La fronte di Adelaide era imperlata di sudore. II suo volto era contratto in una smorfia di sofferenza. Neppure il sonno sembrava darle sollievo.
Immersi un panno bianco nel secchio di acqua ghiacciata e lo posai delicatamente sulla sua fronte. La sua febbre non dava cenno ad abbassarsi.
“Ludovico?” mormorò.
“Sono qui, sorella,” risposi, stringendole la mano.
Adelaide voltò la testa e a fatica riuscì ad aprire gli occhi. Dovetti dare fondo a tutte le mie forze per non scoppiare a piangere.
Vederla in quello stato mi stringeva il cuore. Mia sorella era sempre stata la più forte di noi due. Adesso ero io quello che doveva mostrare forza.
“Ludovico…”
“Non ti affaticare. Conserva le energie. Presto sarai guarita e avremmo tante cosa da raccontarci.”
Adelaide sorrise e fece un suono che penso fosse una risata.
“Sciocco, fratellino,” disse, sollevando una mano e accarezzandomi la guancia con fatica. “Come farai senza la tua sorella maggiore?”
“Sei nata solo pochi minuti prima di me,” dissi, afferrandole la mano. “E adesso sei qui con me e staremo sempre insieme.”
Adelaide scosse la testa. “Presto io non ci sarò più. Lo sai.”
“No, sorella, non dirlo neppure. Guarirai. Vedrai.”
“Promettimi, Ludovico, promettimi che troverai qualcuno che si prenderà cura di te. Qualcuno d’amare. Qualcuno che sappia amarti veramente come me.”
“Basta, ti prego,” mormorai, mentre le lacrime mi riempivano gli occhi.
“Promettimelo, Ludovico. Voglio sentirlo. Voglio sapere che quando me ne sarò andata ci sarà qualcuno al tuo fianco.”
“Te lo prometto. Te lo prometto, ma adesso riposa.”
“Ti voglio bene, fratellino.”
“Anch’io ti voglio bene, sorellona.”
Adelaide chiuse gli occhi e si addormentò. Rimasi ancora a lungo a controllare il suo respiro. Fissavo il suo petto alzarsi e abbassarsi. Sapevo che sarebbe stata ancora qui domani mattina, ma le sue parole mia avevano turbato.
Non mi resi conto di quando mi addormentai, ma mi risvegliai all’alba con il capo adagiato sul bordo del suo letto.
Adelaide stava ancora dormendo. Mi raddrizzai sulla sedia. Avevo dormito tutto storto e la schiena mi dolorava.
Poi i miei occhi notarono qualcosa. Il suo petto non si alzava più.
“Adelaide?” sussurrai, prendendole delicatamente la mano. Era fredda. “Adelaide. Ti prego. Svegliati.” La mia voce era sempre più alta.
“ADELAIDEEEEEH,” urlai, abbracciando il suo corpo senza vita. Scoppiai a piangere.
“È tutto a posto, signorino?” chiese una guardia, spalancando la porta.
Scossi la testa. “Vai a chiamare mio fratello. Vai a chiamare il re,” dissi con la voce strozzata dai singhiozzi.
Stavo ancora piangendo, quando re Alderico entrò nella stanza trafelato.
“Che cosa è successo? Come sta Adelaide?”
“È… è… m-morta,” risposi fra i singhiozzi.
Alderico rimase per un lungo istante fermo alle mie spalle. Infine, si voltò verso la guardia sulla soglia della stanza.
“Spranga la porta,” ordinò, prima di portarsi al mio fianco. “Forza, fratello, aiutami ad avvolgerla nelle lenzuola.”
“Che cosa? Perché?”
“Dobbiamo nascondere il corpo. Nessuno deve sapere che Adelaide è morta. Anche tu, soldato, vieni ad aiutarci. Dobbiamo disfarci del cadavere.”
“Sei impazzito, Alderico? È nostra sorella. Dobbiamo organizzarle una degna sepoltura.”
“Oh, sta’ zitto. Adelaide era promessa in sposa ad Arnolfo, erede del principato di Benevento. I suoi genitori mi hanno promesso una dote enorme. Ho bisogno di quel denaro e della loro alleanza.”
“E credi che Arnolfo non scoprirà che sua moglie è morta, quando la condurrai all’altare, trascinando il suo cadavere putrescente?” esclamai, sconvolto da quanto fosse cinico mio fratello, mentre lui e la guardia tiravano il corpo verso la porta segreta dietro la scrivania.
“Oh, ma Adelaide sarà fresca e vivace, quando Arnolfo la incontrerà,” replico lui, avvicinandosi a me e toccandomi i capelli. “Hai i capelli già lunghi. Dovrai solo farteli crescere un po’.”
“Io? Io dovrei impersonare mia sorella?”
“Ti farò preparare un corsetto imbottito. Nessuno si accorgerà della differenza. In fin dei conti siete gemelli.”
Quando eravamo piccoli, mia sorella si divertiva a indossare i miei vestiti e fingersi me, ma io non l’avevo mai fatto.
“Hai dimenticato un particolare,” dissi indicando fra le mie gambe. “Pensi ancora che non si accorgeranno della differenza?”
“Indosserai un sospensorio di cuoio. Ti schiaccerà un po’, ma sono sicuro che saprai abituarti.”
“Stai tralasciando una questione centrale: non parteciperò mai a questa pagliacciata.”
“Oh, invece lo farai. Lo farai per il nostro popolo. Senza l’alleanza con Benevento, il Regno d’Italia non ha futuro. Non hai protestato, quando abbiamo convenuto di mandare Adelaide in sposa.”
Quelle parole mi fecero vergognare di me.
“Se non vuoi farlo per me,” insistette mio fratello, “fallo per Adelaide. Lei era disposta a sacrificare tutto per la sua gente.”
“Ma quando sarò a letto? Che cosa succederà?”
“Anche se non l’hai mai fatto, dovresti sapere cosa succede…” Alderico mi lanciò uno sguardo paternalistico.
“Ma siamo due… maschi.”
“Arnolfo è un ragazzo inesperto, ma ti garantisco che la sua passione giovanile saprà trovare un modo per trovare appagamento,” replicò enigmatico mio fratello con un sorrido beffardo.
Ius primae noctis
Quasi piansi osservando il volto della ragazza di fronte a me. A ogni movimento della testa i suoi lunghi boccoli castani si agitavano. I suoi occhi verdi risplendevano alla luce del mattino. Era come se Adelaide non fosse mai morta.
“Che schianto,” esclamò mio fratello spalancando la porta. “Se non fossi mia sorella, chiedo perdono, mio fratello, ci farei un pensierino io stesso.”
Alderico si portò al mio fianco davanti allo specchio, mentre alle nostre spalle la guardia dell’altra volta serrava la porta.
“Hai il suo stesso odore,” mi sussurrò all’orecchio, annusando i capelli.
“Sei così squallido. Era nostra sorella,” esclamai, spintonandolo via.
“Non fare tanto il santarellino. Sei tu il depravato che presto si troverà nel letto di un uomo.”
“Non l’ho scelto io,” ribattei. “E puoi scordartelo che succederà qualcosa con Arnolfo.”
Alderico scoppiò a ridere. “Arnolfo è un giovane baldanzoso con due genitori bigotti. Conosco i tipi come lui. Ti garantisco che, non appena ti avrà infilato l’anello al dito, ti infilerà immediatamente qualcos’altro.”
“Non si porterà a letto una docile sposina,” esclamai, allontanandomi da mio fratello.
“È quello che temo anch’io,” concordò per una volta Alderico. “Ma so come porvi rimedio. Vedrai che dopo l’istruzione che abbiamo in serbo per te, sarai pronto per gli ardori di Arnolfo.”
Mio fratello si voltò verso le guardia e con un cenno del capo gli indicò la mia direzione. La guardia sorrise maliziosa e diresse verso di me, slacciandosi il cinturone.
“Che cosa volete fare?” esclamai, facendo alcuni passi all’indietro. Quando il soldato mi fu quasi addosso, feci per scappare, ma lui mi afferrò per i capelli.
“Lasciamiaaaaaaah.”
Il soldato mi fece cadere in ginocchio. Mi trovai di fronte al volto alla sua patta. Aveva sollevato la tunica e stava estraendo dalla calzamaglia la sua mascolinità già in piena erezione. Sembrava che non avesse aspettato che quel momento.
“Lasciami andare. Sono il tuo principe,” sibilai.
“Aprì la bocca,” mi ordinò lui di risposta. Mi afferrò nuovamente per i capelli e me li tirò.
Feci nuovamente per lanciare un grido e lui ne approfittò per infilarmi il suo cazzo tra le labbra, giù fin a solleticarmi le tonsille.
“Oh, sì. Quante volte avevo fantastico di vedere tua sorella con il mio cazzo in bocca,” mugugnò la guardia.
Ebbi un conato di vomito e sollevai lo sguardo verso l’alto. Incrociai i suoi occhi che mi fissavano bramosi.
“Adesso non sei più tu a guardarmi dall’alto verso il basso, signorino. Questa prospettiva ti si addice molto di più.” Sulle sue labbra si disegnò una smorfia di derisione.
Mi sentivo derubato della mia dignità di uomo e di nobile. Lacrime iniziarono a scivolarmi lungo le guance. Non so se per l’umiliazione e per lo sforzo che metteva a dura prova la mia mascella.
“Non sei molto bravo, eh?!” esclamò il soldato. “Ti faccio vedere come devi fare”
Mi afferrò la testa per i capelli della nuca e la tirò indietro. Quindi, la tirò nuovamente a sé. La sua asta duro e grossa prese a scivolare dentro e fuori dalle mie labbra. Mi grattava la gola e schiacciava la lingua.
“Forza, mantieni il ritmo. Non puoi neppure immaginare quanto mi fai godere.”
Lasciò andare la presa. Avrei potuto stare fermo eppure istintivamente iniziai a muovere da solo il capo. Volevo solo che tutto finisse il prima possibile e quello sembrava essere l’unico modo.
“Hai imparato in fretta. Vedi che sei un puttanello proprio come la tua sorellina. Forza, fai godere un vero uomo, principe smidollato.”
Cercai di muovermi il più veloce possibile. Ogni volta che la sua cappella andava troppo in profondità avevo un conato. La saliva iniziò a colarmi dai bordi della labbra, macchiandomi il vestito.
Infine, il soldato mi mise una mano sulla fronte e fece sfilare il suo cazzo dalla mia bocca.
Era finito? Presi a respirare profondamente, mentre la stanza sembrava riprendere forma intorno a me.
Incrociai lo sguardo di mio fratello che mi fissava con disprezzo. Poi all’improvviso mi sentii afferrare. Il soldato mi fece volta e mi schiacciò la schiena verso il basso, finché non mi trovai a carponi sul pavimento freddo.
Mi sollevò la gonna. Le sue dita si infilarono nella mia biancheria intima e la tirò giù con un rapido movimento.
“Fermo. Che cosa vuoi fare?”
“Quello che ogni uomo a diritto di fare. Un degenerato come te dovrebbe saperlo che cosa vogliono gli uomini.”
Sapevo cosa vogliono gli uomini, ma sapevo anche che io non potevo darglielo. Il soldato, però, sembrava non avere nessun esitazione.
La guardia sputò e percepii il suo catarro contro il mio culo. “Come ti permetti?” esclamai.
“Ti garantisco che tra un attimo mi ringrazierai per averti scatarrato addosso.”
Non ebbi il tempo neppure di replicare che lanciai un urlo.
“AAAAAAAAAH.”
Mi aveva pugnalato. Sentivo la sua lama trinciarmi la carne. Una fitta di dolore risalì rapida la schiena, lasciandomi senza fiato. Stavo per morire.
Ma non morii. Il soldato mi afferrò per i capelli, obbligandomi a inarcare la schiena.
“Urla quanto ti pare,” esclamò. “Non mi fai pena. Hai solo quello che ti meriti.”
La guardia ritirò la sua spada e io potei tirare un respiro di sollievo. Ma fu solo un istante. Mi piantò nuovamente la lama nelle carni.
“Tyaaaaaah.”
Quindi, prese ad agitare la lama avanti e indietro. Avanti e indietro. No, non era una spada. Era molto peggio.
Percepivo la sua mascolinità dura ed eretta schiacciarmi contro lo stomaco. Ogni affondo provocava una scossa di dolore.
“Hai la passera più stretta che mi sia mai fatto,” mugugnò il soldato, chiudendo gli occhi.
Lasciò andare i miei capelli e mi afferrò per i fianchi. Le botte divennero più intense e rapide. Sembrava che stesse andando al galoppo. A ogni colpo rischiavo di cadere in avanti. Sentivo tutta la sua forza farmi tremare le ossa.
Io, principe ereditario del Regno d’Italia, ero diventato alla stregua di una baldracca.
“Ah, godo, piccola troia, godo. Ora di riempio per bene,” mormorò il soldato, mentre diede degli affondi particolarmente violenti.
“No, ti prego. Il seme no,” dissi quasi singhiozzando. Il suo membro vibrò, mentre gemeva come un toro in calore.
Il soldato si sdraiò un attimo contro la mia schiena. Il suo alito pesante era ripugnante. Quindi, si raddrizzò con un sorriso soddisfatto, mettendosi a posto il pacco.
Io non osavo muovermi. Rimasi a carponi a fissare il pavimento. Alderico si portò alle mie spalle.
“Hai fatto un buon lavoro. Il suo buchino è slabbrato a sufficienza per sembrare una passera,” commentò. “Ottima prestazione soldato. Apprezzo che gli uomini al mio servizio sanno utilizzare la loro spada con maestria.”
“Niente di meglio di un rottinculo per sfogare i propri bisogni. Il principe di Benevento avrà di cui divertirsi,” replicò la guardia.
Alderico sorrise. “Chi hai chiamato rottinculo?” chiese con voce gelida.
Il soldato fu preso alla sprovvista da quel cambio di tono. “Beh, è quello che è.”
“Il principe sta per sposare mia sorella,” disse mio fratello. “Una fanciulla vergine.” Si portò di fronte al soldato.
Avvenne in un attimo. Alderico estrasse la sua spada e trafisse il soldato. L’uomo fissò mio fratello con sorpresa prima di crollare a terra in un lago di sangue.
“Che cosa hai fatto?” esclamai, ritornare in me. Quando mi raddrizzai, percepii un liquido caldo colarmi lungo la coscia.
“Sapeva troppo,” tagliò corto mio fratello, pulendo la sua spada dal sangue nella cappa del soldato senza vita.
Sangue virginale
“Arnolfo vis accípere Adelaide hic præséntem in tuam legítimam uxórem juxta ritum
sanctæ matris Ecclésiæ?” chiese in latino il vescovo di Benevento.
“Volo,” rispose senza esitazione il principe. Quindi, il vescovo si rivolse a me.
“Adelaide vis accípere Arnolfo hic præséntem in tuum legítimum marítum juxta ritum
sanctæ matris Ecclésiæ?”
Deglutii e mi voltai verso la navata alle mie spalle. Sembrava che tutta l’aristocrazia d’Italia si era riunita nella Chiesa di Santa Sofia. Vescovi, duchesse, marchesi erano in piedi che mi fissavano in attesa della mia risposta che per loro era scontata.
E come biasimarli? Anch’io dovevo ammettere, non senza una certa invidia, che il principe al mio fianco era oggettivamente affascinante. Mi indispettiva particolarmente che, nonostante avessimo la stessa età, Arnolfo mi superava di un decina di centimetri in altezza.
Il vescovo si schiarì la gola. Solo in quel momento mi accorsi che il principe mi guardava interrogativo. Mi girai e vidi la faccia furiosa di mio fratello.
“V-volo,” mi affrettai a rispondere.
“Ego conjúngo vos in matrimónium,” disse con un sospiro di sollievo il vescovo. “In nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.”
Quando la cerimonia fu conclusa Arnolfo mi porse il braccio e uscimmo dalla chiesa sotto lo sguardo di tutte e tutti. Al castello ci attendeva una lunga festa.
Quando i festeggiati si conclusero, ero esausto, ma sapevo che la parte più difficile non era ancora arrivata.
Arnolfo mi prese per mano e mi accompagnò nei nostri appartamenti. La nostra stanza aveva una parete forata, dove c’erano alcune persone.
“Ma staranno qua tutto il tempo?” chiesi, quando vidi Arnolfo iniziare a cambiarsi.
“La mia famiglia vuole assicurarsi che il nostro matrimonio sarà consumato,” spiegò Arnolfo, lanciando un’occhiata irritata alla parete forata. Poi avvicinò il suo volto al mio per baciarmi.
Mi preparai al peggio, ma non successe nulla.
“Ma tranquilla, nessuno di loro vedrà nulla, perché noi non faremo mai sesso,” mi sussurrò all’orecchio.
Quella notte non successe effettivamente niente. E neppure quella seguente e nelle notti delle settimane dopo. Finché un giorno non ricevetti una lettera da Pavia.
Ruppì il sigillo reale in ceralacca e iniziai a leggere. Mi sembrava di sentire la voce furiosa di Alderico echeggiarmi nella testa.
“… e se entro la fine di questo mese non sarai riuscito a farti scopare da quello smidollato del principe di Benevento, giuro che scendo con un’armata e mi assicuro di conficcare personalmente il suo cazzo nel tuo culo di sodomita.”
Non potei fare a meno di ripensare a quando Alderico mi aveva fatto strappare la virilità dal quel soldato. Mentre tornavo con la mente a quei momenti, fui percorso da un fremito quasi di paura.
Mi sembrava di sentire ancora il dolore e soprattutto l’umiliazione del mio corpo invaso dalla mascolinità di quel soldato. Percepivo ancora nelle ossa la forza dei suoi muscoli, mentre mi trafiggeva.
Non avevo nessun intenzione di rivivere quello che avevo subito quel giorno. Eppure sapevo che Alderico non mi avrebbe lasciato in pace, finché non avessi compiuto quello che si aspettava da me.
“Non ti piaccio?” La domanda mi sfuggi dopo qualche istante di silenzio, non appena ci eravamo coricati nel letto come ogni sera.
Arnolfo non rispose e tutto nella stanza rimase immobile. Doveva già essersi addormentato.
“Ti chiedo scusa,” mormorò alla fine, portandosi a sedere contro la testata del letto.
“Come?” chiesi, incerto se avessi capito bene.
“Sei una ragazza bellissima,” riprese lui. “Mi rendo conto che il mio comportamento è ingiusto nei tuoi confronti. I miei genitori mi ha imposto questo matrimonio. Devi sapere che amavo un’altra persona.”
“Chi era? Se posso chiedere.” Mi tirai su anch’io per essere seduto al suo fianco.
Arnolfo rimase nuovamente in silenzio. “Non è più con noi. È… è morta.”
“Oh, scusami, non volevo riportarti alla mente tristi ricordi. Anch’io ho perso una persona cara da poco. Quando la malattia si è portata via mia sorell… mio fratello, è stato come se si fosse rotto qualcosa in me. È un dolore che ci accompagnerà per sempre.”
“Non sapevo che tuo fratello fosse morto. Le… le mie condoglianze.”
“Sei gentile. Anche a me dispiace molto per la tua perdita,” dissi e istintivamente allungai il braccio verso la sua spalla.
Arnolfo si voltò verso di me e mi sorprese con un bacio.
“Perdonami, sono stato inopportuno,” esclamò, staccandosi da me.
“No, scusami, mi hai solo preso alla sprovvista,” disse mortificato. Mi sporsi nuovamente verso di lui, ma scivolai sulle lenzuola. La mia mano finì fra le sue gambe.
La ritirai di scatto, quando percepii qualcosa di grosso e duro.
“M-mi dispiace,” balbettò Arnolfo. “Non so come… non ho nessun controllo.”
“Scusami, non era mi intenzione,” replicai in preda all’imbarazzo. “È del tutto normale… per un ragazzo.”
“Non pensavo che avrei mai provato qualcosa per… cioè, che avrei ancora provato qualcosa.”
Era la mia occasione. “Anch’io provo qualcosa nei tuoi confronti,” sussurai. In un certo senso era vero. Arnolfo era un ragazzo gentile e premuroso. Non era come me lo aspettavo.
Arnolfo si voltò nuovamente verso di me e mi baciò. Stavolta sapevo che non dovevo resistere. Socchiusi le labbra e lasciai che la sua lingua invadesse la mia bocca.
Senza staccarsi dalle mie labbra, Arnolfo iniziò ad armeggiare con frenesia con la mia biancheria intima.
Mi resi conto che non l’aveva mai fatto.
“Aspetta, ti aiuto io,” mormorai, voltandomi su un fianco, dandogli la schiena. Mi sollevai la biancheria e allungai la mano alle mie spalle.
La mia mano si ritrasse di scatto, quando sfiorarono la sua mascolinità. Arnolfo trattenne il respiro. Mi feci coraggio e le mie dista si strinsero attorno alla sua asta.
“Adelaide…” mugugnò lui. Anche se non era il mio nome, il desiderio che trapelava dalla sua voce mi lusingò.
Sentivo la sua virilità pulsare nel mio palmo. Era dura come un bastone, ma calda e viva. Lo guidai verso di me.
Arnolfo si strinse alla mia schiena. Sussultai, quando il suo membro mi sfiorò la mia pelle nuda. La sua asta si insinuò fra i miei glutei. Premette contro il mio buchino.
Il tempo sembrò fermarsi. La stanza intorno a me parve nel più assoluto silenzio.
Infine, Arnolfo prese le redine della situazione. Fece scivolare una mano lungo il mio fianco e si strinse al mio bacino, mentre l’altro si aggrappò alla mia spalle. Iniziò a spingere. Ogni sera mi cospargevo di olio d’oliva il culo. Tuttavia, Arnolfo faceva ancora fatica. Spinse con più forza.
“Aaaaah.” Mi sfuggì un lamento, mentre il mio corpo mi sembrò aprirsi in due.
“Ah, sì, Adelaide,” mugugnò il principe.
Per un lunghissimo istante non si mosse. Sentivo un corpo estraneo pulsarmi nelle carni e l’istinto di liberarmi. Ma Arnolfo prese a muoversi. La sua sua sta iniziò a scorrere dentro e fuori. Dentro e fuori.
“Mmmhgh.” Mi morsi le labbra per trattenere i gemiti di sofferenza. Lentamente, però, al dolore si mischiò uno strano piacere.
Un piacere che non avevo sentito la prima volta con quel soldato, ma Arnolfo si muoveva con maggior delicatezza, anche se in maniera impacciata.
Quel piacere, anche se misto al dolore, mi dava, però, vergogna. Ero un maschio. Non avrei dovuto provare nulla.
Non durò molto quella vergognosa sensazione. Arnolfo accelerò il ritmo.
“Ah, sììì, ohuuu, sì,” gemette, mentre la sua mascolinità si gonfiò ancora di più, riempiendo ogni spazio. Quindi, l’asta fremette e il principe grugnì.
Con il respiro affannato si staccò da me e si lasciò andare sul letto.
Io mi affrettai a prendere il vasetto di sangue di gallina, che avevo preso in cucina da sotto il letto, e lo versai fra le mie gambe.
“Oddio, è tutto bagnato,” esclamai, tirandomi su.
“Tranquilla, è solo sangue. Non sei più pura. Mi sono preso la tua verginità,” mi spiegò curiosamente orgoglioso Arnolfo. “Sentivo che ti facevo male. Mi dispiace.”
“Sono desolata,” dissi, ma, in realtà, mi sentivo umiliato. Questo ragazzo gongolava per avermi fatto male con il suo arnese.
“Non ti preoccupare. Avviso le cameriere per cambiarci le lenzuola, mentre vado a farmi una rinfrescata. È stata un’intensa cavalcata,” disse, alzandosi e dirigendosi fuori.
Poco dopo entrarono due ragazze con le nuove lenzuola. Mi lanciarono un’occhiata fin troppo sfrontata.
Quando ebbero finito, tornò anche Arnolfo e tornammo a dormire. O meglio, il principe crollò non appena ebbe appoggiato la testa al cuscino. Sarà anche stata un’intensa cavalcata per lui, ma di certo non era stata così lunga.
Io non riuscivo a chiudere occhio. Sentivo qualcosa agitarsi nel basso ventre e delle leggere fitte mi risalivano i lombi.
Alla fine mi alzai e mi accovacciai sulla latrina. Il buchino mi fece male, mentre mi liberai con uno strano gorgogliare. Quando mi voltai, mi accorsi che non era marrone, bensì bianca.
Solo allora realizzai che cos’era e arrossii per l’imbarazzo. Non potevo lasciare il suo seme in bella vista. Aprii la finestra e svuotai la latrina di sotto.
“Ehi, che diavolo è questa roba!?” imprecò qualcuno di sotto.
Mi sporsi e vidi una guardia cercava di ripulirsi degli umori maschili del principe. Mi ritrassi di scatto e chiusi la finestra.
Meglio sodomita che castrato
“Se la monta quasi ogni sera, ma ancora non è rimasta incinta,” sentii una cameriera bisbigliare, quando socchiusi la porta della mia stanza.
“Non c’è da sorprendersi,” disse l’altra. “Le hai visto i fianchi? È magra come un ragazzo. È normale che non attecchisce niente in quel ventre piatto.”
“Già, io saprei come dare un erede al principe…”
Non riuscii più a trattenermi. Spalancai la porta con forza, facendo sobbalzare le due domestiche.
“Peccato che sarebbe solo un bastardo,” sibilai.
“Mia signora, noi stavamo… stavamo solo…”
“Uscite.”
Sapevo che non avevo diritto di arrabbiarmi. Arnolfo mi scopava così tanto che il mio buchino era perennemente indolenzito. Ma non aveva importanza quanto seme mi riversava dentro, io non sarei mai rimasto incinto.
Mi ero affezionato ad Arnolfo e sentivo di starlo tradendo. Meritava di avere un figlio, una figlia, una discendenza.
“Che succede?”
Mi voltai e vidi Arnolfo sulla porta.
“Nulla,” mia affrettai a risponde. “Ero solo soprappensiero.”
“I miei genitori hanno richiesto la nostra presenza nella piccola sala delle udienze. Hanno qualcosa di cui ci vogliono parlare.”
Il principe Grimoaldo e la principessa Ageltrude erano seduti vicino al camino, ma non erano soli.
“Figliolo, Adelaide, venite,” ci salutò la madre di Arnolfo, facendoci cenno con la mano di avvicinarci. “Vorrei presentarvi il medico dottor Mattei della Schola Medica Salernitana.”
“L’istituto di Salerno è la mia antica e importante scuola medica d’Europa,” disse Grimoaldo. “Il dottore saprà aiutarvi per superare la vostra… condizione.”
La nostra condizione. Sapevo benissimo a cosa si riferivano. Sembrava che tutto il principato avesse attenzione sul mio ventre sterile.
“Avreste dovuto avvisarci,” disse mio marito, non particolarmente infastidito.
“Il dottore Mattei è di passaggio per Roma,” rispose sua madre. “Abbiamo voluto cogliere l’opportunità. Ora vi lasciamo soli.”
Nonostante l’irritazione per non essere stato informato in anticipo, Arnolfo sembrava sollevato dalla presenza del medico e a me non restava che stare al gioco.
Dopo una serie di domande, il medico ci invitò a spogliarci.
“Dobbiamo spogliarci? Del… del tutto?” chiesi, iniziando a sudare freddo.
“Sono un professionista, principessa. Non ha nulla da temere.”
Arnolfo non se lo fece ripetere due volte e prese a svestirsi.
“Mi dispiace, ma io non posso proprio,” esclamai e mi voltai.
“Adelaide cosa ti prende?” chiese sorpreso Arnolfo, restando in camicia. “Aspetta. Dove vai?”
Presi a correre lungo i corridoi. Non vedevo l’ora di raggiungere i miei appartamenti. Non appena entrai in camera, iniziai a spogliarmi. Non potevo restare un altro minuto con indosso quei vestiti da donna.
Gettai a terra il finto seno imbottito e mi sfilai il cuoio che mi comprimeva i genitali. Proprio in quel momento entrò Arnolfo.
Restammo entrambi per un lunghissimo istante immobili a fissarci.
“Tu… tu sei un… maschio?”
“Non guardare, ti prego. Non guardare,” esclamai, prendendo alcuni vestiti alla rinfusa e scappando via.
Continuai a correre, mentre cercavo di coprirmi. Raggiunsi il cortile e istintivamente mi diressi verso le stalle. Presi un cavallo e lo spinsi al galoppo fuori.
“Adelaide, ferma. Dove stai andando? ADELAIDE,” urlò Arnolfo, correndo fuori.
Cavalcai per giorni, facendo poche soste in sperduti monasteri, finché non raggiunsi Pavia.
“Che cosa ci fai qui?” chiese Alderico, quando mi vide entrare nella sala del trono, dove si stava consultando con alcuni consiglieri.
“Arnolfo sa tutto,” esclamai ancora con il fiatone.
“Lasciateci,” ordinò. “Anche voi,” aggiunsi, rivolgendosi alle guardie.
“Sei impazzito?” chiese, quando la sala fu vuota.
“Arnolfo mi ha scoperto. Te l’avevo detto che non avrebbe funzionato. Siamo sposati da me e non posso dargli un figlio.”
“Me ne stavo occupando. Dovevi semplicemente resistere ancora un po’,” esclamò con rabbia.
“Te ne stavi occupando? Hai veramente perso la testa, fratello.”
“Non osare rivolgerti a me con questo tono,” sibilò, afferrando per il collo. “Io sono il tuo re.”
“Alderico, mi fai male. Lasciami.”
Mio fratello mi gettò a terra e io mi trovai in ginocchio di fronte a lui. Alderico iniziò a slacciarsi il cinturone e aprirsi l’abito regale.
“Che…che costa fai facendo?”
“Tu sei solo feccia. Devi imparare qual è il tuo posto.” Alderico agitò la sua mascolinità di fronte ai miei occhi.
Era un cazzo grosso e scuro, ma fui sollevato di vedere che non era in erezione. Nonostante ciò, Alderico lo puntò verso di me. Poi capii.
Uno schizzo di liquido giallo e caldo esplose dalla punta del suo arnese e mi centrò in faccia. L’odore di piscio mi riempì le narici. Il getto sembrava senza fine.
“Tu sei alla stregua in un orinatoio,” strillò Alderico. “Il tuo compito era solo quello di farti fottere e sei riuscito a rovinare anche questo.”
Finalmente la pisciata terminò. Mio fratello agitò il suo membro, facendomi cadere addosso anche le ultime gocce. Ormai ero quasi completamente bagnato di piscio.
“E ora girati,” mi ordinò.
“Che cosa? No, fratello, ti prego. Questo no.”
“Piantala di chiamarmi fratello. Tu sei solo un misero puttano. Senza il tuo culo da sbattere non saresti niente.”
La virilità di Alderico si gonfiava davanti alla mia faccia. Alzai lo sguardo e negli occhi di mio fratello vidi solo disprezzo.
Mi resi conto che non avevo più nessuno altro posto dove andare. Per tutti ero ormai morto. Non potei far altro che girarmi.
La mano rude di Alderico mi afferrò una chiappa.
“Non osare toccarlo,” gridò qualcuno.
Alzai gli occhi e vidi Arnolfo sulla soglia. Perché era venuto qui?
Arnolfo ci raggiunse in mezzo alla sala, camminando con grandi falcate. In mano stringeva la sua spada e Alderico indietreggiò qualche passo.
“Rinfodera la spada, principe,” sibilò Alderico.
“E tu rinfodera la tua di… spada.”
“Nel mio castello non prendo ordini da nessuno.”
Arnolfo si avvicinò a mio fratello e senza esitazione gli afferrò il cazzo in mano. Alderico sussultò e lo fissò sorpreso, prima che il suo volto si tramutò in un’espressione di disprezzo.
“Adesso capisco, perché ti divertivi tanto a scoparti mio fratello. Sei un invertito come lui.”
“Meglio essere un invertito, che un eunuco castrato,” ribatté Arnolfo.
“E chi sarebbe il castrato?”
Arnolfo tirò a sé l’asta del cazzo di mio fratello. Alderico gemette, ma tenne la posizione. Avevo stretto il membro di Arnolfo nella mia mano tante volte, ma era la prima volta che vedevo un cazzo tra le sue dita.
Quindi, Arnolfo sollevò la sua spada.
Alderico urlò, mentre un getto di sangue quasi mi centrò il viso. Arnolfo fece qualche passo indietro. Nella mano stringeva ancora l’asta con ancora attaccate le palle di Alderico e nulla più.
Mio fratello cadde a terra in una pozza rossa.
“Andiamo,” mi disse il principe, gettando il cazzo penzolante di Alderico sul pavimento.
Arnolfo mi aiutò a salire sul suo cavallo, quindi, strinse le redine e partimmo al trotto.
“Perché mi hai seguito?” chiesi.
“Perché ti amo.”
“Ma io sono… sono un maschio.”
“Lo so e adesso ti amo ancora di più,” rispose Arnolfo, quindi, dopo una breve pausa riprese: “la persona di cui ti ho parlato, quella di cui ero innamorato, era un ragazzo. Lavorava nelle stalle. È morto per un calcio di un cavallo. Non è mai successo niente, ma credo che neppure gli interessassi.”
Mi appoggiai alla sua schiena e gli avvolsi il torso con le braccia.
“Grazie per essere venuto a prendermi,” dissi.
14 dicembre 2023 at 22:37
Bellissimo racconto, come sempre.
Mi erano mancate queste storie.
"Mi piace""Mi piace"
18 gennaio 2024 at 10:30
Ciao! Grazie. E a me mancavano i vostri commenti.
"Mi piace""Mi piace"
15 dicembre 2023 at 20:31
Ciao
Bellissimo come sempre complimentiii
Baci Marino
"Mi piace""Mi piace"
18 gennaio 2024 at 10:30
Ciao, Marino. Grazie per leggerli sempre. Ci tengo alla tua opinione.
"Mi piace""Mi piace"
15 dicembre 2023 at 21:19
Visito sempre i tuoi racconti (anche per rileggerli) e ogni volta che ne appare uno nuovo è un’emozione. Grazie mille e non smettere mai di scrivere!
"Mi piace""Mi piace"
18 gennaio 2024 at 10:29
Sono contento che trovi del tempo per tornare. Spero di riuscire a pubblicare più frequentemente.
"Mi piace""Mi piace"
17 dicembre 2023 at 20:17
Ciao
Da parecchio che nn scrivevi.
I tuoi racconti mancavano.
Complimenti, come al solito eccitanti
Kiss 😍👏👍
"Mi piace""Mi piace"
18 gennaio 2024 at 10:29
Grazie, grazie. Mancavano anche a me. XD
"Mi piace""Mi piace"
18 dicembre 2023 at 14:34
Finalmente dopo tre anti un altro tuo racconto
Molto eccitante anche se fantasioso
Chi nn vorrebbe un principe azzurro!!!
Ma spesso la fantasia aiuta a star bene
Kiss
"Mi piace""Mi piace"
18 gennaio 2024 at 10:28
Grazie per il commento. Sì, è stato un periodo familiare molto impegnativo. Spero che tu abbia già trovato il tuo “principe azzurro”.
"Mi piace""Mi piace"
31 dicembre 2023 at 16:33
Bravo
Sei tornato
Kiss
"Mi piace""Mi piace"
18 gennaio 2024 at 10:27
Grazie per tornare a leggere. 😉
"Mi piace""Mi piace"
22 gennaio 2024 at 1:08
Complimenti, ho letto tutti i tuoi racconti e scrivi molto bene, sei molto bravo.
È sempre un piacere vederne pubblicato uno nuovo, non ti fermare!
"Mi piace""Mi piace"