“Allora, qual è il problema?” mi chiese il dottor Manfredi, lasciando scorrere il suo sguardo sulla mia scheda che aveva fra le mani.
“Eh? No, no, nessun problema,” esclamai preso alla sprovvista. “È stata Serena a insistere perché venissi.”
“Serena?”
“Ah, sì, mi scusi. Serena è la mia ragazza.”
“Capisco.” Il medico sorrise, lanciandomi un’occhiata di sottecchi. “E cosa preoccupa la sua ragazza?”
“Ma non è niente,” mormorai. “È solo… solo che ho visto del sangue… dopo essere andando in… bagno.”
“Nelle feci?”
Annuii imbarazzato.
“Sì, forse non è nulla di grave…”
“Ah, ecco,” esclamai sollevato. Già pregustavo il momento in cui avrei detto a Serena che avevo ragione io.
“Oppure…”
“Che cosa?” Il mio entusiasmo era già svanito.
“Oppure potrebbe essere anche qualcosa di più grave come un polipo intestinale.”
Nella mia mente apparve la terrificante immagine di un polpo a otto tentacoli che si agitava nel mio stomaco.
“Un polipo è un tumore che di solito si sviluppa nel colon.”
Mi mancò il respiro.
“Ahaha, non faccia quella faccia. Si rilassi. Nella maggior parte dei casi sono benigni,” aggiunse subito il medico. “Poi, come ho detto, potrebbe anche non essere qualcosa di grave. E per quello possiamo già fare un’ispezione adesso.”
“Sì, per favore. Devo sapere.”
“Allora, venga, si pieghi sul lettino,” disse il dottor Manfredi, alzandosi dalla sua sedia e girando attorno alla scrivania per raggiungermi dall’altra parte.
“Qui? Come…?”
“Appoggi il petto sul lettino.”
Mi avvicinai al bordo del lettino e mi piegai sui gomiti.
“Così?”
“Sì, così, esatto. Vada un po’ più avanti. Avanti. Ecco, perfetto. Ora si abbassi i pantaloni, per favore,” mi ordinò, infilandosi dei guanti di latice blu.
Ebbi un attimo di esitazione, ma era ovvio che dovevo abbassarmi i pantaloni, se doveva controllarmi in quella… parte. Quindi, mi slacciai la cintura e tirai giù i jeans.
“Anche i boxer,” specificò il dottor Manfredi, versandosi un liquido viscoso sulla mano avvolta nel guanto blu.
Afferrai l’elastico dei boxer e tirai verso il basso.
“Ora si rilassi, per favore. Potrebbe darle un po’ di fastidio.”
Fui attraversato da un’onda di panico. Avevo chiaramente intuito fin dal primo momento che si sarebbe arrivato a questo. Tuttavia, adesso mi sentivo così indifeso.
Di fronte a me c’era solo il muro bianco. Non vedevo quello che succedeva alle mie spalle. Mi sentivo inerme.
Poi percepii un tocco freddo sfiorarmi il buco del culo. Deglutii.
Il medico spinse. Delicatamente, ma senza esitazione. Sobbalzai, trattenendo un’esclamazione, quando, infine, percepii il suo dito scivolare dentro.
Era entrato con così tanta facilità che non potei fare a meno di vergognarmi.
Dopo un lungo istante, il dottor Manfredi prese a muovere il dito. Mi sentivo invaso. Si agitava alla ricerca di qualcosa. Sembrava quasi che stesse scavando nella mia carne.
Neppure Serena aveva mai visto il mio buco del culo. In realtà, neppure io lo avevo mai adocchiato. Adesso un uomo non solo lo aveva visto, ma ci aveva pure infilato un dito.
“Sembrano esserci delle fessure anali,” concluse a un certo punto.
Fessure anali? Tutt’a un tratto non sentii più il suo dito dentro di me, ma solo il mio cuore battere all’impazzata.
“È… è qualcosa di grave?” osai chiedere, voltando leggermente la testa.
“Eheh, no, sono delle lesioni all’ano dovute a feci particolarmente dure o voluminose.”
Distolsi lo sguardo da suo volto divertito. Era una situazione davvero imbarazzate, ma non potei fare a meno di liberare un sospiro di sollievo.
“In ogni caso, vogliono fare un’ispezione più approfondita,” aggiunse e finalmente estrasse il suo dito, dandomi finalmente sosta.
Mi voltai, sollevandomi nuovamente sui gomiti.
“Stia ancora giù,” disse il medico, schiacciandomi la testa sul lettino, in un gesto quasi troppo violento. “Questo potrebbe farle più male. È un attrezzo più grosso e lungo, ma mi permetterà di arrivare fin quasi al colon.”
Il colon, dove poteva nascondersi il polipo.
Lo sentii armeggiare alle mie spalle, ma non osai più girarmi a guardare. Chiusi gli occhi e strinsi i bordi del letto.
Percepii nuovamente quel tocco freddo contro il mio buchino. Quindi, lo sentii premere.
“Urgh.” Mi sfuggì un lamento. Stava spingendo, ma stavolta il suo strumento non voleva entrare. Faceva davvero male.
“Mi dispiace, ma ormai l’ano non è fatto per accogliere, soprattutto qualcosa di così grosso.”
Annuii.
“Ci vuole sempre un po’ di… forza,” disse, e io dovetti mordermi la lingua per non lanciare grido di dolore, mentre gli occhi mi sembrarono schizzar fuori.
Il suo arnese era scivolato dentro ed era come se mi avesse spaccato in due le chiappe.
“Molto bene. Ora resista ancora un attimo. Non è finito.”
Il medico spinse nuovamente e un’altra fitta di dolore mi partì su lungo lo schiena.
“Ecco fatto. Abbiamo raggiunto il suo colon.”
Il colon? Sembrava che mi avesse trafitto fin allo stomaco.
“Uhm, sembra tutto in ordine,” commentò, afferrandomi le chiappe e compiendo dei movimenti rotatori dentro di me.
“Sono a posto, quindi?” chiesi, temendo ancora la risposta.
“Certo, però, adesso dobbiamo curare queste fessure anali. Le farò un massaggio profondo. Vedrà che starà presto meglio.”
“G-grazie,” mormorai.
Il dottor Manfredi ritirò il suo strumento medico e respirai sollevato. Ma fu solo un istante. Lo spinse nuovamente dentro, facendomi sbattere le gambe contro il lettino.
Quindi, lo ritirò nuovamente. E nuovamente lo spinse dentro.
“Forse è meglio che lo tira fuori,” dissi, imbarazzato. “Sento… sento l’impulso di… andare in bagno.”
“Eheh, si rilassi. È del tutto normale. In fin dei conti questo è il suo intestino. L’impulso a liberarsi è la risposta naturale alla pressione contro le pareti.
Chiusi nuovamente gli occhi e cercai di concentrarmi sul mio respiro. Lentamente quella sensazione sembrò svanire, ma continuavo a sentire un dolore persistente.
“Accelero un po’ il ritmo,” disse il medico, afferrandomi per i fianchi. Mi diede un affondo che mi fece sobbalzare. Sembrava quasi che usasse tutta la forza del suo corpo per quel massaggio.
Presto il dolore fu affiancato da una strana sensazione piacevole. Senza rendermene conto, mi trovai il cazzo mezzo in tiro.
Per fortuna ero piegato contro il lettino, altrimenti anche il medico se ne sarebbe accorto.
“Adesso rilascerò un liquido all’interno. L’aiuterà ad andare di corpo con più facilità,” mormorò il medico. La sua voce sembrava provata dalla fatica.
Tossì rumorosamente, ma finalmente mise fine al suo massaggio, estraendo l’attrezzo.
“Resti sdraiato ancora un po’ e stringa le chiappe. Dovrà tenere il liquido dentro di sé più a lungo che può,” disse il dottor Manfredi, allontanandosi da me. “Si tiri pure su i pantaloni.”
Fu un sollievo non doversi alzare subito. Avevo tempo per rilassarmi e lasciare che il gonfiore fra le mie gambe svanisse.
“Ha fatto un po’ male,” osai dire, quando finalmente potei alzarmi.
“Non si preoccupi. È tutto normale. Farà male per giorni, ma sono sicuro che le fessure anali non le daranno fastidio per un po’.”
Prese un foglietto e mi prescrisse una dieta particolare da seguire per le settimane successive.
“Ringrazi la sua ragazza da parte mia,” disse, salutandomi. “È un vero piacere avere pazienti come lei.”
Le sue parole mi lasciarono con un senso di disagio.
“Allora? Com’è andata?” mi chiese Serena, quando la raggiunsi in sala d’aspetto.
“Bene. Non è nulla di grave.”
“Sì? Sembri piuttosto provato.”
Alzai le spalle, ma non potevo negare che sentivo ancora una grande eccitazione in corpo. Non ci pensai troppo e prendemmo l’auto per tornare a casa.
Un pompino rivelatore
Mentre guidavo attraverso i campi che conducevano a casa nostra, il mio cazzo iniziò a risvegliarsi.
Adocchiai uno spiazza lungo la strada, circondato da una fitta boscaglia e mi ci fermai.
“Che ti prende?” mi chiese Serena.
“Ho… ho bisogno di rilassarmi,” risposi, iniziando a slacciarmi la cintura.
“Adesso? Qui?” esclamò Serena, guardandosi intorno.
Lasciai che la mia asta in completa erezione rispondesse per me, balzando fuori dai boxer.
Serena mi fissava tra il sorpreso e il divertito.
Allungai la mano e le accarezzai il retro del collo. Quindi, la tirai in basso verso di me.
“Non ti ho mai visto così risoluto,” commentò Serena, ma non si oppose e si lasciò guidare sul mio cazzo.
“Ah, sììì,” mormorai, buttando indietro la testa, mentre le sue labbra mi avvolgevano l’asta e la sua lingua mi solleticava la cappella.
Serena prese a muovere la testa su e giù. Il cazzo veniva massaggiato dalle sua bocca soffice e umida, mentre io le accarezzavo i capelli.
Ma ero impaziente.
Le mie dita si immersero nei suoi capelli e avvolsero la sua testa. Feci pressione contro la sua nuca e la spinsi verso il basso.
Serena tossì, mentre la mia cappella strofinava contro il suo palato. Spinsi più giù e percepii la stretta della sua gola.
Iniziai a sollevare il bacino. Sempre più veloce. Più veloce.
“Aaaaah, sì, cazzo. Vengo,” esclamai. Un’ondata di piacere mi fece fremere tutto, mentre la mia sborra schizzava frenetica dentro la sua gola.
Appoggiai la schiena contro il sedile e chiusi gli occhi, assaporando quelle sensazioni che ancora mi attraversavano.
Appena Serena si staccò da me, riaprii gli occhi e mi sistemai il cazzo esausto nei pantaloni. Accesi l’auto e riprendemmo la strada.
Mentre quel senso di soddisfazione mi scivolava via, iniziai a tremare.
Ripensai a quello che era successo dal medico. Solo in quel momento realizzai che ero stato molestato. No, peggio, ero stato stuprato.
Lo so cosa state pensando. Era ovvio che ero stato stuprato. Avrei dovuto arrivarci prima. Eppure lì nello studio è successo tutto in maniera così naturale. Non mi sono mai sentito forzato.
È successo tutto un poco alla volta. Ripercorrendo tutto quello che era accaduto, non riuscivo a individuare qualcosa che mi potesse dare la certezza.
In fin dei conti, il dottor Manfredi era un medico. Era una persona a modo. Se non ci si fida di un medico, di chi ci si può fidare?
Forse me lo stavo immaginando. Ma sì, non era successo nulla. Una persona se ne accorge, se sta facendo sesso, no?
Ma io non stavo facendo sesso. Io mi stavo facendo esaminare. Mi stavo facendo ispezionare il colon. Quello era il mio intestino.
Ma, dopotutto, che cosa ne so io di cosa significa essere scopati? Non potei fare a meno di voltarmi a guardare Serena. Lei se ne accorse e mi sorrise.
“Ma stai tremando,” esclamò lei. “Stai bene?”
“Eh? Sì, sì, sto bene. Tranquilla.”
Riportai la mia attenzione sulla strada, mentre nella mia mente tornava l’immagine di Serena che mi faceva un pompino.
Non potei fare a meno di pensare che io e lei avevamo visioni diverse sul sesso. Non dico semplicemente di significato, ma anche di prospettiva.
“Ehi, che fai? Non scendi?” mi voltai e vidi Serena che mi bussava al finestrino.
Senza accorgermene avevo posteggiato l’auto nel vialetto di casa.
“Arrivo subito,” dissi, cercando di sorridere.
Quando vide Serena entrare in casa, ispirai ed espirai profondamente. Avevo bisogno un attimo per riprendermi, ma sopratutto non volevo che mi vedesse alzare dal sedile.
Non volevo che vedesse delle macchie di sborra sul sedile.
Il buco del culo mi fece male per qualche giorno, ma, come aveva previsto il medico, non ebbi più macchie di sangue nelle feci. Qualunque cosa avesse fatto, sembrava aver sortito il suo effetto con le mie fessure anali.
Dopo qualche scopata con Serena, smisi anche di pensare a quello che era successo.
Continuai a seguire la dieta che mi aveva prescritto il medico per un po’, ma poi, sapete come succede, alla fine stai bene e ti lasci andare.
Me ne pentii molto in fretta. Quando un giorno, mentre cagavo, senti un dolore, capii che mi ero rilassato troppo.
Ripresi la dieta, ma temo era ormai troppo tardi. Quando poi vidi le prime macchie di sangue, fui nuovamente preso dal panico.
La verità è che quel dolore al culo aveva risvegliato qualcos’altro. E la cosa mi metteva a disagio.
Una visita regolare
“Ah, buongiorno,” esclamò il dottor Manfredi, quando mi vide entrare nel suo studio. “La manda ancora la sua ragazza?”
Quella domanda mi fece sentire particolarmente umiliato.
“No, sono venuto da solo.”
“Capisco.”
Odiavo quando diceva così.
“Mi faccia indovinare: le sono tornate le fessure anali?”
“Non so sicuro. Penso di sì.”
“Scommetto che non ha seguito la dieta che le avevo prescritto.”
“No, cioè sì, lo seguita, ma poi…” sorrisi imbarazzato. Mi sentivo come se fossi tornato alla medie e il mio professore mi stava facendo la ramanzina, perché mi ero comportato male.
“Adesso l’ha ripresa?”
“Sì, però, non vorrei che fosse qualcosa di peggio.”
“Uhm, sì, capisco. Vuole che facciamo nuovamente un’ispezione approfondita?”
Quella domanda era chiaramente un campanello d’allarme. Ero stato davvero un’idiota. Non so esattamente, perché ero ancora tornato da lui.
Forse volevo avere la certezza che ero davvero stato molestato. Volevo sapere che quella sensazione di disagio non era causata dalla mia immaginazione.
“Sì, ho bisogno di sapere.” Avrei dovuto rispondere no, avrei dovuto alzarmi, ma volevo sapere.
Il dottor Manfredi si alzò dalla sua poltrona e mi venne di fianco.
“Forse questa volta può aiutarmi a preparare il mio attrezzo medico. Le infermiere non sono più diligenti come una volta. Sa bene come sono le donne oggi giorno, no? Non ci guardano più dal basso verso l’alto.”
Il medico iniziò a slacciarsi la cintura e tirò fuori dai boxer il suo arnese che, anche se era ancora barzotto, sembrava già più grosso del mio.
Ero venuto per cercare una certezza ai miei timori. In quel momento avevo avuto la mia conferma definitiva. Ero davvero stato stuprato.
Ero pronto a insultarlo. Ero pronto ad andarmene, sbattendo la porta. Ma non mi alzai dalla sedia.
Forse era il ricordo di quello che era successo l’altra volta. Forse era la sua presenza in piedi di fianco a me. Il suo lungo camice bianco, i suoi occhiali neri, emanavano un’autorità che mi schiacciava alla sedia.
Dopo una lunga esitazione, allungai il collo. Le mie labbra si socchiusero. Chiusi gli occhi, preparandomi a sensazioni disgustose.
Non so esattamente, perché lo feci. Forse ero curioso. O forse solo perché me lo aveva chiesto.
“Bravo, così. Ora copri i denti. Muovi la testa. Muovila su e giù come fa la tua ragazza.”
Non ebbi nessuna reazione di disgusto. Era duro, ma soffice e liscio. Lasciai che la sua asta scivolasse sulla mia lingua. Contro il mio palato.
Mi sentii davvero come se fossi tornato a scuola, quando dovevi stare in silenzio a fare il tuo compito, con la segreta speranza alla fine di ricevere un complimento dal professore.
Alzai gli occhi, incrociando lo sguardo appagato del dottor Manfredi. Era questo che intendeva, quando diceva che le infermiere non guardano più i medici dal basso verso l’alto?
“È una soddisfazione per un medico vedere che un proprio paziente segue le prescrizione dietetiche che gli sono state assegnate senza protestare.”
Il dottore Manfredi spinse la sua asta contro la mia testa. Percepii la sua cappella strofinarmi il palato, solleticarmi le tonsille e giù in profondità nella mia gola.
“Del resto con un cazzo in gola ci son ben poche possibilità di protestare.”
Ebbi un conato di vomito. E poi ancora un alto. Sollevai gli occhi quasi in una supplica.
“Si rilassi. È una risposta automatica del corpo. Non vomiterà. Le assicuro che è piacevole sentire i muscoli della sua gola massaggiarmi il cazzo.”
Mi mancavano il respiro. Tentai di staccarmi dalla sua presa, ma era troppo forte. Alla fine il medico mi lasciò andare. Forse ero divenuto paonazzo.
Tossii forte, cercando di riprendere fiato.
“Che brutta tosse. Meglio non farle prendere troppa aria.” Il dottor Manfredi spinse nuovamente la sua asta nella mia bocca, forzandosi l’ingresso fra le mie labbra.
Stavolta mi afferrò la testa fra le mani e prese a muovere il bacino.
“Sarei in grado di fornirle un liquido caldo che potrebbe farle bene, ma nel suo caso consiglio di proseguire nella cura già intrapresa.” Il medico mi afferrò la nuca per i capelli e sfilò il suo cazzo dalle mie labbra.
“Sa come funziona adesso, vero?” disse il dottor Manfredi, indicandomi il lettino lì vicino. “Vediamo com’è la sua situazione.”
Mi piegai a novanta gradi sul lettino. Senza che mi dicesse nulla, mi abbassai pantaloni e mutande, svelando un’altra volta il mio culo.
Mi trovai nuovamente a fissare il muro bianco di fronte a me. Non era la prospettiva a cui ero abituato.
Era normalmente se l’altra volta non avevo realizzato quello che stava succedendo, pensai, cercando di essere comprensivo nei miei confronti.
Eppure, anche se in quel momento era consapevole di quello che sarebbe accaduto, restai lì, prono.
Il dottor Manfredi si portò alle mie spalle. Mi afferrò le chiappe e le allargò leggermente.
“Faccia piano, per favore. L’altra volta mi ha fatto un po’ male.”
“Eheh, un’ispezione dell’intestino è sempre dolorosa. Dovremmo preoccuparci se non sentisse niente,” replicò accondiscendente. “Ma non si preoccupi. Sono un medico.”
Percepii la sua cappella appoggiarsi al mio buchino. Mi sembrò come se tutto il mondo trattenesse il respiro.
E poi il mondo lanciò un urlo. Il dottore aveva spinto dentro tutta la sua mazza fino alla palle. Il dottor Manfredi si piegò su di me e mi mise una mano alla bocca.
“Mi scusi, pensavo fosse più allenato dopo l’ultima volta,” mi sussurrò all’orecchio il medico. “Adesso l’aiuto a prendere confidenza.”
Si staccò dalla mia schiena e mi afferrò per i fianchi. Quindi, prese a muovere il bacino.
Il suo strumento – non riuscivo proprio a chiamarlo col suo nome – scorreva dentro e fuori dalle mie carni.
A ogni affondo una parte di me voleva scappare. La pressione contro le pareti del mio culo, metteva in agitazione tutto il mio corpo.
La scorsa volta mi rassicurava che il medico si muoveva guidato dalla premura nei miei confronti. Ora, però, sapevo che in realtà si muoveva per lo stesso motivo che ci muoviamo noi uomini, quando siamo alle spalle di qualcuno.
Non stavo soffrendo per stare meglio. Stavo soffrendo per far star meglio il dottor Manfredi.
Eppure restavo lì immobile. Le mie dita si stringevano ai bordi del lettino. Tentavo di darmi forza con le gambe per evitare le sue botte mi facessero sobbalzare.
A un certo punto osai voltarmi. Stavolta il medico mi lasciò fare.
Il dottor Manfredi aveva la camicia leggermente sollevata. Un filo di peluria scura partiva dall’ombelico e scendeva fino a incoronare il suo arnese.
La vista del suo cazzo – sì, ormai non potevo più nascondermi – mi ipotizzava. La sua asta carnosa appariva e spariva fra le mie chiappe.
Non lo vedevo, ma sapevo dove spariva. Ogni volta il mio corpo sussultava.
Ero abituato a vedere il mio cazzo scomparire nel corpo di Serena. Quella visione era come un’esperienza extra corporea.
“Allora? Le piace la siringa del medico?” mormorò il dottor Manfredi, osservando come fissavo il suo cazzo.
“No, io… no,” mugugnai preso alla sprovvista e mi girai di scatto.
“Tutti hanno paura delle siringhe, soprattutto quando sono così grosse, ma quando avrò finito, vedrà che starà meglio come l’altra volta.”
E il dottor Manfredi piantò la sua siringa in profondità nella mia carne. Era particolarmente forte per essere un medico. O forse ero io che non ero abituato a essere sbattuto in quel modo.
“È tempo di rilasciare la soluzione,” mormorò il dottor Manfredi. La sua voce era spezzata. I suoi affondi erano diventanti più frenetici.
Conoscevo quei sintomi. Li ho sperimentato anch’io tante volte. Mi sentii stranamente sollevato. Voleva dire che era finita. Allo stesso tempo ebbi un momento di panico.
Non poteva venire lì, dentro me.
Non feci in tempo a reagire. Il dottor Manfredi gemette. La sua asta vibrò nel mio culo, mentre dava una serie di scombussolate botte.
“Non sono un grande sostenitore delle supposte,” disse con il fiatone, “ma nel suo caso penso sia la soluzione giusta. Vedrà che il liquido sarà assorbito in men che non si dica.”
Si staccò da me e si diede una pulita al cazzo con dei fazzoletti lì vicino. Rimasi immobili aggrappato al lettino, in attesa di un suo segnale.
“Può rivestirsi,” mi concesse, infine. “Prima di andarsene le chiedo di passare dalla mia segretaria per farsi fissare un appuntamento per la settimana prossima.”
“Un appuntamento per settimana prossima?” ripetei confuso, tirandomi su i pantaloni.
“Sì, vorrei visitarla regolarmente,” confermò il medico, prendendo posto alla sua scrivania. “Mi sentirei più sollevato, se potessi controllarla settimanalmente. Mi capisce?”
Riuscii solo ad annuire.
“Bene. Allora a settimana prossima.” Il dottor Manfredi mi salutò con un cenno della mano e portò il suo sguardo allo schermo del suo computer.
Mi voltai e uscii di fretta. Prima di andare dalla segretaria, mi chiusi in bagno.
Estrassi il mio cazzo e mi sedetti sulla tazza. Mi afferrai l’asta e presi a segarmi infervorato.
Gemetti rumorosamente, mentre schizzi di sborra volarono di fronte ai miei occhi.
Rimasi immobile sulla tazza, ascoltando il mio respiro che lentamente tornava regolare. Quando vidi le macchie di liquido denso e bianco macchiare il pavimento, fui preso da un attimo di panico.
Afferrai con foga la carta igienica e mi inchinai a pulire le piastrelle. Mentre l’odore acre della mia sborra mi riempiva le narici, mi resi conto di quanto ero caduto in basso.
13 novembre 2021 at 19:43
il piu’ brutto racconto mai letto su questo sito, pieno di luoghi comuni, confuso, infantile, prova a postarlo sempre che esista su un sito di leggende metropolitane !!
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14 novembre 2021 at 8:01
Ciao, Fabio. Grazie per la critica. Hai ragione. Temo che questo racconta esprima un po’ il mio stato d’animo in questi mesi. Cercherò di recuperare. 😉
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14 novembre 2021 at 9:26
bravo ! aspetto il prossimo ciao
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15 novembre 2021 at 20:33
Racconto un po’ sopra le …. righe
Sai fare di meglio
Cmq baci
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12 dicembre 2021 at 8:36
Eheh, ciao, Lory. Sì, hai ragione. Ormai non tutte le ciambelle vengono con il buco. ;-P
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12 dicembre 2021 at 13:47
Stavo riflettendo che penso questo sia il tuo primo messaggio senza aver pubblicato il numero di telefono. È successo qualcosa? 😉
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11 dicembre 2021 at 23:31
A me è piaciuto molto, il rapporto dottore-paziente è sempre stato estremamente eccitante ❤
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12 dicembre 2021 at 8:35
Ciao, Mattia! Grazie, ma sei davvero troppo gentile. ^_^ Purtroppo non posso negare che questa era un po’ particolare. Mi aveva incuriosito il fatto che qualche volta le vittime di stupro all’inizio non si accorgono di quello che sta succedendo.
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12 dicembre 2021 at 9:23
il racconto e’ ridicolo poi basta con questa idea che vai dal medico e trovi il professionista bello bono disponibile e’ ridicolo ma che avete tutti 15 anni ????? PS : sono medico bono bello e bravo ma esiste la deontologia
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12 dicembre 2021 at 10:43
Ho capito, ma è un racconto di fantasia, mica deve essere un testamento della realtà. Dire che a te personalmente piacciono di più racconti più realistici lo capirei, ma affossare un racconto (che invece a qualcun altro con gusti diversi dai tuoi può piacere) non lo capisco.
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3 gennaio 2022 at 16:57
Si è vero, nn ho pubblicato il mio telef x discrezione e x nn urtare la sensibilità dei lettori.
Forse sto diventando seria, mi devo preoccupare, nn vorrei cambiare … sponda!!
Mi trovo bene così
Kiss
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