determinazione. Era quella stessa risolutezza che ammiravo, e un po’ invidiavo, anche in Massimo.

“Tutto bene? Immagino sei deluso dal mio aspetto,” disse Vito sinceramente desolato.

“No, non ti preoccupare, Vito. A Curio non interessa chi ha di fronte. A lui piace dar piacere agli uomini.”

“Oh, quindi è questo il tuo problema: gli altri uomini,” mormorai.

“Lo so che non sono quello che avresti desiderato,” si intromise nuovamente Vito.

Scossi il capo. “In realtà, un po’ ti invio,” osai ammettere.

“Tu? Tu mi invidi?”

“Nonostante le tue insicurezze, hai ancora la determinazione di seguire il tuo istinto.”

“Quale istinto?”

Arrossi a quella domanda. “Beh, quello di… di pe-penetrare,” balbettai. “Quello dell’uomo, del maschio.”

All’improvviso il suo volto sembrò rabbuiarsi. “Non sono esattamente l’emblema della mascolinità. Sono basso, sono grasso. Non sono bello.”

“Non so chi ti abbia fatto sentire così, ma in questo momento sei l’uomo più virile che ci sia,” lo rincuorai. “E in particolare sei più maschio di me. Hai il cazzo in tiro, ma soprattutto hai la volontà di usarlo.”

“La volontà non mi manca. Quello che manca di solito solo le occasioni. Sapete la maggior parte dei miei appuntamenti finiscono appena la gente mi vede.”

“Quello che vedo è un uomo che ha il coraggio di andare a un incontro al buio per ottenere quello che desidera.”

“E poi tanto non avrà molto tempo per guardarti in faccia, no?” si intromise Massimo. “La maggior parte del tempo avrà davanti agli occhi il tuo cazzo o un muro.”

Ammetto che avevo pensato di ritirarmi, ma l’atteggiamento strafottente di Massimo mi stava irritando.

“Forza, Vito. Tutti meritano un po’ di gioia anche tu. È tutto tuo,” esclamò il mio compagno, dandomi una spintonata.

Feci per inginocchiarmi di fronte a Vito, ma lui mi fermò.

“Forse è meglio che andiamo già sul letto. Preferisco stare sdraiato. Sapete… il peso.”

In camera presi a spogliare Vito come se fossi il suo servo. Fui sorpreso, quando abbassai le mutande e balzò fuori un cazzo di normali dimensioni.

Mi vergognai di aver dato per scontato altrimenti. In fin dei conti, se quelle sono le misure medie, in generale la maggior parte degli uomini ce l’ha così.

Vidi che anche Massimo non sembrava molto contento di questa scoperta.

Così mi trovai nudo nella mia stanza con un grassone sdraiato sul materasso.

“Forza, vieni a succhiarmi il cazzo,” mi ordinò Vito. Quel suo ordine perentorio mi prese un po’ di sorpresa.

Istintivamente reagii subito e mi piegai fra le sue grosse cosce. Avvolsi la mia mano attorno alla sua asta, iniziai a muoverla.

“Ti piace guardare il mio cazzo, vero?”

Annuii, osservano la cappella apparire e sparire dalla pelle del prepuzio.

“Ora, però, smettila di giocare e fammi sentire la tua bocca.” Vito mi afferrò la testa e la schiacciò sul suo cazzo. La sua cappella si forzò l’ingresso nelle mie labbra e la asta scivolò nella mia gola.

“Oh, fantastico,” mormorò Vito. “Era da così tanto che volevo sentire una bocca attorno al mio cazzo.”

Le sue mani premevano contro la mia testa. Il suo cazzo si era piantato in gola e mi bloccava il passaggio dell’aria anche dal naso.

“Lo stai facendo soffocare. Lascialo andare,” esclamò Massimo. Lo sentii alzarsi dalla sedia.

Ehi, cornuto sta zitto,” esclamò Vito. “So come funzionano queste cose. Tu devi restare al tuo posto. Questi sono i patti. Credi che non li legga i racconti erotici?”

Cercai di liberarmi dalla sua presa, ma Vito mi teneva stretto.

“Forza, cornuto. Siediti e lascerò la testa del tuo fidanzatino.”

Sentii il rumore della sedie e poi finalmente le mani di Vito si staccarono dalla mia testa. Mi sfilai il suo in un unico gesto e, tossendo, iniziai a prendere dei respiri profondi.

Quando il mio respiro si fu regolarizzato, Vito avvicinò la sua mano alla mia nuca e mi invitò a tornare ad occuparmi della sua asta.

“Bravo, sei proprio una gola profonda. Non ti tiri indietro, eh?” disse Vito, quando ripresi a ciuccargli il cazzo. “Il silenzio è sempre la miglior risposta da un succhiacazzi. Sai non ti invidio. Penso non ci sia niente di peggio di dover star in silenzio di fronte a uomo per dargli piacere.”

Sollevai le mani e presi a massaggiargli le palle, mentre agitai la lingua sulla sua cappella.

“Ah, sì, sei proprio bravo. Probabilmente è per questo che sei così magro: passerai il tempo a succhiar il cazzo del tuo fidanzatino. Anche se immagino ti faccia molto altro lui.”

“Vuoi mettermelo anche in culo?” la domanda mi uscì automaticamente. Sentii Massimo agitarsi sulla sedia.

“Oh, oh, è così che me lo sono sempre immaginato il mio rottinculo: pronto a prevedere i miei desideri.”

Le mie dita si staccarono dal suo cazzo e lentamente mi voltai.

“Sei un po’ troppo magro per i miei gusti, ma queste sono le chiappe più belle che abbiano mai toccato le mie mani.” Le sue dita tastavano bramose i miei glutei, saggiandone la consistenza.

“Non ho mai preso un altro cazzo oltre a quello di Massimo,” mormorai. “Spero che la forma vada bene anche per il tuo.”

“Quanta premura,” commentò Vito, sfiorandomi il buco con un dito. “È proprio vero che quando ci si fa inculare si perde ogni dignità. Il mio vanto è non averlo mai preso in culo. Piuttosto che farmi inculare, preferisco continuare restar single.”

Mi infilò un dito nel buchino, facendomi sobbalzare.
“È così caldo e soffice. Forza, vieni più vicino e impalati sul mio cazzo.”

Indietreggiai e afferrai il suo cazzo all’elsa. Mi abbassai piano, finché non sentii la punta del suo cazzo toccarmi le chiappe. Centrai la cappella contro il mio buchino e spinsi con forza.

“Urgh,” gemetti, mentre continuavo a spingere.

“Oh, maledizione, devo fare il tutto il lavoro?” Vito mi prese per i fianchi e mi spinse verso il basso.

“Iaaaah.” Il cazzo superò la resistenza del mio buchino e penetrò con violenza nelle mie carni. Mi sembrò che il suo cazzo si fosse piantato fino in gola.

“Su, su, non piagnucolare tanto. Lo sappiamo tutti che fa male. Ora muovi il bacino e fammi godere.”

Iniziai un leggero movimento avanti e indietro. Sentivo il suo cazzo scivolare dentro e fuori dal mio culo. In quella posizione il suo cazzo sembrava schiacciarmi l’intestino fino allo stomaco.

“Quanto sei fiacco,” esclamò impaziente Vito a un certo punto.

Mi strattonò in avanti e mi schiacciò contro il materasso con tutto il suo peso. Ero talmente sprofondato nel letto che quasi mi mancava il respiro.

Vito prese a muoversi dentro di me. Il suo corpo mi schiacciava dentro il culo e fuori.

“Uno come me non ha molte occasioni per scopare,” ci confidò o forse solo a me, mentre osservava il suo cazzo scivolare dentro e fuori dal mio culo. “Certo, ci si può sempre segare, ma non è la stessa cosa. Ma immagino che tu non capisci. Scommetto che non hai mai usato il pistolino che ti ritrovi fra le gambe.”

Vito prese a fottermi più rapidamente. Nel frattempo aveva smesso di parlare da un po’, mentre il suo respiro era diventato più rumoroso.

Girai la testa indietro e alzai gli occhi. Riuscii a intravedere il suo viso. Aveva gli occhi chiusi e la bocca socchiusa.

Conoscevo quell’espressione. Sapevo che contribuivo alle sensazioni che stava provando. Tuttavia, sapevo anche che ne ero irrimediabilmente escluso.

Vito era sospeso fra due mondi. Io non esistevo più. Esistevano solo le sensazioni che provava dallo scivolare del suo cazzo nel mio culo.

“Basta.” La voce dura di Massimo scacciò il suono dell’ansimare di Vito che mi aveva colmato la mente come il suo cazzo il mio culo.

Solo in quel momento mi accorsi che anch’io stavo ansimando. Mi ero sincronizzato su Vito e ormai stavo anticipando il momento in cui sarebbe esploso di piacere.

“Ehi, che ti prende? Avevamo un accordo. Mi avevi promesso che potevo sborrare.” Vito fissava irritato Massimo che lo aveva afferrato per la spalle e lo teneva debita distanza da me.

Massimo lo fissò per un lunghissimo istante. I suoi occhi sembravano di ghiaccio.
“Ho detto che potevi sborrare, non che potevi sborrargli in culo.”

“Allora gli verrò sulle chiappe.” Vito si afferrò l’asta e prese a smanettarsi frenetico.

Fu un attimo. Vito gemette rumoroso e getti di liquido denso e caldo mi sporcarono le chiappe.

“Volevi sapere, se il tuo ragazzo provi davvero piacere a dar piacere, no?” chiese Vito, iniziando a vestirsi. “Beh, non ho molta esperienza, ma uno così me lo terrei stretto.”

Così dicendo ci salutò e se ne andò, lasciandoci soli nella nostra camera.

Tu sei mio

Io e Massimo restammo per un lunghissimo istante fermi e in silenzio.

“Ti do una pulita,” disse infine Massimo e prese un rotolo di carta igienica.

Strappò tantissima carta, più del necessario, e con delicatezza iniziò a pulirmi la sborra di Vito da culo.

“Mi spiace,” mormorò a un certo punto. “Non era così che me lo ero aspettato.”

“Anche a me mi ha sorpreso. Dal suo aspetto mi aspettavo una persona più paciosa. Sembrava piuttosto frustrato.”

“Lo sarei anch’io se non potessi scopare,” ammise Massimo.

“Beh, abbiamo fatto la nostra buona azione,” dissi, ridacchiando.

“Allora c’è qualcun altro che ha bisogno qui del tuo altruismo.”

Solo in quel momento mi resi conto che c’era un enorme rigonfiamento fra le sue gambe.

Massimo si slacciò la cintura e liberò il suo cazzo.

“Max sono esausto,” mormorai, spaventato dalla vista della sua virilità già in completa erezione, lucida di presperma.

“Devi capire che non posso permetterti di andare a dormire con il tuo buchino che ha ancora la forma del suo cazzo.”

Massimo si piegò su di me e mi baciò il retro del collo. Mi fece scivolare l’asta tra le chiappe e la fece scorrere, facendomi percepire la durezza.

“Dopo la tua serata con il biondino a me non è stata concessa questa rivalsa,” osservai.

“È una disparità fisica a cui non puoi sfuggire,” replicò Massimo. “Il tuo culo non è mai esausto.” Sussurrò quelle ultime parole con enfasi e lasciò scivolare la sua asta dentro di me.

Gemetti più per la sorpresa che per il dolore. Il corpo si era ormai abituato a essere invaso.

“Mi sembra di averlo infilato nel burro fuso.” Massimo si morse il labbro e socchiuse gli occhi come se davvero si stesse immaginato immerso nel burro caldo.

Quando Massimo prese a muovere il bacino, fui percorso da una sensazione di piacere e fastidio. Era un po’ come quando ti strofini il cazzo dopo essere venuto. Le tue terminazione nervose sono ormai al limite.

“Ti è piaciuto?” mi chiese a un certo punto, spingendo il suo cazzo in profondità fino all’elsa.

Sapevo che non si riferiva a quell’affondo.

“N-no,” balbettai tra una botta e l’altra.

“Avrei voluto prenderlo a botte fin dal momento che ti ha messo la prima mano addosso.”

Mi diede una botta che quasi mi fece temere avrebbe sfondato il letto.

Avrei voluto dirgli di smetterla, ma sapevo cosa stava provando. L’avevo provato anch’io, quando l’avevo visto scoparsi il biondina. Vivevamo semplicemente diversamente quelle emozioni.

Io non avevo potuto far altro che far mio il suo piacere, mentre lui adesso voleva cancellare il ricordo di Vito dal mio corpo. Una botta dopo l’altra.

“Non lascerò che ti tocchino mai più,” sibilò, facendomi sentire il suo cazzo quasi dentro il colon. “Tu sei solo mio.”

Quando uno ti scopa di possiede con la forza. Non ha realmente importanza che tu hai dato il consenso. Ogni cazzo rappresenta un invasione del tuo corpo.

“Il mio piacere è il tuo piacere,” mormorò Massimo. “Solo il mio piacere conta. Il mio e di nessun altro.”

Si sdraiò su di me, facendomi sentire tutto il peso del suo corpo.

“Non ti permetterò mai di farmi cornuto,” esclamò, schiacciandomi la testa contro il materasso.

La sua rabbia, la sua gelosia, io non le avrei mai potute confessare. Non sarebbe stato un mio diritto. Con il suo cazzo, con la sua forza, lui aveva faceva di me una sua proprietà.

Ma chi viene violato non può far valere nessun diritto di proprietà su chi lo ha invaso.

Massimo chiuse gli occhi, mentre le sue botte divennero più frenetiche. Percepii il suo cazzo gonfiarsi ancora di più dentro di me.

“Ah, solo il mio seme può restare dentro di teeeahhh.”

Il suo cazzo vibrò nella mia carne, mentre schizzi densi e caldi mi riempivano il culo. La sborra era il suo marchio, ma per me era solo il simbolo del suo piacere.

Massimo si lasciò andare sulla mia schiena. Il suo respiro affannato mi echeggiava nelle ossa, mentre le mie orecchie erano ancora piene dei gemiti del suo orgasmo.

Quando si staccò da me, potei finalmente vederlo nuovamente in volta. L’esplosione di piacere aveva ormai cancellato ogni traccia di gelosia e rabbia dai suoi occhi, ma sapevo che restavo una sua proprietà.

Voi avreste lasciato il vostro compagno andare con un altro sotto i vostri occhi?